La seconda Conferenza di Londra

La conferenza che il Consiglio Generale aveva deciso di convocare a Londra per il mese di settembre era destinata a sostituire il congresso che doveva tenersi in quei giorni.

Nel 1869 a Basilea era stato deciso di tenere a Parigi il congresso successivo. Ma la caccia furiosa, che il degno Ollivier aveva scatenato, per celebrare il plebiscito, contro le sezioni francesi, indusse il Consiglio Generale nel luglio del 1870 a fare uso della sua facoltà di spostare la sede del congresso e a convocarlo a Magonza. Il Consiglio Generale pro­pose in pari tempo alle federazioni nazionali di trasferire la sua sede da Londra in un altro paese, ma questa proposta fu respinta all'unani­mità. Poi lo scoppio della guerra aveva mandato a monte anche il Con­gresso di Magonza, e il Consiglio Generale fu incaricato dai consigli fe­derali di fissare in base agli avvenimenti la data del successivo congresso.

Il decorso degli avvenimenti fu tale che non parve opportuno con­vocare subito il congresso nell'autunno del 1871. C'era da aspettarsi che la pressione sotto cui i membri dell'Internazionale vivevano nei singoli paesi avrebbe permesso loro di mandare al congresso solo un minimo numero di delegati, e che i pochi membri che sarebbero potuti inter­venire ugualmente sarebbero stati senz'altro denunciati alla vendetta dei loro governi. L'Internazionale non aveva nessun motivo di far cre­scere il numero delle vittime, tanto più che ora la necessità di provve­dere ai suoi martiri esigeva assolutamente l'impiego di tutte le sue forze e di tuta i suoi mezzi.

Il Consiglio Generale decise così di convocare intanto a Londra una conferenza ristretta, come già nel 1865, invece di un congresso pubblico; lo scarso numero dei partecipanti confermò infatti le sue ap­prensioni. La Conferenza, che tenne i suoi lavori dal 17 al 23 settembre, contava solo 23 delegati, fra cui 6 belgi, 2 svizzeri, uno spagnolo e 13 membri del Consiglio Generale, di cui però sei avevano soltanto voto consultivo.

Fra le ampie e numerose risoluzioni della Conferenza ve n'erano alcune, come quelle che concernevano una statistica generale della classe operaia, le relazioni internazionali dei sindacati e i contadini, che date le circostanze avevano un significato puramente accademico. Ciò che soprattutto premeva era la preparazione dell'Internazionale contro l'as­salto furibondo dei nemici esterni e il suo rafforzamento interno contro gli elementi disgregatori, due compiti che sostanzialmente coincidevano.

La risoluzione più importante della Conferenza concerneva l'azione politica dell'Internazionale[1]. Prima di tutto essa si richiamava all'Indi­rizzo inaugurale, agli statuti, alla risoluzione del Congresso di Losanna e ad altre dichiarazioni ufficiali dell'associazione in cui si affermava che la emancipazione politica della classe operaia era inseparabile dalla sua emancipazione sociale. Poi dichiarava che all'Internazionale si opponeva una reazione sfrenata che soffocava ferocemente ogni sforzo di eman­cipazione da parte degli operai e tendeva a mantenere con la forza brutale la distinzione delle classi e la dominazione delle classi possidenti, su di essa fondata; che contro questo potete collettivo delle classi possi­denti il proletariato poteva agire come classe soltanto organizzandosi da se stesso in partito politico distinto da tutti i vecchi partiti formati dalle classi possidenti e opposto ad essi; che questa organizzazione del pro­letariato in partito politico era indispensabile per assicurare il trionfo del­la rivoluzione sociale e della sua meta finale, l'abolizione delle classi; che la coalizione delle forze operaie già ottenuta con le lotte economiche doveva servire al proletariato come leva nella sua lotta contro il potere politico dei suoi sfruttatori. Per tutti questi motivi la Conferenza ricor­dava a tutti i membri dell'Internazionale che il movimento economico e l'azione politica della classe operaia in lotta erano indissolubilmente legati tra di loro. Quanto alle questioni organizzative, la Conferenza invitò il Consiglio Generale a limitare il numero dei suoi membri sup­pletivi, e a non dare, nella loro scelta, una preferenza troppo esclusiva alla stessa nazionalità. Il nome di Consiglio Generale doveva spettare ad esso soltanto; i consigli federali dei singoli paesi dovevano essere chiamati con questo nome, e le sezioni locaii dovevano prendere il nome delle rispettive località; la Conferenza vietò tutti i nomi delle varie sette, come positivisti, mutualisti, collettivisti, comunisti ecc. Ogni membro del­l'Internazionale doveva pagare, come in passato, un penny annuale per il Consiglio Generale.

Per la Francia la Conferenza raccomandò una vivace agitazione nelle fabbriche e la diffusione della stampa; per l'Inghilterra la costituzione di un consiglio federale che sarebbe stato convalidato dal Consiglio Generale appena fosse stato riconosciuto dalle sezioni delle province e dalle Trade Unions. La Conferenza dichiarò inoltre che durante la guerra franco-tedesca gli operai tedeschi avevano compiuto il loro dove­re. Respinse invece ogni responsabilità per la cosiddetta congiura di Neciaiev e incaricò Utin di pubblicare sull’Egalité di Ginevra un suc­cinto resoconto sul processo Neciaiev, sulla scorta delle fonti russe, e di sottoporlo però al Consiglio Generale prima della pubblicazione.

La questione dell'Alleanza fu dichiarata risolta dalla Conferenza, dopo che la sezione ginevrina dell'Alleanza si era sciolta volontariamente e dopo che era stato vietato di assumere nomi di sette ecc. che preten­dessero di rivendicare una missione speciale, diversa dagli obiettivi comu­ni dell'Internazionale. Riguardo alle sezioni del Giura, la Conferenza convalidò la risoluzione del Consiglio Generale del 29 giugno 1870, che aveva riconosciuto il Consiglio federale ginevrino della Svizzera romanza come l'unico legittimo, ma in pari tempo faceva appello allo spirito di unità e di solidarietà che doveva più che mai penetrare negli operai, di fronte alle persecuzioni a cui in quel tempo l'Internazionale era sotto­posta. Consigliava quindi ai bravi operai delle sezioni del Giura di aderire di nuovo al Consiglio federale di Ginevra. Se questo non fosse stato possibile, la Conferenza decise che le sezioni che si erano staccate avrebbero preso il nome di Federazione giurassiana. Ma la Conferenza dichiarò anche che il Consiglio Generale sarebbe stato tenuto a ripu­diare tutti quei sedicenti organi dell'Internazionale che avessero dibattuto al cospetto del pubblico borghese delle questioni interne dell'Interna­zionale, come avevano fatto nel Giura il Progrès e la Solidarité.

Infine la Conferenza rimise al Consiglio Generale la facoltà di fissare la sede e la data del successivo congresso, o della conferenza che eventual­mente lo avesse sostituito.

In complesso alle risoluzioni della Conferenza non si può contestare uno spirito di obiettiva equità: la soluzione proposta alle sezioni del Giura, di assumere il nome di Federazione giurassiana, era già stata presa in considerazione da quelle stesse sezioni. Soltanto la risoluzione su Neciaiev conteneva una punta personale, che da un punto di vista obiet­tivo non era giustificata. Le rivelazioni del processo Neciaiev erano state sfruttate dalla stampa borghese contro l'Internazionale, ma questa era una di quelle calunnie che allora venivano scagliate ogni giorno a dozzine contro di essa, senza che per altro l'Internazionale si sentisse obbligata a smentirle; in casi simili si limitava e gettare sdegnosamente nell'immondizia quella lordura. E se per una volta voleva fare un'eccezio­ne alla regola, non doveva assumere come relatore un odioso intrigante, da cui Bakunin si poteva aspettare tanto amore per la verità quanto dalla stampa borghese.

Utin infatti, a mo' di introduzione del lavoro a lui affidato, raccontò un romanzacelo al tutto degno di lui. A Zurigo, dove intendeva com­piere il suo lavoro e dove credeva di non avere altri nemici, tranne alcuni slavi membri dell'Alleanza e agli ordini di Bakunin, un bel giorno, a quanto raccontava, egli era stato aggredito in un luogo soli­tario, nei pressi di un canale, da otto individui, che parlavano slavo, che lo ferirono, lo gettarono a terra, e lo avrebbero finito e avrebbero but­tato il suo cadavere nel canale se non fossero passati di lì quattro studenti tedeschi che salvarono questa vita preziosa per i futuri servigi che avreb­be reso allo zar.

A parte questa eccezione, le risoluzioni della Conferenza offrivano senza dubbio una base d'accordo, soprattutto in un periodo in cui tutto il movimento operaio era circondato dai nemici. Invece il 20 ottobre la Sezione della propaganda e dell'azione socialista rivoluzionaria, che si era formata a Ginevra coi resti dell'Alleanza e con alcuni profughi della Comune si presentò subito al Consiglio Generale con la richiesta di ammissione nell'Internazionale. La richiesta fu respinta dal Con­siglio Generale, dopo aver consultato il Consiglio federale di Ginevra, e allora, da parte della Revolution Sociale, che aveva preso il posto della scomparsa Solidarité, cominciò un violento fuoco di fila contro il Con­siglio Generale dell'Internazionale, che secondo il parere di quell'egregio giornale sarebbe stato un «comitato tedesco, diretto da un cervello bismarckiano ». Questa frase famigerata del resto ebbe subito una larga risonanza, tanto che Marx poteva scrivere a un amico americano: « Essa si riferisce al fatto imperdonabile che io per nascita sono un tedesco e che in realtà esercito un'influenza intellettuale decisiva sul Consiglio Generale. Nota bene: l'elemento tedesco nel Consiglio Generale è nu­mericamente inferiore di due terzi a quello inglese e altrettanto inferiore a quello francese. La colpa dunque consiste nel fatto che gli elementi inglesi e francesi sul piano teorico sono dominati (!) dall'elemento te­desco e che essi trovano questo dominio, cioè la scienza tedesca, molte utile e persino indispensabile».

Quindi le sezioni del Giura tentarono il gran colpo, in un congresso da esse tenuto il 12 novembre a Sonvillier. Veramente ve n'erano rap­presentate solo 9 su 22, con 16 delegati, e per giunta in questa mino­ranza i più soffrivano di tisi galoppante; ma non per questo gridavano meno forte. Essi si sentivano profondamente offesi perché la Conferenza di Londra aveva imposto loro un nome che loro stessi avevano già pen­sato di assumere, ma decisero tuttavia di sottomettersi e di chiamarsi d'allora in poi Federazione giurassiana. Di questo si vendicarono dichia­rando sciolta la Federazione romanza, e questo naturalmente era un colpo a vuoto. Il risultato principale del congresso però fu l'estensione e l'invio di una circolare a tutte le federazioni dell'Internazionale, che impugnava la legittimità della Conferenza di Londra e faceva appello a un congresso generale, che avrebbe dovuto essere convocato entro bre­vissimo termine.

Questa circolare, abbozzata da Guillaume, cominciava col dire che l'Internazionale si trovava su una strada ripida e pericolosa; che essa era nata per essere una « immensa protesta contro ogni autorità » ; che gli statuti garantivano l'indipendenza a ogni sezione e a ogni gruppo di sezioni, e che il Consiglio Generale era stato creato come comitato esecutivo con facoltà limitatissime; ma che a poco a poco ci si era abi­tuati a prestargli cieca fiducia, ciò che a Basilea aveva portato alla abdi­cazione spontanea del Congresso, quando si era accordato al Consiglio Generale il diritto di accettare, respingere e sciogliere le sezioni fino alle decisioni del congresso successivo. Questa risoluzione del Congresso di Basilea per altro era stata vivamente sostenuta da Bakunin e appro­vata da Guillaume.

La circolare continuava col dire che, per conseguenza, il Consiglio Generale, che da cinque anni era composto degli stessi uomini e risie­deva nello stesso luogo, si considerava « capo legittimo » dell'Interna­zionale; essendo diventati a loro credere una specie di governo, essi naturalmente consideravano le loro particolari idee come la teoria uffi­ciale e l'unica ammessa nell'Internazionale; le opinioni dissidenti che comparivano in altri gruppi sembravano loro semplicemente delle eresie; così si era formata a poco a poco un'ortodossia che aveva sede a Londra ed era rappresentata dai membri del Consiglio Generale; non occorreva fare il processo alle loro intenzioni, perché essi agivano secondo i prin­cìpi della loro particolare scuola, ma bisognava combatterli con la mas­sima decisione, perché la loro onnipotenza aveva necessariamente un effetto corruttore; era del tutto impossibile che un uomo che aveva un tal potere sui suoi simili potesse restare un uomo morale.

La circolare proseguiva affermando che la Conferenza di Londra aveva continuato l'opera del Congresso di Basilea e aveva preso delle risoluzioni che dell'Internazionale, libera alleanza di sezioni indipendenti, avevano fatto un'organizzazione autoritaria e gerarchica nelle mani del Consiglio Generale, e, per coronare l'opera, aveva stabilito che il Consiglio Generale avrebbe dovuto fissare la sede e la data del succes­sivo congresso o della conferenza che avrebbe dovuto sostituirlo: in tal modo si rimetteva all'arbitrio del Consiglio Generale di sostituire con conferenze segrete i congressi generali, le grandi sedute pubbliche dell'Internazionale; che quindi era necessario limitare il Consiglio Gene­rale alla sua funzione originaria, di semplice ufficio di corrispondenza e statistica, e realizzare, mediante il libero collegamento di gruppi indi­pendenti, quell'unità che si sarebbe voluto raggiungere con la dittatura e la centralizzazione: in tal modo l'Internazionale sarebbe diventata un modello della società futura.

Nonostante il nero quadro che essa dava della situazione, o magari proprio a causa di esso, questa circolare dei giurassiani non raggiunse il suo scopo precipuo; la sua richiesta di convocare un congresso al più presto possibile non ebbe alcuna risonanza neppure in Belgio, in Italia e in Spagna. In Spagna, dietro i duri attacchi contro il Consiglio Gene­rale si sospettò qualche invidiuzza fra Bakunin e Marx, in Italia non si volevano subire imposizioni né dal Giura né da Londra, e in Belgio si chiese una modifica degli statuti, nel senso che l'Internazionale avreb­be dovuto essere espressamente definita come un'unione di federazioni del tutto indipendenti, e il Consiglio Generale come un « centro di cor­rispondenza e d'informazione».

La circolare di Sonvillier incontrò un plauso molto più caloroso pres­so la stampa borghese europea, che vi si gettò sopra come su una rara ghiottoneria. Tutte le menzogne che essa aveva diffuso sul sinistro potere del Consiglio Generale, soprattutto dopo la caduta della Comune di Parigi, venivano ora confermate dal seno stesso dell'Internazionale. II Bulletin Jurasnen, che intanto aveva preso il posto della Revolution Sociale, rapidamente defunta, aveva almeno la soddisfazione di ristam­pare articoli di approvazione entusiastica della stampa borghese.

L'eco strepitosa della circolare di Sonvillier indusse il Consiglio Generale a rispondere, in un'altra circolare dal titolo: Le pretese scissioni dell'Internazionale.

 

 

[1] II testo della risoluzione della Conferenza di Londra su L'azione politica della classe operaia è tradotto in italiano in Marx-Engels, Contro l'anarchismo, Edizioni Rinascita, Roma 1950, p. 63­