Jenny von Westphalen

Franz Mehring | Vita di Marx

Gli anni giovanili

Jenny von Westphalen

Nell'autunno del 1835 Karl Marx entrò nell'Università di Bonn, dove restò un anno, forse più « per ragioni di studio », che per studiare davvero giurisprudenza.

Anche su questo periodo non esistono notizie dirette, ma da quel che appare dalle lettere del padre, il giovanotto doveva aver perduto un po' del suo bollore. Solo in seguito, in un'ora molto cupa, il vecchio scriverà di « smanie selvagge » ; in questo periodo si lamentava soltanto sui « conti à la Karl, senza capo né coda, senza risultato » ; ma del resto, anche più tardi questi conti il teorico classico del denaro non è mai riuscito a farli quadrare. Dopo questi anni lieti di Bonn, parve un colpo di testa da studente quando Karl Marx, nella felice età di diciotto anni, si fidanzò con una compagna di giochi della sua infanzia, una amica intima della sua so­rella maggiore Sophie, la quale contribuì a spianare la strada all'unione dei giovani innamorati. Ma in realtà fu la prima e più bella vittoria riportata da quest'uomo nato ad essere un dominatore di uomini; una vittoria che appariva assolutamente « incomprensibile » a suo padre, finché non gli divenne più chiara con la scoperta che anche la fidanzata aveva « qualche cosa di geniale », e sapeva affrontare sacrifici di cui le ragazze comuni non sono capaci.

E davvero Jenny von Westphalen era non soltanto una ragazza di non comune bellezza, ma anche di animo e carattere non comuni. Di quattro anni maggiore di Karl Marx, aveva però appena passato i venti anni; nel pieno rigoglio della sua giovane bellezza, era molto corteggiata ed ambita, e le si apriva l'avvenire brillante di una figlia di funzionario d'alto rango.. Ma, come pensava il vecchio Marx, essa sacrificava tutte queste prospettive a un « avvenire incerto e pieno di pericoli », ed egli credeva di riconoscere talvolta anche in lei quel timore pieno di presentimenti da cui era egli stesso angustiato. Ma era tanto sicuro di quella « fanciulla angelica », di quella « incantatrice », che giurava al figlio che nessun principe gliel'avrebbe sottratta.

L'avvenire superò poi per incertezze e pericoli le più nere previsioni di Heinrich Marx, ma tuttavia Jenny von Westphalen, il cui ritratto giovanile irraggia una grazia infantile, ha tenuto fede con l'animo inalterabile di un'eroina, in mezzo ai dolori e alle sofferenze più tremende, all'uomo che ella aveva scelto.

Gli alleggerì il grave peso della sua vita non forse in quanto fosse una brava donna di casa — infatti, viziata essa stessa dalla fortuna, non fu sempre in grado di affrontare le meschine miserie della vita quotidiana, come lo sarebbe stata una proletaria indurita a tutte le tempeste — ma ne fu la degna compagna in un senso più alto, in quanto cioè comprese la missione della vita di lui. In tutte le sue lettere — quelle che sono rimaste — aleggia un soffio di schietta femminilità; ella era una « natura » nel senso di Goethe, ugualmente vera in ogni suo stato d'animo, nell'affascinante conversare dei giorni lieti, come nel profondo dolore di una Niobe a cui la miseria strappò un figlio, senza che potesse comporlo in una sia pur misera tomba. La sua bellezza era l'orgoglio del marito, e quando i loro destini erano legati fra di loro ormai da quasi tutta una vita, egli le scriveva nel 1836 da Treviri, dove si trovava per i funerali della madre : « Tutti i giorni mi sono recato in pellegrinaggio alla vecchia casa dei Westphalen (nella Romerstrasse), che mi ha interessato più di tutte le antichità romane, perché mi ricordava i tempi felici della giovinezza e racchiudeva il mio tesoro più caro. Inoltre tutti i giorni, a destra e a sinistra, mi domandano della" più bella ragazza " di Treviri e della " reginetta del ballo ". E' terribilmente piacevole per un uomo, quando la moglie vive ancora nella fantasia di tutta una città come " la principessa del sogno " ». Allo stesso modo, ormai morente, pur alieno com'era sempre stato da ogni sentimentalismo, egli parlò con tono accorato e commovente del lato più bello della sua vita, che per lui era rappresentato da questa donna.

I due giovani si fidanzarono dapprima senza interrogare i genitori di lei, cosa che procurò non piccoli scrupoli al coscienzioso padre di lui. Ma non molto dopo anche quelli dettero il loro assenso. Il consigliere segreto di governo Luigi von Westphalen, nonostante il nome e il titolo, non apparteneva né alla nobiltà prussiana degli Junker né alla vecchia burocrazia prussiana. Suo padre era quel Philipp Westphalen che figura tra i più notevoli personaggi della storia militare. Segretario privato del duca Ferdinando di Brunswick, che nella guerra dei sette anni, alla testa di un esercito composto degli elementi più eterogenei finanziato dagli inglesi, aveva difeso con successo la Germania occidentale dalle mire di conquista di Luigi XV e della sua Pompadour, Philipp Westphalen era riuscito a divenire di fatto il capo di stato maggiore del duca, malgrado tutti i generali tedeschi ed inglesi dell'esercito. I suoi meriti erano così universalmente riconosciuti che il re d'Inghilterra voleva nominarlo aiutante generale dell'esercito, ma Philipp Westphalen non accettò. Dovette però piegare il suo carattere borghese almeno fino ad « accettare » la nobiltà, per motivi simili a quelli per cui uno Herder o uno Schiller si erano dovuti adattare a questa umiliazione: per poter cioè sposare una ragazza di una famiglia baronale scozzese, che era apparsa nel campo del duca Ferdinando, in visita alla sorella, mari­tata ad un generale delle truppe ausiliarie inglesi.

Loro figlio fu Ludwig von Westphalen. E se dal padre egli aveva ereditato un nome storico, anche l'albero genealogico della madre presentava grandi ricordi storici; uno dei suoi antenati in linea diretta era salito sul rogo nella lotta per l'introduzione della Riforma in Scozia, un altro, Earl Archibald Argyle, era stato decapitato come ribelle sulla piazza del mercato di Edimburgo nella lotta di liberazione contro Giacomo IL Con tali tradizioni di famiglia, Ludwig von Westphalen aveva dato del tutto l'addio all'atmosfera della orgogliosa e cenciosa nobiltà degli Junker e della burocrazia oscurantista. Da principio al servizio dei Brunswick, non aveva esitato a rimanere in questo servizio quando il piccolo ducato fu trasformato da Napoleone nel Regno di Vestfalia, dato che evidentemente gli importava meno dell'antica dinastia dei Guelfi che delle riforme con cui la conquista francese risanava le dissestate condizioni della sua piccola patria. Ma al dominio straniero come tale non per questo restò meno avverso, e nel 1813 dovette provare la dura mano del maresciallo Davoust. Passati due anni, dopo essere stato consigliere regionale a Salzwedel, dove il 12 febbraio 1814 gli nacque la figlia Jenny, fu trasferito come consigliere di governo a Treviri; nel suo primo zelo il cancelliere prussiano Hardenberg riconosceva ancora che bisognava mandare nei territori renani recentemente conquistati, ma attaccati alla Francia, gli spiriti più svegli e più liberi da fisime da Junker.

Karl Marx per tutta la sua vita ha parlato di quest'uomo con il più grande affetto e la più grande riconoscenza. Non soltanto perché ne era il genero lo chiamava il suo « caro, paterno amico », e gli portò un « affetto filiale ». Westphalen poteva recitare dal principio alla fine interi canti di Omero; sapeva a memoria, in inglese come in tedesco, moltissimi drammi di Shakespeare; nella « vecchia casa dei Westphalen » Karl Marx ricevette molte suggestioni che la sua casa non poteva fornirgli, e tanto meno la scuola. Egli era divenuto molto presto un beniamino di Westphalen, il quale forse nell'acconsentire al fidanzamento si ricordò del felice matrimonio dei propri genitori; agli occhi del mondo anche la fanciulla della vecchia famiglia baronale aveva fatto un cattivo matrimonio, quando si era unita con quel povero segretario privato che era un semplice borghese.

Il figlio maggiore di Ludwig von Westphalen non ereditò questi sentimenti paterni. Era un carrierista della burocrazia, e anche peggio; ministro prussiano degli interni nel periodo della reazione del decennio 1850-1860, sostenne perfino di fronte al primo ministro Manteuffel, che era pur sempre un burocrate smaliziato, le pretese feudali della più impenitente nobiltà degli Junker. Questo Ferdinand von Westphalen non è mai stato in rapporti di intimità con la sorella Jenny, tanto più che era di quindici anni maggiore di lei, e, come figlio di un primo matrimonio del padre, le era soltanto fratellastro.

Vero fratello di lei era invece Edgar von Westphalen, che uscì dalla strada paterna deviando a sinistra, così come Ferdinand aveva deviato a destra. All'occasione egli sottoscrisse insieme al cognato Marx i suoi manifesti comunisti. Non è stato, a dire il vero, un suo compagno costante; passò il gran mare, ebbe là varia fortuna, tornò indietro, riemerse ora qui ora là, un vero selvaggio ogni volta che si sa qualche cosa di lui. Ma ha sempre avuto un cuore fedele per Jenny e per Karl Marx, ed essi hanno dato il suo nome al loro primo figlio.