Le operazioni militari sotto Negrin-Prieto

Era evidente, sin dai primi giorni della sua costituzione, che il « governo della vittoria » avrebbe proseguito inevitabilmente nella disastrosa politica militare dei suoi predecessori.

Prieto avrebbe continuato a tenere la marina inattiva e ad applicare una politica di discriminazione nel distribuire sui fronti gli aerei. Egli era ora anche capo dell'esercito che era a sua discrezione, ed aveva tutti i servizi sotto un unico ministero della difesa; ma il Consiglio superiore di guerra, instaurato a dicembre, era sin da allora dominato dal blocco borghese-comunista che aveva la maggior parte dei ministeri. La « richiesta » comunista del 16 maggio che i consigli funzionassero regolarmente era una semplice proposta per fare di Caballero il capro espiatorio della condotta di guerra. La linea politica che aveva dettato la precedente strategia militare — riluttanza a promuovere la rivolta nel Nord Africa, appoggio alla borghesia liberale basca contro i lavoratori, persecuzioni nella Catalogna e nell'Aragona — tutto questo continuava e veniva intensificato.

Il governo Negrin aggiungeva nuovi ostacoli alla continuazione della guerra. A proposito della questione nazionale — rapporti con le popolazioni di minoranza — il regime di Negrin si mosse non solo più a destra di Caballero, ma anche più a destra della repubblica del 1931-1933. La centralizzazione burocratica era stata uno strumento dei fascisti e dei monarchici, aveva giuocato un ruolo importante nell'alienazione delle simpatie delle popolazioni della Catalogna, degli Euzkadi (baschi) e della Galizia verso questi regimi. Una volta iniziata la guerra civile, l'autonomia limitata dei catalani e dei baschi di fatto si era ampliata. Una dichiarazione di autonomia a favore della Galizia avrebbe immensamente facilitato la guerriglia in quella regione, ma non era probabile, perché avrebbe fornito un precedente di cui si sarebbe avvalsa la Catalogna. Il regime di Negrin procedeva, come abbiamo visto, a spazzare via l'autonomia catalana. Mentre i bolscevichi avevano tratto forza per il proseguimento della guerra civile dalla sempre maggiore lealtà delle nazioni minoritarie autonome, il governo lealista spegneva i fuochi delle aspirazioni nazionali.

La paga dei miliziani venne ridotta da dieci pesetas giornaliere a sette, mentre per gli ufficiali era la seguente: 25 pesetas per un sottotenente, 39 per un tenente, 50 per i capitani, 100 per un tenente colonnello. Così le differenziazioni in campo economico rafforzavano la severità dei regolamenti militari. Non si ha neppure bisogno di sottolineare l'effetto deleterio di ciò sul morale dei soldati e la loro crescente insubordinazione verso gli ufficiali.

L'intero fronte del Nord doveva ben presto essere tradito dalla borghesia basca, dagli ufficiali e dalla « quinta colonna » dei simpatizzanti fascisti tra le guardie civili e d'assalto e tra la popolazione civile. La lotta contro la « quinta colonna » era parte indissolubile della lotta militare. Ma, come aveva scritto Camillo Berneri, anche prima dell'intensificarsi della repressione sotto Negrin, « è evidente che, mentre si fanno tentativi per annientare gli incontrollabili (POUM-CNT), il problema di eliminare la quinta colonna non può essere risolto. La soppressione della quinta colonna si raggiunge soprattutto attraverso un'azione di indagini e di repressioni, che può essere portata a termine solo da esperti rivoluzionari. Una politica interna, che prevede la collaborazione tra le classi ed il rispetto per la piccola borghesia, porta inevitabilmente alla tolleranza di elementi politicamente dubbi. La quinta colonna è composta non solo di fascisti, ma anche di tutti gli scontenti che sperano in una repubblica moderata ».

Quando il fronte del Nord fu lasciato nelle mani della borghesia basca, l'Aragona fu sottoposta ad una epurazione spaventosa. Il generale Pozas iniziò nel giugno quella che chiaramente si presentava come una grande offensiva. Dopo molti giorni di combattimenti aerei e di scontri di artiglieria, fu dato l'ordine di avanzare alla ventinovesima divisione (la « ex-Lenin » del POUM) ed ad altre formazioni. Ma il giorno dell'avanzata non c'erano né artiglieria né aviazione a proteggerlo. Pozas in seguito si giustificò dicendo che ciò era accaduto perché le forze aere stavano difendendo Bilbao — ma il giorno dell'avanzata erano già trascorsi tre giorni da quando Franco si era impossessato di Bilbao. I soldati del POUM si resero conto pienamente che erano lasciati scoperti a bella posta, ma rifiutarsi di andare all'attacco avrebbe significato fornire al blocco borghese-comunista un argomento da usare contro il fronte aragonese.

Essi si gettarono nella battaglia. Un fianco dello schieramento venne assegnato ad una brigata internazionale (comunista); ma poco tempo dopo l'inizio dell'avanzata questa brigata ricevette l'ordine di ritirarsi nella retroguardia. Un tenente colonnello di una formazione di guardie d'assalto, che era sull'altro fianco, più tardi si congratulò con le truppe del POUM: « A Sarinena io fui messo in guardia contro di voi perché ci dissero che ci avreste potuto colpire alle spalle. Non solo non lo avete fatto ma, grazie al vostro coraggio e alla vostra disciplina, abbiamo evitato una catastrofe. Sono pronto ad andare a Sarinena a protestare contro coloro che gettano il seme della demoralizzazione, per ottenere il trionfo dei loro scopi politici particolari ».

Durante questa offensiva, Cahué e Adriano Nathan, comandanti del POUM, furono uccisi nella lotta. In quel momento la polizia stava sopraggiungendo per arrestare Cahué sotto l'accusa di essere un « trotskista-fascista ».

Quando l'attacco cessò, la ventinovesima brigata fu mandata nella retroguardia. Questo, secondo l'usanza, significava cedere i fucili — su questo fronte non ve ne erano ancora a sufficienza per le prime linee e le riserve! Ma le truppe del POUM, insospettite, si rifiutarono di consegnare le armi. Esse si dichiararono pronte a tornare al fronte. Due giorni dopo a due battaglioni della divisione fu dato ordine di marciare su Fiscal (sul fronte di Jaca), per respingere un attacco fascista. Non soltanto essi respinsero l'attacco, ma riconquistarono alcune posizioni e materiale perduto in precedenza. Poi furono fatti ritirare in attesa di nuovi ordini, ma non vennero mandati a raggiungere la loro divisione. Perché? Per poterli disarmare. L'ordine venne da Pozas. Furono concentrati nel villaggio di Rodeano e circondati da brigate comuniste. Furono tolti loro tutti gli oggetti di valore — orologi, catene, perfino biancheria in buono stato e scarpe nuove. I loro comandanti furono arrestati, e agli altri fu permesso di andarsene ... apiedi! Facendo l'autostop per tornare a casa, molti vennero arrestati lungo le città che attraversavano. La sola ragione per la quale gli stessi metodi non furono adottati contro il resto della divisione fu che la notizia trapelò rapidamente e Pozas temeva che le divisioni della CNT sarebbero accorse in loro difesa. Ma alcune settimane più tardi la ventinovesima divisione fu sciolta ufficialmente, e gli uomini furono dispersi qua e là in piccoli gruppi .

Anche la divisione Ascaso della CNT venne dispersa. « Acracia », organo di Lerida, scriveva:

« Ora noi sappiamo esattamente perché Huesca non fu presa. L'ultima operazione a Santa Quiteria ce ne fornisce la prova schiacciante. Huesca venne circondata da ogni lato, e solo il tradimento delle forze aeree (controllate dal PSUC) fu responsabile del disastro delle operazioni. I nostri miliziani non furono appoggiati dall'aviazione e vennero lasciati indifesi sotto il fuoco delle mitragliatrici dell'aviazione fascista. Questa è solo una delle tante operazioni terminate nella stessa maniera per colpa del tradimento dell'aviazione ».

Subito dopo ci fu una sessione plenaria del Comitato centrale del PSUC a Barcellona. Tra i più autorevoli partecipanti erano i « compagni » generale Pozas, capo del fronte dell'Aragona, Virgilio Llanos, commissario politico del fronte, e il tenente colonnello Gordon, capo dello stato maggiore . . .

L'accettazione del controllo del governo centrale era stata presentata alle truppe del fronte aragonese come la fine di ogni loro preoccupazione. Questo controllo invece servì ad abbassarne il morale. Il corrispondente al fronte dell'anarchico « Libertaire » di Parigi scriveva il 29 luglio:

« Il boicottaggio finanziario si è accentuato da quando il governo centrale ha assunto il controllo. La maggior parte dei miliziani non riceve la paga da lungo tempo. A Bujaroloz, dove è dislocato lo stato maggiore della colonna Durruti, sia gli ufficiali sia i soldati non hanno visto un centesimo da tre mesi. Non possono lavare i loro indumenti per mancanza di sapone. In molti luoghi, visitati dopo parecchi mesi di assenza, ho ritrovato compagni che conoscevo bene: ora essi hanno un aspetto pallido, sono magri e visibilmente indeboliti. Le condizioni fisiche delle truppe sono tali che non possono resistere ad esercitazioni prolungate; non possono marciare per più di quindici chilometri al giorno. Nella regione di Farlete le truppe vivono di caccia, senza cui morirebbero di fame ».

 

Le persecuzioni sistematiche che venivano condotte nei settori più importanti del fronte aragonese non potevano costituire la base per vittorie militari, sebbene a Belchite e a Quinto la venticinquesima divisione della CNT si comportasse in modo esemplare. Ma i vantati successi dell'offensiva di luglio sul fronte aragonese erano solo chiacchiere giornalistiche. « I risultati? » scriveva l'organo clandestino anarchico « Libertad » il 1° agosto: « Due villaggi perduti nel settore dei Pirenei e tremila uomini uccisi. Questo è quello che essi chiamano successo! Un successo disastroso, calamitoso, vergognoso! ».

Dopo la caduta di Santander (26 agosto), la persecuzione delle truppe della CNT divenne meno intensa. Ma una terribile lezione derivò dall'aver voluto creare forze controrivoluzionarie di repressione, quali la divisione Karl Marx controllata dai comunisti. Durante una offensiva nel settore Zuera, « quindici ufficiali di quella divisione e seicento soldati passarono ai fascisti. Il risultato di queste diserzioni fu che un battaglione venne distrutto. Malgrado l'ardore mostrato dalle forze della CNT, l'offensiva non poteva avere esito positivo. Il nemico ebbe il tempo necessario per riaversi e fu impossibile continuare l'attacco. Dopo un processo sommario da parte della corte marziale immediatamente convocata, trenta ufficiali della divisione Karl Marx furono fucilati. Inoltre fu destituito il commissario politico della divisione Treuba, membro del PSUC » . È inutile dire che fu vietato alla stampa della CNT di rendere pubblico l'episodio.

 

Il  fronte del nord

Il gabinetto Negrin non fece nulla per opporsi al sempre più sfacciato sabotaggio della borghesia basca, essendo un governo che voleva la collaborazione di classe molto più del governo Caballero. Il fronte del Nord fu quasi inattivo per tutto il periodo trascorso dal novembre 1936 al maggio 1937, quando i fascisti avanzarono per liquidarlo. Questi sei mesi non furono neppure utilizzati per preparativi economico-militari. Si deve ancora una volta sottolineare il fatto che l'Euzkadi, regione basca, era seconda soltanto alla Catalogna come regione industriale e superiore a questa per il fatto che aveva industrie pesanti, con impianti siderurgici nel mezzo della zona delle miniere di carbone e di ferro. Nulla fu fatto per ricavare da questi impianti una fiorente industria bellica. Di questo crimine i comunisti sono corresponsabili, perché due ministri del governo autonomo erano in rappresentanza del loro partito. Il colpo di mano contro la CNT, allorché il suo comitato regionale fu imprigionato e la sua stampa confiscata, era ora seguito da una sistematica repressione anti operaia in conseguenza della quale furono proibite le assemblee pubbliche. Così, la sola forza che avrebbe potuto impedire il tradimento fu schiacciata dal blocco borghese-comunista.

Nel gabinetto Caballero, come abbiamo detto, si sentivano costantemente timori a proposito della fedeltà dei baschi. Le minacce continue di Irujo di arrendersi in ogni caso riflettevano semplicemente una situazione in cui la borghesia non aveva niente di serio in gioco contro il fascismo e non avrebbe combattuto a condizione di distruggere le sue proprietà. Di conseguenza, quando Franco cominciò ad avanzare verso il nord, Caballero progettò una grande offensiva sul fronte sud di Madrid per attirarsi il fuoco delle forze fasciste. Secondo quello che riferiscono i suoi sostenitori, 75.000 uomini completamente equipaggiati dovevano entrare in azione, ma due o tre giorni prima dell'offensiva fu costretto a dare le dimissioni.

Il primo atto di Negrin fu quello di ritirare le truppe. Comunque siano andate le cose, il fatto è che nessuna offensiva fu lanciata per liberare Bilbao, sia sul fronte di Madrid, sia su quello dell'Aragona, fino a metà giugno, quando era ormai troppo tardi.

Ma il fattore decisivo della perdita di Bilbao fu il tradimento palese. « Neppure i cannoni pesanti degli insorti », scriveva il corrispondente del « New York Times », « avrebbero potuto distruggere nessuna di queste fortificazioni sotterranee con i tre stati di cemento armato e i fortini sparsi per tre miglia fino alle coste della Biscaglia. Gli stessi insorti dicono che il " cerchio di ferro " delle fortificazioni non si sarebbe mai potuto prendere se i baschi non fossero stati vinti grazie alla superiorità strategica ». « Grazie alla superiorità strategica » era un eufemismo dei fascisti che sostituiva il termine « tradimento ».

Dopo la caduta della città, questo tradimento venne ammesso dalla delegazione basca a Parigi che diede la colpa ad un ingegnere incaricato della costruzione delle fortificazioni, il quale era fuggito da Franco con tutti i piani. La verifica dell'accusa mossa dalla delegazione rivela che l'ingegnere in questione era fuggito alcuni mesi prima. Perché non fu utilizzato il periodo trascorso dalla sua fuga per rifare i piani delle fortificazioni? Ma l'alibi era un sotterfugio. Infatti anche un profano di scienza militare sa che il solo possesso dei piani non poteva dar modo ai fascisti di irrompere attraverso le fortificazioni. Essi furono fatti passare attraverso il cerchio di ferro.

Supponiamo di dover accettare l'alibi basco. Perché allora Bilbao non venne difesa con un assedio simile a quello attuato nel caso di Madrid, che era situata in modo assai più svantaggioso rispetto a Bilbao? È un assioma elementare della scienza militare che nessuna grande città può essere presa fino a che i suoi massicci edifici — vere fortificazioni — non sono stati rasi al suolo in modo da non offrire protezione alle truppe assediate. L'operazione di radere al suolo edifici con bombardamenti richiedeva forze che i fascisti non avevano — meno di un ottavo di Madrid era stato distrutto dopo un anno di bombardamenti.

Ma la borghesia non aspettò il bombardamento di Bilbao! Il 19 giugno essa cedette la città, come aveva ceduto San Sebastian in settembre. Il sistema dei baschi di cedere le città intatte non aveva precedenti in nessuna guerra moderna, per non parlare di guerre civili!

Il corrispondente pro-lealista del « New York Times » scrisse il 21 giugno 1937:

« Notizie dell'ultim’ora a proposito del controllo basco di Bilbao rivelano che circa 1200 miliziani, soldati regolari prima della guerra civile, nelle prime ore del mattino, dopo che furono fatti saltare i ponti, decisero che da troppo tempo si viveva nel caos e assunsero il controllo della città in quanto forze di polizia ... I miliziani dell’Asturia e di Santander vennero cacciati via dalla città.

« Aiutati dalla polizia regolare e dalle guardie civili, accettarono la resa dei loro compagni miliziani nella città e presero loro le armi; dopo di che sventolarono una bandiera bianca sull'edificio dei telefoni. Durante la notte essi andarono per le case rassicurando la popolazione che non vi era motivo di panico, misero uomini di guardia sugli edifici pubblici e durante la sera formarono un cordone nelle strade principali, per impedire che la folla eccitata si accalcasse sulle truppe nazionali quando entrarono in città ».

 

Leisola, ministro della giustizia del governo basco, restò per sorvegliare l'attuazione del tradimento. Ad eccezione di diciassette fascisti (dei quali riparleremo), tutti gli ostaggi vennero rilasciati e mandati verso le linee fasciste per accattivarsi il favore delle truppe, prima del loro ingresso in città. In parole povere, l’esercito regolare basco, sotto il comando borghese, si era unito alla « polizia repubblicana » per attaccare gli asturiani e le milizie della retroguardia; ne disarmò molti e smantellò le barricate erette dai lavoratori. Poco tempo dopo l'occupazione la stessa polizia mise i berretti carlisti ed entrò a far parte della polizia regolare di Franco.

Tutti i tentativi della stampa della CNT e della UGT di dare l'allarme dopo la caduta di Bilbao vennero impediti dalla censura. Allo stato maggiore basco fu permesso di restare al comando delle truppe in ritirata. Quando nel giro di poche settimane i fascisti cominciarono una seconda offensiva, la città industriale di Reinosa, chiave della difesa di Santander, cadde e ancora una volta i baschi non fecero alcun tentativo di difesa della città.

Due giorni prima della caduta di Santander, lo stato maggiore basco e gli altri membri del governo fuggirono in Francia su una nave britannica da guerra; a quali condizioni, fu rivelato dal dispaccio del « New York times » del 25 agosto:

« Quando cadde Bilbao, i baschi liberarono tutti gli ostaggi ad eccezione di diciassette persone. Ora si ritiene che queste persone corrano gravi pericoli, come dicono i baschi, e che non sia possibile proteggerle dagli elementi estremisti di Santander.

« Quando l'ambasciata britannica acconsentì a prelevare gli ostaggi, liberò anche i baschi che facevano loro la guardia e tutti i membri del governo basco che erano rimasti . ..

« Si spera che l'intera operazione possa essere portata a termine prima che i più violenti elementi di Santander si rendano conto di quanto sta accadendo ».

 

Il giorno seguente, 25 agosto, la nave da guerra britannica Keith con baschi e fascisti a bordo arrivò a Santander e « liberò » gli ufficiali baschi e i diciassette fascisti.

Il presidente Aguirre non era a Santander. Stava banchettando per tutta la Spagna, senza dire una parola, poi, quando raggiunse i suoi colleghi a Bayonne in Francia, rilasciò alla stampa la seguente dichiarazione:

« La delegazione del governo basco rifugiatasi a Bayonne si è presa la responsabilità di sottoscrivere la seguente dichiarazione: l'offensiva di Franco contro Reinosa si è conclusa con conseguenze terribili. In una regione caratterizzata da alte montagne e da gole profonde, le truppe di Franco avanzavano con incredibile velocità.

I tecnici militari erano stupiti di questa sorprendente rapidità non solo della fanteria, ma della artiglieria pesante e leggera, di tutte le salmerie pesanti dei vari reggimenti e delle varie armi.

« I risultati ottenuti malgrado le enormi difficoltà provano che gli ostacoli naturali del terreno non sono stati utilizzati per resistere a Franco. Di fronte all'avanzata del nemico le truppe dell'esercito di Santander non hanno opposto resistenza. Non solo non hanno ingaggiato il nemico in battaglia, ma non hanno neppure organizzato una ritirata che potesse in qualche modo costituire una difesa.

« L'esercito di Santander era disfatto sin dal momento in cui iniziò l'offensiva. Non funzionavano né le comunicazioni, né i servizi sanitari, né i mezzi per impedire attacchi di sorpresa. Non era possibile apprestare alcuna resistenza, perché i battaglioni che non si erano arresi al primo scontro erano in fuga nella campagna nel disordine più completo.

« Né lo Stato maggiore di Santander, né quello dell'esercito del Nord hanno mai avuto il controllo dell'offensiva. Infatti al di là di Reinosa, non riuscivano a rendersi conto della situazione delle truppe e neanche a rintracciare nessuna unità sulla quale poter contare.

« Reinosa è stata ceduta al nemico senza dare il tempo di evacuarla. Le fabbriche di artiglieria assieme ai cantieri navali sono caduti quasi intatti nelle mani dei ribelli assieme a tutto il materiale in costruzione, comprese 38 batterie di artiglieria.

« La sola resistenza incontrata dal nemico nella sua avanzata è stata quella opposta dal battaglione basco, che si dirigeva precipitosamente al fronte. L'incomprensibile condotta [degli altri] fece comprendere ai corpi dell'esercito basco di essere stati vittima di un tradimento e che l'avanzata di Franco era stata facilitata al punto che l'intero esercito basco sarebbe caduto in suo potere.

« I baschi che avevano resistito circa novanta giorni contro la brutale offensiva [contro Bilbao] di gran lunga più terribile di quella di Reinosa, senza avere a disposizione i mezzi dell'esercito di Santander, non si potevano dare una spiegazione plausibile del fatto che un territorio di ottanta chilometri fosse stato così perduto in otto giorni. È necessario aggiungere a questi elementi che l'offensiva contro Euzkadi era stata fatta di sorpresa mentre quella di Reinosa era stata annunciata e era attesa.

« Quando la situazione reale venne confermata, l'alto comando dell'esercito basco si preoccupò di salvare le sue truppe e a impedire ai suoi effettivi di cadere nelle mani del nemico. A questa missione esso ha consacrato tutti i suoi sforzi con l'aiuto del governo Basco, che in questo grave e difficile frangente ha continuato a dar prova della sua capacità e della sua serenità » .

 

Qualcuno ha tradito, ma non noi: questa era la sostanza dello stupefacente documento, a parte le calunnie sui miliziani delle Asturie e di Santander, quindicimila dei quali erano stati falciati dalle mitragliatrici dopo l'accerchiamento di Santander.

Un dispaccio della stampa parigina del 26 agosto fece i nomi di alcuni traditori, riferendo che il comandante delle guardie d'assalto, Pedro Vega, il comandante delle truppe basche, Angel Botella e il capitano Luis Terez si presentarono al più vicino avamposto delle truppe fasciste e offrirono la resa di Santander, ma fecero presente che un battaglione della FAI aveva deciso di combattere fino alla morte.

Sapendo chi erano i miliziani della CNT e delle Asturie, chi non avrebbe immaginato che essi sarebbero restati ai loro posti pronti a combattere fino alla morte? Si potrebbero riferire migliaia di esempi del loro eroismo. Perché avrebbero dovuto arrendersi o non combattere sopratutto i miliziani asturiani, che avevano appreso nell'ottobre del 1934 che gli accordi fatti contro le rappresaglie non venivano rispettati dai reazionari? Al contrario i baschi non potevano fare il nome di una sola battaglia nella quale avevano resistito fino all'ultimo. L'alibi del documento di Aguirre era trito. Non c'era contrasto stridente tra il loro comportamento a Bilbao e a Santander; al contrario, si erano comportati allo stesso modo.

Lo ripetiamo: la borghesia non aveva niente di serio in gioco contro il fascismo. Rendere le proprietà intatte a Franco, con una eventuale prospettiva di riconciliazione, era di gran lunga preferibile alla distruzione delle stesse proprietà in una battaglia senza quartiere. Che essi non fossero passati a Franco lo si deve in primo luogo ai loro legami con la Gran Bretagna. Ma durante l'offensiva contro Bilbao quel problema era « risolto ». L'Inghilterra era addivenuta ad un accordo con Franco circa le province basche.

Come venne rilevato dall'autorevole giornalista Fredrik Birchall nel « New York times », le banche inglesi avevano concesso a Franco, tramite collegamenti con l’Olanda, vasti crediti che dovevano essere garantiti dalla produzione della regione di Bilbao. In seguito venne la rottura del « cerchio di ferro ». Ma, anche senza un accordo definitivo con la Gran Bretagna, i fascisti avrebbero ricevuto Bilbao e Santander intatte, come era accaduto a San Sebastian nel settembre.

Siamo disposti a concedere ad Aguirre che anche altri tradirono. Ancora una volta prima che i fascisti entrassero con le truppe a Santander, guardie civili d'assalto « fedeli » stavano controllando le strade, disarmando la milizia asturiana e impedendo il combattimento nelle strade. Queste forze di polizia dipendevano dal ministro degli interni (un uomo di Prieto) e direttamente da un comunista direttore generale della polizia, che aveva sciolto i consigli delle guardie antifasciste per ripulire la polizia dagli elementi dubbi.

E che dire di quel supremo consiglio di guerra il cui « reale funzionamento » era stato oggetto di una richiesta specifica dei comunisti che non fu accordata da Caballero e che solo Negrin avrebbe potuto accogliere?

Che ne era dei due ministri comunisti del governo basco, che erano fuggiti da Bilbao — siamo sicuri che loro conoscevano i loro colleghi meglio di noi — perfino prima di Aguirre? Quale testimonianza oculare potevano fornire? È certo che il fatto che siano esistiti non può essere scoperto leggendo la stampa comunista .

I baschi avevano da scrollarsi la vergogna dalle spalle muovendo accuse vaghe. Che ci fossero stati tradimenti, essi stessi ne avevano dato testimonianza. È comunque un fatto che il governo non dispose nessuna indagine, nessuna udienza, e non fece alcuna dichiarazione al riguardo!

I commenti della UGT e della CNT sulla caduta di Santander furono resi irriconoscibili dalla censura, perché cercavano di trarre conclusioni dai fatti. Ciononostante un'ondata di amarezza scosse le masse. Era per questo che avevano combattuto? Si dovevano fare almeno concessioni verbali, e perfino l'organo di Prieto, « El socialista », il 31 agosto aveva dichiarato: « Senza rivelare segreti, noi possiamo fare questa affermazione: c'è stato tradimento a Màlaga; c'è stato a Bilbao, a Santander ... Lo stato maggiore ha abbandonato Màlaga senza dare battaglia; i capi militari sono fuggiti verso la Francia quando Bilbao era in pericolo; altri si sono accordati con il nemico per facilitarne l'entrata a Santander ».

I comunisti tentarono di scaricare tutta la colpa sulla borghesia basca con una dichiarazione del loro Ufficio politico verso la metà di settembre. I punti più critici confermano la nostra analisi:

« La lunga inattività di questi fronti (Bilbao e Santander) non è stata utilizzata per organizzare l'esercito o per fortificare seriamente le nostre posizioni. Non sono stati epurati i quadri che erano già corrotti e disposti a tradire; non si è incoraggiata la promozione di nuovi elementi a posti di comando . . .

« Nelle province basche, a Santander, non è stata portata avanti una politica che avrebbe soddisfatto i desideri degli operai e dei contadini. I grandi proprietari terrieri e i proprietari di grandi imprese industriali in contatto con i fascisti, hanno conservato i loro privilegi, e ciò ha raffreddato l'entusiasmo dei combattenti.

« Un liberalismo corrotto assicurava l'impunità alla quinta colonna ... La proibizione di pubbliche assemblee ha isolato il governo e perfino il fronte popolare dagli strati attivi della popolazione e ha impedito l'utilizzazione del coraggio e dell'entusiasmo dei cittadini per difendere la città.

« La discutibile condotta e la disonestà dei mezzi usati da alcuni elementi (oltre ad altri motivi che non possono essere esaminati ora) hanno aiutato a minare l'entusiasmo della popolazione, ad indebolire la forza dei soldati » .

 

Notate che questa dichiarazione non si riferiva — e non poteva farlo — alle precedenti agitazioni condotte dal partito comunista per la riduzione dei privilegi della borghesia, proprio per il fatto che, in nome dell'unità antifascista, il partito aveva condotto la lotta contro le interferenze nei confronti della grande borghesia. Ricordiamo la dichiarazione del leader del partito Diaz nella precedente sessione plenaria del suo comitato centrale:

« Se agli inizi i diversi tentativi prematuri di " socializzazione " e di " collettivizzazione ", che erano il risultato di una non chiara comprensione del carattere della lotta che si sta conducendo, possono essere stati giustificati con il fatto che i grandi proprietari terrieri e gli industriali avevano disertato le loro proprietà e le loro fabbriche e che era necessario ad ogni costo continuare la produzione, ora al contrario essi non possono essere più giustificati.

« Nel momento attuale, quando c'è un governo del fronte popolare nel quale sono rappresentate tutte le forze impegnate nella lotta contro il fascismo, tali tentativi non solo non sono desiderabili, ma sono assolutamente inammissibili » .

 

Dopo una dichiarazione di questo genere si giudichi se non sia altro che ipocrisia lamentarsi che « i grandi proprietari terrieri e i padroni di grandi imprese industriali che mantenevano i contatti con i fascisti conservavano i loro privilegi! ».

Ancora più rilevante è il fatto che la dichiarazione dei comunisti non terminava con una critica alla borghesia, ma con la consueta denuncia di trotskisti e con l'attribuire la disfatta nel Nord « alla mancanza di unità e di fermezza nel fronte antifascista ». Una critica pseudomarxista fu così messa al servizio di un programma di intensa collaborazione di classe!

Nella prima sessione delle Cortes, in ottobre, fece la sua apparizione la delegazione basca, la maggior parte dei membri della quale proveniva da Parigi e vi sarebbe tornata. La Pasionaria parlò per i comunisti: neppure una parola a proposito del tradimento della borghesia basca. Disse invece: « Noi sappiamo che i salari guadagnati dagli operai non sono sufficienti per andare avanti ... A tale riguardo noi abbiamo l'esempio di quello che può accadere quando gli operai non sono soddisfatti; abbiamo l'esempio di Euzkadi, dove gli operai sono andati avanti con gli stessi salari, perché le stesse imprese capitalistiche hanno continuato a funzionare senza cambiamenti ». Come si possono definire queste vili parole? Nessuna altra conclusione può essere tratta da esse se non quella che gli operai scontenti avevano fatto perdere la battaglia sul piano militare. La sola colpa della borghesia era quella di non aver dato agli operai salari migliori! Se il riferimento pseudoradicale « le stesse imprese capitalistiche » non era nient'altro che demagogia, perché la Pasionaria non proseguiva richiedendo che le altre imprese capitalistiche del resto della Spagna lealista fossero date agli operai? Al contrario, il governo stava sistematicamente togliendo le fabbriche e le terre ai lavoratori e le rendeva ai vecchi proprietari, come abbiamo visto.

 

La caduta delle asturie

I miliziani delle Asturie di Santander, in gran parte della CNT e della sinistra socialista, difendevano accanitamente ogni metro di terreno. Qui il terreno si prestava molto di più alla difesa rispetto alle regioni collinose di Santander. I dinamitardi asturiani ancora tenevano fermamente i sobborghi di Oviedo, tenendo immobilizzata la guarnigione della città fin dal luglio del 1936.

Gli operai avevano in mano loro una piccola fabbrica di armi e di munizioni a Trubia, le materie prime venivano fornite loro dalle miniere dei dintorni, e tutto ciò, oltre alle notevoli riserve di materiale militare portato dalla regione di Santander, rappresentava l'occorrente indispensabile per tenere il Nord indefinitamente. Tutti convenivano che circa 140.000 uomini armati si trovavano nella zona lealista del Nord. Fintantoché il Nord resisteva, Franco non poteva lanciare nessuna grande offensiva altrove.

L'acuto contrasto tra la difesa organizzata dagli asturiani e la resa di Bilbao e Santander, era indicato chiaramente dal fatto che neppure un villaggio si arrese prima di essere raso al suolo dall'artiglieria fascista, e quando l'accerchiamento forzava la ritirata, non veniva lasciato niente che potesse essere utilizzato. « Gli asturiani in ritirata sembrano decisi a lasciare solo fumo, rovine e desolazioni dietro di loro quando sono alla fine costretti ad abbandonare una città o un villaggio . . . Gli insorti trovano questi villaggi e queste città completamente distrutti dalla dinamite e di solito rasi al suolo » . Ogni metro di terreno costò ai fascisti ingenti perdite in uomini e in materiali — fino alla caduta di Cangas de Onis.

Poi qualcosa accadde. Non nella regione di Oviedo, dove la milizia era ferma sulle sue posizioni, non tra le forze che dopo la ritirata da Cangas de Onis si erano trincerate su nuove posizioni, ma nelle regioni costiere ad est di Gijon dove si trovavano le truppe basche, sotto il diretto controllo dello stato maggiore di stanza a Gijon.

La legione fascista Navarrese avanzava lungo la costa di Ribadesella, spingendosi per ventotto miglia attraverso città e villaggi, in tre giorni ... ma Gijon si arrese il 21 ottobre, mentre le principali forze degli insorti erano ancora a quindici miglia.

Perché Gijon non venne difesa? C'erano ancora forze militari sufficienti per continuare la lotta per un certo periodo. Ancora una volta dobbiamo ripetere: una città è una fortezza naturale che deve essere rasa al suolo prima di essere presa. La sola alternativa — ritirarsi — non esisteva perché non c'era nessun altro luogo dove i 140.000 soldati o civili potessero andare. Non ci potevano essere illusioni che Franco non avrebbe fucilato migliaia e migliaia di uomini, specialmente i miliziani asturiani. Eppure il governo lasciò questi uomini alla mercé di Franco. Già il 16 la Associated Press riferiva dell'arrivo in Francia del governatore delle Asturie e di altri funzionari governativi, i quali come riferivano gli ufficiali di dogana, avevano carte comprovanti che il governo centrale aveva autorizzato la loro fuga! (Il dispaccio del giorno seguente riferiva che l'equipaggio spagnolo della nave che li aveva trasportati aveva rifiutato di dar loro da mangiare!). Il 20 la United Press riferiva dell'arrivo all'aeroporto di Biarritz di « cinque aerei da guerra spagnoli lealisti ed un aereo di linea francese con a bordo gli ufficiali fuggiti da Gijon ». I piloti dichiararono che essi avevano lasciato Gijon per ordine del capo del loro squadrone quando scoppiò il combattimento nelle strade e che i difensori erano rimasti tagliati fuori dalle comunicazioni con altre unità militari . . . Dopo essere stati interrogati i piloti furono liberati e consegnati alle autorità consolari spagnole di Bayonne ». Dalla stessa fonte, lo stesso giorno: « Il governo spagnolo ha rinnovato oggi le pressioni sui governi francese ed inglese affinché affrettino la evacuazione dei civili da Gijon ed assicurino il trasferimento degli ufficiali dell'esercito lealista di 140.000 uomini, costretti a ritirarsi verso il mare ». Così il governo mise in salvo i suoi funzionari, lasciando le masse armate al loro destino.

Questi non ebbero l'occasione di morire combattendo, invece di cadere davanti ai plotoni di esecuzione. Solo per fare una concessione alla classe operaia, un socialista, Tomas era stato fatto governatore di Gijon, ma non si trattava che di una vernice di sinistra. Non si erano prese misure durante i due mesi seguenti per epurare il settore ufficiali del governo basco, o lo stato maggiore di Santander, o altri settori di ufficiali, o per creare pattuglie operaie per liberare la città dalla quinta colonna. Le guardie civili e d'assalto di Gijon non furono sottoposte a nessun controllo accurato. Il risultato fu che le masse si trovarono in trappola senza scampo.

« La colonna dei fascisti che si trovava sulla costa, una delle quattro che guidava l'avanzata, era la più vicina a Gijon — a quattordici miglia di strada — quando la città si ribellò. La radio di Gijon alle 10 del mattino diffuse improvvisamente l'annuncio: " stiamo aspettando con grande impazienza . . . Viva Franco! ".

« Poco prima delle tre del pomeriggio le truppe dal berretto rosso entrarono nella città. Nel frattempo la radio di Gijon aveva spiegato che la notte precedente, quando i capi del governo erano partiti, organizzazioni segrete di insorti erano scesi nelle strade armati e si erano impadroniti della città » .

 

Tre giorni più tardi, si scoprì la funzione della « fedele polizia repubblicana ». « Le stesse forze di polizia che hanno sempre mantenuto l'ordine pubblico e regolato il traffico erano in servizio oggi ». Una volta ancora le forze pretoriane del governo e dei suoi alleati borghesi erano passati a Franco.

Era appropriato, dal punto di vista linguistico, dire che l'offerta formale di resa venisse fatta a Franco dal colonnello Franco, un « fedele repubblicano ». Nulla fu distrutto: la piccola fabbrica di munizioni, le fabbriche, ecc., caddero intatte nelle mani di Franco. Questo fatto fa luce sui rapporti intercorrenti tra i funzionari governativi e i funzionari che erano fuggiti: o erano implicati direttamente nel tradimento e per questo la città era rimasta intatta o, cosa più probabile, non avevano osato informare i soldati che la città non doveva essere difesa e per questo erano fuggiti in segreto senza dare alcun avviso alle masse armate affinché organizzassero la loro propria difesa . . .

« El gobierno de la Victoria »: così la Pasionaria lo aveva battezzato; in soli sei mesi fu dimostrata la grottesca comicità di questo nome. La sola « giustificazione » possibile per la repressione operata da parte di questo governo contro gli operai e i contadini poteva essere data dalle sue vittorie militari.

Ma era proprio a causa della sua disastrosa politica reazionaria che nasceva la sua disastrosa politica militare. Sia che la Spagna dovesse rimanere sotto questo terribile giogo e toccarne il fondo, sia che si liberasse di questi organizzatori di sconfitte e andasse verso la vittoria — la storia aveva già dato al governo di Negrin-Stalin il suo vero nome: « il governo della sconfitta ».