Le operazioni militari sotto Giral e Caballero

La guerra non è che la continuazione della politica con la forza. Un proclama fatto cadere al di là delle linee nemiche, che contenga le aspirazioni dei contadini senza terra, è anche uno strumento di guerra. Una rivolta fomentata con successo al di là delle linee nemiche può essere infinitamente più efficace di un attacco frontale. Il mantenimento del morale delle truppe è importante quanto il loro equipaggiamento. Guardarsi dagli ufficiali traditori è importante quanto addestrare ufficiali valenti. Insomma la creazione di un governo operaio e contadino per il quale le masse vogliono lavorare e sono disposti a morire da eroi è la migliore realizzazione politica di una lotta militare contro il nemico fascista nella guerra civile.

Con questi mezzi, gli operai e i contadini della Russia sconfissero l’intervento imperialista e gli eserciti di guardie bianche su ventidue fronti, malgrado i più rigidi blocchi economici mai imposti a un paese. Trockij sembrò fare miracoli nell’organizzare e dirigere le guardie rosse in queste condizioni tanto avverse, ma questi erano miracoli che avevano la spiegazione nella politica rivoluzionaria, nella capacità di sacrificio, di lavoro e di eroismo di una classe che difendeva la libertà appena conquistata.

Che la sua politica reazionaria determinasse la falsa politica militare del governo lealista può essere dimostrato dalla analisi degli sviluppi della lotta sul piano militare.

Dal 19 luglio fino al 4 settembre 1936 — sette settimane decisive — il gabinetto di Giral del fronte popolare era alla testa del paese con l'appoggio incondizionato dei comunisti e dei socialisti di Prieto (in realtà Prieto faceva parte, sebbene non ufficialmente della compagine ministeriale, per il fatto che aveva già una carica governativa sin dal 20 luglio).

Il governo di Giral aveva a sua disposizione circa 600 milioni di dollari in oro. Dobbiamo ricordare che il vero embargo sulla vendita delle munizioni alla Spagna non fu deciso prima del 19 agosto, quando la British Board of Trade revocò le licenze di esportazione di armi e di aerei verso la Spagna. Così il regime di Giral ebbe almeno un mese per comprare riserve di armi — ma il fatto strano è che non ne comprò quasi per niente! La storia dello sleale tentativo di Azana-Giral di addivenire ad un compromesso con i fascisti è stata già riferita. Diamo ancora un particolare: Franco e i suoi amici aspettarono sei giorni prima di formare il loro governo. Gil Robles più tardi rivelerà che stavano aspettando un accordo soddisfacente con il governo di Madrid. A quel tempo la milizia era sorta dalle file dei lavoratori e Giral non aveva più il potere di soddisfare le richieste di Franco.

La conquista più importante delle prime sette settimane fu la marcia vittoriosa delle milizie catalane in Aragona, che deve il suo successo alla socializzazione delle terre oltre che ai fucili; altra vittoria: l'attacco delle navi da guerra lealiste contro i trasporti delle truppe di Franco dal Marocco in terra ferma.

« La fedeltà di una gran parte della marina impedì in modo decisivo a Franco di trasportare un grande quantitativo di truppe marocchine nel continente durante le prime due settimane di guerra. Le pattuglie navali al sud rendevano i trasporti via mare estremamente pericolosi. Franco fu costretto a ricorrere a trasporti aerei cosa che richiedeva troppo tempo. Ancora sotto questo aspetto fu dato al governo modo di organizzare la difesa e fare rifornimenti », scrivevano due comunisti a quei tempi . Ma quello che hanno evitato di dire è che le navi da guerra erano sotto il comando dei comitati eletti dai marinai, e che questi comitati, come le milizie, non avevano alcuna fiducia nel governo di Giral, e che operavano malgrado la passività del governo. Il significato di questo fatto diverrà evidente quando arriveremo ad esaminare la politica navale del gabinetto Caballero-comunisti-Prieto.

Le terribili sconfitte di Badajoz e di Irun posero fine al gabinetto Giral. Il perché Irun cadde fu detto in un commovente dispaccio di Pierre Van Paasen:

« Combatterono fino all'ultima cartuccia gli uomini di Irun. Quando non ebbero più munizioni, lanciarono pacchi di dinamite. Quando la dinamite fu finita, si scagliarono a mani nude, ognuno di loro afferrando un nemico, mentre le forze avversarie, sessanta volte superiori li massacravano con le baionette. Una ragazza tenne a bada due carri armati per mezz'ora lanciando contro di essi bombe alla glicerina. Poi i marocchini irruppero a frotte nelle barricate delle quali ella era l'ultimo baluardo e la fecero a pezzi. Gli uomini di Fort Martial tennero a distanza trecento legionari per mezza giornata facendo rotolare loro addosso pietre giù dalla collina sulla quale il vecchio forte è appollaiato ».

 

Irun cadde perché il governo di Giral non aveva fatto alcun tentativo di fornire munizioni ai suoi difensori. Il Comitato centrale delle milizie antifasciste della Catalogna, che aveva di già trasformato tutte le fabbriche disponibili in fabbriche di munizioni, aveva mandato parecchi camion pieni di munizioni ad Irun attraverso i servizi ferroviari regolari dalla Catalogna a Irun. Ma quella strada ferroviaria passa in parte attraverso il territorio francese. E il governo del « compagno » Blum, alleato di Stalin, aveva trattenuto i carri ferroviari a Behobia, proprio alla frontiera, per giorni . . . essi rombarono sul ponte che portava a Irun, dopo che i fascisti avevano già vinto.

Il gabinetto Giral fece posto al « vero e pieno » governo del fronte popolare Caballero-comunisti-Prieto. Senza dubbio godeva di una grande fiducia tra le masse. Le milizie e i comitati dei marinai obbedirono ai suoi ordini fin dall'inizio.

C'erano tre campagne militari importanti che il nuovo governo doveva intraprendere. C'erano naturalmente altri compiti, ma questo era il più importante, il più urgente e essenzialmente il più semplice.

 

Il Marocco e Algeciras

La base militare di Franco, durante i primi sei mesi, era stata il Marocco spagnolo. Da qui egli doveva trasportare i suoi mori, i legionari e le riserve militari.

I primi successi della marina lealista sotto la direzione dei comitati dei marinai nel bersagliare continuamente le linee di comunicazione di Franco con il Marocco, furono seguiti da altri. Il 4 agosto l'incrociatore lealista Libertad bombardò con successo la fortezza fascista di Tariffa nel Marocco. Per Franco fu un colpo mortale. Tanto mortale che fu seguito dal primo atto aperto di intervento da parte dell'Italia: un aereo italiano venne a bombardare la Libertad. Quando navi da guerra lealiste presero posizione per un bombardamento su vasta scala di Ceuta nel Marocco durante l'imbarco in questa località di truppe fasciste, la nave da guerra tedesca Deutschland impudentemente faceva avanti e indietro tra le navi lealiste e Ceuta per impedire il bombardamento. Una settimana più tardi un incrociatore spagnolo fermò la nave da carico tedesca Kamerun, avendola trovata carica fino al ponte di armi per Franco, e le impedì di entrare nel porto di Cadice. A questo punto il Portogallo apertamente passò al fascismo e permise alla Kamerun di scaricare le armi in un porto portoghese e inviò via ferrovia le munizioni a Franco. I comandanti delle navi tedesche ricevettero l'ordine di aprire il fuoco su tutte le navi spagnole che tentassero di fermare navi tedesche cariche di rifornimenti. Se le operazioni navali dei lealisti fossero continuate, sarebbero state fatali per Franco, e i suoi alleati sarebbero stati costretti a buttare giù del tutto la maschera per salvarlo.

A questo punto era stato formato il gabinetto Caballero e Prieto, ora in stretta collaborazione con i comunisti e sempre « uomo della Francia », fu messo a capo del ministero della marina. Egli mise fine alle operazioni navali al largo del Marocco e nello stretto di Gibilterra e richiamò le forze lealiste che erano a Majorca.

Il compito del momento era quello di impedire ai mori e ai legionari di sbarcare ad Algeciras e formare quell'esercito che doveva subito iniziare la marcia tremenda da Badajoz direttamente fino a Toledo, attraverso Toledo e Talavera de la Reina fino alle porte di Madrid. Il primo compito della impresa spettava alla marina. E la marina non venne adoperata per questo fine.

Al contrario, a metà settembre, a quasi tutta l'intera flotta — comprese la nave da guerra ]aime I, gli incrociatori Cervantes e Libertad e tre cacciatorpedinieri — venne ordinato di lasciare Màlaga e fare tutto il giro della penisola fino alla costa di Biscaglia! Si lasciarono alle spalle il cacciatorpediniere Ferrandiz e l'incrociatore Gravina. Il 29 settembre due incrociatori fascisti affondarono il Ferrandiz dopo aver bombardato e allontanato il Gravina. Non si sa quali considerazioni avessero mosso il governo a decidere che le forze navali andassero nella costa della Biscaglia, quando notizie pervenute tramite dispacci riferivano — per citarne una sola —: «... un motopeschereccio armato che portava truppe marocchine da Ceuta e che era scortato dal Canarias e dal Cervera e un cacciatorpediniere e una torpediniera hanno traversato lo stretto questa sera. Il convoglio ha sbarcato le truppe ad Algeciras senza alcun ostacolo. Questo convoglio trasportava dal Marocco rifornimenti con abbondanti munizioni » . Che tipo di considerazioni spinsero ad allontanare le navi? Sicuramente non considerazioni di natura militare, perché le forze già mandate nella Biscaglia erano più che sufficienti per fermare i convogli fascisti e certamente impedire le comunicazioni col Marocco era il compito più importante della marina.

L'esperto militare americano, Hanson W. Baldwin, scrivendo sul « New York times » del 21 novembre sulla questione navale in Spagna, disse:

« La marina spagnola è stata sempre largamente trascurata, specialmente in questi ultimi recenti burrascosi anni della storia della repubblica e non è mai stata guidata e rifornita in modo appropriato. Il piccolo numero di incrociatori e di cacciatorpedinieri potevano rappresentare una forza sulla quale contare, particolarmente nello stretto bacino del Mediterraneo, dove navi ben manovrate, avrebbero potuto tagliare le comunicazioni di Franco con le nuove riserve di uomini in Africa . . .

« Giudicando dai rapporti abbastanza oscuri, la maggior parte delle navi — malgrado gli sforzi degli ufficiali — continuavano ad innalzare le bandiere rosse, gialle e malva della Spagna (lealista) o issavano bandiere rosse sugli alberi . . .

«... Ma allo stesso tempo il ruolo della marina nella guerra civile è stato un ruolo minore fino ad oggi. Gli scontri occasionali nei quali le navi hanno partecipato sono sembrati in molti casi un'opera buffa e hanno dimostrato lo scarso addestramento e la ridotta capacità marinara dell'equipaggio ».

Le operazioni dei lealisti del 27 settembre a Zumaga presso Bilbao, dimostrano al contrario una mira esatta. La verità è che comunque non sarebbe stato difficile equipaggiare le navi lealiste con abili marinai. Tolone, Brest e Marsiglia, erano pieni di migliaia di marinai socialisti e comunisti, veterani della marina inclusi abili cannonieri e ufficiali. Essi erano più che sufficienti per la flotta esistente e anche per le altre navi che si potevano costruire nei cantieri principali di Cartagena, in mano lealista.

Ritornando infine, dalle coste nordiche, la flotta era all'ancora lontano dallo stretto, a Cartagena — e lì rimase, tranne per pochi viaggi senza senso lungo la costa. Che esistesse lo si apprese il 22 novembre quando sottomarini stranieri entrarono nel porto di Cartagena e disancorarono le torpediniere, recando danni alla Cervantes. Lo stesso giorno il ministro della marina annunciò la riorganizzazione della flotta allo scopo di combattere tentati blocchi ... e ciò fu tutto quello che si seppe circa questo progetto. I trasporti di Franco avvenivano tranquilli da Ceuta ad Algeciras, portando decine di migliaia di uomini e armamenti.

In una lettera alla Montseny, nella quale richiedeva ai ministri anarchici di lottare pubblicamente contro la falsa politica del governo, Camillo Berneri disse a proposito della flotta: « La concentrazione delle forze provenienti dal Marocco, la pirateria nelle Canarie, e nelle Baleari, la presa di Màlaga sono tutte conseguenze di questa inattività. Se Prieto è incapace e inattivo perché tollerarlo? Se Prieto è legato a una politica che paralizza la flotta perché non mettere sotto accusa questa politica? ».

Perché Prieto e il blocco governativo seguivano questa politica suicida? Questo era semplicemente un aspetto dell'intera linea politica che si voleva assicurare la benevolenza dell'Inghilterra e della Francia. Ciò che queste potenze stavano cercando è chiaro. Una politica aggressiva da parte della marina lealista, come gli avvenimenti dell'agosto in Marocco avevano reso possibile, avrebbe precipitato le fasi decisive della guerra civile e avrebbe minacciato di schiacciare Franco immediatamente. La Germania e l'Italia, dal momento che era in gioco il loro prestigio nel sostegno che davano a Franco, sarebbero forse state trascinate a passi disperati in sua difesa, quali per esempio il ricorrere in modo aperto alle navi tedesche ed italiane per cacciar via i lealisti dallo stretto. Ma l'Inghilterra e la Francia non potevano tollerare il controllo dello stretto da parte degli italo-tedeschi, che potevano continuare a tenerlo da quel momento in poi. Che ne potesse conseguire una guerra aperta naturalmente non era certo. La Germania e l'Italia si sarebbero potute ritirare prima che la guerra precipitasse specialmente prima del 9 novembre 1936, quando la Germania e l'Italia avevano formalmente riconosciuto il regime di Burgos. Se i rivoluzionari fossero stati alla testa del paese e se avessero fatto una coraggiosa campagna navale nell'agosto e nel settembre e fossero quindi riusciti a tagliare fuori il Marocco dalla Spagna, le conseguenze più probabili sarebbero state che la Germania e l'Italia si sarebbero ritirate nel miglior modo possibile. L'imperialismo anglo-francese non aveva nessun interesse in una vittoria lealista, ma nell’allontanare il pericolo di una crisi bellica, pur tenendo lontane le ingerenze nei suoi interessi nel Mediterraneo. Gli anglo-francesi ottennero quello che desideravano proprio perché il governo lealista era orientato a soddisfarli. Ogni mese che passava, coinvolgendo sempre di più la Germania e l'Italia, rendeva sempre più probabile una esplosione in campo internazionale, se la marina lealista fosse messa in movimento. Essa cessò quindi semplicemente di esistere come arma nelle mani dei lealisti.

Ecco il primo sinistro esempio di come la politica controrivoluzionaria danneggiava le opinioni militari.

Lo stesso orientamento a favore degli anglo-francesi spiega il fatto che non si colpisse via terra Algeciras. il porto spagnolo dove le forze fasciste stavano sbarcando dal Marocco. Màlaga era situata in modo così strategico da rappresentare la punta di lancia per questo attacco. Al contrario la stessa Màlaga fu lasciata senza difesa. Difesa principalmente dalle forze della CNT, che avevano chiesto invano da agosto a febbraio gli equipaggiamenti necessari, Màlaga fu invasa da truppe da sbarco italiane, mentre la flotta che avrebbe potuto fermarle era ferma a Cartagena. Màlaga cadde l'8 febbraio. Durante i due giorni precedenti le milizie non avevano ricevuto istruzioni dal quartiere generale militare, e poi, il giorno precedente la caduta di Màlaga, scoprirono che il quartier generale era già stato abbandonato senza dire una parola ai miliziani che lo difendevano. Non si trattò di una sconfitta militare, ma di un tradimento. Il vero tradimento non fu la diserzione dell'ultimo momento da parte dei generali, ma la linea politica che aveva dettato l'inattività della marina e la non utilizzazione di Màlaga come base contro Algeciras .

Oltre agli attacchi per mare c'era ancora un'altra possibilità di colpire la base marocchina di Franco. Citiamo Camillo Berneri:

« La base operativa dell'esercito fascista è nel Marocco. Dobbiamo intensificare la propaganda in favore dell'indipendenza del Marocco in ogni zona di influenza panislamica. Madrid deve fare dichiarazioni inequivocabili annunciando l'abbandono del Marocco e la protezione dell'autonomia del Marocco. La Francia vede con preoccupazione la possibilità di ripercussioni e di insurrezioni nel Nord Africa e in Siria; l'Inghilterra vede l'agitazione per autonomia egiziana rafforzata, così come quella degli arabi in Palestina. È necessario trarre il maggior vantaggio possibile da questi timori adottando una politica che prevede e minaccia di agitare rivolte nel mondo islamico.

« Per tale politica sono necessari fondi e prontezza nell'inviare agitatori e organizzatori in tutti i centri dell'emigrazione araba, in tutte le zone di frontiera del Marocco francese » .

Ma il governo lealista era ben lungi dal far sorgere timori in Francia ed in Inghilterra suscitando insurrezioni nel Marocco spagnolo e continuava ad offrire loro concessioni nel Marocco! Il 9 febbraio del 1937, il ministro degli esteri del Vayo indirizzò alla Francia e all'Inghilterra una nota, l'esatto testo della quale non fu mai rivelato, ma fu pubblicato in seguito senza smentita da parte del governo, che comprendeva i seguenti punti:

1 — Allo scopo di basare la sua politica europea sull'attiva collaborazione con la Gran Bretagna e la Francia, il governo spagnolo propone di modificare la situazione africana.

2 — Desiderando una rapida fine della guerra civile, ora suscettibile di un prolungamento per gli aiuti della Germania e dell'Italia, il governo è disposto a fare alcuni sacrifici nella zona spagnola del Marocco se i governi francese e britannico prendono misure allo scopo di evitare l'intervento italo-tedesco negli affari spagnoli.

 

Il primo giudizio dell'esistenza di questa nota vergognosa apparve un mese dopo il suo invio nella stampa inglese e francese del 19 marzo, quando Eden ne fece un rapido accenno. I ministri della CNT giurarono che non erano mai stati consultati per questo dispaccio. Berneri li apostrofò aspramente: «Voi siete in un governo che ha offerto alla Francia e all'Inghilterra concessioni nel Marocco, mentre dal luglio 1936 sarebbe stato nostro preciso dovere proclamare ufficialmente l'autonomia politica del Marocco ... è venuta l'ora di rendere noto che voi, Montseny e gli altri ministri anarchici, non siete d'accordo con la natura e lo scopo di tale proposta . . . È inutile dire che non si possono allo stesso tempo garantire gli interessi della Francia e dell'Inghilterra e promuovere una insurrezione in Marocco. Ma questa politica deve cambiare. E per cambiarla deve essere fatta una chiara e decisa dichiarazione delle nostre intenzioni — perché a Valencia sono al lavoro tendenze che vogliono la pace con Franco ». Ma i leaders anarchici continuarono a tacere e il Marocco restava indisturbato nelle mani di Franco .

 

L'offensiva aragonese contro saragozza-huesca

Sfogliate la stampa spagnola, francese o americana dall'agosto al novembre del 1936 e notate l'acuto contrasto tra le sconfitte lealiste sul fronte centrale e sul fronte occidentale e le vittorie sul fronte aragonese. Le truppe della CNT, FAI, POUM dominavano nell'Aragona. Esse obbedivano agli ordini impartiti dagli ufficiali borghesi, ma questi erano tenuti sotto controllo. Verso la fine di ottobre avendo di già conquistato le alture circostanti, il Monte Aragon e Estrecho Quinto, le milizie aragonesi erano in grado di prendere Huesca, la città sulla strada di Saragozza.

L'importanza della presa di Saragozza può essere facilmente compresa dando un'occhiata alla carta geografica. Essa si trova nel punto di convergenza della strada che dalla Catalogna e dall'Aragona porta alla Navarra, centro del movimento fascista. Presa Saragozza, la retroguardia dell'esercito fascista, che si trovava di fronte alle province basche, sarebbe stata in gravi difficoltà, così come tutte le forze che convergevano a Madrid dal Nord. Dunque, un'offensiva su questo fronte avrebbe messo in grado i lealisti di assumere l'iniziativa della campagna militare. Per di più Saragozza era stata una delle roccaforti della CNT, ed era caduta nelle mani dei fascisti solo per il tradimento palese del governatore civile, membro del partito di Azana e da lui nominato.

Verso la fine di settembre uno sciopero generale era ancora in corso a Saragozza, sebbene i suoi organizzatori fossero stati uccisi, dopo lunghe torture per essersi rifiutati di revocarlo. Un forte attacco su Saragozza sarebbe stato accompagnato da un'insurrezione operaia all'interno, come garantivano gli anarchici.

Per prendere città fortemente munite come Huesca e Saragozza, occorrevano tuttavia aerei e artiglierie pesanti.

Ma dal settembre in poi il governo applicò un boicottaggio sistematico contro il fronte aragonese. L'artiglieria e gli aerei che provenivano dall'estero a partire dall'ottobre venivano inviati ai soli centri controllati dai comunisti. Il boicottaggio fu applicato perfino per ciò che riguarda i fucili, le mitragliatrici e le munizioni. Le fabbriche di munizioni della Catalogna dipendenti dal governo centrale per i finanziamenti, erano costrette a cedere la loro produzione ed inviarla alle destinazioni scelte dal governo. La stampa della CNT, FAI, POUM, pubblicamente accusò, come autori della dura discriminazione contro il fronte aragonese, i comunisti spalleggiati dai rappresentanti della Unione Sovietica (gli amici di Caballero ora lo ammettono).

I piani del governo per liquidare le milizie e formare un esercito borghese non potevano essere portati a termine fintantoché le milizie della CNT godevano del prestigio di una serie di vittorie. Pertanto, ogni iniziativa sul fronte aragonese doveva essere bloccata. Questa situazione tra le altre, spinse i leaders della CNT ad entrare nel governo centrale. Le due figure principali dell'anarchia spagnola Gargia Oliver, Bonaventura Durruti trasferivano la loro attività a Madrid, Durruti portando con sé il fior fiore delle truppe del fronte aragonese, ma il boicottaggio continuava malgrado tutte le concessioni anarchiche. Infatti era fondamentale per la strategia comunista-borghese spezzare il prestigio ed il potere della CNT, a qualsiasi costo. Sei mesi di richieste e di reclami da parte della stampa anarchica e del POUM incontrarono un silenzio di tomba da parte della stampa del blocco borghese-comunista. Poi i comunisti procedettero a calunniare l'inattività dei miliziani della CNT su quel fronte e a portare questo fatto come prova della necessità di un esercito borghese. La controproposta della CNT-POUM di un comando unificato ed un esercito disciplinato sotto il controllo dei lavoratori non ebbe successo.

Per molti mesi i comunisti negarono al mondo esterno di aver sabotato il fronte aragonese. Ma quando il fatto divenne troppo noto, essi produssero un alibi: grandi quantitativi di armi erano stati inviati al fronte aragonese ma i « trotskisti » le avevano dirottate ai fascisti attraverso la terra di nessuno .

Come tutte le storie inventate dallo stalinismo, anche questa aveva i segni evidenti della menzogna. Il POUM — cioè i supposti trotskisti — avevano al massimo diecimila uomini su questo fronte, e la forza prevalente era costituita dagli uomini della CNT. Costoro erano tanto stolti da non vedere, mentre la loro stampa reclamava le armi, quello che avrebbe fatto il POUM. Questa storia non è forse una semplice operarazione in preparazione al giorno in cui i comunisti accuseranno la CNT di essere stata complice con il POUM nel dirottare le armi ai fascisti?

Il misero armamento sul fronte aragonese è stato descritto dallo scrittore inglese George Orwell, che vi combatté nel battaglione dell'Independent Labour Party. La fanteria « era armata peggio di un collegio militare » con « fucili Mauser di scarto che di solito si inceppavano al quinto colpo; circa una sola mitragliatrice ogni cinquanta uomini; ed una sola pistola o revolver più o meno ogni trenta uomini. Queste armi, così necessarie in una guerra di trincea, non venivano fornite dal governo e potevano solo essere comprate illegalmente e con immense difficoltà ».

« Un governo che manda ragazzi di quindici anni al fronte con fucili di cinquanta anni fa e tiene gli adulti e le armi nuove nella retroguardia », concludeva Orwell, « ha manifestamente più timore della rivoluzione che dei fascisti. Di qui la debole politica degli ultimi sei mesi, e di qui il compromesso con il quale certamente la guerra avrà termine » .

In tal modo il governo faceva cadere l'occasione che gli veniva dal fronte aragonese per prendere l'iniziativa e portare la guerra in territorio fascista.

 

Il fronte del nord

Bilbao, le città industriali e le miniere di carbone e di ferro che la circondano, formano una fitta zona industriale, seconda solo alla Catalogna. In quanto a produzione di guerra era perfino superiore alla zona catalana, che aveva dovuto costruire i suoi impianti metallurgici dal nulla, quando ebbe inizio la guerra civile. Bilbao sarebbe dovuta diventare il più grande centro di munizioni della Spagna. Da questa base di rifornimenti, le armate del Nord si sarebbero dovute dirigere su Burgos e a est sulla Navarra per effettuare il congiungimento con le truppe del fronte aragonese. La strategia da applicare era la più elementare.

I capitalisti baschi erano i padroni della Biscaglia. Sfera di influenza inglese da secoli, questa regione non aveva alcun entusiasmo di unirsi a Franco e ai suoi alleati italo-tedeschi. Né d'altro canto però la borghesia basca aveva intenzione di lottare per la fine di Franco. Grazie all'appoggio dei partiti comunista e socialista, i capitalisti baschi non avevano avute le fabbriche occupate dai lavoratori dopo il 19 luglio. Ma essi non avevano nessuna garanzia che una vittoria lealista su Franco non sarebbe stata seguita dall'occupazione anche delle loro fabbriche.

La questione della proprietà determinò la condotta militare del governo regionale basco. Lo si vide in pratica fin dalla metà del settembre 1936, quando i fascisti avanzarono su San Sebastiano. Prima che l'attacco venisse portato a termine San Sebastiano si era arresa e la borghesia basca prima di ritirarsi cacciò via dalla città i miliziani della CNT che volevano distruggere le attrezzature e gli impianti delle fabbriche e ogni altro materiale utile, per impedire che cadessero nelle mani dei fascisti. Come ultima precauzione, cinquanta guardie armate basche furono lasciate a proteggere gli edifici. Così la città fu consegnata intatta a Franco. La borghesia aveva fatto il seguente ragionamento: le proprietà distrutte sono perdute per sempre; ma se noi facciamo la pace con Franco, questi ci può rendere le nostre proprietà . . .

Quando ciò accadde io scrissi il 22 settembre del 1936: « Il fronte del Nord è stato tradito ». I ministri anarchici hanno poi rivelato che questa era anche l'opinione del governo Caballero. Quello che fece ritardare per sei mesi gli effetti dell'evidente tradimento fu la stupidità degli ufficiali di Franco che presero San Sebastiano. Le cinquanta guardie lasciate a proteggere gli edifici vennero uccise; i proprietari borghesi, che erano restati a fare la loro pace separata con Franco, furono imprigionati, alcuni di loro giustiziati; gli abitanti furono terrorizzati e il fronte basco si irrigidì per un po' di tempo.

A dicembre, tuttavia, il governo basco stava di nuovo tentando un armistizio. In un momento in cui Madrid rifiutava ogni accordo per lo scambio di prigionieri, i baschi invece conducevano trattative di questo genere:

« Il fatto che il gruppo basco stesse conducendo trattative a San Sebastiano è divenuto noto solo ieri. Chi scrive comunque ha appreso che la delegazione aveva lasciato Bilbao più di una settimana fa . . . e aveva raggiunto Barcellona, dove la sua missione era finita in modo insoddisfacente. I delegati baschi espressero il loro disappunto per lo stato di cose nella capitale catalana ... e si ritiene che si sarebbero anche offesi per l'atteggiamento dei catalani nei confronti della Chiesa.

« In ogni caso il risultato è stato che essi hanno deciso di sondare l'opinione dei leaders di San Sebastiano nella speranza di addivenire a qualche compromesso e forse, alla fine, all'armistizio.

« È risaputo che da un mese o due, il fronte del Nord è tranquillo con molti esempi di fraternizzazione tra le due linee avversarie » .

Ogni dubbio circa il vero contenuto di questo rapporto fu dissipato lo stesso giorno da « Augur », portavoce « non ufficiale » del Foreign Office britannico. « Gli inglesi si sono adoperati per promuovere armistizi locali tra ribelli e lealisti. L'offerta del governo regionale basco a Bilbao di concludere un armistizio a Natale si deve direttamente al discreto intervento di agenti britannici che sperano che questo possa condurre alla sospensione completa delle ostilità ». « I francesi », aggiungeva, « stanno esercitando pressioni del genere su Barcellona dove il loro successo è minore perché il desiderio del presidente Companys di porre fine allo spargimento di sangue è stato scoraggiato dai comunisti e dagli anarchici » .

Naturalmente nulla a tale proposito apparve nella stampa lealista, dove la censura imperversava. Racconti circostanziati, specialmente se venivano pubblicati da « Augur » o da giornali della statura del « New York times » o dal « Times » di Londra, richiedevano almeno una smentita formale, nel caso si potesse fare. Ma né il governo, né la stampa comunista osò negare i fatti; e la ragione era che i fatti corrispondevano a verità.

La borghesia basca non aveva in gioco niente di importanza vitale nella lotta contro il fascismo, e se la lotta comportava seri sacrifici, era pronta a ritirarsi. Uno dei fattori che tuttavia la fece esitare, fu il rafforzamento della CNT nelle regioni basche. A questo punto i comunisti e l’ala destra socialista, che erano nel governo regionale insieme alla borghesia (la CNT era stata eliminata quando la giunta di difesa aveva ceduto il posto al governo), facilitarono il tradimento. Con il più debole pretesto che si possa immaginare (il governo basco aveva invitato i miliziani alla celebrazione della settimana pasquale e il Comitato regionale della CNT e la stampa avevano denunciato indignati la cerimonia religiosa), l'intero Comitato regionale ed il corpo redazionale della « CNT del Norte » vennero imprigionati il 26 marzo e le tipografie cedute ai comunisti! Le persecuzioni sistematiche della CNT spianarono da questo momento la strada a Franco.

Il governo lealista era consapevole del pericolo, consapevole della mancata trasformazione degli impianti di Bilbao in fabbriche di munizioni, consapevole della criminale inattività del fronte basco che metteva in grado Mola di spostare rapidamente le sue truppe verso sud e raggiungere Madrid accerchiata. Perché non fece nulla al riguardo? Naturalmente inviò numerosi emissari a Bilbao, lusingò i baschi, fece l'impossibile per compiacerli, inviò generali a collaborare con i leaders baschi — Llano de Encomienda, appena assolto dalla corte marziale di Barcellona dall'accusa di complicità della sommossa, divenne comandante in capo del Nord! — ma queste misure naturalmente si dimostrarono senza risultato. C'era solo una strada per salvare il fronte del Nord: opporre alla borghesia basca un potente fronte unitario di forze proletarie della regione, pronte a prendere il potere se la borghesia avesse esitato e a prepararsi per questo attraverso la critica ideologica del capitalismo basco. Questa strada, però, era estranea a un governo che soprattutto aveva timore di spingere le masse alla iniziativa politica.

Ma c'era un settore del fronte del Nord che era attivo, quello delle Asturie. Abbiamo visto come a quarantotto ore dalla notizia dell'insurrezione, cinquemila minatori delle Asturie erano giunti a Madrid. Entro poche settimane essi avevano fatto piazza pulita dei fascisti, con la eccezione della troppo fortificata Oviedo, sede di una forte guarnigione pretoriana sin dallo sterminio della Comune delle Asturie dell'ottobre 1934. Ogni minatore delle Asturie avrebbe dato la vita per prendere Oviedo. Armati solo di fucili e di dinamite, i minatori assediarono Oviedo, presto impadronendosi dei sobborghi. La caduta di Oviedo li avrebbe resi liberi per una nuova offensiva contro la Vecchia Castiglia. Emissari degli asturiani imploravano Valencia per ottenere alcuni aerei e l'artiglieria necessaria ad abbattere le difese di Oviedo. Furono rimandati indietro a mani vuote. Quale era la loro colpa? I lavoratori avevano abolito la proprietà privata della terra, avevano collettivizzato gli alloggi e le industrie. Il forte movimento della CNT, fianco a fianco con la UGT — che qui era tendenzialmente rivoluzionaria, come era dimostrato dal loro organo « Avance », sotto la direzione di Javier Bueno — controllava la produzione e la distribuzione. Era risaputo che essi intendevano proclamare di nuovo, come nel 1934, la Comune di Asturia, quando Oviedo fosse caduta nelle loro mani ... Il governo li invitava a versare il loro sangue dovunque ma non per la Comune. Decine di migliaia di loro, per mancanza di direttive, si unirono ai lealisti su tutti i fronti. Le loro prove di eroismo nel combattimento divennero leggendarie. Ma molti di loro restarono davanti a Oviedo, circondando la guarnigione, fino alla fine . . .

 

Perché  madrid  divenne  il  fronte chiave

Mentre il Marocco e le sue linee di comunicazione con il continente erano indisturbati, il fronte del Nord inattivo grazie alla passività basca, e il governo che sabotava il fronte aragonese, Franco era in condizione di dettare il corso della guerra, di scegliere i punti di attacco a suo piacere. Neppure una sola volta dovette cedere l'iniziativa ai lealisti, che erano costretti ad accettare battaglia come e quando il nemico voleva.

Così Franco fu messo in grado di dirigere le sue forze più consistenti contro Madrid. Verso ottobre l'accerchiamento di Madrid era compiuto. Franco voleva la capitale del paese per poter dare ai suoi alleati italiani e tedeschi un motivo plausibile per riconoscere il suo regime.

In realtà, a quanto si dice, il riconoscimento della Germania e dell'Italia fu dato il 9 novembre 1936, nel convincimento che Madrid stava per cadere e che tale riconoscimento ne avrebbe accelerato la caduta. Sempre secondo quanto si dice, Franco fece qui il suo errore strategico più madornale, quando tentò, spinto dalla fretta, di prendere Madrid con un attacco frontale invece di completarne l'accerchiamento tagliando la strada di Valencia. I fascisti ostinatamente si afferrarono a questa strategia per mesi, dando ai lealisti l'occasione di fortificare la zona tanto da sostenere gli attacchi laterali, quando questi vennero nel febbraio e nel marzo.

Fatto rilevante durante la difesa di Madrid fu l’adozione di metodi politici rivoluzionari. La caduta di Madrid rappresentava la fine del ballo per i comunisti. Il loro prestigio in Spagna era legato al quinto reggimento di Madrid — in realtà un vero e proprio esercito di più di centomila uomini — e alla giunta di difesa, che dall'11 ottobre era responsabile della difesa di Madrid, da loro controllata. In campo internazionale il prestigio del Comintern e dell'Unione Sovietica sarebbero inequivocabilmente crollati con la caduta di Madrid. La ritirata a Valencia e nella Catalogna avrebbe stabilito un nuovo rapporto di forze e i comunisti sarebbero passati in seconda linea. Da questa nuova fase sarebbe potuto scaturire una valida spinta alla guerra rivoluzionaria contro il fascismo, che avrebbe posto fine a tutti gli schemi di Eden, Delbos e Stalin. Madrid doveva essere assolutamente tenuta. Spinti dalla dura necessità, i comunisti abbandonarono i metodi esclusivamente borghesi, ma solo per un dato periodo e solo entro i confini di Madrid.

Misure di difesa che in altre città erano state proposte dalle locali organizzazioni del POUM, FAI e CNT e che erano state accusate di avventurismo, che avrebbe alienato l'appoggio reale della borghesia liberale, a Madrid invece furono prese dagli stessi comunisti il 7 novembre, quando i fascisti raggiunsero la periferia della città. Un manifestino della CNT di quella settimana è degno di essere riportato:

« Ieri abbiamo avvertito la popolazione di Madrid che il nemico era alle porte della città e abbiamo consigliato di riempire bottiglie di benzina e di applicarvi micce; tali ordigni devono essere accesi e gettati contro i carri armati dei ribelli quando entreranno nella città.

« Oggi vi suggeriamo altre precauzioni. Ogni cosa o appartamento, noto per essere abitato da simpatizzanti fascisti, deve essere perquisito accuratamente per vedere se nasconde armi. Bastioni e barricate devono essere innalzati in ogni strada che porta al centro della città.

« Ogni casa abitata da antifascisti deve essere una fortezza, e ogni ostacolo deve essere frapposto quando gli invasori cercheranno di passare per le strade della capitale. Sparate su di loro dai piani superiori delle case, dove il fuoco delle loro mitragliatrici non può raggiungervi.

« Soprattutto dobbiamo liberare Madrid dalla quinta colonna dei fascisti nascosti ».

Una delle vanterie di Mola — l'affermazione che quattro colonne stavano marciando su Madrid, e che una quinta colonna si stava segretamente formando nella città — aveva fornito ai lavoratori lo splendido slogan: distruggete la quinta colonna! Erano scomparse ora le restrizioni governative — e comuniste — contro « perquisizioni illegali » « occupazioni non autorizzate e arresti », ecc. Più di cinquecento guardie d'assalto furono arrestate e imprigionate in quei giorni perché sospette di essere fasciste — fu la prima e l'ultima volta che i comunisti sanzionarono epurazioni di elementi borghesi. I comunisti erano noti come sostenitori della teoria « tutto il potere al governo del fronte del popolo » e pertanto ostili ai comitati operai nelle fabbriche e nelle borgate. Per una volta, comunque, la disperazione li portò ad abbandonare questa teoria. Il quinto reggimento controllato dai comunisti diffuse un manifesto che tra le altre cose chiedeva alle masse di eleggere comitati di strada e di caseggiato per la vigilanza contro la quinta colonna all'interno della città . I comitati operai andavano per le strade arruolando con la forza tutti gli uomini validi e spingendoli ad innalzare barricate e a scavare trincee. La giunta di difesa organizzò singoli consigli che si occupavano dei generi alimentari, delle munizioni ecc., ognuno dei quali si ampliava ogni giorno di più fino a divenire una vera e propria organizzazione di massa.

I comitati femminili organizzarono cucine e lavanderie per i miliziani. Vennero trovati i mezzi in questa città non industriale per iniziare la fabbricazione di munizioni — e anche questa era una iniziativa proveniente dal basso —. I comunisti non dimenticarono di proseguire la persecuzione del POUM, ma anche questa diminuì sensibilmente e fu dato modo ai militanti del POUM di difendere la città. Furono mesi gloriosi quelli, sebbene pieni di morti: novembre, dicembre, gennaio. Di che si trattava? « Del popolo in armi ».

I comunisti erano disperati al punto da salutare calorosamente l'entrata trionfale delle truppe scelte delle colonne della CNT del fronte aragonese, la cui eroica condotta distrusse le calunnie già messe in giro dai comunisti sulle milizie aragonesi. Purtroppo poco tempo dopo aver guidato a Madrid queste truppe, la più grande figura militare emersa nel corso della guerra, l'anarchico Durruti, fu ucciso e il suo posto venne preso da Miaja.

Ma i metodi politici usati sul fronte del Nord, del Sud e dell'Aragona restavano gli stessi. Furono ignorate le incessanti pressioni della CNT, del POUM e di sezioni della UGT per una offensiva su tutti i fronti come modo migliore per aiutare Madrid e per far togliere l'assedio alla città.

Né il « popolo in armi » restò il difensore di Madrid. Verso gennaio il pericolo immediato era cessato e i comunisti-borghesi tornarono alla « normalità ». Le perquisizioni dei comitati operai casa per casa per rintracciare i fascisti e le armi furono scoraggiate, quindi sospese. I soldati sostituirono i lavoratori nelle barricate. Il lavoro delle donne nei comitati fu rilevato dall'esercito. Le iniziative di massa non vennero più incoraggiate. La corrente ora scorreva in senso inverso, sebbene l'assedio non fosse stato tolto a Madrid. Il settimanale « POUM » venne soppresso per sempre a gennaio. A febbraio la giunta si impadronì della stazione radio del POUM e della tipografia del « Combatiente rojo ». Il comunista José Cazorla, commissario di polizia della giunta, organizzò la repressione legale ed illegale. Se i suoi arresti di lavoratori non venivano sanzionati dai tribunali popolari, egli prendeva « quelli che erano stati assolti e li gettava in prigione segrete o l'inviava alle milizie comuniste che si trovavano su posizioni avanzate per essere usati come " fortificazioni " ». Contemporaneamente vennero aperte le porte delle prigioni agli uomini della destra e Cazorla rilasciò molti fascisti e reazionari. Le accuse erano formulate da Rodriguez, commissario speciale delle prigioni  e la richiesta della CNT di condurre una inchiesta venne rifiutata. Lo scioglimento della giunta completò le misure che portavano alla introduzione di metodi borghesi-burocratici nella difesa di Madrid.

L'unica vittoria militare del governo Caballero fu la vittoria a Guadalajara sulla divisione italiana a marzo — una vittoria inaspettata come venne indicato chiaramente dalla mancanza di riserve e di materiale pronti per completare la disfatta degli italiani. Il mancato coordinamento della lotta di Madrid con offensive su altri fronti, per le ragioni politiche accennate, fece per sbaglio di Madrid il fronte chiave e contemporaneamente rese impossibile la fine dell'assedio.