Le qualità dell'atomo

Contrasta col concetto di atomo l'avere delle qualità; ogni qualità infatti, al dire di Epicuro, è mutevole, mentre gli atomi non mutano. Nondimeno l'attribuire ad essi delle qualità è una conseguenza necessaria del detto concetto. Chè i molteplici atomi della repulsione i quali sono separati dallo spazio sensibile, debbono di necessità differenziarsi immediatamente l'u no dall'altro e dalla loro pura essenza e cioè possedere delle qualità.

Non prenderò pertanto affatto in considerazione nelle pagine seguenti l'affermazione dello Schneider e del Nürnberger, non avere Epicuro attribuito qualità agli atomi, ed essere i parr. 44 e 54 della “Lettera ad Erodoto” in Diogene Laerzio interpolati. Se la cosa stesse realmente così, come si potrebbe infirmare la testimonianza di Lucrezio, di Plutarco, anzi di tutti gli scrittori che parlano di Epicuro?

Inoltre Diogene Laerzio fa menzione delle qualità dell'atomo non in due ma in dieci paragrafi, e propriamente nei parr. 42, 43, 44, 54, 55, 56, 57, 58, 59 e 61. Il motivo addotto da quei critici, non sapere essi accordare le qualità dell'atomo col suo concetto, è molto superficiale. Spinoza dice che 1’ ignoranza non è un argomento. Se ognuno volesse espungere dagli antichi i passi che non comprende, come s’avrebbe presto tabula rasa ! Mediante le qualità l'atomo ottiene un'esistenza che contrasta col suo concetto, ed è posto come esigenza esteriorizzata, distinta dalla sua essenza. Questo contrasto è di sommo interesse per Epicuro. Appena dunque egli pone una qualità, traendo in tal modo la conseguenza della natura materiale dell'atomo, contrappone, ad un tempo, delle determinazioni che annullano di nuovo questa qualità nella sfera sua propria, e viceversa ridanno valore al concetto di atomo. Egli determina perciò le qualità tutte in guisa che siano in contrasto tra loro. Democrito invece non considera mai le qualità in rapporto all'atomo stesso, nè obiettivizza il contrasto in esse sussistente tra concetto ed esistenza. Tutto il suo interesse è rivolto piuttosto a rappresentare le qualità nel loro rapporto con la natura concreta che da esse deve essere costituita. Esse sono per lui semplici ipotesi per la spiegazione della varietà fenomenica. Il concetto di atomo non ha dunque nulla a che fare con le qualità.

Per provare il nostro assunto dobbiamo anzitutto intenderci con le fonti che in proposito sembrano contraddirsi.

Nello scritto “De placitis philosophorum” si legge: “Epicuro afferma che agli atomi convengono queste tré qualità: grandezza, forma, peso. Democrito ne ammise solo due: grandezza e forma; Epicuro aggiunse ad esse come terza qualità il peso”. Questo passo si trova ripetuto testualmente nella “Praeparatio Evangelica” di Eusebio. Esso viene convalidato dalla testimonianza di Simplicio e diFilopono, secondo cui Democrito avrebbe attribuito agli atomi solo una differenza di grandezza e di forma. Agli antipodi sta Aristotele , il quale nel primo libro del “De generatione et corruptione” attribuisce agli atomi di Democrito una differenza di pes; e altrove (nel primo libro del “De caelo”) lascia sospesa la questione se Democrito abbia o meno ammesso il peso degli atomi, dicendo: “Nessun corpo dunque sarà assolutamente leggero, se tutti i corpi hanno peso; se tutti poi hanno leggerezza, nessuno sarà pesante”. Il Ritter, nella sua “Storia della filosofia antica”, respinge, seguendo la veduta di Aristotele, i riferimenti che si trovano in Plutarco, Eusebio e Stobeo , e non prende in considerazione le testimonianze di Simplicio e Filopono.

Vediamo se quei passi veramente si contraddicono tanto. Nelle citazioni da noi fatte Aristotele non parla ex professo delle qualità dell'atomo. Al contrario si legge nel settimo libro della “Metafisica”: “Democrito considera tré differenze tra gli atomi. Per lui infatti il corpo base è, quanto alla materia, uno e identico a se stesso; esso però vana per il rusmoV , cioè per la forma, per la troph , cioè per a posizione o per la diaqigh cioè per l'ordine. Dal quale passo risulta senz'altro che il peso non è menzionato come una qualità degli atomi democritei. Le particelle di materia, tenute separate tra loro dal vuoto, debbono avere forme particolari, e queste sono ricavate del tutto estrinsecamente dalla considerazione dello spazio. Ciò emerge ancor più chiaramente da questo passo di Aristotele: “Leucippo e il suo compagno Democrito dicono che gli elementi sono il pieno e il vuoto... Questi sono, per loro, il fondamento dell’ essere in quanto materia. Al modo stesso dunque di coloro i quali ammettono una sola sostanza fondamentale, e il resto ricavano dalle affezioni della medesima, supponendo il sottile e lo spesso quali principi delle qualità, anche questi insegnano che le differenze tra gli atomi sono cause di tutto il resto, distinguendosi l'essere fondamentale solo per rusmoV , diaqigh e troph …Così A si distingue da N per la forma, AN da NA per l'ordine, Z da N per la posizione”.

Risulta evidente da questo passo che Democrito considera le qualità degli atomi solo in rapporto all'origine delle differenze nel mondo fenomenico, non in rapporto all'atomo stesso. Risulta inoltre che egli non dà particolare risalto al peso come a qualità essenziale degli atomi. Il peso, per lui, è cosa ovvia, in quanto tutto ciò che è corporeo è pesante. Parimenti la stessa grandezza non è per lui una qualità fondamentale: è una determinazione accidentale data agli atomi in una con la figura. Solo la diversità delle figure lo interessa, che null'altro si contiene nella forma, nella situazione e nella posizione. Grandezza, forma, peso, presi nel loro insieme, come fa Epicuro, sono differenze che l'atomo ha in se stesso; forma, situazione, ordine sono differenze che esso ha in rapporto ad un altro. Mentre dunque in Democrito troviamo semplici determinazioni ipotetiche per la spiegazione del mondo fenomenico, vedremo esposta da Epicuro la conseguenza del principio stesso. Considereremo perciò partitamente le sue determinazioni delle qualità dell'atomo.

Anzitutto gli atomi hanno grandezza. D'altra parte anche la grandezza è negata. Essi cioè non hanno ogni grandezza, ma bisogna ritenere semplicemente che tra loro avvenga un certo scambio di grandezza. Ad essi anzi è da attribuire solo la negazione del grande, il piccolo, e neanche il minimo - questo sarebbe infatti una determinazione meramente spaziale -, sibbene l'infinitamente piccolo, che esprime la contraddizione. Il Rosini pertanto, nelle sue annotazioni ai frammenti di Epicuro, traduce erratamente un passo e trascura del tutto l'altro quando scrive: “huius modi autem tenuitatem atomorum incredibili parvitate arguebat Epicurus, utpote quasi nulla magnitudine praeditas aiebat teste Laertio X 44”. Non voglio tener conto del fatto che, secondo Eusebio , Epicuro ha attribuito per primo una piccolezza infinita agli atomi mentre Democrito ha ammesso anche i più grandi atomi (grandi quanto il mondo, dice addirittura Stobeo).

Da una parte ciò è in contrasto con la testimonianza di Aristotele, dall'altra Eusebio o, meglio, il vescovo alessandrino Dionigi, il cui pensiero egli riassume, è in contraddizione con se stesso; nello stesso libro infatti si legge che Democrito ha supposto, quali princìpi della natura, dei corpi contemplati con la ragione. Risulta chiaro però che Democrito non è cosciente della contraddizione; questa non gli dà da fare, mentre costituisce l'interesse precipuo di Epicuro.

La seconda proprietà degli atomi epicurei e la forma. Ma anche questa determinazione contraddice al concetto di atomo, e bisogna ammettere il suo contrario. L'astratta individualità è l'astratto eguale-a-sé, e pertanto non ha forma. Le differenze di forma degli atomi sono perciò indeterminabili, ma non sono assolutamente infinite. Piuttosto è dal numero determinato e finito di forme che gli atomi vengono differenziati. Risulta ovviamente da ciò che non vi sono tante figure diverse quanti sono gli atomi, mentre Democrito ne ammette infinite. Se ogni atomo avesse una forma particolare, dovrebbero esservi atomi di grandezza infinita, giacché essi avrebbero in sé una differenza infinita, la differenza da tutti gli altri, come le monadi leibniziane. L affermazione di Leibniz, non esservi due cose eguali tra loro, viene pertanto rovesciata: vi sono infatti atomi della stessa forma. Col che manifestamente è di nuovo negata la determinazione della forma, non essendo forma una forma che non si distingue più dalle altre.

Di somma importanza è infine il fatto che Epicuro indica come terza qualità il peso; giacché nel centro di gravità la materia possiede l'individualità ideale, costituente una determinazione fondamentale dell'atomo. Se gli atomi dunque sono trasferiti nel piano della rappresentazione, debbono essere anche pesanti.

Ma il peso contrasta anche direttamente col concetto di atomo; esso è infatti l'individualità dalla materia quale punto ideale posto al di fuori della stessa. Ma l'atomo e appunto questa individualità, il centro di gravita, per così dire rappresentato come esistenza individuale. Il peso esiste dunque, per Epicuro, solo come peso differente, e oli atomi sono essi stessi sostanziali centri di gravità, come i corpi celesti. Applicando ciò al concreto ne risulta senz'altro quello che il vecchio Brucker trova tanto strano e di cui Lucrezio ci assicura , cioè che la terra non ha un centro, cui ogni cosa tenda e che non ci sono antipodi. Poiché inoltre il peso è solo dell'atomo diverso dagli altri e pertanto esteriorizzato e dotato di proprietà, si comprende che, pensando gli atomi molteplici non nella loro differenza reciproca ma soltanto in rapporto al vuoto, la determinazione del peso cessa di essere.

Gli atomi, per diversi che possano essere nella massa e nella forma, si muovono perciò con eguale velocità nello spazio vuoto. Epicuro parla dunque di peso solo nella repulsione e nelle composizioni da essa originate: il che ha dato luogo all'affermazione che solo conglomerati di atomi, non gli atomi stessi hanno peso.

Gassendi loda Epicuro per avere egli, guidato soltanto dalla ragione, anticipato l'esperienza secondo la quale tutti i corpi, sebbene quanto mai diversi per peso, hanno tuttavia eguale velocità quando cadono dall'alto in basso.

La considerazione delle proprietà degli atomi ci da quindi lo stesso risultato della considerazione della declinazione, e cioè che Epicuro ha obiettivizzato la contraddizione, nel concetto di atomo, tra essenza ed esistenza, e così ha costruito la scienza atomistica, mentre in Democrito non si trova nessuna attuazione del principio stesso, ma solo vengon fissati gli aspetti materiali ed avanzate ipotesi ai fini dell'empiria.