Ombre del crepuscolo

Mentre l'orizzonte politico-sociale — che per Marx restava sempre la cosa più importante — si rischiarava tutt'intorno, le ombre del crepuscolo scendevano sempre più fonde su di lui e sulla sua casa. Da quando gli era stato sbarrato l'accesso al continente, con le sue benefiche stazioni termali, le sue sofferenze fisiche erano sempre aumentate e lo avevano reso più o meno incapace di lavorare; dal 1878 non lavorò più al compimento del suo capolavoro, e circa nello stesso tempo o poco dopo cominciò l'assillante preoccupazione per la salute della moglie.

Essa aveva goduto dei giorni più tranquilli della vita con la felice serenità di un'anima sempre in armonia, come lei stessa diceva in una lettera scritta ai Sorge, per confortarli della perdita di due figli in età fiorente : « So troppo bene, com'è doloroso, e quanto tempo ci vuole, dopo perdite come queste, prima di ritrovare il proprio equilibrio; poi viene in nostro aiuto la vita con le sue piccole gioie e con le sue grandi preoccupazioni, con tutte le sue piccole contrarietà e tribolazioni di tutti i giorni, e la pena più grande viene attutita, ora per ora, dai piccoli dolori e, senza che noi ce ne accorgiamo, l'intenso tormento si attenua; non che la ferita guarisca mai, specialmente in un cuore di madre, ma a poco a poco rinasce nell'animo una nuova sensibilità e una nuova capacità di avvertire nuovi dolori e nuove gioie, e così si continua a vivere col cuore ferito e che tuttavia spera sempre, finché alla fine si arresta del tutto e ce la pace eterna ». Nessuno, più di questa martire e combattente, avrebbe meritato di spegnersi in una facile morte sotto la mano placida della natura, ma non le fu concesso: essa dovette sop­portare pene sempre più gravi, prima dell'ultimo respiro.

Marx scrisse dapprima a Sorge, nell'autunno del 1878, che sua moglie si sentiva « molto male » ; un anno dopo già scrisse : «Mia moglie è sempre gravemente malata, e anch'io continuo a non star bene». Do­po lunga incertezza, a quanto sembra, la malattia della signora Marx si rivelò un cancro, che doveva portarla alla morte fra dolori tormentosi, lentamente ma irreparabilmente. Ciò che Marx soffrì per lei, si può capire soltanto se si pensa a ciò che sua moglie era stata per lui durante tutta una lunga vita. Essa restò più calma di suo marito e di tutta la famiglia: con coraggio senza eguali dominava tutte le sofferenze per mostrare ai suoi un viso sempre sereno. Quando il male era già avanzato, nell'estate del 1881, essa trovò ancora la forza di affrontare un viaggio a Parigi per rivedere le figlie sposate: poiché nessun rimedio era più possibile, i medici si rassegnarono al rischio. In una lettera del 22 giugno 1881 alla signora Longuet, Marx annunciava la comune visita: «Ri­spondi subito, per favore, perché la mamma non partirà finché tu non scrivi che cosa ti deve portare da Londra. Tu sai che questi incarichi le piacciono immensamente ». Per la malata la gita andò bene, per quanto era possibile in quelle circostanze; invece Marx al ritorno fu colto da una violenta pleurite, unita a una bronchite con principio di polmonite. La malattia fu pericolosissima, ma fu superata grazie alle cure devote di Eleanor e di Lenchen Demuth. Furono giorni tristi, di cui Eleanor scrive : « Nella grande stanza anteriore giaceva la nostra mammina, nella stanzetta attigua il Moro. E questi due, tanto abituati l'uno all'altro talmente fatti per vivere uniti, non potevano stare nella stessa stanza... Ancora una volta il Moro vinse il male. Mai dimenticherò la mattina in cui si sentì abbastanza forte per recarsi nella stanza della mammina. Erano ritornati giovani — lei una fanciulla innamorata e lui un ado­lescente innamorato che insieme si affacciavano alla vita, e non un vecchio, roso dalla malattia, e una vecchia donna moribonda che prendono congedo per sempre».

Quando la signora Marx morì, il 2 dicembre 1881, Marx era ancora tanto debole che il medico gli vietò di seguire la moglie amata nell'ultimo viaggio. « Mi sono sottomesso a quest'ordine », scrisse Marx alla signora Longuet, « perché ancora qualche giorno prima di morire la cara morta espresse il desiderio che alla sua sepoltura non vi fosse alcuna cerimonia: "noi non diamo alcun valore alle esteriorità". Perirne è una grande consolazione che le forze le siano venute meno così rapidamente. Come il medico aveva predetto, la malattia ha assunto il carattere di una morte generale, come se fosse causata dalla vecchiaia. Persino nelle ultime ore, nessuna lotta con la morte, un lento assopirsi, e anche gli occhi, più grandi, più belli, più radiosi che mai».

Sulla tomba di Jenny Marx parlò Engels. La elogiò come la com­pagna fedelissima del marito, e concluse con queste parole: «Non oc­corre che io parli delle sue qualità personali. Gli amici la conoscono e non la dimenticheranno. Se mai vi fu una donna la cui più grande felicità era di rendere felici gli altri, essa fu questa donna ».