Prefazione di Engels alla terza edizione tedesca

Prefazione di Engels alla terza edizione tedesca[1]

Il fatto che una nuova edizione del 18 brumaio sia diventata necessaria, trentatré anni dopo il suo primo apparire, prova che questo breve scritto non ha perduto nulla del suo valore, nemmeno oggi.

Si tratta, in realtà, di un'opera geniale. Immediatamente dopo l'avvenimento che sorprese tutto il mondo politico come un fulmine a ciel sereno, maledetto dagli uni con alte strida di indignazione morale, accolto dagli altri come scampo dalla rivoluzione e castigo per i suoi traviamenti[2], per tutti, però, oggetto soltanto di meraviglia, e non compreso da nessuno, immediatamente dopo questo avvenimento, Marx ne fece una esposizione breve, epigrammatica, che dava un quadro di tutto il corso della storia di Francia a partire dalle giornate di febbraio[3], e ne metteva in luce la logica interiore; che riduceva il miracolo del 2 dicembre al risultato naturale, necessario, di quello sviluppo logico, e nel far ciò non aveva bisogno di trattare l'eroe del colpo di stato se non col disprezzo da lui giustamente meritato. E il quadro fu disegnato con tanta maestria, che ogni nuova rivelazione fatta in seguito non ha fatto che apportate nuove prove della fedeltà con cui esso riproduce la realtà. Questa mirabile comprensione della storia quotidiana nel suo sviluppo, questa chiara penetrazione degli avvenimenti nel momento stesso in cui si compiono, è difatti senza esempio. Ma, a questo scopo, era anche necessaria la esatta conoscenza che Marx aveva della storia di Francia. La Francia è il paese in cui le lotte di classe della storia vennero combattute sino alla soluzione decisiva più che in qualsiasi altro luogo; e in cui quindi anche le mutevoli forme politiche, dentro alle quali quelle lotte si svolgono e in cui si riassumono i loro risultati[4], prendono i contorni più netti. Centro del feudalesimo nel medioevo, paese classico a partire dal Rinascimento, della monarchia unitaria a poteri limitati[5], la Francia ha, con la sua Grande Rivoluzione, distrutto il feudalesimo e fondato il puro dominio della borghesia, in forma classica come nessun altro paese europeo. Anche la lotta del proletariato in ascesa contro la borghesia dominante assume qui una forma acuta, che altrove è sconosciuta[6]. Questo è il motivo per cui Marx non aveva soltanto studiato con speciale predilezione la storia passata della Francia, ma aveva anche seguito in tutti i particolari la sua storia attuale, aveva raccolto il materiale da utilizzare in seguito, e perciò non fu mai sorpreso dagli avvenimenti. A ciò si aggiunge però anche un'altra circostanza. Fu proprio Marx ad aver scoperto per primo la grande legge dell'evoluzione storica, la legge secondo la quale tutte le lotte della storia, si svolgano sul terreno politico, religioso, filosofico, o su un altro terreno ideologico, in realtà non sono altro che l'espressione più o meno chiara di lotte fra classi sociali; secondo la quale l'esistenza, e quindi anche le collisioni, di queste classi sono a loro volta condizionate dal grado di sviluppo della loro situazione economica, dal modo della loro produzione e dal modo di scambio che ne deriva[7]. Questa legge, che ha per la storia la stessa importanza che per le scienze naturali la legge della trasformazione dell'energia, gli fornì anche la chiave per comprendere la storia della seconda repubblica francese. In questa storia egli ha messo alla prova la sua legge, e ancora oggi, dopo trentatré anni, dobbiamo riconoscere che questa prova è stata superata in modo brillante.

Friedrich Engels

 

 

[1] Questa edizione, curata da Engels, uscì ad Amburgo, presso l'editore Meissner, nel 1885. In essa il testo corrisponde all'edizione dei 1869, salvo qualche trascurabile modifica di carattere stilistico.

 

[2] La prima fu la posizione sia dei democratici della Montagna e di scrittori a loro vicini, come V. Hugo, sia dei capi del "partito dell'ordine". La seconda fu la posizione della maggioranza della borghesia (cfr. qui le pp. 176 e sg.).

 

[3] Le giornate insurrezionali del 22-24 febbraio 1848.

[4] " ... tutte le lotte nell'ambito dello Stato, la lotta fra democrazia, aristocrazia e monarchia, la lotta per il diritto di voto, ecc., altro non sono che le forme illusorie -nelle quali vengono condotte le lotte reali delle diverse classi... " (K. Marx - F. Engels, L'ideologia tedesca, Roma, Editori Riuniti, 1967, p. 23).

 

[5] Allusione alla lotta vittoriosa per la creazione di uno Stato nazionale centralizzato, amministrato mediante un apparato di pubblici funzionari, condotta dalla monarchia francese contro le tendenze centrifughe e i privilegi dei feudatari e delle antiche organizzazioni cittadine. Iniziata nel secolo XII con Luigi VI, essa giunse a compimento nel secolo XV, durante il regno di Luigi XI. I poteri della monarchia rimasero tuttavia limitati (anche se questi limiti a partire dal secolo XVII vennero progressivamente ridotti in seguito alla politica accentratrice dell'assolutismo regio) dalle attribuzioni in materia fiscale, legislativa e giudiziaria degli stati generali e provinciali, dei parlamenti e delle amministrazioni autonome delle città.

 

[6] Dappertutto la rivoluzione del 1848 "fu l'opera della classe operaia", però "solo gli operai di Parigi, rovesciando il governo, avevano l'intenzione ben determinata di rovesciare il regime della borghesia" (Prefazione di Engels all'edizione italiana del Manifesto; cfr. ed cit. pp. 49-50). Ciò apparve chiaro con l'insurrezione del giugno 1848. Ancora più acuta divenne la lotta nel 1871 con l'insurrezione proletaria della Comune.

 

[7] Cfr. K. Marx, Per la critica dell'economia politica, Roma, Editori Riuniti, 1969 3, pp. 4-6. Cfr. anche l'Introduzione di Engels alla prima ristampa delle Lotte di classe, ed. cit, pp. 39-42.