Il vero socialismo

La seconda parte dell'opera progettata doveva occuparsi del socialismo tedesco nei suoi diversi profeti, risolvere criticamente « tutta quella scipita e insulsa letteratura del socialismo tedesco ».

Si alludeva con ciò a uomini come Moses Hess, Karl Griin, Otto Liining, Hermann Piittmann e altri, che avevano creato una rispettabile letteratura, ricca anche di riviste: il Gesellschaftspiegel, che uscì come rivista mensile dall'estate del 1845 all'estate del 1846, poi i Rheinische Jahrbucher e il Deutsches Burgerbuch, di ciascuno dei quali nel 1845 e nel 1846 uscirono due annate, inoltre il Westfàlisches Dampjboot, rivista mensile che cominciò pure nel 1845, ma restò in vita fino al periodo della rivoluzione tedesca, e infine singoli giornali come la Triersche Zeitung.

Quello strano fenomeno che Ruge una volta battezzò « vero » so­cialismo, nome che fu accolto da Marx ed Engels in senso derisorio, ebbe una vita molto breve. Nel 1848 era già scomparso senza lasciar traccia; al primo colpo della rivoluzione si dissolse da sé. Per lo sviluppo spi­rituale di Marx esso non ha avuto alcun significato; egli gli stette di fronte fin dal principio come un critico superiore. Ma l'aspro giudizio, che egli ne dà nel Manifesto comunista, non rispecchia in modo esauriente la sua posizione di fronte a questo socialismo; per un certo tempo egli lo ha ritenuto un mosto che, con tutto il suo comportamento assurdo, avrebbe però potuto dare del vino. La stessa cosa valeva, ed in grado anche maggiore, per Engels. Engels pubblicò insieme con Moses Hess il Gesellschaftspiegel, al quale anche Marx collaborò una volta. Con Hess tutte due collaborarono variamente nel periodo di Bruxelles, e pareva quasi che questi fosse tutto compenetrato delle loro idee. Marx si è spesso adoperato perché Heine col­laborasse ai Rheinische Jahrbucher, e, se non ha pubblicato nulla di lui, questa rivista ha però pubblicato, come anche il Deutsches Burgerbuch, edito anch'esso da Piittmann, articoli di Engels. Sia Marx che Engels hanno collaborato al Westfdlisches Damffboot. Marx vi ha pubblicato l'unico passo della seconda parte della Ideologia tedesca che sia finora venuto alla luce: una critica profondamente acuta di una specie di romanzo d'appendice che Karl Griin aveva pubblicato sul movimento sociale in Francia e in Belgio.

Il fatto che. anche il vero socialismo si era sviluppato dalla disso­luzione della filosofia hegeliana ha portato ad affermare che anche Marx ed Engels vi avessero originariamente appartenuto e che proprio pei questo l'abbiamo in seguito tanto più aspramente criticato. Ma la cosa non corrisponde affatto a verità. La verità era piuttosto che tutte due le parti erano pervenute al socialismo muovendo da Hegel e Feuerbach, ma Marx ed Engels avevano studiato l'essenza di questo socialismo nella rivo­luzione francese e nell'industrialismo inglese, mentre i veri socialisti si accontentavano di tradurre le formule e le parole d'ordine socialiste in un « corrotto tedesco hegeliano ». Marx ed Engels si adoperarono a far loro superare questa posizione, pensando, abbastanza gratuitamente, di dover riconoscere in tutta la corrente un prodotto della storia tedesca. Era abbastanza lusinghiero per Grùn e consorti che la loro interpreta­zione del socialismo, come oziosa speculazione sull'attuazione dell'essere umano, venisse paragonata al fatto che anche Kant aveva inteso le espressioni di volontà della grande rivoluzione francese soltanto come leggi della volontà veramente umana.

In questa loro attività pedagogica nei riguardi del vero socialismo, Engels e Marx non hanno mancato né di indulgenza né di severità. Nel Gesellschaftspiegel del 1845 Engels, come condirettore, ha ancora lasciato passare al buon Hess qualche cosa che personalmente doveva dargli molto fastidio; nel Deutsches Burgerbuch del 1846 però dette già del filo da torcere ai veri socialisti. « Un po' di " umanità ", come ultimamente si chiama la faccenda, un po' di "realizzazione" di questa umanità o piuttosto di questo mostro, un pochino sulla proprietà — di terza o di quarta mano, — un po' di gemiti sul proletariato, organizzazione del la­voro, lugubri associazioni per l'elevazione delle classi più umili del po­polo, e insieme un'ignoranza senza limiti dell'economia politica e della società in concreto: a questo si riduce tutta la faccenda, che per di più, grazie alla apartiticità nella teoria, alla " assoluta tranquillità " del pen­siero, perde l'ultima goccia di sangue, l'ultima traccia di energia e di attività. E con questa lagna si vuole rivoluzionare la Germania, mettere in moto il proletariato, far pensare ed agire le masse ». L'attenzione al proletariato e alle masse determinava in prima istanza la posizione che Marx ed Engels avevano preso nei riguardi del vero socialismo. Se tra tutti i suoi rappresentanti essi combatterono nel modo più violento Karl Grùn, ciò non fu soltanto perché in realtà egli presentava più punti scoperti, ma anche perché egli, vivendo a Parigi, provocava un'insana­bile confusione tra gli operai di là ed esercitava un influsso funesto su Proudhon. E se nel Manifesto comunista essi si discostarono dal vero socialismo, con estremo rigore, e anche con chiara allusione al loro finora amico Hess, ciò avvenne perché così essi inauguravano un'agita­zione pratica del proletariato internazionale.

Ed era anche in relazione con questo il fatto che essi vollero magari ancora perdonare al vero socialismo la « pedantesca innocenza », con la quale esso « prendeva così solennemente sul serio e andava strombaz­zando ciarlatanescamente le sue maldestre esercitazioni scolastiche », ma non però l'appoggio che secondo loro esso forniva ai governi. La lotta della borghesia contro l'assolutismo prequarantottesco e il feudalesimo, avrebbe dovuto offrirgli la « bramata occasione » di colpire alle spalle l'opposizione liberale. « Esso servì ai governi tedeschi assoluti, col loro se­guito di preti, maestri di scuola, gentiluomini di campagna e burocrati, come un utile spauracchio contro la borghesia che si levava minacciosa. Esso fu il complemento dolciastro delle amare sferzate e fucilate con cui quei governi accoglievano le sommosse degli operai tedeschi»1. Ciò era parecchio esagerato per quanto riguardava la sostanza, e assolutamente ingiusto per quanto riguardava le persone.

Marx stesso nei Deutsch-Franzòsische Jahrbucher, aveva additato la particolarità della situazione tedesca, dove la borghesia non poteva sollevarsi contro i governi senza che il proletariato già si sollevasse contro la borghesia. Compito del socialismo era perciò quello di sostenere il liberalismo dove esso era ancora rivoluzionario, di combatterlo dove era già reazionario. Nei suoi particolari non era facile assolvere questo compito; anche Marx ed Engels hanno in certe occasioni difeso il libe­ralismo come ancora rivoluzionario, quando era già reazionario. A dire il vero, i veri socialisti, soprattutto Karl Griin, ma anche Moses Hess, molto meno Otto Lùning, che dirigeva il Westfdlisches Dampfboot, si sono spesso sbagliati nella direzione opposta e hanno condannato in tutto e per tutto il liberalismo, ciò che non poteva che riuscire gradito ai governi. Ma per quanto essi abbiano potuto peccare in questo senso, ciò è avvenuto per insipienza e incomprensione, e non con l'intenzione di sostenere i governi. Nella rivoluzione che pronunciò la condanna di morte su tutte le loro fantasie, essi sono stati assolutamente all'ala sinistra della borghesia; a tacere del tutto di Hess, che ha combattuto ancora nelle file della socialdemocrazia, nessun altro dei veri socialisti è passato dalla parte del governo; di tutte le sfumature del socialismo borghese, quelle di allora e magari quelle di oggi, i veri socialisti su questo punto hanno addirittura la coscienza più pulita.

Essi avevano anche tutto il rispetto possibile per Marx ed Engels, ai quali tenevano volentieri aperte le loro riviste, perfino se nei loro ar­ticoli essi stessi si prendevano una buona ripassata; non a malizie segrete, ma ad una palese mancanza di chiarezza si dovette se essi non riuscirono a rompere il guscio. Essi cantavano con particolare predilezione la vecchia cara canzone filistea : « Zitti, zitti, piano piano »; pensavano che in un partito giovane la cosa non doveva esser presa così sul serio, e, in spiega­zioni che si rendessero eventualmente necessarie, non si doveva almeno rompere il tono amichevole, divenire addirittura troppo amari e scostanti; nomi famosi come Bauer, Ruge, Stirner, secondo loro, avrebbero dovuto essere risparmiati. Così in Marx essi avevano trovato davvero il pane per i loro denti; una volta egli scrisse: «Resta caratteristico per queste vecchie femmine il fatto che esse volevano assopire e inzuccherare ogni reale lotta di partito ». Tuttavia, con questa sana concezione, egli trovò qua e là comprensione anche tra i veri socialisti; in particolare, in Josef Weydemeyer, che era cognato di Lùning e aveva fatto parte della re­dazione del Westfdlisches Dampfboot, Marx ed Engels acquistarono uno dei loro più fedeli seguaci.

Weydemeyer, originariamente tenente di artiglieria prussiano, aveva lasciato il servizio militare a causa delle sue convinzioni politiche, ed era entrato negli ambienti del vero socialismo come vice-direttore della Triersche Zeitung, che era sotto l'influenza di Karl Grùn. Non si sa se nella primavera del 1846 egli si recasse a Bruxelles per un altro motivo o già per conoscere Marx ed Engels; comunque diventò presto intimo di tutti e due e avversario dichiarato dei piagnistei sulla loro critica spietata, con la quale anche suo cognato Lùning era d'accordo. Originario della Vestfalia Weydemeyer aveva qualcosa di quel modo di fare tranquillo e addirittura pesante, ma fidato e tenero, che si suole attribuire alla sua gente. Non è mai stato uno scrittore particolarmente dotato; quando tornò in Germania, trovò un posto di geometra nella costruzione della ferrovia Colonia-Minden e collaborò solo marginalmente al Westfdlisches Dampfboot. Ma coi suoi modi pratici cercava di rimediare a un altro bisogno che per Marx ed Engels quanto più durava tanto più diventava sensibile, il bisogno di un editore.

Il Literarisches Kontor di Zurigo era loro sbarrato per i rancori di Ruge; sebbene Ruge riconoscesse che Marx non avrebbe scritto fa­cilmente cose cattive, tuttavia usò tutti i mezzi col suo socio Fròbel per impedirgli ogni rapporto d'affari con Marx. Wigand di Lipsia, il principale editore dei Giovani hegeliani, aveva però già rifiutato in un altro caso una critica su Bauer, Feuerbach e Stirner. Così fu graditis­sima la prospettiva che si aprì quando Weydemeyer, nella sua patria Vestfalia, scovò due ricchi comunisti, Julius Meyer e Rempel, che si dichiararono disposti ad anticipare il capitale necessario per un'impresa editoriale. Essa avrebbe dovuto essere subito impiantata in grande e co­minciare con non meno di tre produzioni: l'Ideologia tedesca, una bi­blioteca di scrittori socialisti ed una rivista trimestrale tra i cui direttori, accanto a Marx ed Engels, era previsto anche Hess.

Però, quando si trattò di pagare i due capitalisti rifiutarono, nono­stante gli accordi orali presi non soltanto con Weydemeyer ma anche con Hess, Al momento buono si presentarono « difficoltà commerciali » che paralizzarono il loro slancio comunista di sacrificio. Così ci fu un'amara delusione, che Weydemeyer rese anche più amara offrendo senza successo il manoscritto della Ideologia tedesca ad altri editori, e raccogliendo tra i compagni d'idee della Vestfalia qualche centinaio di franchi per allontanare da Marx la più nera miseria. Della profonda onestà sua ci dà testimonianza il fatto che, se egli ebbe colpa di queste piccole balordaggini, le fece però presto dimenticare a Marx ed Engels.

Soltanto, il manoscritto della Ideologia tedesca era ormai definitiva­mente abbandonato alla critica roditrice dei topi.