La socialdemocrazia tedesca

Poiché fin dagli inizi si era sviluppata in una cornice nazionale, la socialdemocrazia tedesca evitò la crisi che tutti gli altri rami dell'Interna­zionale attraversarono nel trasformarsi in partiti operai nazionali. Pochi mesi dopo il fiasco del Congresso di Ginevra, il 10 gennaio 1874, essa riportò la sua prima vittoria elettorale: furono ottenuti 350.000 voti e nove mandati, di cui tre spettarono ai lassalliani e sei agli eisenachiani.

Le cause che provocarono il tramonto della vecchia Internazionale diventano definitivamente e completamente chiare se si pensa che Marx ed Engels, le menti che dirigevano il suo Consiglio Generale, riuscivano soltanto con difficoltà a intendersi persino con quel nascente partito ope­raio che per loro avrebbe dovuto essere il più familiare per la sua origine, e il più vicino per le sue posizioni teoriche. Anch'essi dovevano risentire della loro posizione: l'osservatorio internazionale da cui guardavano le cose impedì loro di comprendere sino in fondo la situazione delle sin­gole nazioni. Ammiratori entusiasti che essi hanno avuto in Inghilterra e in Francia hanno pure convenuto che essi non hanno mai penetrato fino in fondo la situa2Ìone inglese e francese. Da quando avevano lasciato la loro patria, non avevano più avuto uno stretto contatto con la situa­zione tedesca: neppure nelle questioni strettamente di partito, perché il loro giudizio era turbato dalla invincibile sfiducia per Lassalle e tutto ciò che sapeva di Lassalle.

Ciò si vide in maniera assai indicativa quando si riunì per la prima volta il nuovo Reichstag. Due dei sei rappresentanti eisenachiani, Bebel e Liebknecht, erano ancora in carcere; l'atteggiamento degli altri quattro, Geib, Most, Motteler e Vahlteich, provocò una grande delusione fra i loro stessi seguaci; nelle sue memorie Bebel riferisce che da molte parti aveva ricevuto aspre lagnanze perché i quattro nell'attività parlamentare erano rimasti indietro ai tre lassalliani, Hasenclever, Hasselmann e Reimer. Engels giudicava le cose in modo del tutto diverso : « i lassalliani — scriveva a Sorge — sono talmente screditati dai loro rappresentanti al Reichstag, che il governo deve mettere in atto delle persecuzioni contro di loro, per dare a questo movimento l'apparenza di qualche cosa di serio. Del resto dopo le elezioni i lassalliani si sono trovati nella necessità di stare al seguito dei nostri. Una vera fortuna, che Hasselmann e Hasenclever siano stati eletti al Reichstag. Si screditano a vista d'occhio ». Era impossibile fraintendere le cose più di così.

I rappresentanti parlamentari delle due frazioni andavano ottimamente d'accordo, e non si davano gran pensiero che gli uni o gli altri facessero una prova migliore o peggiore sulla tribuna. Le due frazioni avevano condotto la campagna elettorale in modo tale che non si poteva muovere agli eisenachiani il rimprovero di semisocialismo, né ai lassal­liani quello di civettare col governo; gli uni e gli altri avevano avuto un numero quasi uguale di voti; nel Reichstag gli uni e gli altri si trovavano opposti agli stessi avversari con le stesse rivendicazioni, e dopo il loro successo elettorale si trovavano esposti a una persecuzione egualmente violenta da parte del governo. L'unica vera divergenza che esisteva fra loro era sulla questione dell'organizzazione, ma anche quest'ultimo osta­colo fu eliminato dallo zelo ambizioso del procuratore Tessendorff, che da tribunali volenterosi ottenne dei verdetti che distrussero tanto l'orga­nizzazione più blanda degli eisenachiani che quella più rigida dei las­salliani.

In tal modo l'unificazione delle due frazioni era avviata da sé. Quando, nell'ottobre del 1874, Tòlke portò l'offerta di pace dei lassalliani a Liebknecht, che frattanto era stato rilasciato dal carcere, Liebknecht l'accettò subito, forse un po' arbitrariamente ma con una premura che non tornava meno a suo merito anche se a Londra veniva presa molto male. Per Marx ed Engels i lassalliani restavano sempre una setta in via di estinzione che presto o tardi avrebbe dovuto arrendersi a discrezione. Trattare con loro su un piede di piena parità sembrava a Marx ed Engels uno sciocco errore contro gli interessi della classe operaia tedesca, e quando, nella primavera del 1875, fu pubblicato il progetto del pro­gramma comune, su cui i rappresentanti delle due frazioni si erano ac­cordati, essi furono presi da collera furiosa.

Il 5 maggio Marx mandò ai capi degli eisenachiani la cosiddetta lette­ra del programma, dopo che Engels si era già rivolto a Bebel con una protesta particolareggiata. Nella lettera Marx trattava Lassalle in modo più che mai duro: diceva che Lassalle sapeva a memoria il Manifesto comunista, ma lo aveva falsato in modo grossolano per giustificare la sua alleanza con gli avversari assolutisti e feudali contro h borghesia, affer­mando che tutte le altre classi erano una massa reazionaria rispetto alla classe operaia. Questa formula di « massa reazionari! » non era stata affatto creata da Lassalle, ma da Schweitzer, dopo la morte di Lassalle, e quando Schweitzer l'aveva coniata ne era stato espressamente lodato da Engels. Lassalle aveva realmente preso dal Manifesti quella che egli aveva battezzato « legge bronzea del salario »: per essa dovette subire il rimprovero di essere seguace della teoria malthusiana della popolazione, che egli aveva rifiutato come la rifiutavano Marx ed Engels.

Ma a parte questa pagina assai spiacevole, le Glosse erano una tratta­zione molto istruttiva sui princìpi fondamentali del socialismo scienti­fico, e non lasciavano pietra su pietra del programma di coalizione. Tut­tavia l'importante lettera non ebbe altro effetto, come noto, che quello di indurre i destinatari a fare un paio di piccole e insignificanti correzioni al loro progetto. Un paio di decenni dopo Liebknecht disse che i più, se non tutti, erano stati d'accordo con Marx, e che in questo senso forse si sarebbe potuta raggiungere la maggioranza al congresso d'unificazione, ma una minoranza sarebbe rimasta scontenta, ciò che doveva essere evi­tato, dal momento che si trattava non di formulare dei princìpi scienti­fici, ma dell'unificazione delle due frazioni.

Del fatto che le Glosse furono passate sotto silenzio si può dare una spiegazione meno solenne, ma in compenso più plausibile, osser­vando che esse andavano di là dall'orizzonte spirituale degli eisenachiani, e più ancora di là dall'orizzonte spirituale dei lassalliani. E' vero che pochi mesi prima Marx aveva deplorato che di quando in quando sull'or­gano degli eisenachiani uscissero fantasie di filistei semidotti: quella roba proveniva da maestri di scuola, dottori, studenti, e perciò occorreva dare una lavata di capo a Liebknecht. Tuttavia riteneva che l'orientamento realistico, che con tanta fatica era stato dato al partito ma che ora aveva messo le sue radici, sarebbe stato cancellato dalla setta dei lassalliani con le sue corbellerie giuridiche e con altre bubbole familiari ai democratici e ai socialisti francesi.

In questo Marx si sbagliava completamente. Nelle questioni teoriche le due frazioni si trovavano all'inarca allo stesso livello, oppure, se differenza vi era, i lassalliani in certo modo erano in vantaggio. Fra gli eise­nachiani il progetto del programma di unificazione non suscitò obiezioni, mentre invece un congresso degli operai della Germania occidentale, a cui parteciparono quasi esclusivamente delegati lassalliani, lo sottopose a una critica che molti punti di contatto aveva con la critica fatta alcune settimane dopo da Marx. Su questo fatto tuttavia non bisogna insistere: tanto luna che l'altra parte erano ancora lontane dal socialismo scienti­fico, così come era stato fondato da Marx ed Engels; non avevano alcuna idea del metodo del materialismo storico, e anche il segreto del modo di produzione capitalistico restò precluso per loro. Ne dà la prova più evidente il modo con cui C. A. Schramm, che allora era il teorico più rinomato degli eisenachiani, non si raccapezzava nella teoria del valore.

In pratica l'unificazione fu raggiunta, ed anche Marx ed Engels non ebbero niente da dire in contrario, a parte il fatto che essi ritenevano che gli eisenachiani si fossero lasciati gabbare dai lassalliani. Anche Marx però nella Critica del programma di Gotha aveva detto : « Ogni passo di movimento reale è più importante di una dozzina di programmi ». Ma poiché nel nuovo partito unificato la mancanza di chiarezza teorica aumentava più che non diminuisse, in questo fatto essi vedevano un effetto dell'innaturale fusione, e la loro insoddisfazione assunse forme piuttosto rudi che indulgenti.

Ma essi avrebbero dovuto notare con sorpresa che quel che li faceva indignare proveniva assai più dagli ex eisenachiani che dagli ex lassal­liani, dei quali Engels all'occasione disse che ben presto sarebbero stati le menti più chiare, perché nel loro giornale (che esisteva ancora un anno dopo l'unificazione) accoglievano meno scemenze di tutti gli altri. Diceva anche che la maledizione degli agitatori pagati, degli individui dall'istru­zione fatta a metà colpiva gravemente anche il loro partito. Lo irritava soprattutto Most, che « è riuscito a fare degli estratti di tutto il Capitale e malgrado ciò a non capirne niente » e che si dava un gran da fare in favore del socialismo di Duhring. Il 24 maggio 1876 Engels scriveva a Marx : « E' chiaro : nell'idea di quella gente Duhring, con i volgarissimi suoi attacchi contro di te, si è reso inviolabile nei nostri confronti, giac­ché, se noi attiriamo le risa sulle sue scemenze teoriche, si tratterebbe di vendetta per quelle cose personali! ». Ma anche Liebknecht aveva il fatto suo: «E' la manìa di W. [Liebknecht], di colmare le lacune della nostra teoria, di avere una risposta a ogni obiezione de filistei, e di avere pronto un quadro della società futura, giacché su questo lo interpella anche il filisteo, e inoltre di essere anche nel campo teorico il più possibile indipendente da noi, il che gli è sempre riuscito molto meglio di quel che lui stesso sappia, data la sua totale mancanza di ogni teoria ». Tutto ciò non aveva niente a che fare con Lassalle e le sue tradizioni.

Fu il rapido aumento dei suoi successi pratici e rendere il nuovo partito indifferente verso la teoria, e anche così si è ietto troppo. Esso non disprezzava la teoria come tale, ma ciò che esso, nella foga della sua marcia in avanti, considerava pedanteria teorica. Attorno al suo astro in ascesa si raccoglievano inventori incompresi, avversari della vacci­nazione, naturisti e simili teste bizzarre, che speravamo di trovare nelle classi lavoratrici, nel loro movimento così potente, quel riconoscimento che altrove era loro negato. Solo che uno portasse la sua buona volontà o un qualche rimedio per il corpo malato della società, era il benvenuto, e per giunta dagli ambienti accademici affluivano coloro che pro­mettevano di suggellare l'alleanza fra il proletariato e la scienza. Un pro­fessore universitario che era o sembrava amico del socialismo, in qualsiasi sfumatura di questa parola dai molti significati, non aveva da temere una critica troppo severa delle sue doti intellettuali.

Da questa critica più di tutti era immune Duhring, perché in lui molte qualità, personali e obiettive, dovevano attrarre gli elementi in­tellettualmente vivaci della socialdemocrazia berlinese. Aveva indubbia­mente grandi doti e capacità, e non poteva non essere simpatico agli operai per il modo in cui, povero e del tutto cieco in età non ancora avan­zata, seppe restare nella posizione di Privatdozent senza fare alcuna con­cessione alle classi dominanti, professando anche dalla cattedra il suo radicalismo politico, celebrando senza paura Marat, Babeuf e gli uomini della Comune. Gli aspetti negativi della sua personalità, la presunzione con cui pretendeva di dominare da sovrano una mezza dozzina di campi della scienza, nessuno dei quali gli era realmente familiare se non altro per la sua minorazione fisica, e la manìa di grandezza sempre crescente, con cui liquidava i suoi predecessori, nel campo filosofico Fichte e anche Hegel, nel campo economico Marx e Lassalle, restavano in secondo piano o erano da scusare come deviazioni comprensibili per l'isolamento spiri­tuale e per le dure lotte da lui sostenute per la vita.

Marx non  aveva affatto notato gli  attacchi   « volgarissimi » di Duhring, e per il loro contenuto essi non erano neppure tali da poterlo provocare. Anche il nascente entusiasmo per Duhring dei compagni di partito berlinesi lo lasciò indifferente per molto tempo, nonostante che con la sua presunzione di essere infallibile e col suo sistema di « verità di ultima istanza» Duhring avesse tutte le tendenze del perfetto fonda­tore di setta. Anche quando Liebknecht, che in questo caso stava alle vedette, li mise sull'avviso, inviando loro delle lettere contro il pericolo dell'involgarimento della propaganda nel partito, Marx ed Engels rifiu­tarono di fare una critica a Duhring, come « lavoro troppo inferiore », e solo una lettera provocatoria, che Most inviò a Engels nel maggio del 1876, sembra sia stata la goccia che fece traboccare il vaso.

Da allora Engels si occupò a fondo di quel che Duhring chiamava le sue « verità creatrici di un sistema », e pubblicò la sua critica in una serie di articoli che, a partire dal principio del 1877, cominciarono a uscire sul Vorwàrts, che allora era l'organo centrale del partito unificato. Essi finirono col diventare il documento più importante e più efficace (se si eccettua il Capitale) del socialismo scientifico, ma l'accoglienza che riservò loro il partito dimostrò che un ritardo sarebbe stato pericolo­so. Poco mancò che il congresso annuale del partito, che 'si tenne a Gotha nel maggio 1877, sottoponesse Engels a un processo da Inquisizione, come accadeva contemporaneamente a Duhring per opera della fazione ufficiale dell'università. Most propose che gli articoli contro Duhring fossero ban­diti dall'organo centrale, poiché essi «erano del tutto privi di interesse o persino estremamente offensivi per la stragrande maggioranza dei letto­ri del Vorwàrts », e Valhlteich, che per il resto era nemico acerrimo di Most, gli tenne dietro affermando che il tono usato da Engels avrebbe portato a un pervertimento del gusto e avrebbe fatto diventare intolle­rabile il nutrimento spirituale del Vorwàrts. Per fortuna la peggior ver­gogna fu evitata mediante l'approvazione della proposta conciliativa di far continuare quella polemica scientifica, per motivi di agitazione pra­tica, non più sul giornale principale, ma su un supplemento scientifico del Vonvàrts.

Nello stesso tempo questo congresso decise di pubblicare, a partire dall'ottobre di quell'anno, un quindicinale per iniziativa e con l'appoggio finanziario di Karl Hòchberg, uno di quegli adepti borghesi del socia­lismo che a quel tempo erano tanto numerosi in Germania. Era figlio di un ricevitore del lotto di Francoforte, ed era un uomo ancor giovane ma assai facoltoso, pronto a sacrificarsi e disinteressato; tutti quelli che l'hanno conosciuto danno ottime testimonianze delle sue qualità personali. Con meno favore va giudicata la sua personalità politico-letteraria, quale è rispecchiata nelle sue pubblicazioni: qui Hòchberg appare uno spirito incolore e arido, cui erano sconosciute la storia e la teoria del socialismo, e completamente estranee le teorie scientifiche che Marc ed Engels aveva­no elaborato. Non vedeva nella lotta di classe del proletariato la leva per l'emancipazione della classe operaia, ma voleva conquistare alla causa degli operai, attraverso un'evoluzione pacifica e legale, le classi possi­denti e in particolare i loro elementi colti.

Marx ed Engels però non sapevano di lui nient’altro, se non che ri­fiutavano di collaborare alla Zukunft (così fu battezzati la nuova rivista); del resto erano stati invitati a collaborare, come anche molti altri, per mezzo di una semplice circolare anonima. Engels affermò che le risolu­zioni di un congresso, per quanto potessero essere rispettabili sul piano dell'agitazione pratica, non valevano nulla dal punto di vista scientifico e non bastavano per dare a una rivista un carattere scientifico, che non poteva essere oggetto di decreti; che una rivista socialista scientifica senza una tendenza scientifica ben determinata era una cosa assurda, e nella grande differenza o incertezza di tendenze che a quel tempo imper­versava in Germania mancava ogni garanzia che si adattasse loro la tendenza da prendersi.

Il primo numero della Zukunft dimostrò subito quanto fossero giuste le loro riserve. L'articolo introduttivo di Hòchberg era, per così dire, un decotto di tutto ciò che essi avevano combattuto, come mortificante e debilitante, nel socialismo degli anni fra il '40 e il '50. Così fu rispar­miata loro ogni penosa spiegazione. Quando un compagno di partito chie­se se essi serbassero rancore a causa della discussione del Congresso di Gotha, Marx rispose: «Non ho rancore, come dice Heine, e neppure Engels. Noi non diamo un centesimo per la popolarità. Prova ne sia, per esempio, il fatto che al tempo dell'Internazionale, in contrasto con ogni culto personale, non lasciai mai trapelare in pubblico numerose manovre tendenti a tributarmi dei riconoscimenti, con cui da diversi paesi ero molestato, né mai vi ho risposto se non, di quando in quando, con dei rimproveri ». E aggiungeva ancora : « Ma dei fatti come quelli successi all'ultimo congresso del partito (essi vengono adeguatamente sfruttati all'estero dai nemici del partito) ci hanno in ogni caso insegnato la prudenza verso i compagni di partito della Germania». Ma ciò era detto senza cattive intenzioni, perché Engels continuò tranquillamente a pubblicare i suoi articoli contro Duhring sul supplemento scientifico del Vorwàrts.

Ma per le questioni pratiche Marx era seriamente colpito dallo « spirito putrido » che predominava non tanto tra le masse quanto fra i capi. Il 19 settembre scrisse a Sorge: «Il compromesso coi lassal­liani ha portato al compromesso con altre mediocrità, a Berlino (pel tramite di Most) con Duhring e coi suoi " ammiratori " e inoltre con tutta una banda di studenti immaturi e di sapientissimi dottori, che vogliono dare al socialismo un indirizzo "ideale superiore", cioè vo­gliono sostituire alla base materialistica (che, se si vuole operare su di essa, esige un serio studio oggettivo) una mitologia moderna con le sue idee di giustizia, libertà, eguaglianza e fraternità. Uno dei rappresentanti di questa tendenza è il signor dottor Hòchberg, che pubblica la rivista Zukunft e si è "comprato" un posto nel partito con le "più nobili " intenzioni, suppongo, ma io me ne infischio delle " intenzioni ". Di rado è apparso alla luce del sole con "più modesta presunzione" qualcosa di più miserabile del suo programma per la rivista Zukunft ».

In verità Marx ed Engels avrebbero dovuto rinnegare tutto il loro passato, se si fossero conciliati con questa «tendenza».