Verso la coalizione con la borghesia

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“In Spagna, comunque, per sette critiche settimane nessun rappresentante dei lavoratori entrò a far parte del gabinetto”: così spiega Morrow. Per sette settimane il Governo repubblicano, a Madrid come in Catalogna, è sospeso in aria. Non ha forze armate per esercitare il suo dominio. A livello locale dominano i comitati formati dai miliziani insorti contro il fascismo. Ma, aggiunge Morrow: “al vertice c'era solo il Governo!”. Nessuno tenta di creare un organo centrale dei comitati sorti dopo il 19 di luglio. Eppure un centro è necessario e lo è tanto più in una guerra. Se la rivoluzione non si dava un proprio centro direttivo, questo vuoto non poteva che tornare ad essere occupato dalla borghesia stessa: “in ogni settore la borghesia furtivamente tornava a rioccupare ruoli dirigenti. Così i lavoratori erano trascinati passo a passo verso la coalizione governativa con la borghesia”. Anarchici e Poum non saranno esenti dal “coalizionismo”.


 

In ogni altro periodo di dualismo di potere, (la Russia del febbraio novembre 1917, la Germania del 1918-19, sono gli esempi più importanti) il governo borghese ha continuato ad esistere per il solo fatto che i rappresentanti delle organizzazioni riformiste dei lavoratori erano entrati a far parte di questo governo, divenendo i più importanti sostegni della borghesia. I menscevichi e i socialisti rivoluzionari non solo sostenevano il governo provvisorio all'interno dei soviet ma partecipavano perfino con i ministri borghesi al governo. Ebert e Scheidemann avevano la maggioranza nei consigli dei soldati e dei lavoratori, ma nello stesso tempo erano al governo. In Spagna, comunque, per sette critiche settimane, nessun rappresentante dei lavoratori entrò a far parte del gabinetto. Non che la borghesia non li volesse con sé, non che i leaders dei lavoratori non fossero reperibili o disposti! La sera del 19 luglio, quando arrivò la conferma della totale conquista di Barcellona da parte dei lavoratori, Azana, abbandonò finalmente il tentativo di formare un « gabinetto pacifico » sotto Barrio. Giral divenne primo ministro. Azana e Giral chiesero a Prieto e a Caballero di far parte del governo. Prieto era più che disposto, ma Caballero rifiutò la proposta di Giral, e Prieto non osò entrare nel governo senza di lui.

Nella Catalogna, durante gli ultimi giorni di luglio, Companys chiamò a far parte del suo gabinetto tre leaders comunisti. Ma questi dopo tre giorni, furono costretti a dare le dimissioni su richiesta degli anarchici che avevamo denunciato il loro ingresso nel governo come incompatibile con il ruolo di dirigenti del Comitato centrale delle milizie. Pertanto, per sette settimane, i governi borghesi restarono isolati dalle masse, indifesi dai ministri riformisti, mentre la condotta dei repubblicani non accresceva certo il loro prestigio. I funzionari più codardi fuggirono a Parigi.

« Solidaridad obrera », organo della CNT, pubblicava giorno per giorno una « galleria di uomini illustri », repubblicani, che erano fuggiti. Il governo aveva nelle sue mani una delle più grandi riserve auree, ad eccezione delle riserve delle grandi potenze imperialiste — circa seicento milioni di dollari — eppure non fece alcuno sforzo, durante quei due mesi, per acquistare armi all'estero. Lodò il tentativo della Francia di organizzare il « non intervento ». Si lamentò contro l'occupazione delle fabbriche e degli impianti per la produzione bellica da parte dei lavoratori. Denunciò i comitati distrettuali e le pattuglie dei lavoratori che stavano ripulendo il paese dalle retroguardie e dai reazionari.

Il regime catalano-borghese, guidato dall'astuto Companys (era stato a suo tempo avvocato della CNT e aveva una profonda conoscenza dei movimenti operai), dominando una sommossa rivoluzionaria molto più violenta di quella di Madrid, si comportò molto più amabilmente di Azana-Giral. Nelle prime settimane rosse sanzionò ogni iniziativa presa dai rivoluzionari senza fiatare; era perfino più isolato a Barcellona di quanto non lo fosse il gabinetto a Madrid.

I governi di Madrid e di Barcellona mancavano dell'indispensabile strumento della sovranità: le forze armate. L'esercito regolare era con Franco. La polizia regolare non aveva più alcuna reale indipendenza essendo stata assorbita dalla marea dei lavoratori in armi. Privata della polizia, la maggior parte della quale, volontariamente o sotto la pressione dei lavoratori, era stata mandata al fronte, la borghesia di Madrid aveva guardato con diffidenza alla legittimità concessa dal governo catalano ai dirigenti delle milizie operaie. Le discrete spiegazioni offerte dal leader dell'Esquerra, Jaime Miravittles, ne danno ampia dimostrazione:

 

« Il Comitato centrale delle milizie nacque due o tre giorni dopo il movimento (sovversivo), in assenza di ogni regolare forza pubblica e quando non c'era esercito a Barcellona. Inoltre non vi erano più le Guardie civili e d'assalto, perché tutti avevano combattuto coraggiosamente insieme alle forze del popolo, e ora facevano parte delle stesse masse. Alla luce di queste circostanze passarono settimane senza che fosse possibile riunire e raggruppare le forze disperse delle Guardie civili e d'assalto »[1].

Eppure resta il fatto che, malgrado il sorgere del dualismo di potere, malgrado l'ampiezza del potere del proletariato nelle milizie e il loro controllo della vita economica, la condizione dei lavoratori rimaneva allo stadio embrionale, atomizzata, suddivisa nelle varie milizie e nei comitati di fabbrica e nei locali comitati di difesa antifascisti formati da tutte le organizzazioni. Non si venne mai ad una centralizzazione di consigli dei lavoratori e dei soldati su scala nazionale, come era accaduto in Russia nel 1917, e in Germania nel 1918-19.

Soltanto quando il dualismo di potere assume grandi dimensioni nella sua organizzazione c'è la possibilità ci una scelta tra il regime esistente ed un nuovo regime rivoluzionario del quale i consigli divengono la forma statale. La rivoluzione spagnola non raggiunse mai questo punto, malgrado il fatto che il reale potere del proletariato fosse di gran lunga più grande del potere degli operai durante la rivoluzione in Germania, o anche di quello esercitato dagli operai russi prima del novembre. Localmente ed in ogni colonna miliziana i lavoratori avevano il potere; ma al vertice c'era solo il governo! Questo paradosso ha una semplice spiegazione: non c'era un partito rivoluzionario in Spagna, pronto a dirigere il paese attraverso le organizzazioni dei soviet audacemente e autonomamente.

Ma non è un segno evidente di squilibrio il fatto che dal compito di formare un partito rivoluzionario capace di rovesciare la borghesia si passi al ruolo di collaboratori della classe borghese? Niente affatto. Durante il periodo rivoluzionario le alternative sono poste sul filo del rasoio: o l'una o l'altra. Ogni giorno che passa corrisponde a un decennio in tempo di pace. Il « realismo » di oggi diviene la strada di domani per la collaborazione con la borghesia. La guerra civile infuria. La borghesia si offre di cooperare nella lotta contro i fascisti. È evidente che i lavoratori accetteranno il suo aiuto. Quali sono i limiti di tale cooperazione? I « settari » bolscevichi, nella lotta contro Kornilov, posero limiti molto netti. Soprattutto raccolsero il potere nelle mani dei soviet.

Al culmine della battaglia contro la controrivoluzione di Kornilov nel settembre del 1917, quando Kerenskij e gli altri ministri borghesi del governo di coalizione stavano certamente sbraitando per schiacciare Kornilov, proprio come Azana e Companys si dichiaravano contro Franco, i bolscevichi avvertirono i lavoratori che il governo provvisorio era impotente e che solo i soviet potevano sconfiggere Kornilov. In una lettera al Comitato centrale dei bolscevichi interamente dedicata a tale questione, Lenin si scagliava contro coloro che proferivano frasi « sulla difesa del paese, sull'appoggio al governo provvisorio ». « Noi facciamo e faremo la guerra a Kornilov, come le truppe di Kerenskij, ma noi non sosteniamo Kerenskij », disse Lenin, « noi smascheriamo invece la sua debolezza. Vi è qui una differenza abbastanza sottile ma essenzialissima e che non si può dimenticare ». E non si pensava minimamente di aspettare fino a che la lotta contro Kornilov fosse finita, per assumere il potere. « Al contrario » dichiarò Lenin, « anche domani gli eventi possono darci il potere e noi non ce lo lasceremo sfuggire »[2].

Lenin era disposto a collaborare con lo stesso Kerenskij sul piano tecnico-militare, ma a questa precisa condizione, già esistente nei fatti: che le masse fossero organizzate in organismi di classe, democraticamente eletti, dove i bolscevichi potessero sperare in una maggioranza.

Senza lo sviluppo dei soviet — consigli dei lavoratori — era inevitabile che perfino gli anarchici ed il POUM si sarebbero indirizzati verso una collaborazione di governo con la borghesia. Infatti, cosa significa in pratica rifiutarsi di formare i soviet nel corso della guerra civile? Significa riconoscere alla borghesia il diritto di « dirigere la lotta », di imporre cioè i suoi limiti sociali e politici. Avvenne così che tutte le organizzazioni dei lavoratori senza eccezione si avvicinarono sempre più alla borghesia liberale.

Nelle settimane che seguirono, Azana e Companys ripresero coraggio quando compresero che le insurrezioni dei lavoratori non sarebbero sfociate nel rovesciamento del regime statale. Azana radunò tutti gli ufficiali che, presi al di là delle linee, si erano dichiarati a favore della repubblica. Dapprima gli ufficiali potevano aver contatti con le milizie soltanto tramite i comitati miliziani. Ma il metodo dei bolscevichi di valersi delle cognizioni tecniche degli ufficiali senza dare loro poteri di comando sui soldati può essere utilizzato solo durante il momento culminante del passaggio dal dualismo di potere, allo Stato operaio o ad un regime sovietico. Invece in Spagna poco a poco gli ufficiali si fecero avanti per prendere il comando.

Il controllo governativo sul tesoro e sulle banche — gli operai infatti, compresi gli anarchici, non si erano affatto occupati delle banche istituendo semplicemente una forma di controllo operaio che era poco più di una sorveglianza per prevenire prestiti ai fascisti e per incoraggiare prestiti di capitali alle fabbriche collettivizzate — diede un impulso poderoso con rincoraggiare il considerevole numero di fabbriche a capitale straniero, (che non erano state ancora occupate) mettendo rappresentanti governativi nelle fabbriche, intervenendo nel commercio con l'estero, promovendo la rapida crescita alle piccole industrie e delle officine e dei commerci che erano stati risparmiati dalla collettivizzazione.

Controllando le riserve auree, Madrid le usava come argomento inoppugnabile nella Catalogna in circostanze nelle quali Companys si era dimostrato impotente. Con la sopravvivenza del capitalismo, il capitale finanziario dominava i trasporti e le industrie. Questa legge economica non era stata abrogata per il fatto che i lavoratori si erano impadroniti delle fabbriche e delle ferrovie. Tutto quello che i lavoratori avevano fatto con l'impadronirsi di queste imprese era servito solo a trasformarle in cooperative di produttori, ancora soggette alle leggi della economia capitalistica. Per poter essere liberate da queste leggi, tutte le industrie e tutte le terre, assieme al capitale bancario e alle riserve di oro e argento, sarebbero dovute diventare proprietà dello Stato operaio. Ma tutto ciò richiedeva il rovesciamento dello Stato borghese.

Le manovre del capitale finanziario miranti a piegare il movimento operaio comprendono una fase della lotta in Spagna che meriterebbe uno studio accurato e particolareggiato e indubbiamente porterebbe alla scoperta di nuovi elementi circa la natura dello Stato borghese. Questa arma fu apertamente e pienamente utilizzata molto più tardi, ma fin dalle prime settimane il suo uso controllato consentì al regime di riguadagnare gran parte del terreno perduto.

Fin dalle prime settimane il governo, consapevole della sua posizione, ritornò all'uso di uno degli strumenti più odiato dai lavoratori, la censura sulla stampa. Questo sistema era particolarmente odiato per l'uso che il governo ne aveva fatto durante gli ultimi giorni prima della ribellione fascista, quando vennero soppressi gli ammonimenti degli anarchici e dei socialisti a proposito dell'imminente guerra civile. Azana si affrettò a rassicurare la stampa che la censura sarebbe stata limitata alle notizie militari; ma questo era solo un primo passio verso la censura totale. I sostenitori ad oltranza del Fronte popolare, i comunisti e i socialisti di Prieto, acconsentirono senza aprir bocca. Una discutibile notizia di rilievo apparsa sul giornale comunista « Mundo obrero » del 20 agosto, portò al sequestro di quel numero. « Claridad » di Caballero a malincuore si assoggettò. Seguirono gli anarchici del POUM. Solo l’organo di Madrid della Gioventù anarchica si rifiutò di essere censurato. Ma la censura non è un problema a sé stante: è la prerogativa inevitabile del potere statale.

Nell'agosto la CNT entrò a far parte della basca « Defense Junta » che non era affatto una organizzazione militare, ma un governo regionale nel quale il partito della grande borghesia basca aveva in mano la finanza e l’industria. Questa fu la prima volta nella storia che un partito anarchico partecipava ad un governo, ed il fatto fu riportato dalla stampa anarchica senza spiegazioni. Una grande occasione si poneva al POUM per conquistare i lavoratori della CNT ed iniziare la lotta per instaurare lo Stato operaio; ma il POUM non trasse alcun risultato dalla sua partecipazione al governo basco, perché agì esattamente come a Valenza.

« L'esecutivo popolare » con la partecipazione borghese, si era costituito a Valenza in governo ragionale ed anche qui il POUM era entrato a farne parte, lin quei giorni l'organo centrale del POUM, « la Batalla », chiedeva con insistenza un governo di soli lavoratori a Madrid e a Barcellona: la contraddizione tra questa parola d'ordine e i passi  intrapresi a Valenza fu fatta passare senza commento.

Formato in due giorni, dopo l'insurrezione, come centro militare, il Comitato centrale delle Milizie catalane cominciò a collaborare con la borghesia nelle attività economiche. La trasformazione del Comitato centrale in organismo di delegati democraticamente eletti nelle fabbriche dalle colonne miliziane gli avrebbe dato maggiore autorità e potere e allo stesso tempo, avrebbe ridotto il ruolo della borghesia a quelle che erano le sue forze reali nelle milizie e nelle fabbriche. Questa era l'unica soluzione del dilemma. Ma la CNT era sorda al problema e il POUM manteneva il  silenzio.

Alla fine, l'11 agosto, su iniziativa di Companys, fu costituito un consiglio economico per centralizzare l'attività economica. Qui si trattava, malgrado le lusinghe, di un radicale programma economico, di una manifesta questione di collaborazione sociale-economica sotto l'egemonia della borghesia. Ma la CNT e il POUM entrarono a farne parte.

Pertanto in ogni settore la borghesia furtivamente tornava a rioccupare ruoli dirigenti. Così i lavoratori erano trascinati, passo a passo, verso la coalizione governativa con la borghesia.

Per comprendere a fondo questo processo, dobbiamo esaminare più da vicino le idee politiche delle organizzazioni operaie.


 

[1] « Heraldo de Madrid », 4 settembre 1936.

 

[2] Lenin, Lettera al Comitato centrale del POSDR del 12 settembre (30 agosto) 1917