Giudizi intorno al rapporto tra la fisica democritea e la fisica epicurea

Quale sia la mia posizione rispetto a quella di coloro che mi hanno preceduto, salterà agli occhi se si esamineranno rapidamente i giudizi degli antichi intorno al rapporto tra la fisica democritea e la fisica epicurea.

Posidonio Stoico, Nicolao e Sozione rinfacciano ad Epicuro di aver spacciato per propria la dottrina democritea intorno agli atomi e quella di Aristippo intorno al piacere. L'accademico Cotta domanda in Cicerone: “Che cosa vi sarebbe nella fisica di Epicuro che non appartenga a Democrito? Egli modifica, certo, qual- che cosa, ma per la maggior parte ripete Democrito” . Così lo stesso Cicerone dice: “Nella fisica, nella quale soprattutto si pavoneggia, Epicuro è un perfetto straniero. Il più appartiene a Democrito; là dove egli se ne discosta, là dove pretende di correggere, guasta e peggiora” . Ma, sebbene da molte parti si accusi Epicuro di recare oltraggio a Democrito, afferma invece Leonteo, secondo Plutarco, che Epicuro ha reso onore a Democrito, avendo mostrato come questi abbia professato prima di lui la vera dottrina, abbia già scoperto i principi della natura. Nello scritto “De placitis philosophorum” Epicuro è citato come uno che filosofa secondo i dettami di Democrito. Plutarco nel suo “Colote” va più oltre: confrontando Epicuro successivamente con Democrito, Empedocle, Parmenide, Fiatone, Socrate, Stilpone, i Cirenaici e gli Accademici, cerca di pervenire a questo risultato: che “Epicuro di tutta la filosofia greca si è appropriato il falso e non ha capito il vero”. Parimenti il trattato “De eo, quod secundum Epicurum non beate vivi possit” è pieno di consimili malevole insinuazioni.

Questo giudizio sfavorevole degli scrittori antichi rimane inalterato nei Padri della Chiesa. Cito in nota solo un passo di Clemente Alessandrino, cioè di un Padre della Chiesa che nei confronti di Epicuro merita speciale menzione, giacché vede il monito dell'apostolo Paolo riguardo alla filosofia in generale come rivolto contro la filosofia epicurea, come quella che non ha neppure esercitato la sua fantasia sulla Provvidenza ed altri argomenti del genere. Ma come si fosse generalmente inclini ad imputare plagi ad Epicuro, dimostra nella maniera più efficace Sesto Empirico, il quale pretende di spacciare alcuni passi del tutto fuori luogo di Omero ed Epicarmo per fonti principali della filosofia epicurea.

Che anche gli scrittori moderni riducano, in sostanza, Epicuro, in quanto filosofo naturalista, ad un semplice plagiario di Democrito, è noto. Cito la seguente battuta di Leibniz come rappresentativa del loro giudizio in generale: “Nous ne savons presqup de ce grand homme (Démocrite) que ce qu'Épicure en a emprunté, qui n'était pas capable d'en prendre toujours le meilleur”. Se dunque Cicerone pensa che Epicuro abbia peggiorato la dottrina di Democrito, ma pure gli riconosce l'intenzione di correggerla e l'occhio per vederne i difetti; se Plutarco gli attribuisce incoerenza ed una predisposizione al peggio, inficiandone così anche la volontà; Leibniz gli contesta addirittura la capacità di fare un semplice escerto esatto di Democrito.