La rottura con Schweitzer

Una tradizione non bella né vera vuol far credere che i lassalliani tedeschi abbiano rifiutato di entrare nell'Internazionale e che abbiano assunto nei suoi confronti una posizione del tutto ostile.

Prima di tutto non si vede che motivo ne avrebbero avuto. La loro rigida organizzazione, alla quale attribuivano un grande valore, non era neppur lontanamente toccata dagli Statuti dell'Internazionale, e l'Indirizzo inaugurale poteva esser sottoscritto da loro dalla alla zeta; e particolar­mente soddisfacente era per loro la parte sul lavoro cooperativo, del quale era detto che avrebbe potuto salvare le masse solo se esteso su dimensioni nazionali e alimentato con mezzi statali.

In realtà i lassalliani tedeschi furono fin da principio ottimamente disposti verso l'Internazionale, nonostante che a quel tempo avessero abbastanza da fare in casa propria. Dopo la morte di Lassalle e per sua raccomandazione testamentaria, Bernhard Becker era stato eletto presi­dente dell'Associazione Generale degli Operai tedeschi, ma si dimostrò talmente incapace che ne nacque una disperata confusione. Quel che teneva ancora insieme l'Associazione era il suo organo, il Sozialdemokrat, che usciva dalla fine del 1864 sotto la direzione ideologica di Johann Baptist von Schweitzer. Quest'uomo energico e capace si era dato la mas­sima cura per avere la collaborazione di Marx e di Engels, aveva accolto Liebknecht nella direzione, cosa a cui nessuno lo obbligava, e subito nel secondo e terzo numero del suo giornale aveva riportato l'Indirizzo inaugurale.

Ora Moses Hess, che da Parigi scriveva corrispondenze per il giornale, aveva avanzato dei sospetti sull'indipendenza di Tolain, definendolo amico del Palais royal, dove Girolamo Bonaparte si atteggiava a demagogo rosso; ma Schweitzer aveva pubblicato la lettera soltanto in seguito al­l'espresso consenso di Liebknecht. Quando Marx se ne lagnò, fece anche di più, e dispose che Liebknecht redigesse da sé tutto ciò che si riferiva all'Internazionale; anzi, il 15 febbraio 1865 scrisse a Marx che avrebbe proposto una risoluzione in cui l'Associazione Generale degli Operai tedeschi avrebbe affermato il suo pieno accordo con i princìpi dell'Inter­nazionale, avrebbe promesso di partecipare ai congressi, e avrebbe rinun­ciato ad aderire formalmente soltanto a motivo delle leggi tedesche, che vietavano l'unione di associazioni diverse. Schweitzer non ebbe più alcuna risposta a questa offerta; anzi, Marx ed Engels annunciarono in una dichiarazione pubblica di cessare la collaborazione al Sozialdemokrat.

Da questi fatti risulta a sufficienza che la spiacevole rottura non aveva nulla a che fare con dissensi sorti a proposito dell'Internazionale. Il motivo che l'aveva determinata era espresso chiarissimamente da Marx ed Engels nella loro dichiarazione, in questi termini: essi non avevano in nessun momento disconosciuto la difficile posizione del Soziademokrat e non avevano avanzato alcuna pretesa che fosse inopportuna per il meridiano di Berlino; ma avevano chiesto ripetutamente che nei confronti del ministero e del partito feudale-assolutista fosse usato un linguaggio almeno tanto ardito quanto quello usato nei confronti dei progressisti. La tattica seguita dal Sozialdemokrat escludeva ogni loro ulteriore parte­cipazione al giornale. Il giudizio sul regio socialismo governativo prus­siano e sulla posizione del partito operaio di fronte a tale opera inganna­trice, da essi formulato un tempo nella Deutsche Brusseler Zeitung, in risposta al Rheinischer Beobachter, che aveva proposto una « allean­za » del « proletariato » col « governo » contro la « borghesia liberale », lo sottoscrivevano ancora parola per parola.

La tattica del Sozialdemokrat non aveva niente a che fare con una simile « alleanza » o con un « socialismo governativo prussiano ». Dopo che la speranza di Lassalle, di ridestare la classe operaia tedesca con uno slancio potente, si era dimostrata fallace, l'Associazione Generale degli Operai tedeschi con le sue migliaia di aderenti era rinserrata fra due avversari, ciascuno dei quali era abbastanza forte per schiacciarla. Così come stavano allora le cose il giovane partito operaio non poteva aspet­tarsi proprio nulla dall'odio ottuso della borghesia, mentre da quello scaltro diplomatico di Bismarck almeno poteva aspettarsi che non potesse condurre la sua politica grande-prussiana senza certe concessioni alle masse popolari. Tanto sul valore che sullo scopo di simili concessioni Schweitzer non si è mai abbandonato a illusioni; ma in un tempo in cui alla classe operaia tedesca mancavano affatto le premesse legali per potersi organizzare, in un tempo in cui essa non aveva un effettivo di­ritto di voto, e le libertà di stampa, di associazione e di riunione erano abbandonate all'arbitrio burocratico, il Sozialdemokrat non poteva spin­gersi fino al punto di condurre attacchi di pari violenza contro ambedue gli avversari, ma doveva limitarsi a servirsi di uno degli avversari per giocare l'altro. Condizione indispensabile per una politica di questo ge­nere era che restasse salvaguardata da tutti i lati l'indipendenza del gio­vane partito operaio e che la coscienza di questa indipendenza fosse mantenuta sempre desta nelle masse operaie.

Ciò riuscì a Schweitzer con fatica ma anche con successo, e inutil­mente nel Sozialdemokrat si cercherebbe anche una sola sillaba che potes­se far nascere il sospetto di una « alleanza » col governo contro il partito progressista. Se si segue l'attività pubblica svolta a quel tempo da Schweit­zer in rapporto con lo sviluppo politico generale, si riscontrano parecchi errori, che del resto lo stesso Schweitzer ha ammesso, ma in sostanza ci si trova di fronte a una politica accorta e conseguente che mirava sem­pre soltanto agli interessi della classe operaia, e non poteva esser dettata da Bismarck né da qualsiasi altro reazionario.

Di fronte a Marx ed Engels, Schweitzer se non altro aveva il vantaggio di una precisa conoscenza della situazione prussiana. Essi vedevano sem­pre questa situazione attraverso idee preconcette, e Liebknecht non riuscì nella sua attività di informazione e di mediazione che le circostanze gli avevano assegnato. Era tornato in Germania nel 1862, chiamato dal repubblicano rosso Brass, che era pure rimpatriato dall'esilio, per fondare la Norddeutsche Allgemeine Zeitung. Liebknecht era appena entrato nella redazione, quando si seppe che Brass aveva venduto il giornale al mini­stero Bismarck. Liebknecht ne uscì subito; ma questa prima esperienza sul suolo tedesco fu ugualmente per lui un incidente disgraziatissimo. Non soltanto materialmente, nel senso che si trovò un'altra volta per la strada, come nei lunghi anni dell'esilio. Questo era ciò che lo preoccupava meno: gli interessi della causa erano per lui sempre al di sopra dei suoi interessi personali. Ma la sua esperienza con Brass*gli impedì di orientarsi obiettivamente sulla nuova situazione che trovò in Germania.

Quando ritornò sul suolo tedesco, Liebknecht era ancora sostanzial­mente il vecchio uomo del quarantotto. L'uomo del quarantotto nel senso della Neue Rheinische Zeitung, nella quale la teoria socialista e la stessa lotta di classe del proletariato restavano ancora in seconda linea rispetto alla lotta rivoluzionaria della nazione contro il dominio di classi arretrate. La teoria socialista nella sua ossatura scientifica non fu mai posseduta da Liebknecht, per quanto ne comprendesse i concetti fondamentali; quel che aveva imparato da Marx, negli anni dell'esilio, era specialmente la tendenza a considerare i vasti campi della politica internazionale in base ai germi rivoluzionari che vi si sviluppavano. Ora lo Stato prussiano era tenuto in considerazione troppo bassa da Marx ed Engels, che, renani per nascita, guardavano con eccessivo disprezzo tutto ciò che stava a oriente dell'Elba, e più ancora da Liebknecht che, nato nella Germania meridionale, negli anni del movimento aveva svolto la sua attività in territorio badese e svizzero, patria originaria della politica dei piccoli cantoni. Per lui la Prussia era sempre lo Stato prequarantottesco vassallo dello zarismo, che con i mezzi odiosi della corruzione resisteva al pro­gresso della storia e che anzitutto si doveva cominciare ad abbattere, prima che in Germania si potesse pensare alla lotta moderna delle classi. Lieb­knecht non si avvide che lo sviluppo economico degli anni dopo il '50 aveva trasformato anche lo Stato prussiano e vi aveva creato delle con­dizioni per effetto delle quali era diventata una necessità storica la libera­zione della classe operaia dalla democrazia borghese.

Perciò un accordo durevole fra Liebknecht e Schweitzer era impossi­bile, e fu troppo per Liebknecht quando Schweitzer pubblicò cinque articoli sul ministero Bismarck, che in sostanza tracciavano un felicissimo parallelo fra la politica grande-prussiana e la politica proletaria rivolu­zionaria nella questione dell'unità tedesca, ma commettevano l'« errore » di dipingere con tanta eloquenza il pericoloso slancio della politica gran­de-prussiana che pareva quasi la si esaltasse. In compenso Marx commise 1'« errore » di spiegare a Schweitzer, in una lettera del 13 febbraio, che dal governo prussiano ci si poteva aspettare ogni specie di trucchi, con le sue associazioni produttive, ma non l'abolizione del divieto di coali­zione, che avrebbe spezzato il burocratismo e il dispotismo poliziesco. Marx dimenticava qui quel che una volta aveva spiegato così diffusa­mente contro Proudhon, cioè che i governi non comandano alle condizio­ni economiche, ma che all'inverso le condizioni economiche comandano ai governi. Ancora pochi anni e il ministero Bismarck, volente o nolente, dovette abolire i divieti di coalizione. Nella sua risposta del 15 febbraio (quella stessa lettera in cui Schweitzer prometteva di promuovere l'adesio­ne dell'Associazione Generale degli Operai tedeschi all'Internazionale, e sottolineava ancora una volta che Liebknecht era incaricato 'di curare da sé la pubblicazione di tutto ciò che si riferiva all'Internazionale) Schweitzer affermava che avrebbe accettato volentieri, da parte di Marx, tutti i chiarimenti teorici, ma che per decidere opportunamente sulle questioni pratiche di tattica quotidiana, occorreva trovarsi al centro del movimento e conoscere esattamente la situazione. Dopo di che Marx ed Engels la ruppero definitivamente con lui.

Questi errori e malintesi però si spiegano del tutto soltanto tenendo conto delle manovre nefaste della contessa di Hatzfeldt. In questo tempo la vecchia amica di Lassalle commise le colpe più gravi contro la memoria dell'uomo che un tempo aveva salvato la sua vita dalla morte civile. Essa voleva fare della creatura di Lassalle una setta ortodossa, che giurasse sulle parole di Lassalle, e neppure così come lui le aveva pronunciate, ma come le interpretava la contessa di Hatzfeldt. Della confusione che essa provocava si ha un'idea da una lettera scritta il 10 marzo da Engels a Weydemeyer. Dopo alcune parole sulla fondazione del Sozialdemokrat vi è detto : « Ma ora nel giornaletto è venuto fuori un insopportabile culto lassalliano, mentre noi intanto siamo venuti a sapere in modo positi­vo (la vecchia Hatzfeldt l'ha raccontato a Liebknecht, e gli ha chiesto di agire in questo senso) che Lassalle era con Bismarck in contatto molto più stretto di quanto noi avessimo mai saputo. Fra i due esisteva una alleanza formale che era arrivata a tal punto che Lassalle doveva andare nello Schleswig-Holstein e là adoprarsi per l'annessione dei ducati, men­tre Bismarck aveva fatto alcune promesse poco definite in favore dell'in­troduzione di una specie di suffragio universale, e altre più definite in favore del diritto di coalizione e di concessioni sociali, di appoggio sta­tale per associazioni operaie ecc. Lo sciocco Lassalle non aveva assolu­tamente nessuna garanzia da parte di Bismarck, al contrario sarebbe stato gettato in gattabuia appena fosse diventato incomodo. I signori del So­zialdemokrat sapevano tutto questo e nonostante tutto hanno continuato con veemenza sempre maggiore a sostenere il culto di Lassalle. Per giunta questi tipi si sono lasciati indurre, intimiditi dalle minacce di Wagener (della Kreuzzeitung), a fare la corte a Bismarck, a civettare con lui ecc. Noi abbiamo fatto pubblicare una dichiarazione e ne siamo usciti, e anche Liebknecht ne è uscito ». E' difficile capire come Marx ed Engels e Liebknecht, che avevano conosciuto Lassalle e leggevano il Sozialde­mokrat, credessero alle favole della contessa di Hatzfeldt, ma una volta che vi ebbero creduto era comprensibilissimo che si allontanassero dal movimento avviato da Lassalle.

Il loro distacco non ebbe effetti pratici su quel movimento. Anche vecchi membri della Lega dei Comunisti, come Ròser, che un tempo, di fronte alle Assise di Colonia, aveva difeso i princìpi del Manifesto comu­nista, si dichiararono in favore della tattica di Schweitzer.