Nozze ed esilio

Negli anni agitati delle sue prime lotte pubbliche, Marx ha dovuto lottare anche con alcune difficoltà domestiche. Di queste non parlava volentieri e sempre soltanto se ve lo costringeva una dura necessità; in netto contrasto con la misera sorte del filisteo, che dimentica cielo e terra per le sue carabattole, a lui era dato di sollevarsi anche al di sopra della più amara miseria fino ai «grandi fatti dell'umanità». E la vita gli ha offerto anche troppe occasioni di esercitarsi in questa sua capacità.

Già nelle prime parole che si hanno di lui sulle sue « miserie private», la sua concezione di queste cose si esprime in modo molto significativo. Per scusarsi con Ruge del ritardo della collaborazione promessa per gli Anecdota, egli scriveva il 9 luglio 1842, dopo aver elencato altri ostacoli: «Tutto il resto del tempo è stato sempre interrotto e angustiato dalle più spiacevoli controversie familiari. La mia famiglia mi ha creato delle difficoltà che, nonostante la sua buona situazione, mi hanno cacciato momentaneamente nella più deprimente situazione. Non posso davvero annoiarLa col racconto di queste miserie private; è una vera fortuna che le porcherie pubbliche rendano impossibile a un uomo di carattere irritarsi all'occasione per faccende private». E proprio questa testimonianza di una inconsueta forza di carattere i filistei, con la loro «irritabilità per faccende private», hanno da sempre rinfacciato a questo Marx «senza cuore».

D'altra parte non si conosce più esattamente che cosa fossero queste « spiacevolissime controversie familiari » ; Marx ci tornò su soltanto un'altra volta, e tenendosi sempre sulle generali, quando si trattò della fondazione dei Deutsch-Franzosische Jahrbìicher. Egli scriveva a Ruge che, appena il progetto avesse preso forma concreta, si sarebbe recato a Kreuznach, dove la madre della sua sposa viveva da quando le era morto il marito, e là si sarebbe sposato, e vi sarebbe restato poi qualche tempo dalla suocera, «dato che in ogni caso, prima di accingerci all'opera, dovremmo aver finito certi lavori... Posso assicurarLa, senza alcun romanticismo, che sono innamorato da capo a piedi e con tutta serietà. Sono fidanzato già da più di sette anni, e la mia fidanzata ha affrontato per me le battaglie più dure, che sono state quasi esiziali per la sua salute, in parte coi suoi parenti pietisti-aristocratici,- per i quali il "Signore che è nei cieli" e "il Signore che è a Berlino" sono uguali oggetti di culto, in parte con la mia stessa famiglia, nella «piale si sono annidati alcuni preti e altri miei nemici. Perciò la mia fidanzata ed io abbiamo combattuto per anni lotte inutili e logoranti, più di certi altri, che sono tre volte più vecchi e parlano continuamente della loro "esperienza di vita" ». Ma oltre queste parche allusioni, niente altro ci è noto sulle lotte del periodo di fidanzamento.

Non senza fatica, ma relativamente presto, e anche senza che Marx li locasse a Lipsia, l'uscita della nuova rivista fu assicurata. Fròbel si decise ad assumersene l'edizione, dopo che Ruge, che disponeva di un discreto patrimonio, si era dichiarato pronto a entrare nel Literarisches Kontor come accomandatario con 6.000 talleri. Come stipendio di direttole per Marx furono stanziati 500 talleri. Con questa prospettiva egli sposò la sua Jenny il 19 giugno 1843.

Restava ancora da stabilire il luogo dove i Deutsch-Franzosische avrebbero dovuto uscire. La scelta ondeggiava tra Bruxelles, Parigi e Strasburgo. La città alsaziana avrebbe"corrisposto al massimo ai desideri della giovane coppia Marx, ma alla fine la decisione cadde su Parigi, dopo che Fròbel e Ruge si furono personalmente recati là a Bruxelles. A Bruxelles, a dire il vero, la stampa godeva di una maggiore libertà che a Parigi con le sue cauzioni e le sue leggi di set­tembre, ma nella capitale francese si era molto più a contatto con la vita tedesca che in quella belga. A Parigi Marx poteva vivere con 3.000 franchi o poco più, scriveva Ruge incoraggiandolo.

 

Secondo il suo progetto, Marx aveva trascorso i primi mesi del suo matrimonio nella casa della suocera; a novembre egli si trasferì con la moglie a Parigi. Come ultimo segno di vita in patria si è conservata una lettera che egli mandò da Kreuznac Feuerbach, il 23 ottobre 1843, per chiedergli un articolo, e più precisamente uno studio su Schel­ling, per il primo quaderno dei nuovi jahrbùcher : « Credo di poter quasi concludere dalla sua prefazione alla seconda edizione dell'Essenza del Cristianesimo che Lei avesse qualche cosa in petto su questa vescica gonfiata. Vede, questo sarebbe uno stupendo debutto. Con quanta abilità il signor Schelling ha saputo adescare i francesi, prima il debole, eclettico Cousin, poi perfino il geniale Leroux. Per Pierre Leroux e le persone come lui, Schelling passa sempre come l'uomo che al posto dell'idealismo trascendentale ha messo il realismo razionale, al posto del pensiero astratto il pensiero in carne e ossa, al posto della filosofia degli specialisti, la filosofia del mondo... Perciò Lei renderebbe un grande servigio alla nostra iniziativa, ma anche più alla verità, se ci procurasse subito per il primo quaderno una monografia su Schelling. Lei è proprio l'uomo adatto per questo, perché Lei è lo Schelling a rovescio. Lo schietto pensiero giovanile di Schelling — noi dobbiamo credere a quel che c'è di buono nei nostri avversari — questo pensiero per la cui realizzazione egli non aveva tuttavia altro strumento che l'immaginazione, altra energia che la vanità, altro incentivo che l'oppio, altro organo che l'irritabilità di una ricettività femminea, questo schietto pensiero giovanile di Schelling che in lui è rimasto un fantastico sogno giovanile, è divenuto in Lei verità, realtà, virile serietà... Perciò io la ritengo l'avversario necessario, naturale di Schelling, insomma, quegli a ciò destinato dalle Loro Maestà la Natura e la Storia ». Con quanta amabilità è scritta questa lettera, e come ne traspare luminosa la lieta speranza di una grossa battaglia!

Ma Feuerbach esitava. Egli aveva già lodato in un primo momento, di fronte a Ruge, la nuova iniziativa, ma poi l'aveva rifiutata; e nemmeno il richiamo al suo « principio gallo-germanico » lo aveva fatto convertire. I suoi scritti avevano in prima linea contribuito ad accendere le ire dei potenti, di modo che essi abbattevano col bastone della polizia quel che ancora sopravviveva in Germania della libertà della filosofia, e l'opposizione filosofica dovette fuggire all'estero, se non voleva arrendersi vilmente.

Arrendersi non era cosa da Feuerbach, ma non era nemmeno da lui slanciarsi arditamente nelle onde che si infrangevano intorno alla morta terra tedesca. Il giorno in cui Feuerbach rispose alle ardenti parole, con cui Marx lo sollecitava, con cordiale interessamento, ma tuttavia con un rifiuto, fu il giorno più nero della sua vita. Da quel momento egli si isolò anche spiritualmente.