La Comunicazione confidenziale

Intanto Borkheim continuava la sua campagna contro Bakunin.

Il 18 febbraio si lamentò con Marx che la Zukunft, organo di Johann Jacoby, non aveva voluto accettare, come Marx scrisse a Engels, “un'enor­me lettera su cose russe, un indescrivibile guazzabuglio, che saltava sem­pre di palo in frasca”. Nello stesso tempo Borkheim insinuò dei sospetti su Bakunin “per certe storie di denaro”, sull'autorità di Katkov, che in giovinezza era stato compagno d'idee di Bakunin ma poi era pas­sato in campo reazionario; Marx non vi dette nessun valore, e altret­tanto fece Engels, che con filosofica tranquillità osservò: “Pompar quattrini è un sistema per vivere troppo abituale nei russi, perché un russo possa rimproverarlo a un altro”. Ricollegandosi direttamente a quanto aveva comunicato sugli attacchi di Borkheim, Marx scrisse che il Consiglio Generale doveva decidere se era stato giusto espellere dall'In­ternazionale, a Lione, un certe Richard, che più tardi si smascherò real­mente come un traditore, e aggiunse che a parte il suo servile attacca­mento a Bakunin, unito a una certa presunzione, non sapeva che cosa si potesse rimproverare a Richard. “Pare che la nostra ultima circolare abbia fatto gran sensazione e che in Svizzera e in Francia sia cominciata una caccia ai bakuninisti. Ma ce una misura in tutte le cose, e provvederò affinché non si facciano ingiustizie”.

In netto contrasto con questa buona intenzione era una Comunicazio­ne confidenziale che alcune settimane dopo, il 28 marzo, Marx inviò, per mezzo di Kugelmann, al Comitato di Brunswick degli eisenachiani. La parte principale della Comunicazione era costituita dalla circolare del Consiglio Generale del 1° gennaio, che era stata destinata soltanto a Gine­vra e ai consiglieri federali della Svizzera francese, e aveva già raggiunto da tempo il suo scopo suscitando per di più quella “caccia” ai baku­ninisti che Marx disapprovava. Dopo questa spiacevole esperienza non si capisce perché Marx mandasse la circolare in Germania, soprattutto quando in Germania non esistevano affatto seguaci di Bakunin.

Ancor meno si capisce perché nella sua Comunicazione confiden­ziale Marx accompagnasse la circolare con una introduzione e una po­stilla assai più adatte a provocare una “caccia” proprio contro Baku­nin. L'introduzione cominciava con aspri rimproveri all'indirizzo di Ba­kunin, che prima aveva tentato di introdursi nella Lega della Pace e della Libertà, la cui Giunta esecutiva però lo sorvegliava quale “russo sospet­to” ; dopo aver fatto fiasco in questa Lega, con le sue assurdità program­matiche, aveva aderito all'Internazionale, con l'idea di farne un suo stru­mento privato. A tale scopo aveva fondato l'Alleanza della Democrazia Socialista. Dopo che il Consiglio Generale si era rifiutato di riconoscerla, questa si era sciolta nominalmente, ma di fatto continuava ad esistere sotto la direzione di Bakunin. Egli aveva fatto mettere la questione dell’eredità nel programma del Congresso di Basilea, per infliggere una sconfitta teorica al Consiglio Generale, e porre così le premesse per farlo trasferire a Ginevra. Bakunin aveva messo in opera una “vera co­spirazione”, per assicurarsi la maggioranza al Congresso di Basilea, ma non era riuscito a strappare l'approvazione delle .sue proposte, e il Consi­glio Generale era rimasto a Londra. “La stizza per questo colpo fallito ^(alla cui riuscita Bakunin aveva forse collegato le più diverse specula­zioni private)” si era palesata negli attacchi dell’Egalité contro il Consi­glio Generale, che ad essi aveva risposto nella sua circolare del 1° gen­naio.

Dopo questa introduzione Marx riportava testualmente la circolare nella Comunicazione confidenziale, e poi seguitava affermando che la crisi era scoppiata già prima dell’arrivo della circolare a Ginevra: il Con­siglio Federale romanzo aveva dichiarato che disapprovava gli attacchi dell’Egalité contro il Consiglio Generale e che avrebbe tenuto il giornale sotto la sua stretta sorveglianza In seguito a ciò Bakunin si era ritirato da Ginevra nel Ticino. “Poco dcpo morì Herzen. Bakunin, che dall'epoca in cui aveva voluto atteggiarsi a dirigente del movimento operaio euro­peo, aveva rinnegato il suo vecchio amico e patrono Herzen, strombazzò, subito dopo la morte di questi, le sue lodi. Perché? Nonostante la sua ric­chezza personale, Herzen si faceva pagare annualmente 25.000 franchi per la propaganda dal partito pseudosocialista e panslavista in Russia, a lui amico. Con i suoi panegirici Bakunin ha incanalato questi quattrini verso di sé, e con ciò è penetrato senza riserva "nell'eredità di Herzen", nonostante il suo odio per l'eredità”. Nel frattempo si era stabilita a Ginevra una giovane colonia di profughi russi, studenti veramente leali e che avevano accolto nel loro programma come punto principale la lotta contro il panslavismo. Essi si erano dichiarati sezione dell’Internazionale e avevano proposto Marx come loro rappresentante provvisorio nel Con­siglio Generale: tutti e due i punti erano stati approvati. Contempora­neamente avevano annunciato che entro breve tempo avrebbero smasche­rato pubblicamente Bakunin: così il gioco di questo pericolosissimo intrigante avrebbe avuto ben presto il suo termine. Con ciò terminava la Comunicazione confidenziale.

Restano da elencare i numerosi errori su Bakunin che essa contiene. I rimproveri mossi contro di lui sono in genere tanto più infondati, quanto più gravi appaiono. Ciò vale soprattutto per l'accusa di aver bri­gato per l'eredità. In Russia non è mai esistito un partito panslavista pseu­dosocialista, che abbia pagato annualmente a Herzen 25000 franchi per la propaganda; il minuscolo appiglio per questa favola era stato dato dal fatto che un giovane socialista, Batmetjev, fra il '50 e il '60 aveva creato un fondo di 20.000 franchi per la rivoluzione, che era amministrato da Herzen. Niente prova che Bakunin abbia mai dimostrato di aver voglia di intascare questo fondo, e meno che mai ne è prova l'affettuoso necro­logio che egli dedicò, sulla Marseillaise di Rochefort, all'avversario poli­tico che era stato suo amico di gioventù. Al massimo si potrebbe rim­proverarlo di sentimentalismo, e del resto per quanti difetti e debolezze Bakunin potesse avere essi erano proprio l'opposto delle qualità che for­mano un “intrigante pericolosissimo”.

Da che cosa Marx fosse stato indotto in errore risulta già dalle frasi liliali della Comunicazione confidenziale. Le notizie gli erano state comu­nicate dal comitato dei profughi russi di Ginevra, vale a dire da Utin o, per mezzo di lui, da Becker. Almeno da una comunicazione epistolare di Marx a Engels sembra risultare che sia stato Becker a suggerirgli la più grave delle accuse contro Bakunin, quella di aver brigato per l'eredità di Herzen. Ciò certo non si accorda col fatto che nello stesso tempo Becker, in una lettera a Jung che ci è conservata, pur lamentandosi della confusione che regnava a Ginevra, dei contrasti fra la fabrique e i gros métiers, dei “fanfaroni nevrastenici, come Robin e delle teste matte, come Bakunin”, alla fine però lodava Bakunin perché era “di­ventato migliore e più utilizzabile di prima”. Le lettere di Becker e della colonia dei profughi russi a Marx non sono conservate; tanto nella risposta ufficiale che nella risposta privata alla nuova sezione dell’Inter­nazionale Marx ritenne cosa più sicura non dire una parola di Bakunin; raccomandò ai membri della sezione russa, come compito principale, di lavorare in favore della Polonia, per liberare l'Europa dalla loro stessa vicinanza. Accolse non senza umorismo la proposta di rappresentare la giovane Russia e affermò che l'uomo non sa mai in che strana compagnia può venirsi a trovare.

Nonostante queste frasi scherzose, per Marx era evidentemente una grande soddisfazione vedere che l'Internazionale cominciava a metter radice fra i rivoluzionari russi. Per il resto non si capisce come mai egli credesse a Utin, a lui del tutto sconosciuto, quando questi gli sottopo­neva delle accuse contro Bakunin simili a quelle che egli aveva respinto quando gli erano state sottoposte dal suo vecchio amico Borkheim. Un caso singolare volle che nello stesso tempo Bakunin si lasciasse ingan­nare da un esule russo, perché in lui vedeva un antesignano della pros­sima rivoluzione russa, e si lasciasse anzi irretire in una avventura che per la sua reputazione doveva diventare più rischiosa di ogni altro inci­dente a lui occorso nella sua vita movimentata.

Un paio di giorni dopo che era stata scritta la Comunicazione con­fidenziale, il 4 aprile, si riunì a La Chaux-de-Fonds il secondo Congresso annuale della Federazione romanza. Qui si venne alla rottura aperta. La sezione ginevrina dell’Alleanza, che era già stata ammessa all'Internazio­nale dal Consiglio Generale, chiese l'ammissione nella Federazione ro­manza e la partecipazione dei suoi due delegati alle sedute del Congresso. Utin si oppose, con violenti attacchi a Bakunin, denunziando la sezione ginevrina dell’Alleanza quale strumento dei suoi intrighi, ma trovò un avversario deciso in Guillaume, un bolso fanatico che commise contro Marx, soprattutto in tempi posteriori, delle colpe non minori di quelle di Utin contro Bakunin, ma che tuttavia aveva ben altra cultura e ca­pacità del suo meschino avversario. Guillaume riportò la vittoria con una maggioranza di 21 voti contro 18, Ma la minoranza rifiutò di riconoscere la volontà della maggioranza e scisse il Congresso. Allora furono tenuti contemporaneamente due congressi; il congresso della maggioranza decise di spostare la sede del Consiglio federale da Ginevra a La Chaux-de-Fonds e di fare della Solidarité l'organo dell’Associazione, che Guillaume dove­va pubblicare a Neuchàtel.

La minoranza motivava il sue ostruzionismo affermando che si trat­tava soltanto di una maggioranza occasionale, perché a La Chaux-de-Fonds erano state rappresentate soltanto quindici sezioni, mentre la sola Ginevra ne aveva trenta, delle quali nessuna o quasi nessuna voleva la sezione dell’Alleanza nella Federazione romanza. La maggioranza invece sosteneva le proprie ragioni affermando che una sezione accettata dal Consiglio Generale non poteva essere respinta da un Consiglio federale. Sul Vorbote il vecchio Becker asseriva che tutto quello spiacevole chiasso era sorto senza alcun motivo ed era stato provocato da una mancanza di amichevole fraternità dalle due parti; che la sezione dell Alleanza, che sostanzialmente mirava a far propaganda ai propri princìpi, poteva rinun­ciare a farsi accogliere in una associazione nazionale, tanto più che era considerata uno strumento degli intrighi di Bakunin, da un pezzo mal­visto a Ginevra; ma dal momento che essa voleva farsi accogliere lo stesso, era meschino e puerile respingerla a fare della sua accettazione un motivo di scissione.

Ma la questione non era così semplice come pensava Becker. Le risoluzioni prese dai due congressi separati, pur avendo ancora molti punti di contatto, si differenziavano proprio sulla questione decisiva: il contrasto che aveva dato origine agli imbrogli ginevrini. Il congresso della maggioranza rappresentò il punto di vista dei gros métiers: rinun­ciava a qualsiasi politica che avesse per scopo soltanto la trasformazione sociale per mezzo di riforme nazionali, ritenendo che ogni Stato poli­ticamente organizzato non fosse altro che uno strumento per lo sfrutta­mento capitalistico sulla base del diritto borghese, e che quindi ogni par­tecipazione del proletariato alla politica borghese servisse a rafforzare il sistema vigente e paralizzasse l'azione proletaria rivoluzionaria. Il con­gresso della minoranza invece rappresentò il punto di vista della fabri­que: condannò l'astensione politica perché dannosa al movimento operaio e raccomandò di partecipare alle elezioni, non perché questa via potesse portare all'emancipazione della classe operaia, ma perché la rappresen­tanza parlamentare degli operai era un mezzo di agitazione e di propa­ganda che dal punto di vista tattico non andava trascurato.

Il nuovo Consiglio federale di La Chaux-de-Fonds reclamò che il Consiglio Generale lo riconoscesse come capo della Federazione romanza. Ma il Consiglio Generale non aderì alla richiesta, e invece il 28 giugno dispose che il Consiglio federale di Ginevra, che aveva dietro di sé la maggioranza delle sezioni ginevrine, conservasse le funzioni che aveva avuto fino allora, e che il nuovo Consiglio federale invece assumes­se una qualche denominazione locale. Ma il nuovo Consiglio federale non si piegò a questa decisione che pure era abbastanza equa e che esso stesso aveva provocato; al contrario sollevò vive rimostranze per l'avidità di po­tere, l'“autoritarismo” del Consiglio Generale; e con ciò fu creata la seconda parola d'ordine (oltre all'astensionismo politico) per l'opposizione all'interno dell’Internazionale.

Il Consiglio Generale da parte sua ruppe ogni collegamento col Con­siglio federale di La Chaux-de-Fonds.