La Lega dei Comunisti

Nel 1847 la colonia comunista di Bruxelles si era sviluppata in modo imponente.

A dire il vero non vi si trovava nessun talento che potesse misurarsi con Marx o Engels. Talvolta sembrava che o Moses Hess o Wilhelm Wolff, che collaboravano tutte due alla Deutsche Brusseler Zeitung sarebbe divenuto il terzo della partita. Ma alla fine nessuno de! due lo è diventato. Hess non riuscì mai a liberarsi dalla ragnatela filosofica, e il modo aspramente offensivo con cui il Manifesto comunista giudico i suoi scritti portò alla sua rottura completa con Marx ed Engels.

Più recente era la loro amicizia con Wilhelm Wolff, venuto a Bruxelles soltanto nella primavera del 1846, ma essa ha resistito a tutte le tempeste fino a che non la sciolse la morte prematura di Wolff.

Ma Wolff non era un pensatore originale, e come scrittore, rispetto a Max ed Engels, non godeva soltanto dei lati buoni della « maniera popolaresca ». Era originario di una famiglia di contadini della Slesia, servi della gleba per generazioni, ed era arrivato agli studi universitari attraverso fatiche indicibili, e lì aveva nutrito sui grandi pensatori e poeti dell'antichità il suo odio ardente contro gli oppressori della sua classe. Era stato trascinato dall'una all'altra delle fortezze slesiane per qualche anno come demagogo, e poi, come insegnante privato a Breslavia, aveva condotto una instancabile guerriglia con la burocrazia e la censura, finché, nuovamente processato, si indusse ad andare all'estero piuttosto che irrancidire nelle prigioni prussiane.

Sin dal periodo di Breslavia era divenuto amico di Lassalle, come più tardi di Marx ed Engels, e tutti e tre hanno adornato la sua tomba con allori che non appassiranno. Wolff apparteneva a quelle nobili nature che, secondo la parola del poeta, pagano di persona; il suo carat­tere saldo quanto una quercia, la sua fedeltà incorruttibile, la sua severa coscienziosità, il suo inalterabile disinteresse, la sua tranquilla modestia facevano di lui un campione di lottatore rivoluzionario e spiegavano la profonda stima con cui, a parte tutto l'amore e tutto l'odio, solevano parlare di lui sia i suoi amici politici che i suoi nemici politici.

Alquanto in seconda linea in confronto a Wilhelm Wolff, faceva parte del circolo degli intimi di Marx ed Engels il suo omonimo Ferdinand Wolff; ed anche Ernst Dronke, che aveva scritto un libro eccellente sulla Berlino prequarantottesca ed era stato condannato a due anni di fortezza per un presunto reato di lesa maestà in esso perpetrato, arrivò soltanto alla dodicesima ora dopo la sua fuga dalle casematte di Wesel. Apparteneva poi alla cerchia più intima anche Georg Weerth, che Engels conosceva sin dal tempo in cui viveva a Manchester, e Weerth, anche lui impiegato in una ditta tedesca, a Bradford. Weerth era un autentico poeta, e appunto per questo privo di ogni pedanteria propria della corporazione dei poeti; anche egli è scomparso per morte prematura, e nessuna mano pietosa ha raccolto finora i versi che egli cantò con lo spirito del proletariato in lotta e disperse senza curarsene.

Intorno a questi lavoratori dello spirito si riunivano poi abili la­voratori del braccio, primi di tutti Karl Wallau e Stephan Born, i due tipografi della Deutsche Brusseler Zeitung.

Inoltre Bruxelles, capitale di uno Stato che si atteggiava a modello di monarchia borghese, era il luogo più adatto per allacciare relazioni internazionali, perlomeno finché Parigi, che era sempre il centro della rivoluzione, restava sotto l'oppressione delle famigerate leggi di settem­bre. Nel Belgio stesso Marx ed Engels avevano buone relazioni con gli uomini della rivoluzione del 1830; in Germania, soprattutto a Co­lonia, contavano vecchi e nuovi amici, accanto a Georg Jung soprattutto i medici d'Ester e Daniels; a Parigi, Engels si legò al partito socialista-democratico e soprattutto ai suoi rappresentanti ideologici, Louis Blanc e Ferdinand Flocon, che dirigeva l'organo di questo partito, la Réforme. Relazioni anche più strette esistevano con la frazione rivoluzionaria dei cartisti, con Julian Harney, direttore del Northern Star, e con Ernest Jones, che era stato educato in Germania. Sotto l'influsso spirituale di questi dirigenti cartisti vivevano i Fraternal Democrats, organizzazione internazionale nella quale, attraverso Karl Schapper, Josef Moli e altri membri, era rappresentata anche la Lega dei Giusti.

Ora, proprio da questa Lega partì nel gennaio 1847 la spinta de­cisiva. Essa, in quanto «Comitato comunista di corrispondenza di Londra», era legata con il «Comitato di corrispondenza di Bruxelles», ma i rapporti reciproci erano molto freddi. Da una parte regnava una certa diffidenza verso i « dotti » che non riuscivano ancora a sapere di che cosa propriamente soffrisse il proletariato, dall'altra parte la dif­fidenza contro i « vagabondi », cioè contro la limitatezza artigianesca-corporativa che era ancora fortissima tra gli operai tedeschi di allora. Engels, che a Parigi aveva il suo bel da fare a sottrarre i « vagabondi » di là all'influsso di Proudhon e di Weitling, riteneva invero che i « vaga­bondi » di Londra fossero i soli coi quali si potesse trattare, ma di fronte a un indirizzo che la Lega dei Giusti aveva diramato nell'autunno del 1846 a proposito della questione dello Schleswig-Holstein dichiarò pari pari che era uno « sconcio » ; i suoi autori avevano appreso dagli inglesi per l'appunto le balordaggini : la totale ignoranza di tutta la situazione realmente esistente e l'incapacità di concepire uno sviluppo storico.

Più di un decennio dopo, Marx così si espresse sulla sua posizione di allora nei riguardi della Lega dei Giusti : « Noi pubblicammo con­temporaneamente una serie di pamphlets in parte stampati, in parte litografati, nei quali quel miscuglio di socialismo o comunismo franco-inglese e di filosofia tedesca, che allora costituiva la dottrina segreta della Lega, era sottoposto ad una critica spietata, e in sua vece si prospettava ce­rne unica base teorica solida una considerazione scientifica della struttura economica della società borghese, e infine si spiegava in forma popolare come non si trattasse di attuare un qualche sistema utopistico, ma di partecipare consapevolmente al processo di rivoluzionamento della so­ci età che si andava svolgendo sotto i nostri occhi». Alla efficacia di queste prese di posizione Marx attribuiva il fatto che la Lega dei Comunisti inviasse a Bruxelles nel gennaio del 1847 uno dei membri del suo Comitato centrale, l'orologiaio Josef Moli, per invitare lui ed Engels a entrare nella Lega che aveva intenzione di accettare la loro concezione.

Purtroppo non si è conservato nessuno degli opuscoli di cui Marx parla, eccetto la circolare contro Kriege, che fra l'altro viene preso in giro come emissario e profeta di una lega segreta di Esseni, la « Lega della giustizia ». Kriege mistificava lo sviluppo storico reale del comu­nismo nei diversi paesi d'Europa descrivendo la sua origine e i suoi progressi sulla base di intrighi favolosi e romanzeschi, del tutto cam­pati in ara, di questa Lega di Esseni e diffondendo le più folli fantasie circa la sua forza.

Se la circolare ha avuto efficacia sulla Lega dei Giusti, essa ha dimostrato proprio con questo che i suoi membri erano qualcosa di più che dei « vagabondi », e che essi avevano appreso dalla storia in­glese qualcosa di meglio di quello che Engels supponeva. Essi seppero apprezzare la circolare, per quanto poco amichevolmente vi fosse citata la loro Lega di Esseni, meglio di quanto non fece Weitling, che non vi era affatto tartassato, ma che si schierò subito dalla parte di Kriege. In realtà la Lega dei Giusti, data la possibilità di contatti internazionali offerti da Londra, si era conservata più fresca e più potente delle sezioni di Zurigo e anche di Parigi. Destinata inizialmente alla propaganda tra gli operai tedeschi, in quella capitale del mondo aveva preso un carattere internazionale. Nelle continue relazioni con profughi di tutti i paesi del mondo, e al cospetto del movimento cartista, che alzava ondate sem­pre più possenti, i suoi dirigenti acquistarono una capacità di guardare lontano, che oltrepassava di gran lunga le posizioni artigianesche. Ac­canto ai vecchi dirigenti Schapper, Bauer e Moli, e più di loro, si fecero luce il miniaturista Karl Pfànder di Heilbronn e il sarto Georg Eccarius della Turingia per le loro doti di comprensione ideologica.

La procura scritta di mano di Schapper e datata al 20 gennaio 1847, con la quale Moli si presentò a Bruxelles da Marx e poi a Parigi da Engels, è redatta ancora in modo molto circospetto; essa autorizza il latore a dare informazioni sulla situazione della Lega e a fornire esatta informazione su tutti gli argomenti d'importanza. A voce Moli si espresse più liberamente. Egli invitò Marx ad entrare nella Lega e superò le sue remore iniziali comunicandogli che i dirigenti centrali avevano l'intenzione di convocare a Londra un congresso della Lega, per presentare in un pubblico manifesto come dottrina della Lega le opinioni cri­tiche sostenute da Marx e da Engels. Tuttavia Marx ed Engels dovevano aiutare a contrastare gli elementi ormai invecchiati e recalcitranti, e per questo fine dovevano entrare nella Lega.

Così si decisero a entrarvi. Tuttavia, nel congresso che ebbe luogo nell'estate del 1847, si giunse soltanto a un'organizzazione democratica della Lega, come si confaceva a un'associazione di propaganda che vo­leva sì agire in segreto, ma che si teneva lontana da ogni attività di tipo cospiratorio. La Lega si organizzò in comunità che non dovevano contare meno di tre e più di dieci membri, in circoli, circoli direttivi, co­mitato centrale e congresso. Suo scopo fu dichiarato l'abbattimento cella borghesia, il dominio del proletariato, l'abolizione della vecchia società fondata sugli antagonismi di classe, la fondazione di una nuova società senza classi e senza proprietà privata.

Era conforme al carattere democratico della Lega, che da questo momento si chiamò Lega dei Comunisti, che i nuovi statuti fossero prima sottoposti alla discussione delle singole comunità. La decisione de­finitiva su di essi fu rinviata a un secondo congresso, che avrebbe dovuto aver luogo prima della fine dell'anno e deliberare insieme il nuovo pro­gramma della Lega. Marx non partecipò al primo congresso, ma Engels sì, come rappresentante delle comunità parigine, e Wolff come rappre­sentante delle comunità di Bruxelles.