La politica della classe operaia spagnola

Guida alla lettura

Diventa a questo indispensabile, per comprendere lo svolgimento dei fatti, prendere in considerazione le idee politiche delle organizzazioni operaie. Secondo l'autore del testo, dopo il 19 luglio, nessuna organizzazione operaia è in grado di indicare la via corretta: creare un Governo delle milizie, degli operai e contadini, che si basi sui comitati degli insorti, si impadronisca di tutto il potere politico ed economico per combattere Franco, terminando la rivoluzione.

Tutti commettono lo stesso errore, pur partendo da presupposti apparentemente differenti. Tutti sono risucchiati in una coalizione con il Governo Repubblicano borghese che pure nulla ha fatto contro Franco.

Nel panorama politico spagnolo c'erano i socialisti di destra, la cui ideologia era dominata dall'idea della coalizione con la borghesia repubblicana. Niente da stupirsi quindi che, anche e soprattutto di fronte allo spettro della rivoluzione, riproponessero tale idea.

Più complesso spiegare il ruolo dei “comunisti”, intesi come aderenti al partito comunista spagnolo, direttamente legato a Mosca e al Comintern staliniano. Nonostante gli stessi corrispondenti comunisti nei primi giorni dell'insurrezione operaia, confermino la natura rivoluzionaria degli avvenimenti, già ad agosto viene fatto di tutto per chiarire che i comunisti non hanno intenzione di turbare le basi economiche del capitalismo: “il Comitato Centrale del Partito Comunista spagnolo ci chiede di informare l'opinione pubblica, in merito alle fantastiche e tendenziose notizie pubblicate da alcuni giornali, che il popolo spagnolo non sta lottando per l'instaurazione della dittatura del proletariato, ma conosce un solo scopo: la difesa dell'ordine, della repubblica, nel pieno rispetto della proprietà privata”.

Il partito comunista concentra in particolare l'attenzione sulla Catalogna, dove è più forte la spinta rivoluzionaria, giungendo a una fusione tra Partito Comunista catalano e sezione locale del partito socialista. Nasce così il Psuc, un'organizzazione il cui solo scopo di vita sarà quello di controbilanciare l'attivismo degli anarchici, del Poum e in generale delle masse rivoluzionarie. Il tutto è sostenuto da funzionari giunti da Mosca e dalla propaganda legata all'invio di armi sovietiche. Armi, però, che giungono in piccole quantità e sempre indirizzate sapientemente verso le divisioni miliziane che accettano le condizioni politiche di Mosca.

Più complesso ancora, forse, spiegare il ruolo di Largo Caballero, leader della cosiddetta sinistra socialista. La natura di Largo Caballero è spigata dal suo passato: consigliere di Stato sotto la dittatura di Primo de Rivera e ministro del lavoro nel Governo 1931-33. Eppure dal 1934 in poi, lui e la sua corrente hanno un forte spostamento verso sinistra. Racconta Morrow: “aveva letto, dicevano i suoi amici, Marx e Lenin per la prima volta dopo che era stato espulso dal Governo”. Ci rifiutiamo di assumere come categoria storica “la folgorazione sulla via di Damasco”.

Ci sembra più corretto spiegare la parabola della corrente di Caballero come il risultato di alcuni fattori congiunti: il fallimento della coalizione con la borghesia del 1931-33 che lascia un settore di socialisti privi di una strategia politica, lo scontento che si accumula tra un settore della base socialista e in particolare tra i giovani socialisti per la moderazione del gruppo dirigente socialista, la presenza a sinistra di una forte presenza anarchica e del riferimento sovietico a livello internazionale i quali agiscono come pungolo sugli stessi socialisti.

Aggiungiamo pure che hanno giocato un ruolo le caratteristiche individuali di Caballero, il quale diede l'impressione di essere disposto onestamente a scontrarsi con la destra socialista. Eppure la sua natura riformista non fu smentita nel momento dell'apice rivoluzionario. Come spiega Morrow: le prime settimane della rivoluzione segnano un riavvicinamento della corrente di Caballero ai socialisti di destra e ai comunisti staliniani. Da punto di riferimento della lotta al “coalizionismo” della destra socialista, Caballlero diventa il leader della nuova coalizione con la borghesia. E' infatti l'unico ad avere la popolarità sufficiente per fare accettare alle masse spagnole tale coalizione.

E gli anarchici? Essi controllavano la Cnt, un sindacato di dimensioni di massa. Eppure “gli anarchici – scrive Morrow – con il loro tradizionale rifiuto di distinguere tra Stato borghese e Stato proletario, si diressero lentamente, ma con decisione nei ministeri dello Stato borghese”. Di fronte allo Stato borghese, boccheggiante e in crisi, il movimento anarchico spagnolo non seppe fare altro che accettare posti da ministri per ridare ossigeno al Governo repubblicano. Del resto, una qualche forma di macchina statale era necessaria per sconfiggere Franco. E se questa macchina non doveva essere formata dal proletariato – cosa negata dalle teorie di Bakunin – non restava altro da fare che sedersi comodamente in poltrona nella macchina borghese.

Tutto il peso ideologico ricadeva a quel punto sulle posizioni del Poum. Ma cos'era questo partito? “Da un partito di circa 8000 aderenti alla vigilia della guerra civile, il Poum crebbe rapidamente, pur restando essenzialmente un'organizzazione catalana. Nei primi mesi quadruplicò i suoi iscritti. E ancora più rapidamente crebbe la sua influenza come è dimostrato dal fatto che reclutò più di diecimila miliziani sotto le sue insegne”. Eppure il Poum è nato dalla fusione del gruppo trotskista di Nin con un'organizzazione radicale ma dai contorni indefiniti come il Blocco dei lavoratori e dei contadini di Maurin. Maurin era di fatto il dirigente reale del nuovo partito, mentre a Nin non rimaneva altro che dare una pitturata esterna di trotskismo al Poum stesso. Il Poum era così un gruppo trotskista agli occhi dei più, accusato di trotskismo dai propri avversari, nato in verità da una fusione rifiutata dallo stesso Trotsky con forze che di rivoluzionario avevano poco. Nel momento della verità, il Poum non seppe offrire niente di diverso dal punto di vista ideologico dal coalizionismo in cui erano caduti gli anarchici.

La base anarchica e poumista si scontrerà generosamente contro la restaurazione borghese in campo repubblicano. Ma questo scontro diventerà impari nella misura in cui i propri dirigenti avevano accettato sin dall'inizio le basi ideologiche di tale restaurazione.


 

I socialisti di destra

Prieto, Negrin, Besteiro, si aggrappavano alla teoria che la Spagna avesse dinanzi a sé un lungo periodo di sviluppo del capitalismo. Besteiro e altri si erano compromessi denunciando la rivolta armata dei lavoratori dell'ottobre del 1934. Ma Prieto, Negrin e i loro principali alleati si erano comportati bene almeno quanto Caballero durante la battaglia delle Asturie e lo sciopero generale, senza tuttavia cambiare le loro prospettive politiche. Avevano trascinato il partito, malgrado l'opposizione della sinistra, nella coalizione elettorale del febbraio del 1936.

I socialisti di sinistra, comunque, impedirono a Prieto di entrare a far parte del governo. Prieto aveva chiaramente dichiarato che nel caso in cui la sinistra ottenesse il controllo del partito, egli era pronto ad unirsi con la sinistra repubblicana di Azana. Era arrivato al punto di unirsi ad Azana nel denunciare il dilagare degli scioperi, nei mesi precedenti la guerra civile. Nelle loro concezioni politiche i socialisti di destra non erano che piccolo-borghesi, repubblicani che nella lotta contro la monarchia avevano giustamente ritenuto che l'appoggio delle masse si potesse ottenere solo all'insegna del socialismo. Nel campo repubblicano apertosi nel 1931 i primi esperimenti li avevano rivelati quali fratelli di sangue di Azana.

« El liberal » di Bilbao, giornale di Prieto, era uno dei più influenti organi della borghesia. Lo stesso Prieto era un industriale basco notevolmente ricco. Decenni di collaborazione di classe gli avevano dato la piena fiducia della borghesia basca. Più di tutti Prieto costituì il legame tra i cattolici e la mentalità ristretta dei capitalisti baschi, gli intellettuali cosmopoliti e cinici di Azana e le forze comuniste. Insensibile, scaltro, senza scrupoli, Prieto non aveva nessuno dei timori soggettivi dei leaders dei partiti comunisti e del partito laburista britannico. Egli comprendeva il pieno significato della politica intrapresa da Stalin quando incominciò la guerra civile e da allora in poi salutò i portavoce stalinisti quali fratelli ideologici.

 

I comunisti

Il programma politico del partito comunista nel 1936 era molto diverso da quello del periodo delle denunce estremiste contro Azana, Prieto, Caballero e gli anarchici, che nel 1931 erano stati chiamati « fascisti » e « socialfascisti », sebbene la sua politica rimanesse identica nelle linee fondamentali: nel 1936 come nel 1931, i comunisti non volevano una rivoluzione proletaria in Spagna.

Walter Duranty, apologo non ufficiale dei Cremlino, così parlava nel 1931:

« Il primo commento sovietico ai fatti della Spagna appare nell'articolo di fondo della " Pravda " di oggi, ma Porgano del Partito comunista russo non sembra affatto esultante sulle prospettive della lotta rivoluzionaria che certamente seguirà la caduta di re Alfonso ...

« L'inatteso tono pessimistico della " Pravda " ... è forse dovuto al timore dei sovietici che gli eventi di Spagna disturbino la pace europea in questo momento critico del piano quinquennale. A torto o a ragione si ritiene qui che la pace in Europa è appesa a un filo, che l'accumularsi degli apparati di guerra e degli odi nazionali è maggiore ora di prima della guerra e rende la situazione non meno pericolosa di quella della primavera del 1914, e che i fuochi di artificio spagnoli potrebbero facilmente provocare una conflagrazione generale[1].

« Cosa abbastanza paradossale, sembra che Mosca non sia affatto deliziata da queste circostanze — infatti si può quasi dire che, se la rivoluzione spagnola " si spostasse a sinistra " come ora prevede, Mosca sarebbe più imbarazzata che compiaciuta ...

« Primo perché l'Unione Sovietica è eccessivamente, e forse non a ragione, preoccupata circa il pericolo di guerra e guarda con allarme ogni evento in qualsiasi luogo che possa mettere a soqquadro lo status quo dell'Europa. Secondariamente, la politica del Cremlino oggi poggia più sul successo della costruzione socialista all’interno della Russia che non sulla rivoluzione del mondo »[2].

 

Nel 1931 il Cremlino aveva raggiunto i suoi scopi attraverso una politica di non collaborazione con gli altri partiti proletari. I comunisti erano pertanto isolati dal movimento di massa a seguito di scissioni sindacali, mancanza di un fonte unico di organizzazioni, dopo i loro attacchi alle altre riunioni operaie, ecc. Nel 1931 il Cremlino non aveva voluto niente altro che il mantenimento dello status quo in Europa. Nel 1936 comunque, il Comintern aveva adottato una nuova linea, enunciata nel settimo congresso.

Il nuovo corso prevedeva il mantenimento dello status quo fino a quando fosse stato possibile, questa volta non solo impedendo la rivoluzione, ma conducendo una politica di attiva collaborazione di classe con la borghesia nei « paesi democratici ». Questa collaborazione prevedeva che, in caso di guerra, la Russia sarebbe stata alleata della Francia e dell'Inghilterra. Il prezzo che la Russia offriva per un'alleanza con l'imperialismo anglo-francese era la subordinazione del proletariato alla borghesia. Il socialismo « in un solo paese » aveva rivelato il suo pieno significato: « niente socialismo in altri paesi ».

Lenin e i bolscevichi erano abbastanza realisti da permettere allo Stato sovietico di strumentalizzare i conflitti tra le varie potenze capitalistiche fino al punto di spingerle una contro l'altra in caso di guerra. Ancor più importante per la loro politica rivoluzionaria era la tesi che, quali che fossero gli alleati dei sovietici, il proletariato di tutti i paesi ha l'imprescindibile dovere di opporsi alla borghesia di questi paesi in caso di guerra, di rovesciarla nel corso di essa e di rimpiazzarla con un governo rivoluzionario di lavoratori che è il solo possibile alleato reale dell'Unione Sovietica.

Questo insegnamento fondamentale del marxismo fu ripudiato dal VII congresso del Comintern. Il Partito comunista francese era pronto a proclamare apertamente il suo appoggio alla borghesia nella guerra imminente. Malgrado ciò, la freddezza dell'Inghilterra aveva ampiamente smentito il patto franco-sovietico. Perfino sotto Blum il patto non aveva ancora portato a conferenze tra i due stati maggiori. La guerra civile spagnola fornì al Cremlino l'occasione per dimostrare una volta per tutte sia alla Francia sia all'Inghilterra imperialiste, che non soltanto il Cremlino non intendeva incoraggiare alcuna rivoluzione, ma era pronto a prendere l'iniziativa di schiacciarne una che, malgrado tutto, era iniziata.

Neppure tutti i corrispondenti stranieri comunisti in Barcellona si erano resi conto, durante i primi giorni della guerra civile, che il Comintern si era di fatto assunto il compito di liquidare questa rivoluzione tutt'altro che compiuta. Infatti il 22 luglio, il giornale londinese « Daily worker » scriveva in un articolo di fondo: « In Spagna, socialisti e comunisti combattono spalla a spalla nel conflitto armato per difendere i loro sindacati e le loro organizzazioni politiche, per salvare la repubblica spagnola e per difendere le libertà democratiche e per avanzare verso la creazione di una repubblica sovietica spagnola ». E lo stesso giorno, il corrispondente a Barcellona di questo giornale, Frank Pitcairn, telegrafava: « Milizie rosse distruggono i fascisti. Trionfo a Barcellona ». « Le forze unite della classe operaia hanno già guadagnato la parte superiore della città. Le strade qui sono pattugliate di auto piene di lavoratori armati che mantengono l'ordine e la disciplina. Proseguono i preparativi per la formazione di una milizia operaia permanente ».

I comunisti spagnoli, in ogni modo, si unirono a Prieto e ad Azana negli appelli rivolti agli operai che esortavano a non impadronirsi della proprietà privata. I comunisti furono i primi a sottoporre la loro stampa alla censura; furono i primi a richiedere lo scioglimento delle milizie operaie e i primi a consegnare i loro miliziani agli ufficiali di Azana. La guerra civile non aveva ancora due mesi, quando i comunisti iniziarono — cosa che il governo non osò fare ancora per quasi un anno — una campagna criminosa contro il POUM e la gioventù anarchica.

Volevano la sottomissione alla borghesia non soltanto per il periodo della guerra civile, ma anche per il periodo seguente questa guerra. « È assolutamente falso », dichiarare Jesus Hernandez, direttore di « Mundo obrero », il 6 agosto 1936, « che il movimento operaio attualmente abbia come obbiettivo l'instaurazione della dittatura del proletariato, quando la guerra sarà terminata. Non si può dire che abbiamo un motivo sociale per giustificare la nostra partecipazione alla guerra. Noi comunisti siamo i primi a rifiutare questa ipotesi. Siamo spinti solo dal desiderio di difendere la repubblica democratica ».

« L'humanité », organo del Partito comunista francese, i primi di agosto pubblicò la seguente dichiarazione:

« Il Comitato centrale del Partito comunista spagnolo ci chiede di informare l'opinione pubblica, in merito alle fantastiche e tendenziose notizie pubblicate da alcuni giornali, che il popolo spagnolo non sta lottando per l'instaurazione della dittatura del proletariato, ma conosce un solo scopo: la difesa dell'ordine, della repubblica, nel pieno rispetto della proprietà privata ».

Con il passare dei mesi i comunisti assunsero una posizione anche più ferma contro tutto ciò che non fosse sistema capitalistico. José Diaz, « amato» leader del Partito comunista spagnolo, a una seduta plenaria del Comitato centrale, il 5 marzo 1937, dichiarava:

« Se agli inizi i vari prematuri tentativi di " socializzazione " e di " collettivizzazione ", che erano il risultato di una non chiara comprensione del carattere della presente lotta, possono essere stati giustificati dal fatto che i grandi proprietari terrieri e gli industriali avevano abbandonato le proprietà e le fabbriche e che era quindi necessario continuare ad ogni costo la produzione, ora al contrario non possono essere giustificati. Nel momento attuale, quando c'è un governo del fronte popolare nel quale sono rappresentate tutte le forze impegnate nella lotta contro il fascismo, tali cose sono non solo indesiderabili, ma assolutamente inammissibili »[3].

Resisi conto del fatto che il pericolo di una rivoluzione proletaria veniva in primo luogo dalla Catalogna, i comunisti concentrarono forze enormi a Barcellona. Non avendo in pratica alcuna organizzazione propria reclutarono i leaders del partito conservatore dei lavoratori e uomini politici della piccola borghesia, operando una fusione del Partito comunista della Catalogna con la sezione catalana del Partito socialista, la « Unione socialista » (una organizzazione politica limitata alla Catalogna), e i « Catalo proletari », una formazione nata da una scissione del partito borghese dell'Esquerra. Il Partito socialista unificato della Catalogna (PSUC), nato da tale fusione, si affiliò al Comintern. Aveva solo poche migliaia di aderenti all'inizio della guerra civile, ma disponeva di fondi illimitati e di schiere di funzionari del Comintern. Assorbì la sezione moribonda della UGT catalana e, quando la Generalidad ordinò la iscrizione obbligatoria ai sindacati dei lavoratori, reclutò i lavoratori ed impiegati meno politicizzati, che preferivano questa rispettabile istituzione alla radicale CNT.

Ma la maggior parte della base comunista della Catalogna era una federazione di commercianti, piccoli uomini di affari e industriali, le « Federaciones de Gremios y Entidades de Pequenos Comerciantes y Industriales » (GEPCI), che nel luglio era un doppione del sindacato ed era affiliata alla UGT della Catalogna. La cosiddetta sezione catalana operava in completa indipendenza dell'esecutivo nazionale della UGT controllato da Caballero. Pertanto, come principale e più vigoroso difensore della borghesia, il PSUC accolse in massa molti ex iscritti del partito dell'Esquerra della Catalogna.

I comunisti ebbero un atteggiamento simile in tutta la Spagna. Da principio — l'Unione degli agricoltori della CNT e la Federazione dei contadini e dei lavoratori della terra della UGT — tutte e due sostenevano la collettivizzazione delle terre e accusavano i comunisti di organizzare « sindacati » separati dei contadini più ricchi che si opponevano ai collettivi. Il Partito comunista crebbe più rapidamente di ogni altra organizzazione, perché teneva le sue porte ben aperte. Elementi dubbi, appartenenti alla borghesia, si affollavano intorno ad esso per ottenerne protezione. Fin dal 19 e 20 agosto 1936 l'organo di Caballero, « Claridad », accusò la comunista « Alleanza degli scrittori antifascisti » di dare ricetto a reazionari[4].

Quando, dopo tre lunghi mesi di boicottaggio, nella terza settimana di ottobre finalmente arrivarono i primi aerei e fucili sovietici, il Partito comunista — che fino a quel momento era restato sulla difensiva, incapace di controbattere le aspre critiche fatte dal POUM al rifiuto di Stalin di mandare armi — ne ricavò un impeto formidabile.

Da allora in poi le proposte del Partito comunista furono strettamente legate alla minaccia che Stalin non avrebbe più mandato aerei e armi. L'ambasciatore Rosenberg a Madrid e Valenza e il console generale Antonov-Ovseenko a Barcellona fecero discorsi politici indicando chiaramente le loro preferenze. Quando alla celebrazione del novembre, nell'anniversario della rivoluzione russa, a Barcellona (parata alla quale partecipavano tutti i partiti borghesi!) Ovseenko terminò il suo discorso con un « Viva il popolo catalano e il suo eroe, il Presidente Companys», agli operai non venne lasciato alcun dubbio circa quale classe fosse appoggiata dal Cremino[5].

Abbiamo solo abbozzato la politica staliniana in modo da configurarla nel quadro generale. La vedremo divenire nell'anno seguente più apertamente, spietatamente controrivoluzionaria.

 

Caballero: la sinistra socialista e la UGT

Largo Caballero era della stessa generazione di Prieto. Entrambi avevano raggiunto la maturità sotto la monarchia e si erano formati secondo i principi della destra socialdemocratica della Germania. Come capo della UGT, Caballero aveva in silenzio accettato la soppressione da parte di Primo de Rivera della CNT che era guidata dagli anarchici. Per di più ratificò questa soppressione con l'accettazione di un consigliere di Stato imposto dal dittatore. Si era unito al gabinetto di coalizione del 1931-33 come ministro del lavoro e aveva appoggiato una legge che continuava la politica dei comitati governativi di de Rivera per l'abolizione del diritto di sciopero.

« Noi introdurremo leggi vincolanti: quelle organizzazioni dei lavoratori che non si sottomettono a questa legge saranno considerate fuori legge», dichiarava il 23 luglio 1931.

Sotto il suo ministero era considerato illegale scioperare per motivi politici o senza un preavviso scritto di dieci giorni al datore di lavoro. Nessuna assemblea dei sindacati o di ogni altra organizzazione operaia poteva essere tenuta senza la presenza della polizia.

Di pari passo con Prieto, Caballero aveva difeso la repressione dei contadini affamati di terra e le migliaia di arresti politici.

Dopo il crollo della coalizione del 1931-33 si sviluppò una forte corrente di sinistra, in primo luogo nella gioventù socialista, che richiedeva un nuovo orientamento del partito. Nel 1934 Caballero si dichiarò inaspettatamente a favore di questo orientamento. Aveva letto, dicevano i suoi amici, Marx e Lenin per la prima volta dopo che era stato espulso dal governo. Ciononostante, il gruppo di Caballero non fece alcun serio preparativo per la sommossa dell'ottobre del 1934. A Madrid, loro principale roccaforte, l'insurrezione non andò mai al di là di uno sciopero generale. Quando fu accusato di aver sobillato l'insurrezione — accusa dalla quale fu in seguito assolto — Caballero negò di essere colpevole.

Pur dichiarandosi formalmente contro le coalizioni e a favore della rivoluzione proletaria, Caballero sostenne la coalizione elettorale nel febbraio 1936, e nelle Cortes appoggiò il gabinetto di Azana su tutte le questioni fondamentali. La posizione di Caballero in effetti, era che egli non avrebbe voluto ripetere il ruolo di primo ministro del lavoro che aveva avuto nella coalizione del 1931-33, ma che avrebbe sostenuto Azana dall'esterno, conservando quindi la propria libertà di critica.

Questa difficilmente può essere considerata intransigenza rivoluzionaria. Era semplicemente una forma di lealtà critica che non costituiva alcuna minaccia per il regime borghese. Durante le ondate di scioperi del febbraio-luglio 1936, Caballero si attirò dure critiche da parte sia della CNT sia dei suoi seguaci, per il fatto che scoraggiava gli scioperi. Ardente sostenitore della fusione dei partiti socialista e comunista, fu il maggior responsabile della fusione della gioventù socialista con la gioventù comunista. Egli aveva però conservato la sua posizione nella sinistra del partito, guidando la battaglia per impedire a Prieto di accettare la carica di primo ministro. Nella lotta che ne scaturì, l'esecutivo di Prieto aveva messo fuori legge « Claridad » (il giornale di Caballero), aveva ristrutturato le sezioni del partito che erano favorevoli a Caballero, e aveva rinviato sine die il congresso. Ne sarebbe conseguita inevitabilmente una scissione, ma sopraggiunse la guerra civile e, volendo presentare un quadro di perfetta armonia, le forze di Caballero concessero a Prieto la direzione nazionale del partito.

Alla direzione del movimento operaio durante le prime settimane della guerra civile, Caballero si scontrò duramente con il blocco comunisti-Azana-Prieto. Fintantoché la disciplina nelle caserme, l'approvvigionamento, gli alloggi e i registri-paga furono nelle mani delle organizzazioni operaie e le milizie liberamente potevano organizzare dibattiti politici, la casta borghese-militare non poteva avere alcuna speranza reale di assicurarsi una effettiva supremazia.

Di conseguenza il governo, che fu il primo ad avere compreso la situazione, richiese l'arruolamento di diecimila soldati di riserva, da considerare come una forza a sé stante sotto il suo controllo diretto. I comunisti sostennero questa proposta. « Alcuni compagni hanno voluto vedere nella creazione del nuovo esercito di volontari una sorta di minaccia al ruolo della milizia», scriveva «Mundo obrero » il 21 agosto. I comunisti ne negavano la possibilità concludendo: « La nostra parola d'ordine, oggi come ieri, è la stessa su questo argomento. Tutto per il fronte popolare e tutto attraverso il fronte popolare ».

Questa posizione del tutto reazionaria fu sottolineata dall'organo della UGT, « Claridad »:

« Pensare ad un altro tipo di esercito che sostituisca coloro che al momento presente stanno combattendo e che in modo sicuro controllano le loro azioni rivoluzionarie, è pensare in termini controrivoluzionari. Questo è quanto Lenin disse in Stato e rivoluzione: " Ogni rivoluzione, dopo la distruzione dell'apparato statale, ci dimostra come la classe dominante tenti di ristabilire corpi speciali di uomini armati al suo servizio e come la classe oppressa tenti di creare una nuova organizzazione capace di servire non gli sfruttatori ma gli sfruttati ".

« Noi ... dobbiamo porre la massima cura affinché le masse e le direzioni delle forze armate, che devono essere formate soprattutto dal popolo armato, non ci sfuggano di mano »[6].

 

Eppure Caballero e gli altri dirigenti della direzione della sinistra socialista in quelle prime settimane critiche si avvicinarono di più ad Azana, Prieto e ai comunisti. Il dualismo di potere si stava dimostrando un mezzo scomodo e inadeguato di organizzazione della lotta contro le forze fasciste. Solo due alternative si presentavano inesorabilmente: o formare un governo di coalizione, o sostituire il regime borghese con il regime del proletariato, e solo del proletariato.

A questo punto tuttavia gli errori programmatici mostrarono i loro tragici risultati pratici. Nell'aprile dei 1936 il gruppo dirigente della sinistra socialista, l'organizzazione di Madrid, aveva adottato un nuovo programma, dichiarandosi per la dittatura del proletariato. Che tipo di organizzazione avrebbe assunto? Luis Araquistain, il teorico di Caballero, formulò la tesi che la Spagna non aveva bisogno di soviet. Il programma di aprile aveva di conseguenza in sé la concezione che « l'organo della dittatura del proletariato sarà il partito socialista ». Ma il rinvio del congresso da parte di Prieto aveva impedito alla sinistra socialista di assumere la direzione formale del partito, e l'aveva fatta desistere da ogni ulteriore lotta per il controllo di esso, quando scoppiò la guerra civile. Inoltre, secondo le linee del loro programma, essi avrebbero dovuto aspettare fino al momento in cui il partito avesse conquistato la maggioranza del proletariato. La incapacità programmatica di realizzare forme di azione unitaria attraverso consigli dei lavoratori (soviet) nei quali socialisti, comunisti, anarchici, membri del POUM ecc. sarebbero stati uniti agli strati più oppressi delle masse, questa nozione distorta della lezione della rivoluzione russa, era un errore fatale per la sinistra socialista, e in modo particolare in un paese come la Spagna, con le sue tradizioni anarchiche.

I socialisti di sinistra ripetevano esattamente ciò di cui erano stati accusati i comunisti e i socialisti rivoluzionari dai dirigenti anarchici per ciò che riguarda la loro interpretazione della dittatura del proletariato.

La strada verso la dittatura del proletariato era chiaramente indicata alla classe operaia; quel ch'era necessario, era dare ai comitati di fabbrica, ai comitati miliziani, ai comitati dei contadini un carattere democratico, formando tali comitati attraverso elezioni da parte di tutti i lavoratori di ciascuna unità; radunare questi delegati eletti, in consigli di villaggi, città e regioni, che a loro volta avrebbero mandato delegati a un congresso nazionale. È vero che la formula dei soviet non avrebbe di per se stessa risolto l'intero problema.

Una maggioranza riformista nel comitato esecutivo non avrebbe accettato di prendere il potere. Ma i lavoratori potevano trovare nei soviet i loro organi naturali d lotta fino al momento in cui gli autentici rivoluzionari nei vari partiti non avessero trovato la forza di unirsi per conquistare una maggioranza rivoluzionaria al congresso e instaurare uno Stato proletario.

La strada era aperta davanti al proletariato ma, non a caso, il programma che vi conduceva non era eredità della sinistra socialista. Caballero criticò, si oppose, ma non offerse alternative alla coalizione con la borghesia. E alla fine ne divenne il capo.

 

CNT-FAI:   la  confederazione nazionale dei lavoratori e la federazione  iberica agli anarchici

I seguaci di Bakunin avevano radici più profonde in Spagna di quanto non ne avessero i marxisti. La CNT aveva sempre avuto per tradizione dirigenti anarchici. L'ondata della rivoluzione di ottobre aveva per un breve tempo sopraffatto la CNT, che aveva mandato un delegato al congresso del Comintern nel 1921; gli anarchici allora si concentrarono nella organizzazione di un lavoro di tendenza e riconquistarono la CNT. Da quel momento, pur continuando ad usare epiteti che bollavano i partiti politici, gli anarchici spagnoli costruirono con la FAI un apparato di partito fortemente centralizzato attraverso il quale mantenevano il controllo della CNT.

Ferocemente perseguitata da Alfonso e da Primo de Rivera fino al punto di doversi sciogliere per un certo tempo, la CNT dal 1931 in poi ebbe una indiscussa maggioranza nei centri industriali della Catalogna e forti basi in altre parti. Dopo l'inizio della guerra civile indubbiamente era un movimento più forte della UGT (alcune sezioni della quale si trovavano in territorio fascista).

Fino a questo momento nella storia della classe operaia l'anarchia non aveva mai avuto l'occasione di dare grandi prove. Ora, dirigendo grandi movimenti di massa, doveva dare una prova decisiva delle sue capacità.

L'anarchia si era sempre rifiutata di riconoscere la distinzione tra lo Stato borghese e lo Stato proletario. Perfino nei giorni di Lenin e Trockij, gli anarchici denunciarono l'Unione Sovietica come un regime di sfruttatori. Proprio la mancata distinzione tra lo Stato borghese e lo Stato proletario aveva già portato la CNT, nei giorni d'oro della rivoluzione del 1931, allo stesso tipo di errori opportunistici che sono sempre fatti dai riformisti (anch'essi, a modo loro, non fanno alcuna distinzione tra Stati borghesi e Stati operai). Sopraffatta dai « fumi della rivoluzione », la CNT aveva di buon grado salutato la repubblica borghese con tali parole: « In un regime di libertà, una rivoluzione incruenta è sempre più possibile, più facilmente raggiungibile che sotto la monarchia »[7]. Nell'ottobre 1934 arrivò all'altro estremo di rifiutare di unirsi ai repubblicani e ai socialisti nella lotta armata contro Gil Robles (con la sola onorevole eccezione della organizzazione regionale della CNT delle Asturie).

Ora, fra i fumi molto più potenti della « rivoluzione del 19 luglio » quando la linea di demarcazione tra la borghesia ed il proletariato era scomparsa per il momento, gli anarchici, con il loro tradizionale rifiuto di distinguere tra Stato borghese e Stato proletario, si diressero lentamente, ma con decisione, nei ministeri dello Stato borghese.

Le false tesi anarchiche sulla natura dello Stato, come sembra, avrebbero dovuto portare logicamente gli anarchici a rifiutare ogni partecipazione a qualsiasi governo. Dirigendo però di fatto l'industria catalana e le milizie, gli anarchici erano nella posizione insostenibile di dover muovere obiezioni al necessario coordinamento amministrativo e alla centralizzazione del lavoro che loro stessi avevano iniziato. La loro posizione anti-statale, in quanto tale, doveva essere rigettata. Quello che rimaneva nella sostanza, e che spingeva verso il disastro finale, era la incapacità a riconoscere la differenza tra Stato borghese e Stato proletario.

La collaborazione di classe è in realtà nascosta nel cuore della filosofia anarchica. È celata, durante i periodi di reazione, dall'odio anarchico per la oppressione capitalistica. Ma, in un periodo rivoluzionario di dualismo di potere, deve venire alla superficie, perché allora i capitalisti, sorridendo, offrono agli anarchici la collaborazione alla costruzione del mondo nuovo. E gli anarchici, opponendosi a « tutte le dittature », compresa quella del proletariato, chiederanno al capitalista soltanto di spogliarsi della sua visione capitalistica, alla quale essi aderiranno naturalmente, per meglio preparare la sconfitta definitiva del proletariato.

C'è una seconda dottrina fondamentale negli insegnamenti anarchici che porta alle stesse conclusioni. Da Bakunin in poi, gli anarchici avevano accusato i marxisti di sopravvalutare la importanza del potere statale, che essi ritenevano invece un semplice riflesso della mentalità intellettuale piccolo-borghese, che mira a lucrativi posti nelle amministrazioni. Gli anarchici vogliono che i lavoratori volgano le spalle allo Stato e cerchino il controllo delle fabbriche quale reale fonte di potere. Una volta impadronitisi dalla fonte reale del potere (la proprietà) il potere statale crollerà automaticamente senza alcuna possibilità di essere sostituito.

Gli anarchici spagnoli non sono quindi riusciti a comprendere che solo il crollo dello Stato, con il passaggio dell'esercito a Franco, li aveva messi in grado di impadronirsi delle fabbriche e che Companys e i suoi alleati, se avessero avuto l’occasione di ricostruire uno Stato borghese, ben presto avrebbero tolto le fabbriche agli operai. Inebriati dal loro controllo delle fabbriche e delle milizie, gli anarchici ritennero che il Capitalismo era già scomparso nella Catalogna. Parlavano della « nuova economia sociale » Companys non era che ben lieto di parlarne, come loro facevano, perché ciò rendeva ciechi loro e non lui.

 

Il POUM

A questo punto si presentava un'occasione unica perfino per un gruppo sparuto di rivoluzionari. I soviet non possono sorgere quando si vuole. Essi possono essere organizzati soltanto in un periodo di dualismo di potere, di slancio rivoluzionario. Ma nel periodo in cui i soviet sono necessari, un partito rivoluzionario può promuovere la loro formazione malgrado l'opposizione dei più potenti partiti riformisti. In Russia i menscevichi e i socialrivoluzionari, specialmente dopo il luglio, tentarono di diluire nel governo le forze dei soviet, tentarono di scoraggiare il loro funzionamento o la creazione di altri soviet, senza alcun successo, malgrado il fatto che questi riformisti avessero ancora la maggioranza nei soviet. In Germania i dirigenti socialdemocratici tentarono in maniera anche più decisa, dal momento che avevano la lezione russa davanti a loro, di impedire la creazione di consigli di operai e di soldati. In Spagna l'ostilità aperta dei comunisti, di Prieto, l'opposizione « teorica » di Caballero e degli anarchici, sarebbero state senza effetto pratico, perché le unità di base dei soviet erano già esistenti nei comitati di fabbrica, delle milizie e dei contadini, e avevano solo bisogno di essene democraticizzati e centralizzati nelle diverse località. Nelle città industriali controllate dal POUM, quali Lerida o Gerona, un solo esempio di delegati eletti in ogni fabbrica e officina, uniti ai delegati eletti dalle pattuglie dei lavoratori e dalle milizie per creare un parlamento di lavoratori che avrebbe funzionato come corpo governante dell'intera zona, avrebbe elettrizzato la Catalogna e messo in moto un processo identico altrove.

Il POUM era la sola organizzazione che sembrava adatta a creare i soviet. I suoi dirigenti erano stati i fondatori del movimento comunista in Spagna. Ma esso presentava, di fatto, debolezze basilari.

La maggioranza dei suoi aderenti proveniva dal Blocco dei lavoratori e dei contadini di Maurin, i cui quadri avevano collaborato con Stalin nel periodo 1924-28, nel far entrare il Partito comunista cinese nel « blocco delle quattro classi » del Kuomintang borghese; nel creare partiti operai-contadini e partiti « biclasse » « di operai e contadini ». (Strano nome per un blocco che comprendeva riformisti e borghesia liberale) in breve, che aderivano pienamente al corso opportunistico di quegli anni disastrosi. Maurin e i suoi seguaci avevano rotto con il Comintern non su queste questioni basilari, ma su altri punti — la questione nazionale della Catalogna ecc. — quando il Comintern aveva fatto ricorso al doppio sindacalismo, al « social-fascismo », ecc., nel 1929. Inoltre la fusione dei maurinisti con la ex sinistra comunista (i trotskisti) guidati da Andres Nin e Juan Andrade — la cui precedente incapacità di differenziarsi nettamente dall'ideologia maurinista era stato l'argomento di anni di controversie con la Opposizione internazionale di sinistra — risultò un'unione senza principi, nel quale gli elementi della sinistra comunista avevano adottato un programma « unitario » che non era altro che le vecchie idee di Maurin, delle quali Trockij aveva già detto nel giugno 1931:

« Tutto quello che ho scritto nel mio ultimo libro La rivoluzione spagnola in pericolo, contro l'opinione ufficiale del Comintern circa la questione spagnola, si adatta alla perfezione alla Federazione catalana. (Blocco degli operai e dei contadini) ... che rappresenta un tipico caso di " Kuomintangismo " trasferito in terra spagnola. Le idee e i metodi contro i quali l'opposizione combatté implacabilmente quando si trattò della politica cinese del Kuomintang, trovano la loro più disastrosa espressione nel programma di Maurin ...

« Un falso punto di partenza durante una rivoluzione si traduce inevitabilmente nel corso degli eventi nel linguaggio della sconfitta »[8].

I primi risultati della coalizione non erano stati rassicuranti; dopo mesi di campagne contro la coalizione con la borghesia, il POUM, con una decisione presa durarte la notte, era entrato a far parte della coalizione elettorale del febbraio 1936. Rinunciò alla coalizione dopo le elezioni, ma proprio alla vigilia della guerra civile[9] richiedeva un « autentico governo del fronte popolare con la partecipazione diretta [ministeriale] dei partiti socialista e comunista», quale mezzo «per completare l'esperienza democratica delle masse » e per affrettare la rivoluzione — uno slogan assolutamente falso che non aveva niente in comune con il metodo bolscevico di dimostrare la necessità di uno Stato operaio e l'impossibilità di riformare lo Stato borghese forzando i riformisti ad assumere il potere governativo senza i ministri borghesi.

Malgrado tutto, molti nutrivano la speranza che il POUM avrebbe preso l'iniziativa di organizzare i soviet. Nin era ora alla direzione del partito. Egli era stato in Russia durante i primi anni della rivoluzione, dirigente della Internazionale sindacale rossa.

Non si sarebbe opposto al provincialismo dei quadri maurinisti? I lavoratori aderenti al POUM, addestrati politicamente meglio degli anarchici, avevano giocato un ruolo di primo piano, completamente sproporzionato al loro numero, nelle prime settimane della rivoluzione, con l'occupazione delle terre e delle fabbriche. Da un partito di circa 8000 aderenti alla vigilia della guerra civile, il POUM crebbe rapidamente, pur restando essenzialmente un'organizzazione catalana. Nei primi mesi quadruplicò i suoi iscritti. E ancor più rapidamente crebbe la sua influenza, come è dimostrato dal fatto che reclutò più di diecimila miliziani sotto le sue insegne.

L'ondata crescente del coalizionismo, tuttavia, trascinò il POUM. Le premesse teoriche perché ciò accadesse erano di già nella ideologia di Maurin, alla quale Nin aveva aderito fin dalla fusione. La direzione del POUM si affiancò alla CNT. Invece di contestare audacemente agli anarco-riformisti la direzione delle masse, Nin cercò forze illusorie identificandosi con loro. Il POUM mandò i suoi militanti nel più piccolo ed eterogeneo gruppo catalano della UGT, invece di contestare la direzione di milioni di iscritti alla CNT. Si organizzarono colonne di milizie del POUM, limitando il loro potere di azione, invece di far confluire queste forze nelle colonne numerose della CNT, dove gruppi rilevanti del proletariato erano di già riuniti.

« La batalla » ha ricordato la tendenza della CNT a considerare le proprietà collettivizzate come proprie, ma non ha mai attaccato le teorie anarco-sindacaliste che hanno creato questa tendenza. Nell'anno seguente il POUM non mosse mai attacchi sul piano ideologico alla direzione degli anarco-riformisti, neppure quando gli anarchici accettarono l'espulsione del POUM dalla Generalidad. Ben lungi dal portare ad azioni congiunte con la CNT, questo falso corso permise alla direzione della CNT-FAI, con perfetta impunità, di voltare le spalle al POUM.

Più di una volta, ai tempi di Marx ed Engels, nei primi giorni rivoluzionari del Comintern, una direzione nazionale debole era stata corretta dai suoi collaboratori internazionali. Ma le relazioni internazionali del POUM erano alla destra del partito spagnolo.

Il « Comitato internazionale dell'unità rivoluzionaria socialista » — in primo piano l’TLP dell'Inghilterra e la SAP della Germania — diffusero un manifesto al proletariato spagnolo il 17 agosto 1936, che non conteneva una sola parola di critica nei confronti del fronte popolare! La SAP doveva in breve tempo passare al frontismo popolare stesso, mentre l'ILP abbracciava il Partito comunista in una « campagna unitaria ». Questi erano i fratelli ideologici per i quali Nin e Andrade avevano rinunciato al « trotskismo », al movimento della Quarta Internazionale. È abbastanza vero che la Quarta Internazionale era una piccola organizzazione paragonabile ai partiti riformisti di Europa, ma essa offriva al POUM l'aiuto più prezioso e più valido, una valida analisi marxista degli avvenimenti spagnoli e un programma rivoluzionario per sconfiggere il fascismo. Ma Nin era più « pratico » e rinunciò alla opportunità di guidare la rivoluzione spagnola.


 

[1] «New York times », 17 maggio 1931.

[2] « New York times », 18 maggio 1931.

[3] « Communist international », maggio 1937.

[4] H. N. Brailsford, socialista britannico e sostenitore della politica di Fronte popolare, afferma che il partito comunista « non è più un partito dei lavoratori dell'industria e neppure un partito marxista » e « questo mutamento è definitivo. Baso questa mia previsione sulle componenti sociali del partito sia nella Catalogna sia nella Spagna ». (« New republic », 9 giugno 1937).

[5] Un incidente straordinario merita di essere riferito. Il 27 novembre del 1936, « La batalla » era in grado di dimostrare che la CNT, la UGT, il partito socialista, la sinistra repubblicana erano tutti favorevoli al fatto che nella ]unta per la difesa di Madrid vi fossero rappresentanti del POUM, sebbene il POUM non vi fosse rappresentato affatto. Come era possibile alla sola opposizione comunista impedire che vi fosse rappresentato il POUM che aveva le sue colonne miliziane su tutti i fronti? Potevano i soli comunisti porre un veto? La risposta era che l'ambasciata sovietica era intervenuta. « È intollerabile che, per l'aiuto che ci danno, debbano imporci norme politiche precise, veti categorici, intervenire e perfino dirigere la nostra politica », lamentava « La batalla ». Il caso del Consiglio della difesa di Madrid, il discorso di novembre di Ovseenko, le allocuzioni di Rosenberg furono gli avvenimenti pubblici che fecero reagire il POUM: attraverso la loro posizione nella Generalidad i dirigenti del POUM vennero a conoscenza di avvenimenti più gravi dei quali non potevano fare menzione finché erano al governo.

La nota del console generale Ovseenko alla stampa in risposta al POUM probabilmente non ha precedenti nella storia diplomatica. Essa comparve in un articolo di fondo di « Mundo obrero » che denunciava le « manovre fasciste » del POUM, « nemico dell'Unione Sovietica ». Ma prima della fine dell'anno Ovseenko andò oltre. Il 7 dicembre il POUM rivolse un appello alla Generalidad per offrire asilo a Leone Trotskij. Prima che la Generalidad desse una risposta, il console generale sovietico dichiarava alla stampa (Ho riportava « La prensa ») che se si permetteva a Trotskij di entrare nella Catalogna, il governo sovietico avrebbe tagliato ogni aiuto alla Spagna. In verità il dispotismo burocratico non poteva andare oltre!

[6] « Claridad », 2 agosto 1936.

[7] « Solidaridad obrera », 23 aprile 1931.

[8] «The militant », 1 agosto 1931.

[9] « La batalla », 17 luglio.