La rinascita dello stato borghese

Guida alla lettura

“Corpi di uomini armati in difesa della proprietà privata” è questa la celebre definizione di Engels della sostanza di uno Stato borghese. Marx spiegava inoltre come il diritto non fosse nulla senza una forza materiale in grado di imporlo. Per questo la questione delle milizie e delle armi in mano ai lavoratori e ai contadini suscitava tanta attenzione agli occhi della borghesia. La nascita del Governo di coalizione era un passo verso il ritorno alla normalità capitalista, ma cosa era un Governo borghese senza un apparato statale in grado di imporre il diritto borghese? A cosa serviva bloccare l'occupazione delle terre con una legge senza una polizia in grado di farla rispettare? Chi avrebbe imposto il rispetto di una legge contro la maggioranza della popolazione, se la maggioranza della popolazione in armi costituiva le milizie che sostituivano il vecchio esercito e la vecchia polizia?

Con lo scioglimento delle milizie e la ricostituzione della polizia, inizia quindi la rinascita dello Stato borghese. E con lo Stato borghese, torna tutto l'armamentario con cui una minoranza cerca di controllare una maggioranza: la censura e perfino la tortura. L'originalità della situazione spagnola sta nel fatto che, a causa della debolezza del ricostituendo Stato borghese spagnolo, per un periodo la censura e la tortura furono affidate direttamente agli agenti della Gpu staliniana. Questo è il paradosso che ci consegna la storia: i servizi segreti di uno Stato nominalmente socialista svolsero un ruolo chiave nel riorganizzare quelli di uno Stato borghese. E' un fatto che ormai nessuno osa più mettere in discussione dal punto di vista storiografico: in Spagna gli agenti della Gpu torturarono e rapirono alcuni tra i migliori rivoluzionari della storia spagnola e internazionale.


La controrivoluzione economica

Gli otto mesi che seguirono l'ingresso dei rappresentanti dei lavoratori nel governo di Madrid e di Barcellona, videro il lento svuotamento delle conquiste proletarie in campo economico. Il governo, con il controllo delle banche e del tesoro, era in grado di imporre la sua volontà ai lavoratori minacciandoli di ritirare i crediti.

Nella Catalogna, il principale centro industriale, il processo avveniva più lentamente, ma nella stessa direzione. Ben cinquatotto decreti finanziari della Generalidad a gennaio restringevano nettamente il raggio delle attività delle fabbriche collettivizzate.

Il 3 febbraio, per la prima volta, la Generalidad osò dichiarare illegale la collettivizzazione di una industria di latticini. Durante la crisi ministeriale dell'aprile, la Generalidad annullò il controllo operaio sulle dogane, rifiutandosi di certificare la proprietà da parte dei lavoratori del materiale che era stato esportato e che era vincolato da tribunali stranieri su istanza degli ex-proprietari; pertanto le fabbriche e i collettivi agricoli che esportavano erano alla completa mercé del governo.

Comorera, capo del PSUC, aveva preso la direzione del ministero dei rifornimenti il 15 dicembre, quando il POUM fu estromesso dal governo. Il 7 gennaio egli decretò lo scioglimento dei comitati operai per i rifornimenti, i quali comitati avevano fino ad allora comperato i generi alimentari dai contadini. In questo frangente si precipitarono gli speculatori e i commercianti della GEPCI (Corporazione ed unione dei piccoli commercianti industriali) — con le tessere della UGT! — e l'ammasso e gli aumenti dei prezzi alimentari che ne derivarono portarono ad un basso livello di nutrizione assai diffuso.

Ogni famiglia riceveva le tessere per le razioni, ma le riserve non erano razionate in proporzione al numero delle persone che si rifornivano presso ciascun deposito. Nelle borgate di Barcellona si facevano in piedi lunghe code tutta la giornata, e le derrate spesso venivano esaurite prima che la coda si esaurisse, mentre i quartieri borghesi godevano di una grande abbondanza. I ristoranti gestiti privatamente avevano ogni genere di rifornimento per chi poteva pagare prezzi alti. Il latte non si poteva avere per i figli dei lavoratori, ma si poteva acquistare nei ristoranti.

Per quanto spesso non si potesse trovare il pane a prezzo fisso, i dolci a prezzo non controllato si potevano acquistare sempre. Nel sesto anniversario della repubblica (il 14 aprile, boicottato dalla FAI, dalla CNT e dal POUM) manifestazioni degli esquerra e dei comunisti passarono inosservate, subissate dalla folla delle donne che protestavano contro il prezzo dei generi alimentari. Eppure i comunisti strumentalizzarono politicamente perfino le loro colpe. Fu dato ad intendere alle masse che il PSUC e la UGT avrebbero ottenuto per i loro iscritti razioni migliori. Manifesti anonimi accusavano le fattorie collettivizzate e i trasporti per gli aumenti dei prezzi.

Vicente Uribe, ministro comunista dell'agricoltura, si comportò come un ministro stalinista dell'agricoltura nel regime di Wang Ching-wei del 1927, nel Wuhan: combatté i contadini. Il dipartimento di Uribe smantellò i collettivi, nominò gli ex proprietari terrieri, ai quali vennero restituite le terre, « coamministratori » statali, e impedì ai collettivi di vendere i prodotti senza ricorrere a mediatori. Venne lanciata una campagna nazionale per il « controllo dello Stato » e la « municipalizzazione dell'industria » che gettò le basi per strappare il controllo ai comitati di fabbrica.

La controrivoluzione economica però procedeva in modo relativamente lento. Infatti il blocco comunista-borghese comprendeva, cosa che gli anarchici non comprendevano, che la condizione necessaria per distruggere le conquiste economiche dei lavoratori era l'annientamento delle milizie e della polizia e il disarmo dei lavoratori nelle retrovie. Ma la sola forza era insufficiente per raggiungere questo scopo. La forza doveva essere affiancata dalla propaganda.

 

La censura

Per facilitare il successo della sua propaganda, il blocco borghese-riformista ricorse, attraverso il governo, ai tagli sistematici della notizia stampa e radio della CNT-FAI-POUM. Il POUM era la vittima principale. Quando il POUM faceva ancora parte del governo, il catalano « Hoja official » boicottò ogni notizia dei suoi congressi e delle sue trasmissioni radio. Il 26 febbraio la Generalidad proibì un raduno di massa della CNT-POUM a Tarragona. Il 5 maggio, « La batalla » ebbe una multa di 5.000 pesetas e non venne accettato un articolo di fondo contenente notizie su questioni particolari, con l'accusa di aver contravvenuto alla censura militare. Il 14 marzo, « La batalla » fu sospesa per quattro giorni, questa volta per evidenti motivi politici. Nello stesso tempo la Generalidad rifiutava al POUM l'uso delle stazioni radio ufficiali per le sue trasmissioni. I quotidiani del POUM a Lerida, Gerona ecc. erano continuamente bersagliati dalla censura.

I colpi più mortali in questo periodo venivano però inferti al POUM fuori della Catalogna. La giunta di difesa di Madrid, controllata dai comunisti, a gennaio sospendeva permanentemente il settimanale « POUM ». La stessa autorità sospendeva dall'attività e quindi confiscava il 10 febbraio la tipografia del « Combatiente rojo », quotidiano della milizia del POUM, e poco tempo dopo sospendeva la stazione radio del POUM, e la chiudeva per sempre in aprile. Inoltre la Giunta rifiutò alla Gioventù del POUM (Joventud comunista ibèrica) la pubblicazione di « Antorcha »; la proibizione ufficiale cinicamente stabiliva che « la JCI non aveva bisogno di stampa »; « Joventud roja », organo della gioventù del POUM a Valenza, fu sottoposto a severa censura politica nel marzo. Il solo organo del POUM che non venne colpito fu « El comunista » di Valenza, settimanale della destra semi-stalinista ferocemente anti-trotskista.

Un altro settore importante di lavoro tra le masse fu precluso al POUM quando, su richiesta del PSUC, il Soccorso rosso del POUM fu escluso dal comitato permanente degli aiuti per Madrid. La CNT, all'insegna dell'unità, tollerò questo atto criminale, che ebbe conseguenze in campo nazionale nell'aprile quando il Soccorso rosso del POUM venne escluso dalla partecipazione alla settimana di Madrid.

Questo elenco sommario delle persecuzioni governative nei confronti delle attività del POUM prima del maggio confuta decisamente la tesi comunista che il POUM fosse perseguitato per la sua partecipazione agli avvenimenti del maggio.

La censura contro il POUM fu portata a compimento da governi nei quali vi erano ministri della CNT. Solo la gioventù anarchica, la Joventud libertaria, protestò pubblicamente. Ma anche la stampa della CNT fu sistematicamente bersagliata. C'è nella storia un altro caso nel quale ministri sottopongono alla repressione la loro stessa stampa?

Il quotidiano della FAI, il « Nosotros » di Valenza, fu sospeso a tempo indeterminato il 27 febbraio per un articolo che attaccava la politica di guerra di Caballero. Il 26 marzo il governo basco sospendeva il « CNT del norte », arrestava il corpo redazionale ed il comitato regionale della CNT e consegnava la tipografia al partito comunista basco. Varie edizioni di « CNT » e di « Castrila libre », entrambi di Madrid, furono soppresse dall'I 1 al 18 aprile. Il «Nosotros» fu di nuovo sospeso il 16 aprile.

La censura e la sospensione erano misure ufficiali. Almeno altrettanto efficaci erano misure non ufficiali per mezzo delle quali pacchi di giornali della CNT-FAI-POUM « non riuscirono » ad arrivare al fronte o arrivarono con settimane di ritardo. Nel frattempo numerose pubblicazioni della stampa borghese e comunista non colpita dalla censura e sempre consegnate erano distribuite gratis alle milizie della CNT, UGT, e POUM. Le stazioni radio governative erano sempre al servizio dei vari Nelken e delle varie Pasionarie. Quasi tutti i cosidetti commissari politici al fronte erano comunisti e borghesi. Così l'inganno si aggiungeva alla forza bruta.

 

La polizia

Nei primi mesi dopo il 19 luglio il servizio di polizia era quasi interamente affidato alle pattuglie dei lavoratori nella Catalogna e alle « milizie della retroguardia » a Madrid e a Valenza, ma non si colse l'occasione per sciogliere per sempre le forze della polizia borghese.

Sotto Caballero, la Guardia civile venne ribattezzata Guardia nazionale repubblicana. I resti di quest'ultima e le Guardie d'assalto furono gradualmente ritirate dal fronte. Le guardie passate a Franco furono largamente rimpiazzate da nuovi uomini,

La misura più efficace per far tornare in vita la polizia borghese fu l'aumento improvviso degli effettivi del fino allora esiguo nucleo di polizia di frontiera, i carabineros, sotto il ministro delle finanze Negrin, fino a farlo divenire una forte guardia pretoriana di 40.000 uomini .

Il 28 febbraio venne proibito ai carabineros di appartenere a partiti politici o a sindacati o di prendere parte alle loro assemblee. Lo stesso decreto venne esteso alle guardie civili e d'assalto poco dopo. Questo significava mettere la polizia in quarantena nei confronti della classe operaia. I ministri anarchici, ormai completamente disorientati, votarono questa misura ritenendo che essa avrebbe fermato il proselitismo da parte dei comunisti! In aprile le milizie vennero infine esonerate da ogni compito di polizia a Madrid e a Valenza.

Nella fortezza proletaria della Catalogna, questo processo portò ad una decisa opposizione delle masse della CNT. Ci fu anche « un incidente increscioso » che rallentò i piani della borghesia. Si scoprì che il comandante in capo della polizia della Catalogna, nominato dal governo, André Reberter, era uno degli organizzatori di un complotto per assassinare dirigenti della CNT, allo scopo di rendere indipendente la Catalogna e fare una pace separata con Franco . La scoperta del complotto rafforzò la posizione delle pattuglie operaie, composte in gran parte di iscritti alla CNT.

Ma a questo punto le pattuglie vennero attaccate dall'interno. Il PSUC ordinò ai suoi membri di ritirarsi (una gran parte rifiutò e fu espulsa dal PSUC). Anche gli appartenenti alla Esquerra si ritirarono dalle pattuglie. Da quel momento tutti i metodi consueti di diffamazione usati dagli stalinisti furono fatti convergere contro le pattuglie, con maggior forza quando le pattuglie arrestarono mediatori e affaristi del PSUC e della GEPCI per aver ammassato e speculato sui generi alimentari.

Il 1° marzo un decreto della Generalidad unificò tutte le forze della polizia in un unico corpo controllato dallo Stato ai cui membri fu proibito ogni tipo di associazione con i sindacati e i partiti. Tali membri non potevano essere scelti sulla base dell'anzianità. Questo significava l'abolizione delle pattuglie operaie e la preclusione al loro ingresso nella polizia unificata. Evidentemente, i ministri della CNT votarono il decreto. Ma il conseguente grido di rivolta delle masse catalane portò la CNT ad unirsi al POUM nel dichiarare che essi si sarebbero rifiutati di sottomettersi al decreto.

Il 15 marzo, tuttavia, il ministro dell'ordine pubblico, Jaime Ayguade, tentò senza successo di sopprimere con la forza pattuglie operaie nei quartieri periferici di Barcellona. Questo fu uno degli argomenti fondamentali che portarono allo scioglimento del governo catalano il 27 marzo. Ma non si ebbe nessun mutamento quando il nuovo governo, ancora una volta formato con ministri della CNT, fu convocato il 16 aprile. Ayguade continuò nei suoi tentativi di disarmare le pattuglie, mentre la CNT faceva parte del governo, e i loro giornali si limitarono a dare avvertimenti ai lavoratori contro le provocazioni.

 

La liquidazione delle milizie

Non c'era naturalmente nessuna speranza di ristabilire un forte regime borghese fintanto che la responsabilità dell'organizzazione e l'amministrazione delle forze armate fosse nelle mani dei sindacati e dei partiti operai, che presentavano libri paga, richieste ecc. ai governi di Madrid e della Catalogna, e si frapponevano tra le milizie e il governo.

Ben presto i comunisti cercarono di creare un precedente affidando il controllo delle loro milizie al governo, contribuendo a reintrodurre il saluto militare, affermando la supremazia degli ufficiali dietro le linee, ecc. « Nessuna discussione, niente politica nelle forze armate » gridava la stampa comunista, volendo dire naturalmente: nessuna discussione politica da parte della classe operaia.

L'esempio venne allargato alle masse della CNT. Almeno un terzo delle forze armate erano membri della CNT, diffidenti nei riguardi degli ufficiali mandati dal governo, che avevano relegato al ruolo di tecnici e che avevano messo nella impossibilità di interferire nella vita sociale e politica della milizia. Il POUM aveva 10.000 uomini che agivano nello stesso modo. Il POUM fece stampare, perché fosse distribuito tra le milizie, l'originale del manuale delle guardie rosse di Trockij che regolava il regime democratico interno e la vita politica nell'esercito. I comunisti, con la loro campagna mirante alla distruzione della vita democratica all'interno delle milizie, con lo slogan del « comando unificato », si trovarono di fronte alla semplice questione a cui non potevano rispondere: perché un comando unificato ha bisogno di riproporre le vecchie caserme e la supremazia di una casta di ufficiali borghesi?

Ma il governo alla fine ebbe la meglio. Il decreto sulla militarizzazione e sulla mobilitazione passò nel settembre e nell'ottobre con il consenso della CNT e del POUM e questo decreto prevedeva la formazione, sulla base della leva obbligatoria di reggimenti regolati dal vecchio codice militare. Selezioni sistematiche di candidati alla scuola degli ufficiali diedero la preponderanza alla borghesia e ai comunisti che riuscirono a controllare i nuovi reggimenti.

Quando i primi distaccamenti del nuovo esercito furono apprestati e mandati al fronte, il governo li contrappose alle milizie, con la richiesta che le milizie fossero riorganizzate sulla base di questo nuovo esercito. A marzo il governo era riuscito ampiamente a porre in atto questa manovra sul fronte di Madrid controllato dai comunisti. Sui fronti aragonese e di levante, controllati in massima parte dalle milizie della CNT, FAI e POUM, il governo preparò la liquidazione delle milizie rifiutando cinicamente e sistematicamente le armi e solo a riorganizzazione avvenuta le milizie vennero informate che sarebbero state inviate armi per una offensiva su quei fronti. La base di massa delle milizie della CNT impedì che il governo raggiungesse i suoi obbiettivi fino alle giornate di maggio, quando l'ex ministro della guerra di Azana, il generale Pozas, prese il comando del fronte aragonese.

In ultima analisi, però, il successo finale del governo non venne tanto dai suoi sforzi, quanto dal carattere politicamente sbagliato della richiesta fatta dalla CNT-POUM di un « comando unificato sotto il controllo delle organizzazioni operaie ».

I comunisti e i loro pubblicisti « non iscritti al partito » del gruppo di Louis Fischer e Ralph Bates avevano deliberatamente falsificato i fatti della controversia tra il POUM-CNT da una parte, e il governo dall'altra, sulla riorganizzazione dell'esercito. Essi davano ad intendere che il POUM e la CNT volevano milizie non rigidamente organizzate al posto di un esercito efficientemente centralizzato. Questa è la solita bugia camuffata, come può essere dimostrato da migliaia di articoli apparsi sulla stampa del POUM-CNT, che affermavano che era giunto il momento di costruire un esercito disciplinato e sotto un comando unificato. Il vero problema era: chi controllerà l'esercito? La borghesia o la classe operaia? E la questione non veniva sollevata solamente dal PUOM-CNT. Nell'opporsi allo schema originale Giral di un esercito speciale, « Claridad », organo della UGT, aveva dichiarato: « Dobbiamo fare attenzione affinché le masse e la direzione delle forze armate, che debbono essere soprattutto il popolo in armi, non ci sfuggano dalle mani » .

Questo era il vero problema. La borghesia ebbe la meglio perché la UGT, il POUM e la CNT-FAI fecero l'errore irreparabile di volere un esercito controllato dal proletariato all'interno di uno Stato borghese. Erano talmente a favore della centralizzazione e del comando unificato che votarono i decreti governativi, i quali nei mesi seguenti ebbero l'effetto di eliminare ogni controllo sull'esercito, da parte dei lavoratori.

Il consenso della UGT, del POUM e della CNT a questi decreti non era il minore dei crimini da loro commessi contro la classe operaia. Il loro slogan di un comando unificato sotto il controllo operaio era falso perché non proponeva la tattica per raggiungere lo scopo. La necessità che sarebbe dovuta sorgere fin dai primi giorni della guerra, era quella di amalgamare tutte le milizie dei pochi reggimenti esistenti in una unica forza, con elezioni democratiche di comitati di soldati in ciascuna unità, centralizzata in elezioni nazionali di un consiglio nazionale di delegati di soldati. Non appena nuovi reggimenti fossero formati, i comitati di soldati sarebbero entrati a far parte dei consigli locali e nazionali. In tal modo, inserendo le masse armate nella vita politica di ogni giorno, il controllo borghese delle forze armate poteva essere effettivamente impedito.

Il POUM aveva una occasione meravigliosa di dimostrare la efficacia di questo metodo. Sul fronte aragonese per otto mesi aveva avuto e diretto il controllo dell'organizzazione di più di 9.000 miliziani. Aveva un'occasione unica di educarli politicamente, di eleggere comitati di soldati tra di loro, dando esempio alle altre milizie, e di ottenere quindi quella fusione nella quale le sue forze così educate avrebbero rappresentato un lievito potente. Non fu fatto nulla. La stampa del POUM riportava storie di assemblee di rappresentanti del fronte aragonese. Queste assemblee non erano altro che riunioni di elementi designati dall'ufficio nazionale. Infatti il POUM proibì l'elezione di comitati di soldati. Perché? Tra le altre ragioni c'era il fatto che l'opposizione all'opportunismo del POUM era preponderante nelle file dei soldati e che la burocrazia temeva che la creazione dei comitati avrebbe fornito il terreno sul quale l'opposizione di sinistra avrebbe potuto vincere.

Lo slogan semplice e concreto dell'elezione di comitati di soldati era la sola strada per assicurare il controllo dell'esercito da parte del proletariato. Ma questa parola d'ordine poteva essere solo un atto transitorio. Infatti un esercito controllato dal proletariato non poteva coesistere indefinitivamente con lo Stato borghese. Se lo Stato borghese continuava a esistere, avrebbe inevitabilmente distrutto il controllo dell'esercito da parte dei lavoratori. I membri del POUM-CNT-UGT che proponevano il controllo dei lavoratori non avevano scelto lo slogan giusto né avevano alcun programma per spodestare lo Stato borghese. Così il loro orientamento di base condannava all'impotenza la loro opposizione fino a dare alla borghesia il controllo dell'esercito.

 

Disarmo dei lavoratori nelle retrovie

Nelle giornate rivoluzionarie che seguirono il 19 luglio i governi di Madrid e della Catalogna avevano controvoglia riconosciuto legalmente le milizie operaie quando queste si erano già costituite in forze armate. Le organizzazioni operaie avevano il potere di concedere il porto d'armi ai loro membri. Per i lavoratori non si trattava soltanto di guardarsi dai tentativi controrivoluzionari del governo, ma c'era la necessità quotidiana di difendere i comitati dei contadini contro i reazionari, vigilare sulle fattorie, sulle fabbriche, sulle ferrovie, sui ponti ecc. contro le bande fasciste, proteggendo le coste da invasioni, scovando nidi di fascisti.

Nell'ottobre venne il primo decreto sul disarmo che prevedeva la consegna di tutti i fucili e di tutte le mitragliatrici al governo. Nella pratica venne interpretato come un decreto che permetteva alle organizzazioni operaie di continuare a rilasciare porto d'armi alle guardie delle industrie e ai comitati dei contadini. Ma esso stabilì un precedente fatale. Il 15 febbraio il governo centrale ordinò il ritiro di tutte le armi, pesanti o leggere, tenute senza permesso. Il 12 marzo il gabinetto ordinò alle organizzazioni operaie di ritirare ai loro appartenenti tutte le armi pesanti e leggere e di consegnarle entro e non oltre 48 ore. Questo ordine venne eseguito puntualmente in Catalogna il 17 aprile. Le Guardie nazionali repubblicane cominciarono ufficialmente a disarmare i lavoratori nelle strade di Barcellona. Trecento lavoratori — membri della CNT in possesso di porto d'armi — furono disarmati dalla polizia durante l'ultima settimana di aprile.

Il pretesto che le armi erano necessarie al fronte era una bugia palese, e tutti i lavoratori, potevano constatarlo con i propri occhi. Infatti mentre i lavoratori venivano privati di fucili e rivoltelle (alcune delle quali erano in possesso della CNT fin dai tempi della monarchia), le città erano stracariche delle nuove forze di polizia, armate fino ai denti con i nuovi fucili mitragliatori, artiglieria e carri armati russi.

 

Metodi extra-legali di repressione: la GPU spagnola

Il 17 dicembre 1936 la « Pravda », organo personale di Stalin, dichiarava: « Si è iniziata nella Catalogna l'epurazione dei trotskisti e degli anarco-sindacalisti: sarà condotta con la stessa energia usata nell'Unione Sovietica ».

I « metodi legali », comunque, operavano troppo lentamente, e venivano integrati da bande di terroristi, in possesso di prigioni private e camere di tortura chiamate « preventori ». Le degne persone reclutate per questo lavoro erano ex membri della fascista CEDA, gangsters cubani, tenutari di bordelli, falsificatori di passaporti, sadici . Prodotte dalla degenerazione piccolo-borghese del partito comunista, alimentate dal suo programma controrivoluzionario, queste bande organizzate della GPU spagnola facevano sfoggio contro gli operai della ferocia sanguinaria degli hitleriani perché come costoro erano esercitati e addestrati alla distruzione della rivoluzione.

Rodriguez, membro della CNT e commissario speciale delle prigioni, nell'aprile incaricò formalmente José Cazorla del Comitato centrale comunista e capo della polizia sotto la Giunta di Madrid, e Santiago Carillo, altro membro del Comitato centrale, di sequestrare i lavoratori arrestati da Cazorla, ma assolti dai tribunali popolari, e di « gettarli in carceri segrete o di mandarli in prima linea fra le milizie comuniste più avanzate, per usarli come " fortificazioni " ». Invano la CNT richiese un'inchiesta formale sui suoi accusati. Cazorla fu allontanato solo quando venne dimostrato che la sua banda stava lavorando in pieno accordo con i delinquenti che rilasciavano noti fascisti dalle prigioni senza decreti ufficiali. Egli fu semplicemente sostituito da Carillo, un altro stalinista, e la illegale GPU e le sue prigioni private continuarono come nel passato. « Solidaridad obrera » scriveva il 25 aprile 1937: « È sempre più chiaro ormai che i cekisti , organizzazioni recentemente scoperte a Madrid, sono direttamente legati a centri simili, che operano sotto una sola direzione e che seguono un piano prestabilito a livello nazionale ». L'8 aprile la CNT armata di prove, aveva con pressioni ottenuto l'arresto di una gang di stalinisti nella Murcia e l'allontanamento del governatore civile per aver tenuto prigioni private e camere di tortura. Il 15 marzo sedici membri della CNT erano stati assassinati dagli stalinisti a Villanueva de Alcardete nella provincia di Toledo. La richiesta di punizione avanzata dalla CNT incontrò l'opposizione di « Mundo obrero », che difendeva gli assassini come rivoluzionari antifascisti. La conseguente inchiesta giudiziaria stabiliva che una banda di soli stalinisti, ivi compresi i sindaci del partito comunista di Villanueva e Villamayor, agendo come comitato di difesa, aveva ucciso nemici politici e operato saccheggi, imposto tasse e violentato donne indifese della zona. Cinque stalinisti vennero condannati a morte, altri otto al carcere.

Il gangsterismo organizzato dalla GPU si era insinuato perfino nei tribunali del governo spagnolo, e ci limitiamo a basarci solo sui casi accertati in sede giudiziaria; la stampa della CNT è piena di centinaia di casi nei quali la controrivoluzione legale era aiutata dalla GPU spagnola.