La rivoluzione del 19 luglio

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“Il proletariato di Barcellona impedì la capitolazione della Repubblica di fronte al fascismo”: così si apre il terzo capitolo del libro di Morrow. E in questa semplice frase c'è tutta l'essenza di ciò che succede in Spagna dal 19 luglio 1936. Abbiamo già visto la borghesia “liberale” e “repubblicana” temporeggiare di fronte al colpo di Stato contro la Repubblica, alla disperata ricerca di un accordo con gli stessi generali fascisti. Fosse stato per questi “Repubblicani”, il destino della Repubblica sarebbe già stato segnato. La Repubblica è invece salvata da chi non è affatto “Repubblicano”: sono i militanti anarchici, i lavoratori socialisti, comunisti, del Poum, a impedire la vittoria immediata del fascismo.

Il fascismo spagnolo, a differenza di quello italiano e del nazismo tedesco, non arriva al potere in seguito alla demoralizzazione del movimento operaio e contadino. Il colpo di Stato franchista prova a tagliare la via, a interrompere l'ascesa delle masse spagnole, galvanizzate dalla vittoria del fronte popolare nel 1936. Proprio per questo deve fronteggiare la loro vitalità e freschezza.

Scrive Morrow: “in una parola, senza aspettare il permesso del Governo il proletariato aveva cominciato la guerra all'ultimo sangue contro il fascismo”. Le caserme nelle città vengono prese dai lavoratori conquistando la base dell'esercito. Nelle aziende si formano comitati popolari e così succede nelle campagne, liberate finalmente dai latifondisti. Ma l'equivoco di fondo rimane: un'insurrezione operaia e contadina ha salvato la Repubblica borghese. Forme di potere proletario iniziano a sorreggere il simulacro del potere borghese.

Un equivoco che determina quello che Morrow definisce: “un regime di dualismo di potere”, “un equilibrio critico di alternative sul filo del rasoio”.

Laddove lavoratori e contadini dispiegano a pieno i propri mezzi e metodi, non mancano le vittorie militari: l'Aragona, ad esempio, è conquistata da un vero e proprio “esercito” di “liberazione sociale”. Sono i giorni della rivoluzione sociale spagnola, l'unica in grado di sconfiggere la controrivoluzione franchista.


 

Il proletariato di Barcellona impedì la capitolazione della repubblica di fronte al fascismo. Il 19 luglio, quasi a mani nude, i lavoratori si scagliarono contro le prime caserme con successo. Verso le due del pomeriggio del giorno seguente erano padroni di Barcellona.

Non è a caso che l'onore di iniziare la lotta armata contro il fascismo appartiene al proletariato di Barcellona, principale porto e centro industriale della Spagna. In essa e nelle città industriali della Catalogna che la circondano si concentra circa la metà del proletariato industriale della Spagna; per questa ragione Barcellona è sempre stata l'avanguardia rivoluzionaria. Il riformismo parlamentare della UGT, diretta dai socialisti non vi ha mai preso piede. Il Partito socialista e comunista unificato (il PSUC) il 19 luglio contava meno membri del POUM.

Gli operai erano quasi totalmente organizzati nella CNT; le sofferenze e le persecuzioni a cui erano stati sottoposti sia durante il periodo monarchico sia durante quello repubblicano avevano formato le masse ad uno spirito militante anticapitalistico, sebbene il pensiero anarchico non fosse capace di dare una direzione sistematica. Ma, prima che questo pensiero rivelasse la sua tragica incapacità, la CNT raggiunse punte di portata storica nella sua lotta vittoriosa contro le forze del generale Goded.

Come a Madrid, il governo catalano si rifiutò di armare le masse dei lavoratori. Quando la CNT e il POUM richiedevano armi, erano informati gentilmente che potevano raccogliere le armi lasciate cadere dalle guardie d'assalto colpite. I lavoratori del POUM durante il pomeriggio del 18 luglio fecero requisizioni di fucili da caccia dai negozi; di dinamite dovunque possibile e di armi nascoste nelle case dei fascisti. Con l'aiuto di poche guardie d'assalto amiche essi si erano impadroniti di alcune rastrelliere di fucili governativi (I lavoratori rivoluzionari faticosamente raccoglievano fucili e pistole dal 1934). Tutto ciò — e tutte le auto che poterono trovare — era quanto i lavoratori avevano quando, alle cinque esatte del mattino del 19 luglio, gli ufficiali fascisti cominciarono a far muovere alcuni distaccamenti dalle caserme.

Combattimenti isolati davanti alle barricate portarono ad uno scontro generale nel pomeriggio. E qui le armi politiche furono molto più efficaci delle superiori forze militari fasciste. Alcuni eroici lavoratori uscirono fuori dalle linee pei spiegare ai soldati le ragioni per le quali stavano sparando sui loro compagni lavoratori. Caddero sotto i fucili e il fuoco delle mitragliatrici, ma altri presero il loro posto.

Qua e là un soldato cominciò a sparare in aria, subito, con maggiore coraggio altri si rivoltarono contro i loro ufficiali. Un ignoto genio militare — che forse morì sul posto — prese nelle mani la situazione e le masse dei lavoratori abbandonarono la loro posizione di passività e si lanciarono all'attacco. Le prime caserme furono occupate, e il generale Goded fu catturato nel pomeriggio. Con le armi prese negli arsenali, i lavoratori fecero piazza pulita a Barcellona. Nel giro di pochi giorni tutta la Catalogna fu in mano loro.

Contemporaneamente il proletariato di Madrid si stava mobilitando. La sinistra socialista distribuiva la scarsa scorta di armi che conservava fin dall'ottobre del 1934. Sorsero barricate sulle strade più importanti ed intorno alle caserme di Montana. Gruppi di lavoratori andavano alla caccia dei leaders reazionari. All'alba del 19 le prime pattuglie della milizia si appostarono. A mezzanotte i primi colpi venivano scambiati con le caserme, ma solo il giorno seguente, quando vennero le grandiose notizie da Barcellona, le caserme furono prese d'assalto.

Anche Valenza fu subito liberata dai fascisti. Avendo il governatore nominato da A;zana rifiutato le armi, i lavoratori si prepararono ad affrontare le truppe con barricate, pietre da selciato e coltelli da cucina, finché i loro compagni dentro le guarnigioni uccisero gli ufficiali e diedero le armi ai lavoratori.

I minatori delle Asturie, combattenti nella Comune dell'ottobre del 1934, formarono una colonna di cinquemila dinamitardi per marciare su Madrid. Questi arrivarono il 20, dopo che le caserme erano state occupate e si sparsero nelle strade facendo buona guardia.

A Màlaga, porto strategico di fronte al Marocco, ingegnosi operai, disarmati dapprima, avevano circondato le guarnigioni reazionarie con barricate e con una barriera li case incendiate con benzina.

In una parola, senza aspettare il permaso del governo, il proletariato aveva cominciato la guerra all'ultimo sangue contro il fascismo. La maggior parte dell'esercito era con i fascisti: doveva essere affrontato da un nuovo esercito. Tutte le organizzazioni operaie provvedevano ad organizzare reggimenti di miliziani, li equipaggiavano e li mandavano al fronte.

Il governo non aveva nessun contatto diretto con la milizia dei lavoratori. Le organizzazioni presentavano le loro richieste e i loro libri paga al governo che concedeva rifornimenti e fondi distribuiti poi ai miliziani. Gli ufficiali, che erano restati nel campo dei lealisti, furono assegnati come « tecnici » alle milizie. Le loro proposte militari erano trasmesse ai miliziani tramite gli ufficiali degli operai. Le guardie civili e d'assalto che ancora aderivano al governo, ben presto scomparvero dalle strade. Nell'atmosfera dominante il governo fu costretto a mandarli al fronte. I loro compiti di polizia furono assunti dai lavoratori e dai miliziani.

I marinai, tradizionalmente più radicali dei soldati, salvarono buona parte della flotta uccidendo i loro ufficiali. Comitati di marinai eletti presero il controllo della flotta lealista e stabilirono contratti con i comitati dei lavoratori a terra.

Comitati di operai armati rimossero gli ufficiali doganieri alle frontiere. Un certificato del sindacato o una tessera del partito rosso costituivano documenti più validi di un passaporto per entrare nel paese. Pochi reazionari riuscirono ad espatriare attraverso il cordone dei lavoratori.

La misure adottate dalla milizia rivoluzionaria erano accompagnate da misure rivoluzionarie di ordine economico contro il fascismo. I comunisti democratici devono ancora spiegare perché questo accadde, dato che lo schema storico su scala mondiale richiedeva solo « la difesa della repubblica ».

Questo era vero in modo particolare in Catalogna, dove nel giro di una settimana a partire dal 19 luglio i trasporti e le industrie erano completamente in mano dei comitati operai della CNT o, dove gli operai appartenevano! ad entrambi i comitati unitari della CNT-UGT. I comitati sindacali sistematicamente successero alle vecchie organizzazioni, ristabilirono l'ordine e accelerarono la produzione per i fabbisogni bellici.

Il processo di nazionalizzazione delle industrie, sull’esempio di Barcellona, si diffuse a Madrid, a Valenza, ad Alicante, ad Almeria e a Malaga, sebbene non divenne mai così generale come in Catalogna. Nelle province basche, comunque, dove la grande borghesia si era dichiarata per la repubblica democratica, i comitati rimasero padroni delle fabbriche. Un comitato della UGT-CNT assunse la direzione di tutti i trasporti della Spagna. Immediatamente delegazioni di fabbriche andarono all'estero per organizzare importazioni ed esportazioni.

I contadini non avevano bisogno di essere spinti ad occupare le terre. Si erano sforzati di occuparle nel 1931, ma Casa Viejas, Castilblanco, Yesie, erano nomi gloriosi di villaggi dove i contadini erano stati massacrati dalle truppe di Azana per essersi impadroniti delle terre. Ora Azana non poteva fermarli. Quando la notizia venne dalle città i contadini si sparsero sulle terre. Le loro falci e le loro accette si presero cura di tutti i messi governativi e dei proprietari repubblicani abbastanza «temerari da sbarrare loro la strada. In molti luoghi, spinti dagli insegnamenti anarchici o della sinistra socialista, i contadini si organizzarono direttamente in collettivi. Comitati di contadini si preoccuparono di approvvigionare le milizie e le città dando o vendendo i loro prodotti direttamente ai comitati per l'approvvigionamento, alle colonne miliziane e ai sindacati. Dappertutto le preesistenti forme di governo e le organizzazioni dei lavoratori si dimostrarono inadeguate per quello che riguarda i metodi di organizzazione bellici e rivoluzionari. Ogni distretto, città o villaggio, creò la propria milizia per armare le masse ed addestrarle. I comitati unitari di fabbrica CNT-UGT, che dirigevano tutti i lavoratori, compresi quelli che non erano mai stati organizzati, svilupparono un piano più ampio di quello che avrebbero potuto sviluppare le singole organizzazioni sindacali. Le vecchie amministrazioni comunali scomparvero e furono sostituite, in genere, da comitati unitari che avevano rappresentanti di tutti i partiti e sindacati antifascisti. Ma in questi comitati raramente erano presenti i dirigenti tradizionali dell'Esquerra e della sinistra repubblicana che erano sostituiti da operai e da contadini che, sebbene aderissero ancora ai partiti repubblicani, seguivano i lavoratori più avanzati che stavano con loro.

Il più importante di questi nuovi organi di potere era il Comitato centrale delle milizie antifasciste della Catalogna creato il 21 luglio. Dei suoi quindici membri, cinque erano anarchici della CNT e FAI, e questi dominavano ili Comitato centrale. La UGT aveva tre membri, malgrado la sua debolezza numerica nella Catalogna, ma gli anarchici speravano con ciò di incoraggiare la costituzione di comitati del genere altrove. Il POUM ne aveva uno, uno l'Unione dei contadini (Rabassaires) e uno i comunisti (PSUC). I partiti borghesi ne avevano quattro.

A differenza delle coalizioni governative, che in realtà si basano sulla vecchia macchina statale, il Comitato centrale, dominato dagli anarchici, si basava sulle organizzazioni operaie e sulle milizie. Gli appartenenti al gruppo dell'Esquerra e i più vicini a loro — i comunisti e la UGT — erano semplicemente a loro rimorchio per il momento. I decreti del Comitato centrale erano le sole leggi della Catalogna. Companys obbediva senza replicare alle richieste e alle disposizioni in campo finanziario provenienti dal CC. Il Comitato centrale, nato presumibilmente come un centro per la formazione delle milizie, inevitabilmente doveva assumersi sempre di più funzioni governative. Ben presto esso organizzò un dipartimento di polizia operaia; poi un dipartimento per i rifornimenti, la cui parola era legge nelle fabbriche e nei porti.

Nei mesi nei quali la situazione era nelle mani del Comitato centrale, le sue campagne militari erano strettamente legate ad azioni rivoluzionarie. Ciò appare evidente nelle campagne condotte nell'Aragona, nelle quali le milizie catalane combatterono per cinque giorni: conquistarono l'Aragona come un esercito di liberazione sociale.

Furono istituiti comitati antifascisti nei villaggi, ai quali vennero devoluti tutti i grandi possedimenti, il raccolto, i rifornimenti, il bestiame, gli attrezzi, ecc., che appartenevano ai grandi proprietari terrieri e ai reazionari. Subito i comitati dei villaggi organizzarono la produzione su nuove basi, di solito su collettivi, e crearono una milizia nei villaggi per portare avanti la socializzazione e sconfiggere la reazione. I reazionari catturati erano processati di fronte all'assemblea generale del villaggio. Tutti i titoli di proprietà, le ipoteche, i documenti di debito ufficialmente registrati furono dati alle fiamme. Avendo così trasformato la vita del villaggio, le colonne catalane potevano procedere, sicure del fatto che ogni villaggio dove tale opera era avvenuta era una fortezza della rivoluzione!

Molta propaganda avversa è stata fatta dai comunisti circa la cosiddetta debolezza delle attività militari degli anarchici. L'affrettata creazione delle milizie e l'organizzazione dell'industria bellica erano avvenute inevitabilmente in modo frettoloso e casuale, come era inevitabile per chi non vi fosse abituato. Ma in quei primi mesi gli anarchici, assecondati dal POUM, sopperirono a molte delle loro inesperienze militari con la loro audace politica sociale. Nella guerra civile la politica è l'arma determinante. Prendendo l'iniziativa, impadronendosi delle fabbriche, incoraggiando i contadini ad occupare le terre, le masse della CNT schiacciarono le guarnigioni catalane. Marciando sull'Aragona come liberatori sociali, spinsero i contadini a immobilizzare le forze fasciste.

Nei piani dei generali, Saragozza, sede del collegio di guerra e forse la più grande delle guarnigioni armate, doveva essere per la Spagna orientale quello che Burgos divenne all'Ovest. Invece Saragozza fu immobilizzata fin dai primi giorni.

Attorno al Comitato centrale delle milizie sorsero i molti comitati delle fabbriche, dei villaggi, dei rifornimenti, dell'alimentazione, della polizia, ecc., sotto forma di comitati aggiunti dalle varie organizzazioni antifasciste; in realtà esercitavano un potere più grande dei suoi costituenti. Dopo le prime ondate rivoluzionarie i comitati rivelarono le loro basilari debolezza: erano nati sulla base di accordi presi dalle organizzazioni dalle quali i vari membri provenivano. Dopo le prime settimane, i seguaci dell'Esquerra, spalleggiati dai comunisti, ripresero coraggio e proposero un loro programma. I leaders della CNT cominciarono a fare concessioni pericolose per la rivoluzione. Da quel momento in poi i comitati potevano procedere solo abbandonando il metodo del reciproco accordo e adottando il metodo delle decisioni maggioritarie, prese da delegati democraticamente eletti dalle milizie e dalle fabbriche.

Anche le regioni di Valenza e di Madrid svilupparono una rete di comitati antifascisti, pattuglie di lavoratori, comitati di fabbrica, e comitati distrettuali per spazzar via i reazionari dalle città e mandare le milizie al fronte. Così, fianco a fianco con i governi ufficiali di Madrid e della Catalogna, erano sorti organi prevalentemente controllati dai lavoratori, attraverso i quali le masse organizzavano la lotta contro il fascismo. Per lo più la lotta militare, economica e politica procedeva indipendentemente dal governo e anzi nonostante il governo.

Come dobbiamo definire tale regime? Nella sostanza era un regime identico a quello che si era avuto in Russia dal febbraio al novembre del 1917, un regime di dualismo di potere. Un potere, quello di Azana e Companys, senza esercito, polizia o altra forza armata, era già troppo debole per scoraggiare l'esistenza dell'altro. L'altro, quello del proletariato armato, non era ancora abbastanza consapevole della necessità di fare a meno del potere di Azana e Companys. Questo fenomeno del dualismo di potere ha accompagnato tutte le rivoluzioni del proletariato.

Ciò sta a significare che la lotta di classe sta per giungere ad un punto nel quale o l'uno o l'altro devono divenire padroni indiscussi. È un equilibrio critico di alternative sul filo del rasoio. Un lungo periodo di equilibrio è fuori questione; o l'uno o l'altro devono prevalere ben presto! La « rivoluzione del 19 luglio » è stata incompleta, ma che fosse una rivoluzione è attestato dal fatto che essa ha creato un regime di dualismo di potere.