Amnistia irlandese e plebiscito francese

L'inverno fra il 1869 e il 1870 fu di nuovo per Marx un periodo di tribolazioni fisiche, ma ormai era almeno fuori dalle preoccupazioni finanziarie. Il 30 giugno 1869 Engels si era liberato dal “bestiale com­mercio” e già sette mesi prima aveva chiesto a Marx se gli sarebbero bastate 350 sterline annuali; Engels voleva concludere col suo socio ac­cordi che gli permettessero anche di disporre per cinque o sei anni di questa somma per Marx. Dal carteggio di Marx ed Engels non risulta quali fossero gli accordi definitivi; Engels comunque assicurò la situa­zione economica del suo amico non soltanto per cinque o sei anni, ma fino alla morte di Marx.

In questo periodo il loro interesse politico fu spesso concentrato sulla questione irlandese. Engels la studiò a fondo nei suoi nessi storici, ma purtroppo i risultati di questi studi non sono stati pubblicati; Marx ri­chiamò l'attenzione del Consiglio Generale dell’Internazionale sul movi­mento irlandese, che reclamava l'amnistia dei feniani condannati senza procedura e trattati in modo infame in carcere. Il Consiglio Generale espresse la sua ammirazione per la fermezza, la generosità e il coraggio con cui il popolo irlandese conduceva questo movimento, e stigmatizzò la politica di Gladstone che nonostante tutte le promesse elettorali rifiu­tava l'amnistia o la sottoponeva a condizioni che offendevano le vittime del malgoverno e il popolo irlandese; con la massima asprezza fu rim­proverato al primo ministro, di avere in precedenza, nonostante la sua po­sizione di responsabilità, tributato il suo plauso entusiasta alla ribel­lione degli schiavisti americani, di predicare ora al popolo inglese la dottrina della sottomissione; gli fu rimproverato tutto il suo atteggia­mento nella questione dell’amnistia irlandese, quale autentico e vero pro­dotto di quella “politica di conquista” che Gladstone aveva bollato a fuoco per cacciare dal governo i suoi avversari tones. Marx scrisse a Kugelmann di avere attaccato Gladstone come aveva fatto un tempo con Palmerston: “i profughi demagoghi di qui amano scagliarsi da sicura distanza contro i despoti continentali. Una tal cosa mi attrae soltanto quando avviene di fronte al tiranno minaccioso”.

Una gioia particolare procurò a Marx il grande successo riportato dalla figlia maggiore in questa campagna irlandese. Poiché la stampa inglese passava ostinatamente sotto silenzio le atrocità consumate con­tro i feniani carcerati, sotto lo pseudonimo di Williams, che suo padre soleva portare a vent’anni, Jenny Marx mandò alcuni articoli alla Marseillaise di Rochefort, descrivendo a colori accesi il trattamento inflitto nella libera Inghilterra ai condannati politici. Gladstone non poté so­stenere queste rivelazioni pubblicate sul giornale forse più letto del conti­nente: alcune settimane dopo la maggior parte dei feniani incarcerati furono liberati e presero la via dell’America.

La Marseillaise si era acquistata una fama europea per avere sferrato i primi attacchi contro l'Impero che si sfasciava da tutte le parti. Al principio del 1870 Bonaparte aveva intrapreso l'ultimo, disperatissimo tentativo per salvare il suo regime, che grondava sangue e lordura, mediante concessioni alla borghesia, nominando primo ministro il chiac­chierone liberale Ollivier. Questi tentò con delle sedicenti “riforme” ma, poiché anche in punto di morte, il lupo perde il pelo ma non il vizio, Bonaparte volle che queste “Triforme” avessero la consacrazione schiet­tamente bonapartista di un plebiscito. Ollivier fu abbastanza debole da sottomettervisi, e raccomandò anzi ai prefetti di svolgere una “strug­gente” attività per la riuscita del plebiscito. Ma la polizia bonapartista sapeva meglio del fatuo chiacchierone come si fa per far riuscire un plebiscito: alla vigilia del grande e decisivo avvenimento politico essa scoprì un preteso complotto dinamitardo, che sarebbe stato predisposto da membri dell’Internazionale contro la vita dell’imperatore. Ollivier fu abbastanza vile da piegarsi anche di fronte alla polizia, soprattutto in quanto si trattava di andare contro gli operai; in tutta la Francia vi fu­rono perquisizioni e arresti di sorpresa contro tutti coloro che erano noti come “capi” dell’Internazionale.

Il 3 maggio il Consiglio Generale si affrettò a diramare contro que­sta montatura una protesta in cui si diceva: “I nostri statuti fanno ob­bligo a tutte le se2Ìoni della nostra associazione di agire pubblicamente. Anche se gli statuti non fossero chiari su questo punto, il carattere di una associazione che si identifica con la classe operaia escluderebbe ogni possibilità di agire alla maniera delle società segrete. Se le classi operaie cospirano, esse che formano la gran massa di ogni nazione, che producono tutte le ricchezze e nel cui nome persino gli usurpatori pre­tendono di governare, esse cospirano apertamente, come il sole cospira contro la tenebra, avendo piena coscienza che al di fuori della loro sfera non esiste potere legittimo... I clamorosi atti di violenza contro le nostre sezioni francesi sono esclusivamente calcolati per servire a un solo scopo: la manipolazione del plebiscito”. Così era in realtà, ma l'indegno mezzo raggiunse ancora una volta il suo indegno scopo: l'“impero liberale” fu consacrato da 7 milioni di voti contro un milione e mezzo.

Dopo di che si dovette lasciar cadere la montatura del complotto dina­mitardo. La polizia pretendeva di aver trovato presso alcuni membri dell’Internazionale un cifrario in cui non sarebbe riuscita a decifrare nient'altro che qualche nome, come Napoleone, e qualche espressione chimica, come nitroglicerina, ma questa assurdità era troppo enorme per poter essere portata anche davanti a tribunali bonapartisti. L'accusa quindi si ridusse allo stesso preteso reato per cui già due volte erano stati accusati e condannati dei membri francesi dell’Internazionale: par­tecipazione ad associazioni segrete o non autorizzate.

Dopo una splendida difesa, che questa volta fu condotta dal ramaio Chatain (più tardi membro della Comune di Parigi), il 9 luglio si ebbe una serie di condanne, per la massima parte a un anno di carcere e a un anno di interdizione, ma nello stesso tempo scoppiò la tempesta che spazzò via dalla terra il Secondo Impero.