Un'opera fondamentale per il socialismo

Quest'opera era Le condizioni della classe lavoratrice in Inghilterra, che uscì a Lipsia nell'estate del 1845 presso Wigand, antico editore dei Deutsche Jahrbucher, che qualche mese prima aveva pubblicato L'Unico di Stirner. Se a Stirner ultimo rampollo della filosofia hegeliana aveva dato alla testa la piatta sapienza della concorrenza capitalistica, Engels poneva nel suo libro la base per quei teorici tedeschi — ed erano quasi tutti — che attraverso la soluzione feuerbachiana della speculazione hegeliana, erano arrivati al comunismo e al socialismo. Egli descriveva le condizioni della classe operaia inglese nella loro realtà orrenda, ma tipica per il dominio della borghesia.

Quando, circa cinquanta anni dopo, Engels ripubblicò il suo lavoro lo definì una fase nello sviluppo embrionale del moderno socialismo internazionale. Ed aggiungeva che, come l'embrione umano nei suoi primi gradi di sviluppo riproduce ancora gli archi branchiali dei nostri progenitori, cioè dei pesci, così il suo libro mostrava ovunque le tracce dell'origine del socialismo moderno da uno dei suoi antenati, la filosofia classica tedesca. Ma questo è giusto soltanto se si precisa che queste tracce sono molto più deboli di quanto io fossero ancora negli articoli che Engels aveva pubblicato nei Deutsch-Franzosische Jahrbucher, non sono citati più né Bruno Bauer, né Feuerbach, e « l'amico Stirner » è citato solo un paio di volte, per prenderle un po' in giro. Si può parlare di una sostanziale influenza della filosofia tedesca su questo libro non in un senso retrivo ma nel senso di un decisivo progresso.

Il vero e proprio centro di gravità del libro non era nella descrizione della miseria proletaria, quale era sorta in Inghilterra sotto il dominio del modo di produzione capitalistico. In questo Engels aveva avuto alcuni precursori, Buret, Gasiceli e altri, che egli cita abbondantemente. Né il tono particolare del libro derivava dalla schietta indignazione contro un sistema sociale che condannava alle più terribili sofferenze le masse lavoratrici, dalla impressionante e veritiera descrizione di queste sofferenze, dalla profonda e sincera pietà per le sue vittime. In esso la cosa più degna di ammirazione e nello stesso tempo storicamente più importante era l'acume con cui il ventiquattrenne autore comprendeva lo spirito del modo di produzione capitalistico e sapeva dedurne non soltanto l'ascesa ma anche la decadenza della borghesia, non soltanto la miseria ma anche la salvezza del proletariato. li succo del libro era che esso mostrava come la grande industria crei nella classe operaia moderna quasi una razza disumanata, intellettualmente e moralmente degradata alla bestialità, fisicamente distrutta, ma anche come la classe operaia moderna, in forza di una dialettica storica le cui leggi vengono indagate nei particolari, si sviluppi e debba svilupparsi fino a provocare la caduta del suo creatore.

Ma di un simile risultato era capace soltanto chi avesse fatto della dialettica di Hegel carne della sua carne e sangue del suo sangue, e avesse saputo metterla in piedi, mentre essa si trovava a testa in giù. Per questo il libro è una fondazione del socialismo, come doveva esserlo secondo l'intenzione dell'autore. Tuttavia la grande impressione che esso suscitò al suo apparire, non si fondava su questo, ma soltanto sull'interesse del suo contenuto; se esso — come pensa una parrucca accademica con comica presunzione — ha reso il socialismo « degno dell'Università », lo ha fatto però soltanto nel senso che questo o quel professore ci ha dovuto spezzar contro qualche lancia arrugginita. La critica erudita si gonfiò soprattutto quando non sopravvenne la rivoluzione che Engels vedeva già alle porte d'Inghilterra. Egli stesso cinquanta anni dopo poteva dire tranquillamente che era meraviglioso non il fatto che questa e altre profezie da lui fatte nell'« ardore giovanile » non si fossero av­verate, ma che se ne fossero avverate tante, anche se allora le aveva previste per un « futuro troppo vicino ».

Oggi quell’ « ardore giovanile » che prevedeva alcune cose per un « futuro anche troppo vicino » non è una delle attrattive minori di questo scritto precorritore. Senza queste ombre non sarebbe pensabile la sua luce. Lo sguardo geniale, che sa intravedere il futuro di là dal presente, vede le cose future più acutamente, ma perciò anche più vicine del comune intelletto umano che non sa abituarsi all'idea che non ci sia bisogno che la minestra gli venga scodellata alle dodici in punto. D'altra parte allora molti altri, oltre Engels, vedevano la rivoluzione inglese alle porte, come lo stesso Times, il giornale più importante della borghesia inglese, ma la paura della cattiva coscienza paventava nella rivoluzione soltanto incendi e assassinii, mentre il suo sguardo indagatore della società vedeva germogliare nuova vita dalle rovine.

Tuttavia, durante l'inverno tra il 1844 e il 1845, Engels fu preso dall'« ardore giovanile » non soltanto in questo suo scritto; mentre ancora lo stava forgiando alla sua incudine, già aveva altro ferro sul fuoco: oltre alla continuazione d'esso (doveva infatti essere soltanto un capitolo di un lavoro più ampio sulla storia sociale d'Inghilterra), pensava anche a una rivista mensile socialista, che voleva pubblicare insieme con Moses Hess, a una biblioteca di scrittori socialisti stranieri, a un saggio su List e ad altre cose ancora. Incitava instancabilmente Marx, coi quale si incontrava spesso nei suoi piani, a un'attività altrettanto operosa. « Fa in modo di venire a capo del tuo libro di economia politica; anche se tu stesso dovessi rimanere scontento di molte cose, non fa niente, gli animi sono maturi, e dobbiamo battere il ferro finché è caldo.... Ma ora non c'è tempo da perdere. Fa perciò in modo di essere pronto prima dell'aprile, fa come faccio io, stabilisciti un termine di tempo entro il quale sei effettivamente deciso a finire, e pensa a stampar presto. Se non lo puoi far stampare costà, fallo stampare a Mannheim, Darmstadt o altrove. Ma uscire deve presto». Perfino sulla «mirabolante» estensione della Sacra Famiglia, Engels si consolava pensando che fosse bene così : « così arriveranno fin d'ora al pubblico molte cose che chissà per quanto tempo ancora sarebbero rimaste nel tuo scrittoio ». Quanto spesso egli avrebbe dovuto ancora levare appelli simili nel corso dei decenni seguenti !

Ma, impaziente sollecitatore, egli era nello stesso tempo il più paziente degli aiutatori, quando, nella sua dura lotta con se stesso, il genio era impedito anche dalle miserie della vita comune. Appena arrivò a Barmen la notizia che Marx era stato espulso da Parigi, Engels ritenne necessario aprire subito una sottoscrizione « per ripartire da buoni co­munisti fra tutti noi le spese extra che essa ti avrà causato ». Al suo ren­diconto sul «buon esito» delle sottoscrizioni, egli aggiungeva: «Poiché però non so se questo basterà per la tua sistemazione, a Bruxelles, va da sé che metto col massimo piacere a tua disposizione il compenso che avrò per la mia prima roba inglese, che spero mi sarà almeno in parte pagata presto e di cui per il momento posso fare a meno, perché il mio vecchio mi deve mandar soldi. Non sia mai che quei cani abbiano il piacere di metterti in imbarazzi finanziari con la loro perfidia»2. Ed anche per proteggere l'amico da « questo piacere di quei cani » Engels si è prodigato instancabilmente per tutta la vita.

Ma, disinvolto quale egli ci appare da queste sue lettere giovanili, Engels era però tutt'altro che leggero. La « sua prima roba inglese », di cui parlava a quel modo, ha avuto un peso determinante ormai da sette decenni; fu un'opera che fece epoca, il primo grande documento del socialismo scientifico. Engels aveva ventiquattro anni quando lo scriveva e scuoteva persino così la polvere dalle parrucche accademiche. Ma non era un talento precoce che prosperasse nell'aria calda della serra per appassire poi in fretta; il suo « ardore giovanile » derivava dallo schiettofuoco del sole di un grande ingegno che riscaldò la sua vecchiaia e la sua gioventù.

In quel tempo nella casa dei suoi genitori, egli viveva «una vita silenziosa e tranquilla nell'amore e nel timore di Dio», come solo il «più brillante filisteo» poteva desiderare. Ma presto non ne potè più e si lasciò indurre solo dai « visi tristi » dei suoi vecchi a fare un ultimo tentativo col commercio. Per la primavera voleva andarsene ad ogni costo, anzitutto, a Bruxelles. Le sue « beghe familiari » si inasprivano notevolmente per la propaganda comunista a Barmen-Elberfeld, alla quale egli prendeva vivamente parte. Egli dava notizia a Marx di tre riunioni comuniste, di cui la prima aveva avuto 40 partecipanti, la seconda 130, la terza 200. « L'argomento esercita un'enorme attrazione. Non si parla di nient'altro che di comunismo, ed ogni giorno vengono a noi nuovi aderenti. Il comunismo del Wuppertal è une verité, anzi quasi una forza ormai ». Questa forza a dire il vero si disperse a un semplice ordine della polizia, e aveva d'altronde un carattere alquanto singolare; Engels stesso dava notizia del fatto che soltanto il proletariato si era tenuto fuori da questo movimento comunista, per il quale cominciava quasi a smaniare la parte più stupida, più indolente, più filistea della popolazione, che non si interessava di nulla al mondo.

Tutto questo mal si accordava con quello che Engels scriveva nello stesso tempo sulle prospettive del proletariato inglese. Ma così era lui: un simpaticone dalla testa ai piedi, sempre sul chi vive, fresco, acuto, instancabile, e non senza quel ramo di cara pazzia che si addice così bene a una gioventù entusiastica e gagliarda.