Ufficio e caserma

Friedrich Engels nacque a Barmen il 28 novembre 1820. Come Marx, non prese le idee rivoluzionarie nella casa paterna, e, come per Marx, non furono le ristrettezze personali, ma l'alto ingegno a spingerlo sulla via rivoluzionaria. Suo padre era un ricco industriale di tendenze conservatrici e anche ortodosse; per quanto riguarda la religione Engels ha dovuto compiere un cammino più lungo di Marx.

Dopo aver frequentato il ginnasio ad Elberfeld fino al penultimo anno della maturità, egli si dedicò alla professione del commerciante. Come Freiligrath, fu un abilissimo commerciante, senza esser mai stato col cuore nel « maledetto commercio ». Si fa conoscenza con lui la prima volta nelle lettere che l'apprendista diciottenne mandava dall'ufficio dei console Leupold a Brema ai fratelli Gràber, due compagni di scuola in quel tempo studenti di teologia. In esse non si parla mai di commercio e di affari commerciali, se non quando una volta vi si dice: «Scritto sul nostro sgabello d'ufficio, dato che non avevamo preso la sbornia». Engels giovane era un allegro bevitore, come lo fu poi da vecchio; anche se nel Ratskeller di Brema non ha sognato come Hauff e cantato come Heine, sa però raccontare con uno spirito mordace la « grande sbornia » che si prese una volta in questi sacri locali.

Come Marx, fece anch'egli i suoi tentativi poetici, ma non meno rapidamente di Marx riconobbe che in questo giardino non crescevano allori per lui. In una lettera che porta la data del 17 settembre 1838, che dunque è scritta prima di compiere i diciotto anni, egli dichiarava di aver abbandonato la fede nel suo destino di poeta leggendo i consigli di Goethe « per giovani poeti ». Alludeva ai due brevi scritti di Goethe nei quali il maestro spiega che la lingua tedesca è giunta a un grado così alto di sviluppo che a ciascuno è dato esprimersi a suo piacimento in verso e in rima, col che nessuno però deve immaginarsi nulla di par­ticolare; Goethe conclude i suoi consigli con queste « parole in cima » :

 

Ragazzo, ricorda che in epoche

 

in cui spirito e sentimento stanno alti

 

la Musa può accompagnare

 

ma non però guidare.

In questi consigli il giovane Engels si trovò ritratto nella maniera più perfetta; grazie ad essi gli era divenuto chiaro che le sue rime non avevano nulla a che fare con l'arte. Voleva conservarle soltanto come « un di più gradevole », come diceva Goethe, e volle anche pubblicarne una su di una rivista, « dal momento che altri giovanotti, che sono dei somari altrettanto e più grossi di me, lo fanno anch'essi, e dal momento che con esse non innalzerò né abbasserò la letteratura tedesca ». Il tono goliardico, che Engels amò sempre, non nascondeva però, nemmeno quando era giovane, nulla di superficiale: nella stessa lettera egli pregava i suoi amici di fargli avere da Colonia libri popolari, Siegfried, Eulenspiegel, Helena, Oktavian, Schildburger, Heymonskinder, Doktor Faust, e diceva di essersi dedicato allo studio di Jakob Bòhme. « E' un'anima oscura ma profonda. La maggior parte delle sue cose bisogna studiarsele terribilmente se ci si vuole capire qualche cosa».

L'abitudine di andare al fondo delle cose aveva ben presto fatto pren­dere in uggia al giovane Engels la superficiale letteratura della Giovane Germania. In una lettera di qualche tempo dopo, del 10 gennaio 1839, è la volta di questa « bella compagnia » e proprio perché andava diffondendo per il mondo cose inesistenti. « Questo Theodor Mundt manda in giro le sue porcherie sulla Demoiselle Taglioni, che danza cose di Goethe; si adorna di eleganze di Goethe, di Heine, di Rahel e della Stieglitz, dice le più preziose balordaggini su Bettina, ma tutto in modo così moderno, così moderno, che dev'essere un piacere per un bellimbusto o per una giovane, vana, lasciva signora leggere cose del genere... E questo Heinrich Laube! Questo tipo ti scarabocchia senza interruzione caratteri che non esistono, racconti di viaggio che non sono tali, sciocchezze su sciocchezze; è terribile». Per il giovane Engels lo «spirito nuovo» nella letteratura datava dal «colpo di fulmine della rivoluzione di luglio», la «più bella espressione della volontà popolare dalla guerra di liberazione in poi ». Tra i rappresentanti di questo nuovo spirito egli annovera i Beck, i Griin e i Lenau, gli Immermann e i Platen, i Bòrne e gli Heine e anche Gutzkow, che con sicuro giudizio egli poneva al di sopra degli altri luminari della Giovane Germania. Al Telegrapb, una delle riviste pubblicate da questi « assolutamente onorabili giovanotti », Engels, secondo una lettera del 1° maggio 1839, fece arrivare un articolo, ma chiedendo però la massima discrezione, perché altrimenti si sarebbe trovato in un « imbarazzo infernale ».

Se di fronte alle tirate liberali della Giovane Germania il giovane Engels non si lasciava ingannare sulla mancanza di valore artistico di quegli scritti, era però anche lontanissimo dal giudicare con indulgenza, per colpa di questa mancanza di valore estetico, gli attacchi ortodossi e reazionari contro la Giovane Germania. In questo caso prese assoluta­mente partito per i perseguitati, si firmò perfino « Giovane tedesco », e minacciò all'amico : « Io ti dico, Fritz, che una volta che sarai pastore potrai diventare tanto ortodosso quanto vorrai, ma se diventi un pietista l'avrai a che fare con me ». E aveva riflessi simili anche la sua singolare predilezione per Bòrne, il cui scritto contro il delatore Menzel fu descritto dal giovane Engels come la prima opera della Germania dal punto di vista dello stile, mentre Heine all'occasione se ne sbrigò definendolo un «porcaccione»; erano i giorni della grande sollevazione contro il poeta, quando anche il giovane Lassalle scriveva nel suo diario: «E quest'uomo è un apostata della causa della libertà! E quest'uomo si è strappato di testa il berretto dei giacobini e si è messo sui nobili riccioli un berretto gallonato ! ».

Tuttavia né Bòrne né Heine, né alcun altro poeta ha segnato al gio­vane Engels la strada della sua vita, ma :1 suo destino lo ha fatto uomo. Veniva da Barmen e visse a Brema, roccaforti luna e l'altra del pietismo tedesco settentrionale; la liberazione da questi legami fu l'inizio della grande lotta di liberazione che riempie la sua vita gloriosa. Quando lotta contro la fede della sua fanciullezza parla con una tenerezza che gli è altrimenti sconosciuta : « Io prego ogni giorno, anzi quasi tutto il giorno per avere la verità, lo ho fatto da quando cominciai a dubitare, e proprio non posso ritornare alla vostra fede... Mi vengono le lacrime agli occhi mentre ti scrivo, sono agitato fin nel profondo, ma lo sento, non mi perderò, arriverò a Dio, verso cui tutto il mio cuore tende. E questa è anche una testimonianza dello Spirito Santo, per la quale io vivo e muoio, anche se nella Bibbia c'è scritto diecimila volte il contrario ». In queste batta­glie dello spirito il giovane Engels arrivò dagli Hengstenberg e dai Krurn-macher, capi dell'ortodossia di allora, con un appoggio piuttosto che ccn un indugio momentaneo su Schleiermacher, fino a David Strauss, e ora confessa ai suoi amici teologici che per lui non ci sarà ritorno. Un vero razionalista poteva magari tornare a infilarsi nella camicia di forza del­l'ortodossia, abbandonando le sue spiegazioni naturali dei miracoli e la sua piatta ricerca morale, ma la speculazione filosofica non poteva più discendere dai suoi « nevai illuminati dall'aurora » nelle « valli nebbio­se» dell'ortodossia. «Sono sul punto di diventare hegeliano. Se lo di­venterò a dire il vero non lo so ancora, ma Strauss mi ha dato dei lumi per capire Hegel che mi rendono del tutto plausibile la cosa. Nella sua (di Hegel) filosofia della storia ho trovato tutto me stesso ». La rottura con la chiesa portava poi direttamente all'eresia politica. Un elogio pre­tesco al re di Prussia d'allora, l'uomo della caccia ai demagoghi, fece esclamare a questo Percy testa calda: «Mi aspetto qualche cosa di buono soltanto da quel principe a cui volano intorno alla testa i cef­foni del suo popolo e le finestre del cui palazzo sono mandate in frantumi dalle pietre della rivoluzione ».

Con queste idee Engels era andato oltre il Telegraph di Gutzkow arrivando fino alle posizioni dei Deutsche ]ahrbucher e della Rheinische Zeitung. Egli collaborò occasionalmente a tutti e due questi giornali, quando dall'ottobre del 1841 all'ottobre del 1842 fece il suo anno di servizio volontario nell'artiglieria della guardia a Berlino, nella caserma al Kupfergraben, non lontano dalla casa dove Hegel aveva vissuto ed era morto. Il suo nome di battaglia in letteratura — Friedrich Oswald —, che in principio egli aveva scelto per riguardo alla sua famiglia di idee conservatrici e ortodosse, lo dovette conservare per ragioni anche più impellenti « nella regia divisa ». Ad uno scrittore da lui aspramente criticato nei Deutsche Jabrbùcher, Gutzkow scriveva per consolarlo, il 6 dicembre 1842: «il triste merito di aver introdotto nella letteratura F. Oswald appartiene purtroppo a me. Anni fa un tizio che si occupava di commercio, di nome Engels, mi mandò da Brema delle lettere sul Wuppertal. Io le corressi, cancellai gli accenni personali che erano troppo crudi, e le stampai. Da allora mi mandò della roba che dovetti regolar-mentre ritoccare. Improvvisamente proibì queste correzioni, studiò Hegel e passò ad altre riviste. Ancora poco prima che uscisse la critica su di Lei gli avevo mandato a Berlino 15 talleri. Così sono quasi tutti questi novellini. Debbono a noi se possono pensare e scrivere, e la loro prima azione è un parricidio spirituale. Naturalmente di tutta questa cattiveria non ne sarebbe nulla, se non le si facesse incontro la Rheinische Zeitung e la rivista di Ruge ». Nemmeno il vecchio Moro nella torre della fame, si lamenta così, ma così va chiocciando la papera quando il paperotto da lei covato se ne va via sull'acqua.

Come nell'ufficio Engels era stato uri bravo commerciante, così in caserma fu un bravo soldato; in seguite e fino alla fine della sua vita la scienza militare è stata tra i suoi studi preferiti. In questo stretto e continuo contatto con la pratica della vita quotidiana si compensava felicemente quello che poteva mancare di profondità speculativa al suo spirito filosofico. Durante il suo anno di volontariato egli ha gagliardamente bevuto coi Liberi di Berlino ed ha anche partecipato alle loro lotte con qualche scrittarello, a dire il vero in un periodo in cui la loto attività non era ancora degenerata. Già nell'aprile del 1842 uscì anonimo presso.una casa editrice di Lipsia il suo breve scritto di 55 pagine: Schelling e la rivelazione, nel quale criticava «l'ultimo tentativo della reazione contro la libera filosofia», il tentativo di Schelling, chiamato all'Università di Berlino, di battere in breccia con la sua fede nella rivelazione la filosofia di Hegel. Ruge, che credette che lo scritto fosse opera di Bakunin, lo accolse con questa lode lusinghiera: «Questo amabile giovane si lascia indietro tutti i vecchi somari di Berlino». In realtà quello scritto rappresentava il Gicvane hegelianesimo ancor filosofico fino alle sue estreme conseguenze, ma tuttavia non avevano nemmeno tutti i torti altri critici che vi trovavano meno acume critico che impeto poetico-filosofico.

Circa nello stesso tempo, sotto l'impressione ancor fresca dell'allontanamento di Bruno Bauer, Engels pubblicò a Neumùnster presso Zurigo, anch'essa anonima, una Epopea cristiana in quattro canti, cioè una satira del «Trionfo della fede sull'arcidiavolo » «destituito d'imperio». Egli fece uso abbondante del privilegio della gioventù, di disprezzare cioè la critica minuziosa; un esempio del suo stile possono darlo i versi in cui Engels raffigura se stesso e Marx, che ancora non conosceva personalmente :

 

Ma quello dalle lunghe gambe che all'estrema sinistra schiamazza,

E' Oswald, avvolto in un grigio mantelle e coi pantaloni color pepe,

Pepato anche di dentro, Oswald il montagnardo,

Piccante quanto mai dal capo fino ai piedi,

Suona uno strumento, ed è la ghigliottina,

Su di essa accompagna sempre una cavatina ;

Sempre risuona il canto infernale, sempre lui intona ' il ritornello :

Formez vos baiaillons ! Aux armes, citoyens !

 

Chi dietro incalza con furia selvaggia ? Un giovane bruno di Treviri, un mostro di forza,

Egli va, non saltella, ma balza sui talloni

E imperversa furibondo, e come se volesse afferrare

L'ampia volta del cielo e trarla a terra,

Tende 1 braccio col duro pugno chiuso

Su in alto nell'aria. Così infuria senza posa,

Come se diecimila diavoli lo avessero preso pel ciuffo.

 

Trascorso il periodo del servizio militare, alla fine di settembre del 1842, Engels tornò alla sua casa paterna, e di qui, due mesi più tardi, andò a Manchester, come impiegato nella fabbrica tessile Ermen & Engels, di cui suo padre era comproprietario. Durante il viaggio visitò la redazione della Rheinische Zeitung a Colonia, e per la prima volta vi vide Marx. Ma il loro incontro fu molto freddo, perché capitava proprio nei giorni in cui Marx rompeva coi Liberi. Engels era prevenuto contro Marx per alcune lettere che gli avevano scritto i fratelli Bauer, e Marx vedeva in Engels un compagno d'idee dei Liberi di Berlino.