Solo due strade

Sedici mesi di guerra civile avevano decisamente dimostrato che tutte le strade indicate al popolo spagnolo si riducevano in definitiva a due. Una sola è la strada che noi indichiamo: una guerra rivoluzionaria contro il fascismo. Tutte le altre vie portano alla strada segnata dall'imperialismo anglo-francese.

L'imperialismo anglo-francese ha dimostrato di non aver alcuna intenzione di aiutare i lealisti a conseguire la vittoria. Anche la pro-comunista « New republic » fu alla fine costretta ad ammettere: « È chiaro che a questo punto la preoccupazione della Francia e dell'Inghilterra di una vittoria fascista in Spagna è divenuta — non lo era dal principio — una considerazione di importanza secondaria » .

La questione spagnola non è che un fattore nel conflitto di interessi tra le potenze imperialiste e sarà finalmente « risolta » — se gli imperialisti di entrambi i campi avranno ottenuto ciò che vorranno — solo quando verranno ad un punto in cui si cercherà globalmente una soluzione a tutti i problemi, cioè a una guerra imperialista.

Essendo coloro che hanno più da perdere, gli anglo-francesi si tengono lontani dalla guerra, sebbene dovranno alla fine essi stessi combattere la propria guerra. Fino a quel momento eviteranno interventi decisivi, in Spagna come altrove. Hanno permesso una parvenza di aiuti alla Spagna lealista da parte dell'Unione Sovietica, perché non volevano una vittoria di Franco, fintantoché i suoi alleati italo-tedeschi dominavano il suo regime. Il capitalismo britannico ha impiegato questo intervallo di tempo per stringere accordi con Burgos per lo sfruttamento comune della regione di Bilbao posseduta economicamente dagli inglesi.

La prima settimana di novembre Chamberlain annunciava l'avvio di rapporti formali con Franco (come piccola riserva di sentimento antifascista gli ufficiali consolari e i diplomatici vennero designati come semplici « agenti »), mentre Eden rassicurava il parlamento che una vittoria di Franco non avrebbe significato un regime ostile alla Gran Bretagna. Così i padroni del blocco anglo-francese si preparavano ad una vittoria di Franco.

Il blocco anglo-francese, anche temendo la vittoria di Franco, non aveva mai desiderato la vittoria dei lealisti, in quanto una vittoria rapida avrebbe portato con sé la rivoluzione sociale. Anche ora, dopo sei mesi di repressioni da parte del governo Negrin, i governanti anglo-francesi dubitano che una vittoria lealista non sarebbe seguita dalla rivoluzione sociale.

Hanno ragione. Infatti i milioni di operai della CNT e della UGT tenuti a freno dalla guerra civile, terminata questa vittoriosamente, manderebbero in pezzi i limiti borghesi del fronte popolare; per di più una probabile vittoria lealista rappresenterebbe un tale colpo al prestigio italo-tedesco da provocare come contrappeso l'invasione della Spagna, una guerra imperialista e il tentativo di chiudere il Mediterraneo. Il pericolo alle « comunicazioni vitali dell'impero » del blocco anglo-francese porterebbe immediatamente alla guerra. Il desiderio anglo-francese di rimandare la guerra aveva come conseguenza immediata l'opposizione alla vittoria lealista.

La sola ragione per la quale gli anglo-francesi non si dichiaravano apertamente per Franco era che essi non osavano abbandonare il loro principale vantaggio in vista di una guerra imminente: il mito di una guerra democratica contro il fascismo, per il quale il proletariato viene mobilitato per sostenere la guerra imperialistica. La principale preoccupazione degli imperialisti anglo-francesi fin dal primo momento fu come posticipare la guerra, mantenere il mito democratico e nello stesso tempo cominciare a tenere Hitler e Mussolini fuori dai confini della Spagna. La risposta era ovvia: un compromesso tra lealisti e fascisti. Non più tardi del 17 dicembre 1936, l’« Augur » dichiarava ufficiosamente che agenti inglesi stavano lavorando per un armistizio locale al Nord, mentre agenti francesi stavano facendo la stessa cosa in Catalogna. Anche il social-patriota Zyromski affermò nel « Populaire » del 3 marzo 1937: « Si possono vedere alcune mosse tendenti a concludere la pace, il che significherebbe non solo la fine della rivoluzione spagnola, ma anche la perdita totale delle vittorie sociali già acquisite ». Il socialista del partito di Caballero, Luis Araquistan, ambasciatore in Francia dal settembre 1936 al maggio 1937, dichiarò in seguito: « Abbiamo contato troppo, in speranze ed illusioni, sul comitato londinese, cioè sull'aiuto delle democrazie europee. È ora di rendersi conto che non ci possiamo aspettare nulla di decisivo da loro in nostro favore, e, da almeno uno di loro, ci possiamo aspettare molto in senso sfavorevole » .

Il governo Negrin si mise interamente nelle mani del blocco anglo-francese; nei suoi discorsi, specialmente in quello alle Cortes del 1° ottobre sulla necessità di preparare la pace, e nell'altro tenuto dopo la caduta di Gijon, Negrin rivelò che il suo governo era pronto ad attuare le proposte anglo-francesi riguardanti il compromesso.

I pensieri di Negrin non erano rivolti al fronte, ma a Londra e a Parigi. L'orientamento del governo fu riassunto brevemente dal simpatizzante lealista Matthews, dopo la caduta di Gijon: « Tutto considerato siamo più scoraggiati qui per le discussioni di Londra che per quello che è accaduto al Nord ». Matthews continuava:

« C'era un passo nel discorso di Negrin, radiodiffuso la notte scorsa, che merita di essere riportato, per l'esattezza con cui esprime l'opinione del governo: " Una volta di più i nostri nemici stranieri stanno tentando di trarre vantaggio dall''ingenuo candore delle democrazie europee con fine astuzia ... Io ora ammonisco i paesi liberi del mondo, perché la nostra causa è la loro causa. La Spagna accetterà ogni mezzo per ridurre l'angoscia del nostro paese, ma che le democrazie non vengano sedotte dal machiavellismo dei loro peggiori nemici e che non siano di nuovo vittime di vili decisioni " » .

 

In realtà questo passaggio esprimeva perfettamente l'opinione del governo. Se le conseguenze di questa politica non fossero state così tragiche per le masse, si potrebbe ridere al ritratto dell’« ingenuo candore » del Foreign Office e del Quai d'Orsay. Temendo che anche lui dovesse in ogni caso essere abbandonato, Negrin stava così elemosinando i suoi mentori imperialistici per ricordare loro che « accetterà ogni mezzo per ridurre l'angoscia del nostro paese ». Non lo aveva già dimostrato con la repressione della classe operaia? .

Che il governo lealista avesse già accettato di appoggiare un compromesso con i fascisti è attestato non solo da autorevoli rivoluzionari, ma anche da fonti borghesi e staliniste:

« Un rappresentante del governo spagnolo che assisteva alla incoronazione di Giorgio VI illustrò al ministro degli esteri Eden un piano per far cessare la guerra civile. Si doveva dichiarare un armistizio. Tutte le truppe straniere e volontarie di entrambi i fronti sarebbero dovute essere ritirate immediatamente dalla Spagna. Durante l'armistizio nessuna linea di combattimento si sarebbe dovuta spostare. Essendo eliminati i non-spagnoli, la Gran Bretagna, la Francia, la Germania, l'Italia, e l'Unione Sovietica dovevano preparare uno schema, che il governo spagnolo si dichiarava pronto ad accettare in anticipo, ragione per cui la volontà della nazione spagnola circa il suo futuro politico e sociale poteva essere accertata d'autorità » .

 

Nel migliore dei casi tale patto avrebbe significato un plebiscito sotto la supervisione delle potenze europee. Con Franco in possesso di territori che comprendevano più della metà della popolazione spagnola, e con i blocchi italo-tedeschi e anglo-francesi che gareggiavano per ottenere l'amicizia di Franco, ci si può immaginare il risultato del plebiscito: unione degli elementi borghesi di entrambi i campi spagnoli sotto un regime bonapartistico, fin dall'inizio fondato su diritti democratici formali, ma che avrebbe dominato le masse principalmente attraverso le forze armate di Franco.

Ecco dove portava la strada indicata dagli imperialisti anglo-francesi e già accettata dal governo Negrin. C'erano ancora alcune difficoltà obbiettive lungo questa strada: Franco sperava di vincere tutto ed era incoraggiato a proseguire la guerra dall'Italia e dalla Germania. Ma almeno questo era chiaro. Il risultato migliore dell'aiuto anglo-francese era, se non una completa vittoria di Franco, per la quale essi erano già predisposti, almeno un regime di compromesso con i fascisti.

Per Stalin questa poteva essere un'amara pillola da ingoiare.

In qualunque modo si fosse presentato il compromesso con i fascisti, sarebbe sempre stato un colpo terribile per il prestigio stalinista in tutto il mondo. Ma, piuttosto che rompere con il principale obbiettivo della politica sovietica — realizzare l'alleanza con l'imperialismo anglo-francese — Stalin era pronto a sottostare alle decisioni dettate dagli anglo-francesi. Egli avrebbe « trovato una formula ». Gli stessi argomenti usati per giustificare l'entrata sovietica nel Comitato del non-intervento, se accettati, giustificherebbero l'atto finale del tradimento contro il popolo spagnolo.

Richiamiamo alla mente queste sciatte argomentazioni. « L'Unione Sovietica era manifestamente contraria al patto del non-intervento. Con un appoggio sufficiente da parte dei partiti socialisti, del movimento operaio e antifascista del mondo, oltre all'appoggio dei partiti comunisti, l'Unione Sovietica sarebbe stata in grado di bloccare la politica del non-intervento nel suo corso » . Abbiamo bisogno di ricordare che Stalin non tentò mai di mobilitare il movimento operaio mondiale prima di sottoscrivere il non-intervento? Se il regime di Stalin era impotente a fermare i banditi, doveva proprio unirsi a loro? Gli stalinisti compresero molto bene il ruolo dell'Inghilterra: « Il gabinetto di Baldwin portò la sua azione in campo internazionale ad un punto tale da mantenere buone relazioni con i probabili dittatori fascisti della Spagna (e) . . . per impedire la vittoria del fronte popolare ... È sembrato sufficiente . . . rendere certa l'affermazione che l'Inghilterra è addivenuta ad un accordo con il generale Franco » . Ma che importava il destino della Spagna, il futuro della rivoluzione europea? Tutto questo non aveva alcun peso sulla bilancia di Stalin in confronto alla sua tenue amicizia con la Francia imperialista. « l'Unione Sovietica non poteva venire ad una rottura aperta con Blum sul non-intervento, perché ciò avrebbe giocato in favore di Hitler e della fazione filo-nazista del gabinetto conservatore di Londra che stava tentando di arrivare proprio a questo stato di cose » . E allora? Facciamo finta che il comitato del non-intervento non avesse fini propri? « Piuttosto che permettere la collisione tra i nazisti e i ministri Tory nei confronti della Spagna, l'Unione Sovietica si sforzò di fare tutto quello che potè entro i limiti del patto del non-intervento per impedire che le armi fasciste fossero spedite in Spagna! » . Non abbiamo alcun dubbio che Stalin tenterà di fare tutto quello che può nell'ambito del comitato del compromesso per ottenere un accordo giusto nella partecipazione dei lealisti a un regime che comprenda i fascisti.

Proprio in questi ultimi mesi quando lo schema anglofrancese stava prendendo forma definitiva Stalin trovò un nuovo alibi per alimentare quelli già forniti dal patto franco-sovietico e dalla « sicurezza collettiva », con cui spingere i lealisti a dipendere sempre di più dal blocco anglo-francese. Louis Fischer testimonia ciò senza mezzi termini:

« La guerra spagnola ha assunto dimensioni tali e dura da così tanto tempo che la sola Russia, specialmente se deve aiutare anche la Cina, non ne può sopportare a lungo il peso. Qualche altro paese o altri paesi devono contribuire ... Se l'Inghilterra salvasse la Spagna da Franco, la Russia forse sarebbe disposta ed in grado di salvare la Cina dal Giappone » .

In tal modo la Cina divenne un alibi per non aiutare decisamente la Spagna, mentre la Spagna resta un alibi per non salvare la Cina! « Se l'Inghilterra salvasse la Spagna da Franco ... ».

Il popolo spagnolo era anche spinto sulla strada dell'imperialismo anglo-francese dall'Internazionale comunista, e naturalmente, dall'Internazionale socialista. A parte i gesti caritatevoli dell'organizzazione di collette, le due internazionali si sono limitate a chiedere ai lavoratori di fare in modo che i loro governi « democratici » venissero in aiuto della Spagna. Il « proletariato internazionale » deve esigere « che siano soddisfatte le sue rivendicazioni principali avanzate a nome del popolo spagnolo, e cioè: l'immediato ritiro delle forze armate interventiste dell'Italia e della Germania; la fine dei blocchi navali; il riconoscimento di tutti i diritti internazionali del governo legittimo spagnolo; l'applicazione dello statuto della Società delle Nazioni contro gli aggressori fascisti » . Tutte queste rivendicazioni costituiscono richieste di azioni governative. Dal momento che i socialisti francesi e i laburisti britannici sapevano bene che una seria iniziativa governativa poteva aversi solo in caso di guerra, e poiché i loro padroni capitalisti dicevano chiaramente che non erano ancora pronti per la guerra, essi furono contrari alle spintarelle troppo precipitose da parte del Comintern. Dimitrov poteva solo rispondere definendo tale atteggiamento: « Una indegna speculazione sui sentimenti pacifici delle masse »! Ma i socialisti e i laburisti erano con i comunisti nel rimettere il destino del popolo spagnolo nelle mani dei « loro » governi. Infatti entrambi avevano già promesso di dare appoggio ai loro capitalisti nella guerra imminente.

Da dove sarebbe venuta la direzione che avrebbe potuto organizzare le masse spagnole in una lotta implacabile contro il tradimento della Spagna?

Difficilmente poteva venire dal gruppo dirigente della CNT, il cui non ultimo crimine fu di non aver armato abbastanza gli operai contro le illusioni a proposito di aiuti anglo-francesi. Lo stesso manifesto del 17 luglio 1937 rivolto alla classe operaia mondiale, che diceva: « C'è una sola salvezza: il vostro aiuto », lanciava uno slogan pienamente accettabile dal blocco borghese-comunista: « Fate pressioni sui vostri governi perché appoggino la nostra lotta ». Il discorso di Roosevelt a Chicago fu acclamato dalla stampa della CNT per dimostrare che l'unità democratica in Europa sarà raggiunta solo attraverso un'energica azione contro il fascismo.

I leaders della CNT restavano fermi sulle vecchie posizioni politiche e chiedevano semplicemente al governo, in cambio della loro collaborazione, la formula « fronte antifascista » da sostituirsi a quella di fronte popolare per salvare la faccia. Molti giornali anarchici locali, vicini alle masse, riflettevano il loro malcontento per la condotta della direzione della CNT. Uno di questi scriveva:

« Leggendo una grande parte della stampa della CNT o della stampa anarchica della Spagna, ci si riempie di indignazione o si piange dalla rabbia. Centinaia di nostri compagni vennero massacrati nelle strade di Barcellona durante i combattimenti del maggio, per colpa del tradimento dei nostri alleati nella lotta contro il fascismo; nella sola Castiglia quasi un centinaio di compagni sono stati assassinati dai comunisti; altri compagni sono stati assassinati in altre regioni dallo stesso partito; vengono condotte campagne diffamatrici pubblicamente contro di noi, mentre subdole menzogne di ogni specie vengono diffuse contro l'anarchia e la CNT allo scopo di avvelenare e di alterare lo spirito delle masse verso il nostro movimento. E di fronte a questi crimini la stampa continua a parlare di unità e di correttezza politica; chiedendo a tutti fedeltà, calma, serenità, sincerità, spirito di sacrificio, e tutti quei sentimenti nei quali siamo i soli a credere e che servono solo ad altri settori politici per coprire le loro ambizioni e i loro tradimenti . . . Non dire la verità d'ora in avanti sarebbe tradire noi stessi e il proletariato » .

 

Ma la condotta dei dirigenti della CNT divenne sempre più vergognosa. La rabbia delle masse dopo la caduta di Santander costrinse i comunisti a pronunciare qualche parola di distensione, chiedendo la fine della campagna contro la CNT. Al che anche il più a sinistra dei quotidiani della grande CNT immediatamente salutò « la rettifica che indubbiamente ha cominciato a prodursi nella politica del Partito comunista » . La caduta di Gijon, che aveva isolato il governo ancora di più dalle masse, portò a trattative per ottenere l'appoggio della CNT. Dimenticando tutti i reclami che avevano avanzato, i leaders della CNT si affrettarono a dichiararsi pronti ad entrare nel governo!

Per ciò che riguarda i leaders della UGT, il giudizio può essere anche più conciso. Essi non avevano detto nemmeno una parola in difesa del POUM. Caballero non fece neppure un solo discorso pubblico per cinque mesi, mentre i comunisti si preparavano a spaccare la UGT. Il patto per una azione unitaria firmato dalla CNT e dalla UGT il 9 luglio, che avrebbe potuto prevedere la difesa dei diritti elementari della classe operaia, rimase un aborto. Sebbene rappresentasse evidentemente la maggioranza delle federazioni provinciali del partito socialista, il gruppo di Caballero non andò oltre una protesta contro le azioni del Comitato nazionale di Prieto che non rappresentava nessuno. I leaders della UGT, piuttosto che costituire un alleato della CNT, contribuirono ad indebolire i suoi già impotenti dirigenti.

Non si può più parlare del POUM come di un'entità. Era distrutto per sempre. Tutti i colpi della direzione erano stati diretti contro la sinistra, mentre la destra era stata corteggiata e adulata. « El comunista » di Valencia aveva apertamente beffeggiato le decisioni del partito, attenendosi apertamente alla linea del fronte popolare che andava decisamente verso lo stalinismo. Alla fine, una settimana prima che il partito venisse messo fuori legge, il Comitato centrale fu costretto a pubblicare una risoluzione nella quale si dichiarava:

« Il Comitato centrale allargato ... ha convenuto di proporre al congresso la espulsione sommaria del gruppo frazionista che a Valencia ha lavorato contro la politica rivoluzionaria del nostro caro partito ».

Il congresso del partito non fu mai tenuto. Annunciato e fissato il 19 giugno, fu preceduto dagli arresti del 16 giugno. Il POUM era completamente impreparato a operare clandestinamente come indicano le riuscite irruzioni della polizia a suo danno. Se il congresso si fosse tenuto, avrebbe trovato i principali centri del partito, Barcellona e Madrid, allineati a sinistra contro la direzione. Un gruppo della sinistra chiese la condanna del Bureau di Londra e la creazione di un nuovo organismo internazionale, la Quarta Internazionale. L'altro gruppo fece la seguente dichiarazione: « È ormai chiaro che non esiste nella nostra rivoluzione un partito realmente marxista di avanguardia ».

Non era quindi alla organizzazione esistente in quanto tale che si poteva guardare per una nuova direzione che impedisse il compromesso con i fascisti. Fortunatamente gli eventi avevano toccato solo i leaders, e tra le masse della CNT e della UGT sorgevano nuovi quadri che cercavano una via d'uscita.

Di particolare significato erano gli « amici di Durruti », perché essi rappresentavano una rottura consapevole con l'anticomunismo di tradizione anarchica. Essi dichiaravano esplicitamente la necessità di creare organi democratici di potere, jundas o soviet, per rovesciare il capitalismo e si dichiaravano a favore di misure di repressione a livello governativo per combattere la controrivoluzione. Messi fuori legge il 26 di maggio, essi avevano ben presto riorganizzato la loro stampa. Malgrado la loro illegalità dichiarata dal governo, dai comunisti e dalla direzione della CNT, l'« Amigo del pueblo » si fece portavoce delle aspirazioni delle masse. La « Libertad », anch'esso stampato clandestinamente, era un'altro organo anarchico dissidente. Numerosi giornali anarchici locali, così come la voce della Gioventù libertaria e molti gruppi locali della FAI si levarono contro la capitolazione dei leaders della CNT. Alcuni ancora prendevano la strada senza speranza del « non più governi ». Ma lo sviluppo degli « amici di Durruti » rappresentava il futuro di tutti i lavoratori rivoluzionari della CNT-FAI.

Le masse della UGT e della sinistra socialista avevano da lungo tempo mostrato la loro impazienza nei confronti della pusillanimità dei loro dirigenti. Ma il primo segno aperto della cristallizzazione rivoluzionaria venne solo nell'ottobre quando 500 giovani si ritirarono dalla « Gioventù unita » per ricostruire una organizzazione rivoluzionaria di giovani. Nello stesso tempo la spaccatura in seno alla UGT, forzata dai comunisti, richiamò di fatto molti lavoratori della sinistra sul problema di salvare i loro sindacati dalle distruzioni operate dai comunisti. In questa lotta vennero ineluttabilmente posti tutti i problemi fondamentali della rivoluzione spagnola: la natura dell'anarco-sindacalismo, il ruolo del partito rivoluzionario tra le masse. Da questa lotta sarebbero venute fuori le forze del nuovo partito rivoluzionario.

Questo quindi, era il compito gigantesco dei bolscevichi-leninisti. I quartinternazionalisti, condannati alla illegalità dalla direzione del POUM proprio nel momento cruciale della rivoluzione, i cui quadri erano stati espulsi dal POUM nella primavera del 1937, cercando la strada che li avrebbe portati alle masse, dovevano agevolare la fusione della sinistra del POUM con la gioventù rivoluzionaria socialista e con gli operai politicamente più avanzati della CNT e della UGT, per creare i quadri del partito rivoluzionario spagnolo. Poteva questo partito, se basato su principi rivoluzionari, essere un partito che non si muovesse nella piattaforma politica della Quarta Internazionale?

E dove altro cercare compagni e collaborazione in campo internazionale? La Seconda e la Terza Internazionale erano gli organi dei traditori del popolo spagnolo. E non si trattò davvero di un atto arbitrario quando la sinistra del POUM richiese il ripudio del Bureau di Londra, il cosiddetto « Ufficio internazionale per l'unità rivoluzionaria socialista ». Infatti questo centro, al quale il POUM era stato affiliato, aveva sabotato la lotta contro le invenzioni calunniatrici di Stalin delle quali il POUM era stato vittima.

Mentre lo stesso POUM aveva in un primo momento denunciato i processi di Mosca e aveva diffuso una « analisi trotskista », il Bureau di Londra aveva lavorato in direzione opposta. Si era rifiutato di collaborare in una commissione di inchiesta sui processi di Mosca. Perché? Brockway — che allora stava lanciando una « campagna unitaria » fra l'Independent Labour Party e il Partito comunista — malaccortamente ne rivelò i motivi: una inchiesta potrebbe « causare pregiudizio nei circoli sovietici ». Così Brockway propose . . . una commissione di inchiesta sul trotskismo! Accusato per questo, Brockway si difese contestando il carattere della commissione di inchiesta presieduta da John Dewey.

Nel frattempo il Bureau di Londra stava esplodendo. La SAP aveva in primo tempo attaccato i processi di Mosca, ma ben presto abbandonò ogni critica a Stalin, firmando un patto unitario per il fronte popolare in Germania. La « Juventud comunista » del 3 giugno riferì a proposito della scissione del London Youth Bureau: « La gioventù della SAP ha assunto posizioni staliniste e reazionarie ... La gioventù del SAP ha firmato uno dei più vergognosi documenti che la storia del movimento operaio tedesco abbia mai conosciuto ». Lo stesso giorno la direzione del POUM venne arrestata sotto l'accusa di essere formata di agenti della Gestapo; « Julio », organo della gioventù del PSUC, nel numero del 19 giugno, sotto il titolo « trotskismo è sinonimo di controrivoluzione », aveva acclamato la politica del ILP e della SAP e orgogliosamente sottolineava che gli svedesi affiliati al Bureau di Londra si stavano fermamente avvicinando alla politica comunista dei fronti popolari.

Come si preparò questo Ufficio internazionale per l'unità rivoluzionaria socialista a difendere il POUM? La sua riunione del 6 giugno 1937 adottò due soluzioni. La risoluzione n. 1 diceva:

« Soltanto il POUM ha riconosciuto e proclamato la necessità di trasformare la lotta antifascista in lotta contro il capitalismo sotto l’egemonia del proletariato. Questa è la vera ragione dei feroci attacchi e delle calunnie del Partito comunista con i capitalisti nel fronte popolare contro il POUM ».

 

La risoluzione n. 2 diceva:

« Tutte le misure rivolte contro la classe operaia rivoluzionaria, sono allo stesso tempo misure prese negli interessi dell'imperialismo francese e britannico e un passo verso il compromesso con i fascisti.

« In questa ora di pericolo facciamo appello a tutte le organizzazioni del mondo intero particolarmente alla Seconda e Terza internazionale . . . prendiamo alla fine una posizione ferma ed unita contro tutti queste manovre traditrici del mondo borghese » .

 

Una sola soluzione buona sia per la sinistra, sia per la destra semi-stalinista: il Bureau di Londra .

 

Ma i principi che proponiamo per il raggruppamento delle masse spagnole, non sono forse costruzioni intellettualistiche alle quali le masse si sentiranno estranee? E non è forse troppo tardi?

No! Noi rivoluzionari siamo le sole persone pratiche al mondo. Perché noi ci limitiamo ad articolare le aspirazioni fondamentali delle masse, che in pratica sono già espresse a modo loro. Noi chiariamo semplicemente la natura degli strumenti, soprattutto, la natura del partito rivoluzionario e dello Stato operaio del quale le masse hanno bisogno per ottenere quello che vogliono. Non è mai troppo tardi perché le masse comincino ad aprirsi la strada verso la liberà. Il pessimismo e lo scetticismo sono un lusso per pochi. Le masse non hanno altra scelta tranne quella di lottare per la vita e per il futuro dei figli.

Se la nostra analisi non ha rivelato le forze recondite della rivoluzione spagnola, lasciate che ricordiamo alcune parole di Durruti sul campo di battaglia di Aragona, quando stava guidando le milizie male equipaggiate nella sola avanzata reale dell'intera guerra civile. Egli non era un teorico, ma un dirigente attivo delle masse. Per questo in modo più significativo le sue parole esprimono la visione rivoluzionaria dei lavoratori che hanno la coscienza di classe. I leaders della CNT hanno sepolto queste parole più profondamente di quanto abbiano fatto con Durruti! Ma ricordiamole:

 

« Per noi è questione di schiacciare il fascismo una volta per sempre. Si, e malgrado il governo.

« Nessun governo al mondo combatte il fascismo fino alla fine. Quando la borghesia vede il potere sfuggire dalle sue mani, ricorre al fascismo per mantenerlo. Il governo liberale della Spagna avrebbe potuto immobilizzare gli elementi fascisti da lungo tempo. Invece ha temporeggiato, fatto compromessi e indugiato. Perfino ora, in questo momento, ci sono uomini in questo governo che vogliono l’accordo con i ribelli. Non si può mai dire, lo sapete bene — ed a questo punto rideva — se l’attuale governo possa un giorno aver bisogno di queste feroci forze ribelli per schiacciare il movimento operaio…

« Noi sappiamo quello che vogliamo. Per noi non significa niente che esista in qualche parte del mondo una Unione Sovietica in nome della cui pace e tranquillità i lavoratori della Germania e della Cina furono condannati da Stalin alla barbarie fascista. Noi vogliamo la rivoluzione qui in Spagna, proprio ora, e non, forse, dopo la prossima guerra europea. Noi stiamo dando un esempio alla classe operaia italiana e tedesca di come di tratta il fascismo.

« Non mi aspetto nessun aiuto per una rivoluzione libertaria da parte di nessun governo al mondo. Forse gli interessi in lotta tra di loro nei diversi paesi imperialistici possono avere qualche ripercussione sulla nostra lotta. Questo è molto probabile. Franco sta facendo del suo meglio per trascinare l’Europa nel conflitto. Egli non esiterà a gettare la Germania contro di noi. Ma non ci aspettiamo nessun aiuto, in ultima analisi, neppure dal nostro stesso governo ».

 

« Vi troverete seduti in cima ad un monte di rovine, se vincerete », gli disse Van Paasen. Durruti gli rispose:

 

« Siamo sempre vissuti in baracche e buchi di muri. Sapremo come adattarci per un certo periodo. Infatti, non dovete dimenticare, che noi sappiamo anche costruire. Siamo noi che costruiamo questi palazzi e le città, qui in Spagna e in America e dovunque. Noi, i lavoratori, possiamo costruire altri edifici al posto di quelli distrutti, edifici anche migliori. Noi non siamo affatto spaventati dalle rovine. Noi stiamo per ereditare la terra. Non c’è il benché minimo dubbio su ciò. La borghesia può soffiare e distruggere il suo mondo prima di abbandonare le pagine della storia. Noi portiamo un mondo nuovo qui nel nostro cuore. Questo mondo sta crescendo anche in questo momento » .

 

10 novembre 1937