Weitling e Proudhon

Dal lato umano incomparabilmente più avvincente e dal punto di vista del contenuto incomparabilmente più importante della critica della filosofia posthegeliana, fu la presa di posizione di Marx nei riguardi dei due geniali proletari che influirono notevolmente sui suoi esordi. Weiding e Proudhon erano nati proprio nella classe operaia, nature sane e potenti, riccamente dotate e così favorite dalle circostanze che sarebbe davvero stato loro possibile appartenere a quelle rare eccezioni sulle quali si fondò la convinzione piccolo-borghese che a ogni talento della classe lavoratrice sarebbe aperta l'ascesa tra le file della classe pos­sidente. Tutti e due hanno sdegnato questa strada e hanno spontanea­mente scelto la povertà, per combattere per i loro compagni di classe e di sofferenze.

Uomini considerevoli, pieni di forza vigorosa, creati per godere di ogni gioia della vita, essi si esposero a tutte le privazioni per raggiungere la loro meta. «Un piccolo alloggio per la notte, spesso in tre in una stanzetta, un pezzo di tavola come scrittoio e ogni tanto una tazza di caffè nero », così viveva Weitling, quando il suo nome spaventava ormai i potenti della terra, e similmente viveva Proudhon nella sua stan­zetta di Parigi, quando il suo nome aveva già una fama europea, « vestito di un giubbone di lana fatto a maglia e con gli zoccoli di legno ai piedi ».

In tutti e due si univano la cultura tedesca e quella francese. Weitling era figlio di un ufficiale francese e si affrettò a recarsi a Parigi appena ebbe una certa età, per bere alla sorgente del socialismo francese. Prou­dhon era originario della antica franca contea della Borgogna che era stata annessa alla Francia soltanto sotto Luigi XIV; si è sempre voluto vedere in lui la testa tedesca o magari la testa balzana dei tedeschi, In ogni caso, quando egli giunse a maturità spirituale, fu attratto verso la filosofia tedesca, tra i cui rappresentanti Weitling vedeva soltanto «cer­velli nebulosi », mentre a sua volta Proudhon non aveva mai giudizi abbastanza taglienti sul conto dei grandi utopisti ai quali Weitling riconosceva quanto di meglio c'era nel suo pensiero.

Comune fu in loro soprattutto la fama e il destino. Essi furono i primi proletari moderni i quali fornissero la prova storica dello spirito e della forza, la prova storica che la classe operaia moderna poteva li­berare se stessa, e rompessero per la prima volta il circolo vizioso in cui si muovevano movimento operaio e socialismo. Per questo essi hanno fatto epoca e la loro opera è stata esemplare ed ha avuto un effetto fecondo per il sorgere del socialismo scientifico. Nessuno ha salutato con lodi maggiori di quel che abbia fatto Marx gli esordi di Weitling e Proudhon. Quello che la soluzione critica della filosofia hegeliana gli aveva primamente fornito come risultato speculativo, egli lo vide confer­mato nella vita reale anzitutto da Proudhon e Weitling.

Ma come ebbero in comune la stessa gloria, così i due uomini eb­bero in comune anche il destino. Nonostante ogni comprensione e pre­visione dei fatti, Weitling non superò mai le posizioni degli artigiani tedeschi, e Proudhon quelle dei piccoli borghesi francesi. Così si sepa­rarono dall'uomo che seppe completare gloriosamente quanto essi ave­vano brillantemente cominciato. Non è avvenuto per vanità personale, né per testarda presunzione, anche se luna cosa e l'altra possa essere comparsa più o meno, quanto più essi si sentivano che la corrente dello sviluppo storico li abbandonava sul greto. Le loro polemiche con Marx mostrano che essi proprio non compresero dove questi mirasse. Essi divennero vittime di una ristretta coscienza di classe, che fu tanto più grave di conseguenze in quanto operava in loro inconsapevolmente.

Weitling giunse a Bruxelles al principio del 1846. Dopo che la sua agitazione nella Svizzera era rimasta paralizzata per le sue stesse contrad­dizioni interne ed era caduta per una violenza brutale, egli passò a Londra, dove già con la gente della Lega dei Giusti non poté venire a capo di nulla. Egli andò incontro al suo crudele destino proprio perché cercò di salvarsi da esso abbandonandosi a oscuri atteggiamenti profetici. Invece di gettarsi a fondo nel movimento operaio inglese, nel momen­to in cui l'agitazione cartista innalzava le sue ondate possenti, egli la­vorò a una teoria logica e glottologica per creare una lingua universale, che da questo momento diventò sempre più la sua fisima esclusiva. Af­frontò temerariamente compiti per i quali le sue capacità e le sue co­gnizioni non erano affatto all'altezza, e finì in un isolamento spirituale che lo separò sempre di più dalla vera sorgente della sua forza, dalla vita della sua classe.

Trasferirsi a Bruxelles era comunque la cosa più accorta ch'egli potesse fare, perché se era ancora possibile salvarlo spiritualmente, Marx era l'uomo che poteva guarirlo. Che Marx gli abbia dato ospitalmente il benvenuto, è testimoniato non soltanto da Engels, ma è stato anche riconosciuto dallo stesso Weitling. Ma una comprensione spirituale si dimostrò impossibile; in una riunione di comunisti di Bruxelles, che ebbe luogo il 30 marzo 1846, Marx e Weitling ebbero un violento scontro; che Marx fosse stato provocato da Weitling nel modo più irri­tante, lo dice lo stesso Weitling in una lettera a Hess. Proprio allora erano in corso le trattative per la nuova impresa editoriale, e Weitling aveva insinuato che si volesse tagliarlo fuori dalle « fonti finanziarie » e farsi la parte del leone con « traduzioni ben pagate ». Tuttavia, anche dopo di ciò, Marx fece per Weitling tutto ciò che poté; in seguito ad un resoconto avuto dallo stesso Weitling, Hess scriveva il 6 maggio da Verviers a Marx : « C'era da aspettarsi da parte tua che la tua ostilità contro di lui non arrivasse fino alla chiusura ermetica della tua borsa, finché ci avevi ancora qualche soldo dentro ». Ma Marx ci aveva dentro disperatamente poco.

Ma pochi giorni dopo Weitling spinse le cose fino a una rottura ir­rimediabile. La propaganda svolta in America da Kriege non aveva corrisposto alle speranze che anche Marx ed Engels vi avevano riposto. Il Volkstribun, un settimanale edito da Kriege a New York, si abban­donava in modo fanciullesco e pomposo a sentimentalismi e fantasti­cherie che non avevano nulla a che fare coi principi del comunismo e che dovevano demoralizzare al massimo gli operai. Anche peggio era il fatto che Kriege cercasse di cavare qualche dollaro per il suo giornale dai milionari americani con grottesche petizioni. E per di più si atteg­giava a portavoce letterario del comunismo tedesco in America, in modo che per i veri portavoce cerano tutti i motivi di protestare contro questa compromettente comunanza.

Il 16 maggio Marx ed Engels e i loro amici decisero di levare questa protesta, minuziosamente motivata, in una circolare ai loro compagni di fede, e di mandarla anzitutto perché fosse pubblicata nel giornale di Kriege. Unico e solo, Weitling si tirò indietro con pretesti che non dicevano nulla: il Volkstribun era un organo comunista che corrispon­deva pienamente alla situazione americana; il partito comunista aveva nemici così potenti e così numerosi in Europa, che non bisognava che rivolgesse le sue armi contro l'America, e tanto meno contro se stesso. Né Weitling si accontentò di questo, ma inviò una lettera a Kriege per metterlo in guardia contro gli autori della protesta, come da « intriganti sopraffini ». « Nella testa di questa Lega possente e piena di denaro, composta di circa una dozzina o una ventina di persone, non s'agita altro che la lotta contro quel reazionario che sarei io. Per primo taglieranno la testa a me, poi agli altri, e da ultimo ai loro amici, alla fine di tutto taglieranno il collo a se stessi.... E per questa attività sono adesso a disposizione somme enormi, ma per me nessun editore. Io sto da questa parte tutto solo con Hess, ma Hess è come me messo al bando ». Ormai anche Hess abbandonava quest'uomo accecato.

Kriege stampò la protesta dei comunisti di Bruxelles, che poi fu riprodotta anche da Weydemeyer nel Westfdlisches Dampfboot, ma vi aggiunse come contravveleno la lettera di Weitling o almeno i suoi passi più aspri, e invitò l'Associazione per la riforma sociale, organiz­zazione operaia tedesca che aveva scelto come proprio organo il suo settimanale, a chiamare Weitling come redattore e a mandargli il denaro necessario per il viaggio. Così Weitling scomparve dall'Europa.

Negli stessi giorni di maggio, si avviò anche la rottura tra Marx e Proudhon. Per ovviare alla mancanza di un organo di stampa, Marx e i suoi amici si aiutavano con circolari stampate o litografate, come nel caso di Kriege; ma oltre a ciò si adoperavano a mantenere rapporti stabili di corrispondenza tra le località principali dove risiedevano dei comunisti. Di uffici di corrispondenza del genere ce n'erano a Bruxelles e a Londra, e si doveva istituirne uno anche a Parigi. Marx aveva scritto a Proudhon pregandolo di farne parte. E Proudhon accettò, in una let­tera da Lione in data 17 maggio 1846, anche se non poteva promettere di scrivere né spesso né molto. Ma egli nello stesso tempo appro­fittò dell'occasione per rivolgere a Marx una grossa predica morale, che doveva mostrare a quest'ultimo l'abisso che si era aperto tra loro due.

Ora Proudhon si pronunciava per un « quasi assoluto antidogma­tismo» nelle questioni economiche. Marx non doveva cadere nella con­traddizione del suo compatriota Martin Lutero, che dopo il rovesciamento dell'ortodossia cattolica si era subito accinto, con grande uso di anatemi e di scomuniche, a fondare una teologia protestante. « Non creiamo nuovo lavoro al genere umano con nuovi guazzabugli, diamo al mondo l'esempio di una tolleranza saggia e preveggente, non ci atteggiamo ad apostoli di una nuova religione, sia pure della religione della logica e della ragione». Proudhon voleva insomma, proprio come i veri socialisti, mantenere la bella confusione, il cui superamento era per Marx la con­dizione pregiudiziale della propaganda comunista.

Di una rivoluzione, a cui aveva creduto per lungo tempo, Proudhon non voleva più saperne : « Preferisco bruciare la proprietà a fuoco lento piuttosto che darle nuova forza con una notte di San Bartolomeo dei proprietari ». E prometteva di spiegare esaurientemente, in un'opera già in corso di stampa, come si dovesse risolvere questo problema, e di" sottomettersi di buona voglia al flagello che Marx vi avrebbe eser­citato contro, in attesa di prendersi la rivincita. « Devo dirLe di passaggio che mi sembra che le intenzioni della classe operaia francese coincidano con le mie; i nostri proletari hanno una così grande sete di sapere che si sarebbe accolti molto male da loro se non gli si offrisse da bere altro che sangue ». Per concludere Proudhon spezzava una lancia a favore di Karl Grùn, contro la cui mal intesa hegelianeria Marx lo aveva messo in guardia. Data la sua ignoranza della lingua tedesca, non poteva con­tare che su Grùn ed Ewerbeck per studiare Hegel e Feuerbach, Marx ed Engels. Grùn voleva tradurre in tedesco il suo ultimo libro, e Marx poteva essere così gentile da aiutare a diffondere questo libro; ciò sarebbe stato onorevole per tutti. La conclusione suona quasi come uno scherno, anche se non voleva esserlo. Ma non poteva certo essere edificante per Marx vedersi raffi­gurato nel pomposo gergo di Proudhon come un bevitore di sangue. Tanto più doveva suscitare sospetti l'affaccendarsi di Grùn, e si do­vette ad esso, anche se vi si aggiunsero altri motivi, se Engels nell'agosto del 1846 si decise a trasferirsi temporaneamente a Parigi e ad assumersi l'incarico di corrispondente da questa città che era pur sempre il posto più importante per la propaganda comunista. Bisognava che i comunisti di Parigi fossero informati sulla rottura con Weitling, sulla storia delle edizioni in Vestfalia e su tutto ciò che avesse potuto far chiasso, tanto più che non avevano un saldo punto d'appoggio né in Ewerbeck né tanto meno in Bernays.

Da principio le informazioni che Engels mandava in parte all'ufficio di corrispondenza di Bruxelles, in parte a Marx personalmente, suona­vano ancora piene di speranza, ma a poco a poco risultò che Grùn aveva radicalmente compromesso la faccenda E quando lo scritto di Proudhon, che uscì nell'autunno, non fece in realtà che seguire quella via senza uscita a cui la sua lettera aveva già accennato, allora Marx ci lasciò andar sopra il suo flagello, secondo i desideri di Proudhon, ma senza che questi mantenesse poi la promessa di una rivincita altrimenti che rispon­dendo con grossolane ingiurie.