Vita d'esule

Questi giorni di novembre, che cadono quasi esattamente alla metà della sua vita, appaiono non soltanto esteriormente una svolta notevole della attività esplicata da Marx. Egli stesso lo avvertiva molto vivamente, e forse in grado anche maggiore lo avvertiva Engels.

«Si vede sempre più — egli scriveva nel febbraio del 1851 a Marx — che l'emigrazione è un'istituzione nella quale chiunque non si tenga del tutto lontano da essa e non si accontenti della posizione di scrittore indipendente che se ne infischia anche del cosiddetto partito rivoluzionario, diventa necessariamente un pazzo, un somaro e un volgare briccone ». E Marx rispondeva. « Mi piace molto il pubblico autentico isolamento in cui ci troviamo ora noi due, tu ed io. Corrisponde del tutto alla nostra posizione e ai nostri principi. Il sistema delle reciproche concessioni, dei mezzi termini tollerati per correttezza, e il dovere di assumersi davanti al pubblico la propria parte di ridicolaggine insieme con tutti questi somari del partito, son cose finite ». Ed Engels ancora : « Finalmente abbiamo un'altra volta — per la prima volta dopo lungo tempo — l'occasione di dimostrare che non abbiamo bisogno di nessuna popolarità, di nessun support di qualsiasi partito di qualsiasi paese e che la nostra posizione è totalmente indipendente da miserie del genere. Da questo momento noi siamo responsabili soltanto di noi stessi... Del resto non possiamo in fondo lamentarci molto che i petits grands hommes ci temano; non abbiamo da tanti e tanti anni fatto come se Tizio e Caio fossero del nostro partito quando non avevamo proprio nessun partito e quando le persone che noi calcolavamo che appartenessero al nostro partito, almeno ufficialmente... non capivano neanche le basi più elementari delle nostre idee? ». Non ce bisogno di pesare col bilancino i « pazzi » e i « bricconi » e si può anche fare un po' la tara a questi sfoghi appassionati : questo resta certo, che Marx ed Engels videro a ragione una decisione liberatrice nel separarsi con passo risoluto dalle sterili beghe dell'emigrazione e, come si espresse Engels, in « solitudine cosciente » indagare scientificamente fino a che non venissero gli uomini e i tempi che comprendessero le loro cose.

Soltanto, il taglio non fu né così reciso né così rapido né così profondo come può forse apparire all'osservatore che si volga ora a guardare. Nelle lettere che Engels e Marx si scambiarono nell'anno seguente, le lotte dell'emigrazione trovarono un'eco ancor molto intensa. La cosa avvenne se non altro per gli attriti non ancora sopiti tra le due frazioni in cui si era divisa la Lega dei Comunisti. Inoltre i due amici non avevano affatto l'intenzione di rinunciare ad ogni partecipazione alle lotte politiche, anche se non si mescolavano più nelle gazzarre dell'emigrazione. Se non cessarono la loro collaborazione agli organi cartisti, essi non pensarono nemmeno di rassegnarsi alla fine della Neue Rheinische Revue.

L'editore Schabelitz di Basilea voleva curarne l'edizione; ma non se ne fece di nulla; con Hermann Becker, che era rimasto a Colonia e aveva diretto dapprima la Westdeutsche Zeitung e, dopo che questa fu soppressa, una piccola casa editrice, Marx trattò per la pubblicazione di tutti i suoi scritti e poi anche per una rivista trimestrale che sarebbe dovuta uscire a Liegi. Questi progetti andarono in fumo con l'arresto di Becker nel maggio del 1851, però dei Saggi raccolti a cura di Hermann Becker è uscito se non altro un fascicolo. Avrebbero dovuto comprendere due volumi di 25 fogli di stampa ciascuno. Chi sottoscriveva per questi volumi entro il 15 maggio, li avrebbe ricevuti in dieci fascicoli a 8 Groschen d'argento l'uno; altrimenti il loro prezzo sarebbe stato di 1 tallero e 15 Groschen d'argento per ogni volume. Il primo fascicolo fu smerciato subito, però la notizia di Weydemeyer, secondo cui sarebbe stato diffuso in 15.000 copie, deve fondarsi su di un errore; già la decima parte di questa cifra avrebbe rappresentato nelle condizioni d'allora un successo considerevole.

A questi progetti Marx era spinto anche dalla « imperiosa necessità di un lavoro redditizio». Egli viveva nelle più amare condizioni. Nel novembre del 1849 gli nacque il quarto bambino, il figlioletto Guido. La madre allattò lei stessa il bambino, e scriveva in proposito : « Il povero angioletto succhiò da me tante ansie e muti affanni che stette quasi sempre malato, soffrendo giorno e notte forti dolori. Da quando è venuto al mondo non ha ancora dormito una sola notte, al massimo due o tre ore ». Il povero piccino morì un anno dopo la nascita.

La famiglia fu estromessa brutalmente dalla sua prima abitazione in Chelsea, perchè essa aveva sì pagato la pigione alla affittuaria, ma questa non l'aveva versata al padrone di casa. Con molta fatica potè trovare un nuovo alloggio in un albergo tedesco in Leicester Street, Leicester Square, da dove si trasferì presto in Deanstreet 28, Soho Square. Qui per una mezza dozzina di anni trovò una dimora stabile in due stanzette.

Ma non per questo fu scongiurata la miseria. Essa cresceva sempre più; alla fine di ottobre del 1850, Marx scriveva a Weydemeyer, a Francoforte sul Meno, che ritirasse e vendesse l'argenteria impegnata in quel Monte di Pietà; soltanto una posata da bambino, che apparteneva alto piccola Jenny, doveva esser salvata ad ogni costo. « Ora la mia situazione è tale che devo scovare del denaro ad ogni caso, anche per poter continuare a lavorare». Proprio in questi giorni Engels si trasferiva a Manchester, per dedicarsi allo « sporco commercio », certamente già con la prospettiva di poter così soprattutto aiutare l'amico.

Se no gli amici si facevano veramente rari nella sventura. « Quello che davvero mi annienta fin nel più intimo e fa sanguinare il mio cuore — scriveva la signora Marx a Weydemeyer nel 1850 — è che mio marito deve far fronte a tante piccolezze, nelle quali basterebbe così poco per aiutarlo, e che lui, che ha aiutato tanti spontaneamente e gioiosamente, è rimasto così privo di aiuto. Non creda, caro signor Weydemeyer, che noi pretendiamo nulla da nessuno. L'unica cosa che mio marito poteva pretendere da quelli che avevano trovato in lui della sollecitudine, un sollievo, un aiuto, era che dimostrassero una maggiore abilità commerciale, un maggiore interessamento per la sua rivista. Posso affermarlo con orgoglio e franchezza. Di questo poco gli si era debitori, e credo che nessuno ci avrebbe rimesso. Ciò mi addolora, ma mio marito pensa altrimenti. Nemmeno nei momenti più terribili egli ha mai perduto la certezza del futuro e nemmeno il suo sereno umore ed era tutto contento quando mi vedeva serena e i nostri teneri bambini circondavano amorosamente la madre». E come lei pensava a lui quando gli amici tacevano, così lui pensava a lei quando i nemici alzavano troppo la voce.

Sempre a Weydemeyer Marx scriveva nell'agosto del 1851: «Puoi immaginarti quanto la mia situazione sia fosca. Mia moglie non ce la farà più, se le cose durano così a lungo. Le cure continue, la meschinità di questa lotta borghese la estenuano. E per di più anche l'infamia dei miei avversari che non hanno ancora nemmeno tentato di attaccarmi con argomenti concreti e cercano di vendicarsi della loro impotenza diffamandomi di fronte alla gente e diffondendo le più nefande malignità sul mio conto... Naturalmente, io riderei di tutta questa porcheria; cose del genere non mi disturbano un solo istante nel mio lavoro, ma tu capisci che mia moglie, che è sofferente e dal mattino alla sera si trova immersa nella più spiacevole miseria borghese e ha il sistema nervoso logorato, non ha ristoro dal fatto che ogni giorno degli stupidi pettegoli le portino le esalazioni delle pestilenziali cloache democratiche. La mancanza di tatto di certa gente è spesso enorme ». Quando pochi mesi prima, nel marzo, gli era nata la figlioletta Franziska, la signora Marx, nonostante il parto facile, era rimasta gravemente malata, « per motivi più borghesi che fisici » ; in casa non c'era un centesimo, « e inoltre avremmo anche sfruttato gli operai! e tenderemmo alla dittatura! » scriveva Marx di tristissimo umore a Engels.

Personalmente Marx trovava nel lavoro scientifico un conforto inesauribile. Dalle 9 del mattino alle 7 di sera lavorava al British Museum. Riferendosi al vuoto indaffararsi dei Kinkel e dei Willich, egli diceva : « i Simplicii democratici, a cui l'illuminazione viene "dall'alto ", non hanno naturalmente bisogno di affaticarsi così. A che scopo dovrebbero tormentarsi coi fatti dell'economia e della storia questi uomini nati vestiti? E' tutto così semplice, soleva dirmi il bravo Willich. Tutto così semplice! In queste teste vuote. Semplicioni, costoro! ». Marx sperava allora di finire la sua Critica dell'economia politica entro poche settimane e cominciava già a cercare un editore, ricerca che ancora una volta gli portò soltanto una delusione dopo l'altra.

Poi, nel maggio 1851 venne a Londra un fedele amico, su cui Marx poteva contare con sicurezza e con cui negli anni seguenti fu in strettissime relazioni : Ferdinand Freiligrath. Ma anche a lui tenne dietro una notizia funesta. Il 10 maggio fu arrestato a Lipsia il sarto Nothjung durante un suo viaggio di propaganda come inviato della Lega dei Comunisti, e grazie alle carte che egli aveva con sé fu rivelata alla polizia l'esistenza della Lega. Subito dopo vennero arrestati i membri del Comitato centrale di Colonia; Freiligrath si era sottratto giusto in tempo alla stessa sorte, senza sospettare del pericolo che lo minacciava. Al suo arrivo a Londra le diverse frazioncine dell'emigrazione tedesca si disputarono il famoso poeta, ma Freiligrath dichiarò la propria fedeltà a Marx e alla cerchia dei suoi intimi. Così rifiutò anche di partecipare a un'assemblea che doveva aver luogo il 14 luglio 1851 e doveva servire ancora una volta al tentativo di ristabilire l'unità dell'emigrazione tedesca. Il tentativo fallì, come tutti i precedenti, e provocò soltanto nuove discordie. Il 20 luglio fu fondata l'Unione di agitazione sotto la direzione spirituale di Ruge, e il 27 luglio il Club dell'emigrazione sotto la direzione spirituale di Kinkel. Le due associazioni condussero subito una guerra rabbiosa luna contro l'altra, soprattutto nella stampa tedesco-americana.

Marx naturalmente non aveva ormai altro che scherno per questa « guerra dei topi e delle rane », i cui capi, per tutta la loro mentalità, lo indisponevano parecchio. I tentativi di Ruge nel 1848 di « dimostrar per iscritto la ragione degli avvenimenti » erano stati trattati sulla Neue Rheinische Zeitung con una specie di predilezione artistica, ma non erano nemmeno mancati colpi alquanto secchi contro « Arnold Winkelried Ruge», il «pensatore della Pomerania», i cui scritti erano lo scolo dove « andavano a fluire tutte le immondizie retoriche e tutte le contraddizioni della democrazia tedesca». Ruge, con tutta la sua confusione in fatto di politica, era pur sempre altro uomo da Kinkel, che dopo la sua fuga dal carcere di Spandau, faceva a Londra la primadonna, « ora per la birreria, ora per il salotto », come diceva per derisione Freiligrath. Per il momento egli presentava nondimeno per Marx un interesse maggiore, perchè Willich si era collegato con Kinkel per il solenne imbroglio di una nuova rivoluzione da fondarsi per mezzo di azioni. Il 14 settembre 1851 Kinkel sbarcò a New York con la missione di convincere degli esuli di riguardo a far da garanti di un prestito nazionale tedesco « per l'importo di due milioni di dollari, onde preparare l'imminente rivoluzione repubblicana», e di raccogliere un fondo preliminare di 20.000 talleri. Comunque, Kossuth era arrivato prima alla geniale trovata di attraversare l'oceano con la borsa per la questua rivoluzionaria. Ma Kinkel, su una base più modesta, condusse l'affare con zelo non minore e non meno senza scrupoli; sia il maestro che il discepolo predicarono negli Stati del nord contro la schiavitù e negli Stati del sud a suo favore. Di fronte a queste farse Marx stringeva più serie relazioni col nuovo mondo. Date le sue crescenti ristrettezze — «è impossibile seguitare a vivere così», scriveva il 31 luglio a Engels — egli aveva appunto l'intenzione di pubblicare insieme con Wilhelm Wolff una Corrispondenza litografica per i giornali americani, quando, pochi giorni dopo, ricevette l'invito a collaborare regolarmente alla New York Tribune, il giornale più diffuso nel Nordamerica, da parte del suo editore Dana, con cui s'era conosciuto sin dai tempi di Colonia. Siccome egli non padroneggiava ancora la lingua inglese tanto da poterla scrivere correntemente, da principio lo sostituì Engels, che scrisse una serie di articoli sulla rivoluzione e la controrivoluzione tedesca. Marx però potè subito dopo pubblicare anche lui su suolo americano uno scritto tedesco.