Poscritto

L'incarcerazione di operai e contadini e il via libera dato ai fascisti sulle linee del fronte da parte degli ufficiali « repubblicani »: questa è la storia della Spagna lealista dal novembre 1937 al maggio 1938. C'è tempo e spazio per aggiungere solo poche parole mentre questo libro va con ritardo in stampa.

Il generale Sebastiano Pozas è il vero simbolo di questo periodo: ufficiale sotto la monarchia; ufficiale sotto la coalizione repubblicana-socialista del 1931-1933; ufficiale sotto il bienio negro di Lerroux-Gil Robles del 1931-1935, ministro della guerra prima della rivolta fascista.

Mosse cielo e terra per andar via da Madrid nei giorni duri dell'assedio del novembre 1936. Quando l'autonomia catalana cessò per sempre e alla fine le truppe della CNT furono completamente subordinate alla borghesia, Pozas fu nominato capo di tutte le forze armate della Catalogna e dell'Aragona. Egli provvide in pratica alla epurazione dagli eserciti della CNT e del POUM degli elementi « incontrollabili », disponendo la distruzione di intere divisioni, inviandole in prima linea senza la protezione dell'artiglieria o dell'aviazione.

Il « compagno » Pozas, che si ingraziò l'intero Comitato centrale del PSUC, era « ovviamente » l'uomo capace di tenere il fronte dell'Aragona contro Franco . . . Ora egli è a Barcellona in una prigione, accusato di avere consegnato il fronte dell'Aragona a Franco — e la storia militare è assai chiara.

Risultano ora evidenti le conseguenze dell'alleanza con la borghesia « repubblicana », del programma del fronte popolare. I fascisti hanno raggiunto il Mediterraneo. Essi hanno spezzato le rimanenti forze antifasciste in due. Per il futuro, la partita tra Franco e il raggruppamento del proletariato è stata vinta da Franco. I comunisti, i socialisti di Prieto e di Caballero, i leaders anarchici, hanno dimostrato l'esistenza di ostacoli insormontabili sulla strada del fronte unico, facilitando in modo incommensurabile la vittoria di Franco.

Questi criminali cadranno presto eliminandosi tra di loro, e cercheranno di far ricadere la colpa l'uno sull'altro. In questo tentativo riveleranno di più di quanto vogliono circa le macchinazioni con le quali hanno legato mani e piedi alla classe operaia e reso impossibile una guerra vittoriosa contro franco. Ma già sappiamo abbastanza per dire che nessuna scusa li potrà giustificare. Tutti, comunisti, socialisti e anarchici, sono ugualmente responsabili e colpevoli di aver tradito i loro seguaci. Tutti hanno tradito gli interessi degli operai e dei contadini — gli interessi dell’umanità.

Molti sfuggiranno a Franco, come i funzionari socialdemocratici e comunisti sfuggirono a Hitler. Ma i milioni di operai e di contadini non possono sfuggire. Per loro, oggi, domani, dopodomani, quanto dura la loro esistenza continua il compito di schiacciare il fascismo. Lottare o essere schiacciati, non hanno altra alternativa.

Il proletariato spagnolo — schiacciato, come disse Berneri, tra comunisti (prussiani) e francesi (versaillesi) — può ancora accendere un fuoco che può di nuovo infiammare il mondo. Passando al di là dei Pirenei, dove si sta concludendo il periodo del Fronte popolare, così come sta avvenendo in Spagna, la fiamma può unirsi al fuoco delle speranze del proletariato francese, ora messo di fronte ad una scelta tra la dittatura assoluta della borghesia e la via della rivoluzione. Ma se la fiamma rivoluzionaria non scoppia o è spenta, cosa accadrà?

La tragica lezione spagnola è, in ogni caso, di significato profondo per la classe operaia dell’America ed ha una ripercussione immediata per i problemi « strettamente americani ».

Qui i problemi saranno posti inesorabilmente come in Spagna o in Francia. La semplice verità è che il capitalismo americano è arrivato a un tale vicolo cieco da non poter più nutrire i suoi schiavi. Un esercito di disoccupati grande quanto quello del a932 riceve ora dalle mani di Roosevelt una parte dell’insufficiente sussidio del 1933. L’indice di produzione è di cinque o sei volte inferiore a quello del periodo della crisi degli anni 1929-1932. Il governo si prepara a sangue freddo ad una guerra imperialista come « via di uscita ». Crisi, disoccupazione, guerra, queste sono divenute le caratteristiche normali del capitalismo in declino. Dal 1929 l’America è stata « europeizzata ». Ci troviamo di fronte ai problemi che ha affrontato dall’inizio della guerra il proletariato europeo.

Pessimismo, disfattismo, queste sono le reazioni dei pochi che dal riformismo traditore europeo traggono una giustificazione per aver abbandonato le masse americane ad una simile condanna. Ma per gli operai e gli oppressi che faticano nelle città e nelle campagne, il pessimismo e il disfattismo sono sconosciuti. Essi devono lottare o essere schiacciati — non hanno altra alternativa. La immensa, inesauribile vitalità della classe operaia americana è il più ricco capitale del movimento operaio internazionale: deve ancora essere usato, deve ancora essere gettato nelle braccia. Negli ultimi quattro anni, il proletariato americano ha dato tali manifestazioni delle sue risorse e del suo potere, quali molti di noi non avrebbero neppure sognato nel 1933. Esso si è organizzato proprio all'interno della fortezza del capitalismo americano — nel regno dell'acciaio, della gomma, delle auto. Esso può rovesciare questa fortezza — se ha voglia di farlo e se ha la direzione adatta e capace di assimilare le lezioni di questa catastrofe.

Il compito di questo libro è di fornire al lavoratore dotato di coscienza di classe e ai suoi alleati in America un materiale che li faccia comprendere perché il proletariato spagnolo è stato sconfitto, e da chi è stato tradito.

L'eroismo della classe operaia spagnola e dei contadini non deve essere sprecato. Dalle mani dei caduti la bandiera della lotta fino alla morte contro il capitalismo può essere presa dai lavoratori americani. Prendiamola con l'aiuto dell'avanguardia che ha assimilato tutte le terribili lezioni della Russia, della Spagna, e della Francia, con una forza ed una sicurezza tali che il mondo non ha ancora veduto, e portiamola alla vittoria non solo per noi stessi ma per l'intero mondo dell'umanità che lavora!

 

Minneapolis 5 maggio 1938