Il programma del governo di coalizione di Caballero

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La rivoluzione ha impedito la capitolazione di fronte a Franco. La rivoluzione ha preso i campi, le fabbriche, le armi dalle caserme, ha formato milizie e liberato intere zone del paese. Ma nessun partito interno alla rivoluzione ha saputo o voluto creare un centro direttivo della rivoluzione stessa. Così il pallino del gioco torna in mano alla Repubblica borghese. Il 4 settembre del 1936 si insedia il Governo Caballero. L'enorme popolarità di Caballero permette di sdoganare tale Governo come il direttivo della rivoluzione. E' in verità – come dice Caballero - “il Governo di tutti coloro che hanno rinunciato ai propri principi”. Su questioni cruciali come riforma agraria e controllo operaio, il Governo non fa altro che concedere riforme per svuotare di contenuto la rivoluzione. Inizia così un lento strangolamento nella culla della neonata rivoluzione spagnola.


 

È ora necessario spiegare che il gabinetto — installato il 4 settembre del 1936 — formato da cinque ministri borghesi, da tre uomini di Caballero, da tre uomini di Prieto e da due comunisti, era un governo borghese: un tipico gabinetto di collaborazione tra classi diverse.

Sembra che sia ancora necessario, perché non più tardi del 9 maggio 1937 una risoluzione del Comitato esecutivo nazionale del Partito socialista degli USA, ha definito questo regime « un governo rivoluzionario provvisorio ».

Nel dimettersi dalla carica di primo ministro Giral disse: « Io resto come ministro di questo gabinetto per dimostrare che il nuovo governo è un ampliamento del vecchio, dal momento che il presidente del governo dimissionario continua a farne parte ».

Caballero riassumeva abbastanza sinteticamente il suo programma di governo alle Cortes:

 

« Il nostro governo è stato formato da tutti quelli che hanno in precedenza rinunciato alla difesa dei propri principi, delle proprie tendenze particolari allo scopo di restare uniti con un'unica aspirazione: difendere la Spagna nella sua lotta contro il fascismo » .

 

È chiaro che Caballero aveva rinunciato ai propri principi, ma non vi avevano rinunciato la borghesia e i comunisti. Infatti il terreno comune sul quale si erano uniti per formare il governo era la continuazione del vecchio ordine borghese.

La dichiarazione programmatica del nuovo gabinetto non aveva niente in sé che il vecchio gabinetto non avrebbe potuto sottoscrivere. Il punto secondo ne costituisce la parte essenziale:

« Il programma ministeriale intende anzitutto assicurare il trionfo sulla ribellione, e il coordinamento delle forze popolari attraverso la necessaria unità di azione. A ciò è subordinato ogni altro interesse politico, ed è quindi necessario metter da parte le differenze ideologiche, poiché attualmente non ci può essere altro compito che quello di soffocare l'insurrezione .

Neppure una parola sulla terra! Neppure una parola sui comitati di fabbrica! E come « rappresentanti del popolo » questi « democratici » convocarono le ex Cortes, elette il 16 febbraio nella base dell'accordo elettorale che aveva dato la maggioranza alla borghesia nella lista provvisoria unita!

Poche settimane prima di assumere la presidenza, Caballero aveva inveito su « Claridad » contro la separazione della rivoluzione dalla guerra. Aveva protestato contro il dislocamento delle milizie. Ora era divenuto il leader della ricostruzione dello Stato borghese. Cosa era accaduto?

Non abbiamo bisogno di speculare su quello che gli passava per la mente. Il cambiamento che si poteva osservare, riflesso su « Claridad » era invece di contare sulla classe operaia di Spagna e sull'aiuto della classe operaia internazionale, Caballero ora riponeva le sue speranze nell'acquisto dell'aiuto delle « grandi democrazie », dell'imperialismo anglo-francese.

Il 2 settembre, in un intervista con l'Agenzia Havas, Prieto si era dichiarato « soddisfatto che il governo francese avesse preso l'iniziativa di fare proposte per il non-intervento » sebbene ciò « non avesse il valore che la Francia voleva dargli ». « È sempre più urgente che la Francia lavori con grande energia per scongiurare il pericolo per tutti ».

« Perché la CNT agisce come se ci trovassimo di fronte ad una rivoluzione compiuta? » si lamentava « El socialista »:

 

« La nostra legge geografica non è affatto quella dell'immensa Russia. E noi dobbiamo prendere in considerazione l'atteggiamento degli Stati che ci circondano, per determinare il nostro comportamento. Facciamo in modo che tutto non poggi sulla forza spirituale o sulla ragione, ma sul fatto di saper rinunciare a quattro per guadagnare cento.

Nutriamo ancora speranze che la valutazione degli eventi spagnoli fatta da certi Stati democratici, sarà cambiata e sarebbe veramente un peccato, una vera tragedia, compromettere questa possibilità, forzando i tempi della rivoluzione, che al momento presente non ci portano a nessuna soluzione positiva » .

I classici socialdemocratici della scuola di Prieto potevano così dire apertamente, quello che il « Lenin spagnolo » Caballero e gli ex-leninisti, gli « stalintern », dovevano tenete nascosto: si stava correndo dietro ai favori degli imperialisti anglo-francesi mediante lo strangolamento della rivoluzione. Fino al 24 agosto Caballero aveva sperato che l'intransigenza di Hitler avrebbe bloccato la formazione del comitato del non-intervento.

Ma era chiaro, dopo la decisione di Hitler di spedire armi, e dopo la dichiarazione sovietica di adesione al comitato, che il blocco della Spagna sarebbe stato di lunga durata. La questione era posta in modo netto: o combattere il blocco del non-intervento e denunciare Blum e l'Unione Sovietica per averlo spalleggiato, o accettare la prospettiva di guadagnare gradualmente il favore della Francia e dell'Inghilterra allontanandole dal blocco, dimostrando loro la rispettabilità borghese e la stabilità del governo spagnolo.

In altre parole, o accettare la prospettiva di una rivoluzione proletaria con la necessità di sollevare il proletariato internazionale in aiuto della Spagna e allargare quindi la rivoluzione alla Francia, o accettare la collaborazione di classe in Spagna e all'estero. Quando la scelta divenne inevitabile, Caballero scelse la seconda ipotesi. In pochi giorni il suo compagno, Alvarez del Vayo, strisciava ai piedi degli imperialisti della Lega delle Nazioni.

Caballero comprese bene che per spingere le masse spagnole allo sforzo supremo era necessario offrire loro un programma di ricostruzione sociale. Una circolare inviata ai commissari politici al fronte da parte del ministro della guerra di Caballero metteva in rilievo che:

 

« È necessario convincere i combattenti, che stanno difendendo il regime repubblicano con la loro vita, che al termine della guerra l'organizzazione dello Stato subirà mutamenti profondi.

 « Fin da questo momento andiamo verso strutture sociali, politiche, economiche e legislative a solo vantaggio della classe operaia. Dobbiamo sforzarci di inculcare tale concetto nello spirito delle truppe attraverso semplici e concreti esempi » .

 

Ma le masse, come Caballero presumibilmente sperava, potevano essere inspirate dalle parole, mentre gli ostinati imperialisti dell'Inghilterra e della Francia si sarebbero accontentati solo dei fatti.

Per spingere i contadini alla lotta, per spingere i loro figli migliori alla guerra, non come coscritti riluttanti e demoralizzati, ma come combattenti dal cuore di leone, per procurare vitto e materiali necessari all'approvvigionamento e al vestiario dell'esercito e della retroguardia si dovevano dare le terre ai contadini che faticosamente le coltivavano, sotto forma di usufrutto concesso dallo Stato.

Ma la propaganda per la libertà, ecc. è assurda e insufficiente. I contadini spagnoli non sono i contadini americani o francesi, che posseggono già un po' di terra, abbastanza per viverci, senza soffrire la fame:

 

« La miseria è ancora spaventosa nell’Estremadura, Albacete, Andalusia, Caceros e Ciudad Real. Non è affatto retorica, quando si dice che i contadini muoiono di fame. Ci sono villaggi in Hurdes, nella Mancia, dove i contadini vivono nella disperazione più assoluta e non osano ribellarsi. Mangiano radici e frutta. Gli avvenimenti di Yeste (occupazione delle terre) sono drammi della fame.

« In Naves de Estena, a circa trenta miglia da Madrid, le forchette e i letti sono sconosciuti. L'alimento tipico degli abitanti del villaggio consiste in una minestra di pane, acqua, olio e aceto » .

 

Queste non sono le parole di un agricoltore trotskista, ma la testimonianza involontaria di un funzionario stalinista. Come si può sperare di sollevare questi esseri caduti così in basso se non con il solo gesto che li possa convincere di una nuova era: dar loro la terra? Ci si può aspettare che « essi difendano la repubblica »— quella repubblica di Azana che li aveva colpiti come cani per essersi impossessati delle, terre o per aver immagazzinato grano?

Ora i contadini e gli agricoltori si erano impadroniti delle terre — anche se non dappertutto — ma ancora temevano che il governo tollerasse l'occupazione solo come misura provvisoria per il periodo di guerra, che avrebbe tentato di annullare in seguito. Quello che i contadini richiedevano era un decreto generale che nazionalizzasse le terre in tutta la Spagna, concedendole in usufrutto agli agricoltori, impedendo così agli usurai di impadronirsene nuovamente.

A ragione gli agricoltori volevano che lo Stato assicurasse loro il godimento delle terre, e questo poteva essere fatto solo da un governo del loro stesso sangue — un regime di lavoratori operai e contadini.

Richiede forse eccessiva perspicacia il valutare quale effetto tale decreto sulle terre avrebbe avuto sulle forze fasciste? E non solo sui contadini affamati di terra che vivevano in territorio fascista, ma soprattutto tra i figli dei contadini che costituivano le file dell'esercito fascista, ingannati dai loro ufficiali circa le cause reali del conflitto. Pochi aerei pieni di manifestini distribuiti sul fronte fascista, che annunciavano il decreto sulle terre, sarebbero valsi un'armata di milioni di uomini. Nessuna iniziativa lealista avrebbe potuto seminare maggiore sconvolgimento e disgregazione nelle forze fasciste.

Ma il fatto che per tant'anni Caballero era stato un « leader responsabile » aveva lasciato il suo marchio profondo. La forza delle masse era stata troppo a lungo motivo di preoccupazione e timore per Caballero, qualcosa che egli doveva piegare e incanalare entro limiti di sicurezza.

Il decreto sulle terre del 7 ottobre 1936 sanzionò semplicemente la divisione di quelle proprietà già appartenenti ai fascisti ufficialmente riconosciuti; altri ricchi proprietari terrieri, sfruttatori dei contadini ecc. non furono toccati. Le speranze rinate dei contadini venivano soffocate.

I lavoratori della UGT nelle fabbriche, nelle officine e nelle ferrovie stavano creando i loro comitati di fabbrica e prendendo in mano gli impianti. Cosa avrebbe detto loro Caballero? A Valenza e a Madrid il governo prontamente intervenne, imponendo direttori che ridussero i comitati di fabbrica alla semplice attività di riunione. Un decreto di ampia portata che riguardasse le industrie non fu adottato fino al 23 febbraio (decreto emanato con l'autorità del nome di Juan Peiró, ministro anarchico dell'industria).

Questo decreto non dava agli operai nessuna garanzia per ciò che riguardava il regime futuro nell'industria e prevedeva interventi diretti da parte del governo. Il « controllo operaio » in realtà, dimostrò di essere poco più di un contratto collettivo, Male per esempio era in vigore nelle officine interessate alla Amalgamated clothing workers union negli Stati Uniti — il che voleva dire che non esisteva nessuna reale misura di controllo operaio.

Caballero aveva denunciato il gabinetto di Giral per aver formato un esercito oltre alle milizie operaie e per aver ricostituito la vecchia Guardia civile. (La grande colonna « Caballero » sul fronte di Madrid aveva incitato, nel suo giornale esente da censura, all'opposizione diretta contro la proposta di Giral). Ora Caballero si serviva del suo prestigio per andare oltre i piani di Giral. Il decreto di leva obbligatoria fu fatto secondo gli schemi tradizionali, e non lasciava spazio ai comitati dei soldati. Questo significava far tornare in vita l'esercito borghese, con il potere supremo nelle mani di una casta militare.

Libertà per il Marocco? Delegazioni di arabi e di mori presentarono al governo la richiesta di un decreto. Il governo non si mosse. Il temibile Abdel-Krim, esiliato dalla Francia, supplicò Caballero di intervenire presso Blum per permettergli di tornare in Marocco a guidare una insurrezione contro Franco.

Caballero non intendeva fare alcuna richiesta, e Blum non avrebbe concesso nulla. Sollevare il Marocco spagnolo avrebbe messo in pericolo la dominazione imperialistica in tutta la Africa.

Così Caballero e i suoi alleati comunisti si opposero fermamente ai metodi rivoluzionari di lotta al fascismo. A tempo debito, alla fine di ottobre, venne la loro ricompensa: una piccola quantità di rifornimenti di armi da parte di Stalin. Nei mesi seguenti vennero altri rifornimenti, in special modo dopo le grandi sconfitte: dopo l'accerchiamento di Madrid, dopo la caduta di Malaga, dopo la caduta di Bilbao, vennero rifornimenti sufficienti alla temporanea salvezza dei lealisti, ma non tali da permettere loro di passare ad una regolare offensiva che potesse portare alla piena sconfitta di Franco.

Quale era la logica politica di questo aprirsi e chiudersi del rubinetto dei rifornimenti? Non si trattava del fatto che la Russia sovietica disponeva di risorse limitate, perche non spiega, ad esempio, il perché tutti gli aerei destinati alla Spagna non potevano essere inviati in un solo momento per una battaglia decisiva. La spiegazione del rubinetto non è una spiegazione tecnica, ma politica. In realtà veniva dato quel tanto che potesse impedire una rapida disfatta dei lealisti e il conseguente crollo del prestigio sovietico presso la classe operaia in campo internazionale. Questo collimava, in fondo, con la politica anglo-francese che non desiderava una vittoria rapida di Franco. Ma non furono forniti abbastanza aiuti da facilitare una vittoria finale dalla quale potesse scaturire — una volta che lo spettro di Franco fosse finito — una Spagna sovietica.

Tale era il programma del « governo provvisorio rivoluzionario » di Caballero. Niente fu aggiunto o tolto con l'entrata dei ministri della CNT il 4 novembre 1936. In quel momento le grandi democrazie avevano avuto modo di essere rassicurate sulla « responsabilità » di questi anarchici per l'atteggiamento della CNT nel governo catalano del 26 settembre.

C'era un solo punto poco rassicurante: il consiglio di difesa dell'Aragona, controllato dagli anarchici, comprendente il territorio strappato ai fascisti dalle milizie catalane sul fronte aragonese, aveva una temibile reputazione di corpo ultra-rivoluzionario.

Il prezzo pagato dalla CNT per quattro posti al governo erano alcune assicurazioni circa l'Aragona. Di conseguenza, il 31 ottobre, il Consiglio dell'Aragona si incontrò con Caballero. « Lo scopo della nostra visita », dichiarò il presidente del Consiglio Joachin Ascaso, « è quello di presentare i nostri omaggi al presidente del governo e di rassicurarlo circa il nostro attaccamento al governo del popolo. Siamo disposti ad accettare tutte le leggi che vengono varate e a nostra volta chiediamo al ministero tutto l'aiuto di cui abbiamo bisogno. Il Consiglio dell'Aragona è formato da elementi del fronte popolare, e quindi tutte le forze che sostengono il governo vi sono rappresentate ».

« Incontri con il presidente Azana, con il presidente Companys, e con Largo Caballero » aggiungeva una dichiarazione della Generalidad del 4 novembre, « hanno eliminato ogni sospetto che potesse sorgere che il governo costituito in Aragona fosse di carattere estremista, non avesse alcun rapporto con gli altri organi governativi e si opponesse al governo della Catalogna ».

Quel giorno gli anarchici occuparono i propri posti nel gabinetto Caballero.