Il processo dei comunisti di Colonia

Dopo gli arresti del maggio 1851, Marx aveva seguito con grande attenzione il corso dell'istruttoria, ma dato che essa s'inceppava ad ogni momento per mancanza di «risultanze obiettive per l'accusa», come stabilì perfino il Senato d'accusa della Corte d'Appello di Colonia, in principio ci fu poco da fare. Agli undici accusati non si poteva addebitare altro che la partecipazione a un'associazione segreta di propaganda, e per questo il Code penal non prevedeva alcuna pena.

Ma per volontà del re la « preziosa persona » di Stieber doveva fornire il « saggio delle sue capacità » e dare al pubblico prussiano lo spettacolo, lungamente e giustamente atteso, di un complotto scoperto e (soprattutto) punito, e Stieber era un troppo buon patriota per non render giustizia alla volontà del suo avito signore e re. Egli cominciò degnamente con un furto con scasso, facendo scassinare da uno dei suoi tirapiedi la scrivania di un certo Oswald Dietz, segretario della lega scissionista di Willich. Col suo fiuto da poliziotto Stieber aveva capito che l'irriflessiva e incauta attività di questa lega apriva alla sua degna missione prospettive di riuscita che egli avrebbe cercato invano nel «partito di Marx».

In realtà, con l'aiuto degli scritti rubati, nonché con l'aiuto di provocazioni di ogni genere e di altri sistemi polizieschi, nei quali la polizia bonapartistica alla vigilia del colpo di Stato gli dette una mano, egli riuscì a confezionare un cosiddetto «complotto franco-tedesco di Parigi», che nel febbraio 1852 portò a far condannare dai giurati parigini alcuni poveri diavoli di operai tedeschi a un periodo più o meno lungo di perdita della libertà.

Ma quello che non si potè fabbricare con tutte le arti stieberiane fu una qualche relazione con gli accusati di Colonia; contro di loro dal « complotto franco-tedesco » non venne fuori nemmeno l'ombra di una prova.

Anzi grazie ad esso divenne anche più acuto il contrasto tra il « partito di Marx » e il «partito di Willich e Schapper». Nella primavera e nell'estate dei 1852 si venne ad attriti più forti, tanto più che Willich continuava come prima a far causa comune con Kinkel, il cui ritorno dall'America tornò a far divampare più vive le fiamme anche delle altre contese tra i profughi. Egli non era riuscito a raccogliere i 20.000 talleri che avrebbero dovuto servire come deposito base per il prestito nazionale rivoluzionario, ma soltanto una metà, e il problema di quel che ci si dovesse fare diventò un problema sul quale gli esuli democratici si ruppero la testa anche nel senso materiale della parola. Infine 1.000 sterline — il resto se ne era andato in spese di viaggio e varie — furono depositate nella Westminsterbank a disposizione del primo governo provvisorio. A dire il vero esse non servirono a questo scopo, ma tutta la faccenda finì tuttavia in modo passabilmente conciliante, dato che quindici anni dopo questi danari contribuirono a far superare alcune difficoltà alla stampa della socialdemocrazia tedesca ai suoi inizi.

Mentre ancora infuriava la contesa per questo tesoro dei Nibelunghi, Marx ed Engels effigiarono gli eroi contendenti con alcuni tratti di penna che purtroppo non sono giunti ai posteri. Essi furono sollecitati a ciò dal colonnello ungherese Banya, che si era accreditato presso di loro con una dichiarazione di mano di Kossuth come capo della polizia dell'emigrazione ungherese. In realtà Banya era una spia internazionale, che si rivelò come tale per l'appunto in questa occasione, consegnando al governo prussiano il manoscritto affidatogli da Marx per un editore di Berlino. Marx smascherò subito questo soggetto con una denuncia da lui firmata nella New Yorker Criminalzeitung, ma il suo manoscritto andò perduto e non lo si è più trovato. Se il governo prussiano aveva cercato di averlo per trovarci del materiale per il processo di Colonia, s'era dato da fare per nulla.

Disperando di poter scovare delle prove contro gli accusati, esso aveva rinviato lo svolgimento pubblico del processo da un'assise all'altra e aveva così eccitato al massimo la tensione del rispettabile pubblico, finché nell'ottobre del 1852 dovette finalmente decidersi ad alzare il sipario per la rappresentazione. Ma poiché con tutti i convulsi spergiuri della canaglia poliziesca non si potè dimostrare che gli accusati avessero qualche cosa a che fare col « complotto franco-tedesco », cioè con un complotto che era stato messo su da provocatori della polizia durante l'arresto preventivo in una organizzazione con la quale essi erano stati in palese ostilità, alla fine Stieber se ne venne fuori con «l'originale dei verbali del partito di Marx», una serie di verbali dei dibattiti in cui Marx e i suoi compagni di partito avrebbero discusso i loro piani scellerati per sconvolgere il mondo. Il fascicolo era una infame falsificazione, messa insieme a Londra sotto la guida del tenente di polizia Greif ad opera dei provocatori Charles Fleury e Wilhelm Horsch. Portava visibilissime le tracce della falsificazione, anche a prescindere dal contenuto balordo, ma Stieber contava sull'ottusità borghese dei giurati accuratamente vagliati e sulla severa vigilanza della posta, grazie alla quale sperava di poter impedire l'arrivo di ogni chiarimento da Londra.

Ma il piano indegno fallì per l'energia e la vigilanza con cui Marx seppe rispondergli, per quanto poco egli fosse armato per una lotta estenuante e protrattasi per settimane. L'8 settembre egli aveva scritto a Engels: «Mia moglie è malata, la piccola Jenny è malata, Lenchen ha una specie di febbre nervosa. Il dottore non potevo e non posso chiamarlo, perchè non ho denaro per le medicine. Da otto o dieci giorni ho nutrito la family con pane e patate, ed è anche dubbio che io riesca a scovarne oggi... Articoli per Dana non ne ho scritti perchè non avevo il penny per andare a leggere i giornali... La cosa migliore e più desiderabile che potrebbe accadere sarebbe che la landlady mi cacciasse di casa. Perlomeno in tal caso mi liberei di un debito di 22 sterline. Ma riesco appena a crederla capace di tanta cortesia. Inoltre il fornaio, il lattaio, quello del tè, il greengrocer, e ancora un vecchio debito col macellaio. Come debbo fare a farla finita con tutta questa merda del diavolo? Finalmente, negli ultimi otto o dieci giorni ho preso in prestito qualche scellino e qualche pence da certi zoticoni, il che è stato per me la cosa più noiosa ma era necessario per non crepare». In questa situazione disperata egli dovette intraprendere la lotta contro avversari strapotenti, e nella lotta lui, e con lui la sua coraggiosa moglie, dimenticò le cure domestiche.

La vittoria non era ancora decisa, quando la signora Marx scriveva a un amico americano: « Bisognò far pervenire di qua tutte le prove della falsificazione, sicché mio marito dovette lavorare tutto il giorno fino a notte alta. Poi bisognò copiare tutti i documenti da sei a otto volte, e spedirli in Germania per diverse vie, per Francoforte, Parigi ecc., perchè tutte le lettere a mio marito, come quelle da qui a Colonia, venivano aperte e sequestrate. Tutto si riduce ora a una lotta tra la polizia da una parte e mio marito dall'altra, sulle cui spalle si fa gravare tutto, anche la condotta del processo. Mi scusi per il mio modo disordinato di scrivere, ma anch'io ho collaborato in questo intrigo e ho copiato, e le dita mi bruciano. Perciò questa confusione. Proprio ora arrivano da parte di Weerth ed Engels pacchi interi di indirizzi di commercianti e di lettere dall'aspetto commerciale, per poter far pervenire sicuramente i documenti, ecc. Abbiamo un intero ufficio in casa, adesso. Due, tre persone scrivono, altri corrono, altri ancora mettono insieme i pence affinché gli scrivani abbiano di che vivere e possano portare al cospetto di tutto il mondo ufficiale le prove dello scandalo più inaudito. Intanto i miei allegri bambini fischiettano e cantano e spesso si prendono delle belle risciaquate dal loro signor papà. Questo si chiama lavorare».

Marx vinse questa battaglia; la falsificazione di Stieber fu scoperta ancor prima di arrivare in assise, e lo stesso procuratore dello Stato dovette lasciar cadere come mezzo di prova l'« infelice libro». Ma la vittoria fu fatale per la maggior parte degli accusati. I dibattiti durati cinque settimane avevano scoperto una massa tale di scandali polizieschi, ordinati dalle più alte autorità dello Stato prussiano, che la piena assoluzione di tutti gli accusati avrebbe bollato questo Stato davanti a tutto il mondo. Piuttosto di far arrivare le cose a tal punto, i giurati preferirono far violenza al loro onore e alla loro coscienza, e condannarono sette degli undici accusati per tentativo di alto tradimento: il sigaraio Roser, lo scrittore Bùrgers, il lavorante sarto Nothjung a 6 anni di fortezza, l'operaio Reifl il chimico Otto, l'ex referendario Becker a 5 anni e il lavorante sarto Lessner a 3. Vennero assolti l'impiegato Ehrhardt e i medici Daniels, Jacoby e Klein. Tuttavia uno degli assolti fu colpito più duramente di tutti: Daniels morì pochi anni dopo in seguito alla tisi che si era preso in cella durante l'istruttoria durata un anno e mezzo, profondamente compianto da Marx, a cui la signora Daniels mandò in una commovente lettera gli ultimi saluti del marito.

Le altre vittime di questo vergognoso processo sopravvissero a lungo e in parte sono ritornate nel mondo borghese, come Bùrgers, che arrivò ad essere deputato progressista al Parlamento, e Becker, che diventò primo sindaco di Colonia e membro del senato prussiano, stimato dalla corte e dal governo per i suoi alti sentimenti patriottici. Dei condannati che rimasero fedeli alla bandiera, Nothjung e Ròser sono stati attivi ancora agli inizi della ripresa del movimento operaio, e Lessner sopravvisse a lungo a Marx ed Engels, tra i più fedeli compagni dei quali egli fu durante il suo esilio.

Dopo il processo dei comunisti, la Lega dei Comunisti si sciolse, e la seguì presto la Lega scissionista di Willich e Schapper. Willich emigrò in America, dove acquistò gloria meritata come generale dei nordisti nella guerra di secessione, e Schapper tornò pentito dai vecchi compagni.

Ma Marx volle stigmatizzare il sistema che davanti alle assise di Colonia aveva ottenuto una vergognosa vittoria. Egli scrisse le Rivelazioni sul processo dei comunisti di Colonia che voleva pubblicare in Svizzera e possibilmente anche in America. Il 7 dicembre scriveva a certi amici americani: «Voi potrete apprezzare lo spirito dell'opuscolo, se rifletterete che il suo autore è praticamente internato a causa della mancanza di una copertura bastevole per il di dietro e per i piedi, e che inoltre era ed è sotto la minaccia di veder presentarsi ad ogni momento alla sua famiglia una miseria veramente disastrosa. Il processo mi mise nei pasticci anche perché per cinque settimane, invece di lavorare per il pane, dovetti lavorare per il partito contro le macchinazioni del governo. Inoltre mi ha del tutto alienato alcuni editori tedeschi coi quali speravo di concludere un contratto per la mia Economia». Ma l’11 dicembre Schabelitz figlio, che intendeva curarne l'edizione, scriveva da Basilea a Marx che aveva appunto terminato di leggere le prime bozze di stampa. «Sono convinto che l'opuscolo farà un grande scalpore, perchè è un capolavoro». Schabelitz voleva tirarne 2.000 copie e fissare il prezzo dell'opuscolo a 10 Groschen d'argento, nella supposizione che in ogni caso una parte della tiratura sarebbe stata sequestrata.

Purtroppo tutta l'edizione fu sequestrata proprio quando la si doveva mandare dal villaggio di confine nel Baden, dove era rimasta sei settimane, nell'interno della Germania. Il 10 marzo Marx dava la brutta notizia ad Engels con queste amare parole: «In queste condizioni non si deve perdere la voglia di scrivere? Lavorar sempre pour le roi de Prusse!». Non si potè più appurare come erano andate le cose; il sospetto nutrito in principio da Marx contro l'editore si rivelò presto ingiustificato. Schabelitz voleva addirittura diffondere ancora nella Svizzera 500 copie che aveva trattenuto presso di sé, ma pare che non se ne sia fatto nulla, e per Marx la faccenda ebbe ancora l'amaro strascico che tre mesi dopo non propriamente Schabelitz in persona, ma il suo socio Amberger pretese da lui il rimborso delle spese di stampa per l'ammontare di 424 franchi.

Quello che era fallito in Svizzera, riuscì poi in America, dove, a dire il vero, l'apparire delle Rivelazioni non aveva ragione di preoccupare troppo il governo prussiano. La New England-Zeitung di Boston le ristampò, ed Engels ne fece tirare a sue spese 440 copie speciali che avrebbero dovuto essere diffuse in Renania con l'aiuto di Lassalle. La signora Marx fu per questo in corrispondenza con Lassalle, che si dimostrò abbastanza attivo, ma da questa corrispondenza non è possibile stabilire se lo scopo è stato effettivamente raggiunto.

Il libro trovò larga risonanza nella stampa tedesco-americana, dove specialmente Willich si dette da fare contro di esso, cosa che indusse di nuovo Marx a un piccolo scritto contro Willich, che uscì alla fine del 1853 col titolo: Il cavaliere della nobile coscienza. Oggi vale sì e no la pena di riesumarlo dal passato dove è sprofondato da tempo. Come sempre in lotte del genere, anche allora si è peccato da una parte e dall'altra, e, uscito vincitore dalla contesa, Marx rinunciò volentieri a trionfare sul vinto. Già nel 1860 egli diceva a proposito dei primi anni dell'emigrazione, che la più splendida difesa che si potesse farne era un confronto della sua storia con la storia contemporanea dei governi e della società borghese; ad eccezione di pochissime persone, non si poteva rimproverarle altro che delle illusioni, più o meno giustificate dalle condizioni dei tempi, e delle follie, che sorgevano di necessità dalle circostanze straordinarie in cui essa si trovò inaspettatamente coinvolta.

E quando, nel 1875, Marx preparò una seconda edizione delle Rivelazioni, esitò un istante domandandosi se non dovesse togliere la parte sulla frazione Willich-Schapper. E la lasciò stare, ma soltanto perchè, dopo più attenta riflessione, ogni mutilazione del testo gli parve una falsificazione di un documento storico, ma vi aggiunse : « La sconfitta violenta di una rivoluzione lascia nelle teste di chi vi ha partecipato, soprattutto di quelli scagliati nell'esilio, lontano dalla scena patria, una scossa che rende per così dire irresponsabili per un periodo più o meno lungo anche delle personalità in gamba. Esse non riescono più a ritrovarsi nel cammino della storia, non vogliono riconoscere che la forma del movimento è cambiata. Da qui il giocare alla cospirazione e alla rivoluzione, ugualmente compromettente per loro stesse e per la causa al cui servizio esse stanno; da qui anche gli sbagli di Schapper e di Willich. Willich dimostrò nella guerra nordamericana di essere qualcosa di più che un fantasticone, e Schapper, per tutta la vita campione del movimento operaio, riconobbe e confessò subito dopo la fine del processo di Colonia il suo temporaneo errore. Molti anni dopo, sul suo letto di morte, un giorno prima di morire, egli parlò ancora con mordace ironia di quei tempi delle "balordaggini degli esuli". D'altra parte, le circostanze nelle quali furono scritte le rivelazioni, spiegano l'amarezza dell'attacco agli involontari complici del comune nemico. Nei momenti di crisi la mancanza di riflessione diventa tradimento del partito, che richiede un'espiazione pubblica». Parole auree, tanto più in giorni in cui l'attenzione del «tono adatto» vien messa al di sopra della fedeltà ai principi.

Combattuta la battaglia e conquistata la vittoria, Marx era meno che mai uomo da serbar rancore. Concedette più di quanto occorreva che concedesse, quando nel 1860, di fronte a certe brusche osservazioni di Freiligrath sugli «elementi ambigui e abbietti» che si erano infiltrati nella Lega, ammetteva per parte sua: «è certo che durante le tempeste si accumuli della sporcizia, che nessun periodo rivoluzionario odori di estratto di rose, che qua e là ti resti addosso anche dell'immondizia d'ogni genere. Ma, o luna cosa o l'altra». Tuttavia poteva aggiungere a buon diritto: «Del resto, quando si riflette agli sforzi enormi fatti contro di noi da tutto il mondo ufficiale che, per rovinarci, non soltanto rasentava ma contravveniva al Code penal, quando si riflette alla faccia viziosa della "democrazia dell'idiozia", che non potè mai perdonare al nostro partito di avere più intelligenza e più carattere di quanto non ne avesse lei, quando si conoscono le vicende contemporanee di tutti gli altri partiti, e ci si domanda alla fine che cosa mai possa essere rinfacciato a tutto il partito, si giunge alla conclusione che in questo secolo decimonono esso si distingue per la sua purezza».

Con lo scioglimento della Lega dei Comunisti, si strapparono gli ultimi fili che legavano Marx con la vita pubblica della Germania. L'esilio, «la patria dei buoni», da questo momento fu per lui la seconda patria.