Gli «Anecdota» e la «Rheinische Zeitung»

Marx aveva appena messo in tasca il diploma della sua nuova dignità accademica, quando i progetti ad essa collegati caddero di fronte ai nuovi colpi della reazione romantica. Anzitutto Eichhorn, nell'estate del 1841, mobilitò le facoltà teologiche per una infame battuta in grande stile contro Bruno Bauer, a causa della sua critica degli Evangeli; ad eccezione di quelle di Halle e di Kònigsberg tutte tradirono il principio protestante della libertà d'insegnamento, e Bauer dovette ritirarsi. Ma con questo era esclusa anche per Marx ogni prospettiva di porre piede stabilmente nell'Università di Bonn.

E nello stesso tempo andava a monte il progetto di una rivista radicale. Il nuovo re era un fautore della libertà di stampa, e fece preparare un'istruzione più moderata sulla censura, che vide poi la luce alla fine del 1841. Ma insieme pose la condizione che la libertà di stampa si compiacesse di restare nell'ambito degli umori romantici. E come egli intendesse la cosa lo dimostrò, appunto nell'estate del 1841, con un'ordinanza del Gabinetto con la quale si ordinava a Ruge di sottoporre alla censura prussiana i suoi Jahrbùcher, editi e stampati da Wigand a Lipsia, o di aspettarsi di vederli proibiti nello Stato prussiano. E così Ruge si chiarì sufficientemente le idee sulla sua «libera e giusta Prussia» e si trasferì a Dresda, dove dal 1° luglio 1841 pubblicò la sua rivista col titolo di Deutsche Jahrbùcher. E ora assunse da sé quel tono più polemico di cui Bauer e Marx avevano finora sentito la mancanza in lui, e tutte due si decisero a divenire suoi collaboratori invece di fondare una loro rivista. Marx non pubblicò la sua dissertazione di laurea. Il suo scopo immediato era venuto a mancare, e, secondo quanto accennò più tardi, essa avrebbe ormai dovuto attendere di trovare posto nello studio d'insieme della filosofia epicurea, stoica e scettica, al cui compimento « attività po­litiche e filosofiche di tutt'altro genere » non gli consentirono di pensare.

Tra queste attività c'era in prima linea la dimostrazione che non soltanto il vecchio Epicuro, ma anche il vecchio Hegel era stato un ateo perfetto. Nel novembre 1841 uscì presso Wigand un «ultimatum» sotto il titolo: La tromba del giudizio universale contro Hegel ateo e anticristo. Sotto la maschera di un credente ortodosso, l'autore di questo pamphlet anonimo, col tono dei profeti della Bibbia, gemeva sull'ateismo di Hegel, ma intanto dimostrava nel modo più convincente questo ateismo attraverso l'esame delle opere stesse di Hegel. La cosa suscitò grande scalpore, tanto più che da principio nessuno, nemmeno Ruge, si accorse che l'ortodossia era una maschera. Effettivamente la « Trom­ba » era stata composta da Bauer, che ora pensava di proseguirla insieme con Marx, per dedurre anche dall'estetica, dalla filosofia del diritto ecc. di Hegel la prova che i veri eredi dello spirito del maestro erano non i Vecchi, ma i Giovani hegeliani.

Nel frattempo la Tromba era stata proibita, e Wigand fece delle difficoltà per proseguirla; inoltre Marx cadde ammalato e, per di più, il 3 marzo 1842, il suocero dopo tre mesi di letto morì. Così per Marx fu « impossibile combinare alcunché ». Tuttavia il 10 febbraio 1842 egli inviò un « breve scritto » a Ruge, e si mise a disposizione dei Deutsche Jahrbùcher per quanto glielo consentivano le sue forze. Lo scritto riguardava la recente istruzione sulla censura, con la quale il re aveva disposto una mitigazione della censura. Con questo articolo Marx cominciò la sua carriera politica; con critica tagliente e in netto contrasto col giubilo dei filistei che si atteggiavano a liberali e perfino di qualche Giovane hegeliano, che «vedeva già il sole raggiare alto nel cielo » per la « buona disposizione » che il re manifestava nell'istruzione, egli scopriva punto per punto la contraddizione logica che l'istruzione nascondeva sotto un vago velo romantico. Nella sua lettera di accompagnamento Marx pregava di affrettare la stampa, « se la censura non censura la mia censura»; ma il brutto presentimento non lo ingannò. Ruge rispose il 25 febbraio che sui Deutsche Jahrbùcher si era abbattuta la più grave sorveglianza della censura : « Il suo articolo è divenuto impossibile ». Ed egli aveva ammassato «una élite di cose così graziose e piccanti» tra gli articoli respinti dalla censura, che aveva l'intenzione di pubblicarli in Svizzera come Anecdota philosophica. Marx, il 5 marzo, accettò con grande entusiasmo questo progetto. « Data l'improvvisa resurrezione » della censura sassone, era divenuto assolutamente impossibile stampare il suo studio sull'arte cristiana, che doveva uscire come seconda parte della Tromba. Egli lo offriva in una nuova redazione per gli Anecdota, insieme a una critica del diritto naturale di Hegel, per quel che si riferiva alla costituzione interna, tendente a combattere la monarchia costituzionale come un ibrido contraddittorio destinato a neutralizzarsi da sé. Ruge fu d'accordo su tutto, ma, a parte l'articolo riguardante l'istruzione sulla censura, non ricevette altro.

Il 20 marzo Marx scriveva di voler liberare l'articolo sull'arte cristiana dal tono della Tromba e dalla gravosa schiavitù dell'impostazione hegeliana, e di volergli dare un'impostazione più libera e perciò più approfondita, e prometteva di finirlo per la metà di aprile. Il 27 aprile era « quasi pronto » ; Ruge doveva « pazientare soltanto qual­che giorno » ; avrebbe ricevuto l'articolo sull'arte cristiana soltanto in compendio, dato che la cosa gli era cresciuta tra mano fino a diventare quasi un volume. Poi, il 9 luglio, Marx diceva che se non lo scusavano gli avvenimenti cioè, « spiacevoli ragioni intrinseche », rinunciava a scusarsi anche lui; tuttavia non voleva accingersi a nulla finché non avesse terminato la collaborazione per gli Anecdota. Finalmente, il 21 ottobre, Ruge annunciava che gli Anecdota erano ormai completi e che sarebbero stati pubblicati dal Literarisches Kontor di Zurigo; aveva sempre spazio a disposizione per Marx, anche se lui finora gli aveva concesso più speranze che realizzazioni; vedeva molto bene quanto Marx avrebbe potuto compiere di buono, se ci si fosse messo sul serio.

Come Bruno Bauer e Kòppen, anche Ruge, più anziano di sedici anni, aveva la più grande stima di questo giovane ingegno che aveva messo a così dura prova la sua pazienza di redattore. Marx non è mai stato un autore comodo né per i suoi collaboratori né per i suoi editori, ma nessuno di loro ha mai pensato di addebitare a trascurataggine o a infingardaggine ciò che era dovuto soltanto alla piena irrompente dei pensieri e a una autocritica che non si accontentava mai.

In questo caso particolare si aggiunse anche un'altra circostanza per giustificare Marx anche agli occhi di Ruge; egli cominciava allora a sentirsi attratto da un interesse incomparabilmente maggiore di quello filosofico. Col suo articolo sull'istruzione sulla censura egli si era gettato nella lotta politica, e la continuava ora nella Rheinische Zeitung, invece di seguitare a filare il filo della filosofia negli Anecdota.

La Rheinische Zeitung uscì il 1° gennaio 1842 a Colonia. In origine non era un giornale d'opposizione, ma piuttosto un foglio governativo. Sin dal quarto decennio del secolo, al tempo dei torbidi di Colonia per la questione del vescovo, la Kòlnische Zeitung coi suoi ottomila abbonati aveva rappresentato le pretese del partito ultramontano, che era potentissimo in Renania, e che dava molto da fare alla politica poliziesca del governo. Essa non lo faceva per un sacro entusiasmo per la causa cattolica, ma per considerazioni commerciali nei riguardi dei lettori, che ormai non volevano saperne più delle benedizioni del controllo berlinese. Il monopolio della Kòlnische Zeitung era talmente forte che il suo proprietario riusciva regolarmente ad eliminare, acquistandoli, tutti i giornali concorrenti che comparissero, anche se erano sostenuti da Berlino. Lo stesso destino minacciava la Rheinische Allgemeine Zeitung, che nel dicembre 1839, appunto per spezzare il monopolio della Kòlnische Zeitung, aveva ricevuto dai censori l'autorizzazione allora occorrente. Tuttavia, all'ultimo momento si costituì una società di borghesi benestanti che fornì un capitale per azioni per una completa trasformazione del giornale. Il governo favoriva queste intenzioni e confermò provvisoriamente alla nuova Rheinische Zeitung l'autorizzazione già concessa al giornale che essa continuava.

In realtà la borghesia di Colonia era lontana le mille miglia dal procurare fastidi di qualsiasi genere al dominio prussiano, che tra le masse della popolazione renana seguitava ad esser considerato come un dominio straniero. Siccome gli affari andavano bene, essa aveva rinunciato alle sue simpatie per la Francia, e dopo la costituzione dello zollverein auspicava addirittura il predominio prussiano sulla Germania. Le sue rivendicazioni politiche erano estremamente moderate e restavano addietro rispetto alle sue esigenze economiche, che miravano a ottenere agevolazioni per il modo di produzione capitalistico, già sviluppato in Renania: e cioè amministrazione parsimoniosa delle finanze statali, costruzione di una rete ferroviaria, riduzione delle spese giudiziarie e delle tariffe postali, una bandiera comune e consoli Comuni per lo Zollverein, e tutto quel che suole stare scritto tra i desiderata della borghesia.

Ma ora si vide che i due giovani borghesi a cui essa aveva dato l'incarico di costituire la redazione, il referendario Georg Jung e l'assessore Dagobert Oppenheim, erano accesi Giovani hegeliani, e in particolare che stavano sotto l'influsso di Moses Hess, figlio anche lui di un commerciante renano, che oltre alla filosofia hegeliana conosceva a fondo il socialismo francese. Essi assunsero i collaboratori del giornale tra i loro compagni di idee, e particolarmente anche tra i Giovani hegeliani di Berlino, tra i quali Rutenberg ebbe addirittura l'incarico della redazione dell'articolo sui problemi tedeschi: su raccomandazione di Marx, che con ciò non si acquistò davvero un merito speciale. Certamente anche Marx dovette essere fin da principio nell'impresa. Alla fine di marzo egli voleva trasferirsi da Treviri a Colonia, ma la vita era troppo tumultuosa per lui laggiù; provvisoriamente piantò le tende a Bonn, da dove nel frattempo Bruno Bauer era scomparso : « sarebbe anche un peccato se non rimanesse nessuno qui per far arrabbiare i Santi ». Da qui cominciò a mandare alla Rheinische Zeitung quella sua collaborazione con la quale doveva presto superare tutti gli altri collaboratori. Anche se le relazioni personali di Jung e Oppenheim possano aver dato la prima spinta a fare del giornale una palestra dei Giovani hegeliani, è però difficile ammettere che questa svolta possa essersi compiuta senza consenso o addirittura all'insaputa dei veri e propri azionisti. Essi dovevano essere abbastanza furbi da riconoscere che nella Germania di allora non avrebbero potuto trovare dei lavoratori della mente più capaci di questi. Anche i Giovani hegeliani erano filo prussiani fino all'esaltazione, e tutto quello che nella loro attività poteva essere incompren­sibile o sospetto per la borghesia di Colonia, questa lo avrà conside­rato alla stregua di fisime innocue. Comunque, essa non intervenne quando, già dalle prime settimane, da Berlino giunsero lamentele sulla « tendenza sovversiva » del giornale, e si minacciò di proibirlo per la fine del primo trimestre. I censori di Berlino erano stati particolarmente allarmati per la nomina di Rutenberg; egli passava per un terribile rivoluzionario, ed era tenuto sotto una severa sorveglianza politica; ancora nelle giornate del marzo 1848, Federico Guglielmo IV tremava di fronte a lui come davanti al vero istigatore della rivoluzione. Se la folgore mortale per il momento non si abbatté sul giornale la cosa si dovette in prima linea al ministro del culto; con tutti i suoi sentimenti reazionari Eichhorn avvertiva la necessità di contrastare la tendenza ultramontana della Kòlnische Zeitung; infatti, per quanto la tendenza della Rheinische Zeitung potesse essere « quasi ancora più preoccupante », essa però giocava con idee, che non potevano presentare alcun interesse per chiunque tenesse in qualche modo i piedi sulla terra.  Se no sarebbe incomprensibile il fatto che essi, nell'ottobre 1842, pochi mesi dopo che lui aveva mandato la sua prima collaborazione, lo chiamarono alla direzione del giornale. Marx dimostrò qui per la prima volta la sua incomparabile capacità di legarsi alla realtà così com'essa era, e di far ballare al suono della sua musica situazioni di fatto ormai cristallizzate.