Il programma del governo di coalizione della Catalogna

Guida alla lettura

Un capitolo a parte merita il Governo della Catalogna. Il motivo è semplice: è abbastanza lineare comprendere come mai socialisti e stalinisti sostengono con fervore il Governo centrale di Caballero. Del resto, la collaborazione di classe era la loro stella polare conclamata. Avevano partorito ogni tipo di teorie per giustificarla.

Altro comportamento ci si sarebbe potuto aspettare da anarchici e Poum, specialmente in Catalogna dove queste forze vantavano un radicamento di massa. Ma il “coalizionismo” di settembre non risparmia queste due forze. Privo di militanti formati negli anni ad una visione di classe, scontando l'egemonia del vecchio blocco proveniente dal Boc di Maurin, il Poum effettua una vera e propria capovolta, finendo per entrare nel Governo della Generalidad catalana. Un Governo le cui prime misure saranno lo scioglimento dei comitati rivoluzionari sorti dopo il 19 luglio e il disarmo dei lavoratori. Secondo le risoluzioni del Comitato Centrale del Poum, i propri rappresentanti entrano nel Governo per difendere la “legalità rivoluzionaria”. Ciò che verrà legalizzato sarà invece una lenta controrivoluzione.


 

Il 7 settembre 1936, in un discorso nel quale criticava la coalizione di Madrid con la borghesia, Nin aveva lanciato lo slogan: « Abbasso i ministri borghesi », e la folla era impazzita dall'entusiasmo. Ma il 18 settembre, «La batalla » pubblicò una risoluzione del Comitato centrale del POUM che accettava la coalizione:

« Il Comitato centrale ritiene, oggi come sempre, che questo governo deve essere composto esclusivamente di rappresentanti dei partiti operai e dei sindacati. Ma se questo punto di vista non è condiviso dalle altre organizzazioni operaie, vogliamo lasciare la questione aperta, specialmente perché la sinistra repubblicana (catalana) è di natura profondamente popolare — cosa che la distingue radicalmente dal movimento della sinistra repubblicana nel resto della Spagna — e le masse dei contadini e degli operai sulle quali poggia, si muovono decisamente verso la rivoluzione, influenzate dai partiti e dalle organizzazioni del proletariato.

« Quello che conta è il programma e l'egemonia del proletariato, che devono essere garantiti. Su un punto non vi può essere alcun dubbio: il nuovo governo deve fare una dichiarazione sui principi che non devono essere messi in discussione, affermando la sua ferma intenzione di dare alla spinta delle masse una legalità rivoluzionaria, e di dirigere questa spinta verso una rivoluzione socialista. Per ciò che riguarda l'egemonia del proletariato, la stragrande maggioranza dei rappresentanti operai la realizzerà in modo indubbio ».

La direzione dell'Esquerra, composta da uomini politici che si erano formati in venti-trenta anni di lotta contro il proletariato, fu in una sola notte trasformata dal POUM in un movimento di « natura profondamente popolare ». E a questo gioco di prestigio il POUM aggiunse un principio strategico fino allora sconosciuto secondo il quale per guadagnare gli operai e i contadini dell'Esquerra che si orientavano a sinistra occorreva partecipare ad un governo con i dirigenti borghesi dell'Esquerra!

« La classe operaia non può semplicemente impossessarsi della macchina dello Stato già esistente e manovrarla per i suoi scopi » dichiarava Marx, e questa era la grande lezione imparata dalla Comune di Parigi; « né, come nel passato, si può trasferire la macchina burocratica e militare da una mano all'altra, ma la si deve spezzare; e questa è la condizione essenziale per ogni reale rivoluzione popolare sul continente. E questo è quello che i nostri eroici compagni a Parigi hanno tentato ». Che cosa si deve sostituire al meccanismo statale spezzato? Questa è la questione fondamentale della rivoluzione, che sulla limitata esperienza della Comune fu pienamente sviluppata da Lenin e Trockij. Il parlamento deve essere distrutto e al suo posto devono sorgere comitati di operai nelle fabbriche, comitati di contadini nelle campagne, comitati di soldati nell'esercito, centralizzati in soviet locali, regionali ed infine nazionali.

In tal modo il nuovo Stato, uno Stato operaio, è fondato sulla rappresentanza degli operai dell'industria che automaticamente toglie il potere elettorale alla borghesia, fatta eccezione per i casi in cui dopo il consolidamento del potere da parte dei lavoratori, i borghesi come individui entrino e partecipino al lavoro produttivo e venga loro permesso di partecipare alle elezioni dei soviet. Tra il vecchio Stato borghese e il nuovo Stato operaio c'è un abisso che la borghesia non può superare per tornare al potere se non rovesciando lo Stato operaio.

È questo punto fondamentale, che è la sostanza di una esperienza accumulata in un secolo di lotte rivoluzionarie, che il POUM ha violato con il suo ingresso nella Generalidad .

I ministri del POUM accettarono i loro ministeri dalle mani di Companys. Il nuovo gabinetto continuava semplicemente il lavoro del vecchio, e come il vecchio poteva essere dimesso o sostituito da un governo più reazionario. Dietro la copertura del gabinetto POUM-CNT-PSUC-Esquerra, la borghesia avrebbe resistito all'offensiva rivoluzionaria, avrebbe raccolto le sue sparse forze e, con l'aiuto dei riformisti, al momento opportuno, sarebbe tornata al potere assoluto. Con questo risultato finale non era neppure necessario per la borghesia partecipare al gabinetto. C'erano stati gabinetti composti da tutti i rappresentanti dei lavoratori in Germania, in Austria, in Inghilterra, che avevano permesso in un primo tempo alla borghesia di far fronte a situazioni critiche e in seguito di cacciar via i ministri dei lavoratori.

Uno Stato operaio, la dittatura del proletariato, non può esistere finché il vecchio Stato borghese non sia distrutto. Esso può essere creato solo da un intervento politico diretto delle masse, attraverso i consigli di fabbrica e dei contadini (soviet) e solo nella misura in cui la maggioranza nei soviet è nelle mani dal partito o dai partiti degli operai, i quali devono essere decisi fermamente a rovesciare lo Stato borghese. Questo è il contributo fondamentale teorico di Lenin. È proprio questa teoria che è stata ripudiata dal POUM. Lo stesso discorso di Nin, che richiedeva le dimissioni dei ministri borghesi, sviluppava un concetto che non poteva che portare alla conservazione dello Stato borghese:

« La dittatura del proletariato. È un'altra teoria che è oggetto di divergenza con gli anarchici. Dittatura del proletariato vuol dire autorità esercitata dalla classe operaia. Noi possiamo affermare che in Catalogna questa dittatura esiste di già {applausi) ...

« Non molti giorni fa la FAI lanciò un manifesto che diceva che si sarebbe opposta a ogni dittatura esercitata da qualsiasi partito. Noi siamo d'accordo con loro. La dittatura del proletariato non può essere esercitata da un singolo settore del proletariato, ma da tutti, assolutamente da tutti. Nessun partito dei lavoratori o sindacato ha il diritto di esercitare la dittatura. Che i presenti sappiano che se la CNT o il Partito comunista o il Partito socialista volessero esercitare una dittatura di un solo partito avrebbero a che fare con noi. La dittatura del proletariato deve essere esercitata da tutti » .

Mentre la dittatura del proletariato, come forma di Stato, si basa su un'ampia rete di consigli formati da operai, contadini e soldati estesa nelle industrie, nelle terre e nei campi di battaglia, Nin, al contrario, stava sostituendo a questa teoria una concezione totalmente diversa: cioè un accordo tra i dirigenti al vertice delle organizzazioni dei lavoratori che con un programma unitario dovevano assumersi le responsabilità del governo. Concetto falso che non aveva niente in comune con le teoria marxista della dittatura del proletariato! Come poteva operare la dittatura del proletariato assieme agli stalinisti-democratici e ai socialdemocratici che erano in favore della democrazia borghese? Come si poteva sostituire accordi di partito all'ampia rete dei consigli operai?

La previsione leninista che ogni rivoluzione reale dà origine a un dualismo di potere era stata confermata il 19 luglio, quando erano sorti i comitati miliziani, i comitati per i rifornimenti, le pattuglie operaie ecc. La strategia leninista richiedeva la centralizzazione di questi organi di duplice potere in un comitato nazionale, e la presa del potere attraverso questo organo centrale. La liquidazione degli organi di dualismo di potere, come nella Germania del 1919, fu chiamata da Lenin « la liquidazione della rivoluzione ».

Scomodi ricordi di ciò portarono i dirigenti del POUM, quando annunciarono la loro entrata nella Generalidad, a questa conclusione:

« Siamo in uno stato di transizione, nel quale le forze degli eventi ci hanno obbligato a collaborare direttamente nel consiglio della Generalidad, insieme con altre organizzazioni dei lavoratori ... Dai comitati operai, dei contadini, dei soldati per la formazione dei quali noi stiamo facendo pressioni, nasceranno i diretti rappresentanti del nuovo potere del proletariato ».

Ma questo era l'ultimo canto del cigno dei comitati del dualismo di potere. Perché uno dei primi passi intrapresi dal nuovo gabinetto della Generalidad fu quello di sciogliere ogni comitato rivoluzionario che era sorto il 19 luglio.

Il Comitato centrale delle milizie fu sciolto e i suoi poteri devoluti ai Ministeri della difesa e della sicurezza interna. La milizia municipale e i comitati antifascisti, quasi tutti formati da proletari, che avevano governato la città e i villaggi, furono sciolti e sostituiti da amministrazioni composte nella stessa proporzione del governo (Esquerra, 3 membri; CNT, 3; PSUC, 2; Unione Contadini, POUM e Accio-Catala, un'organizzazione borghese di destra, uno ciascuno). Quindi, per essere sicuri che nessun organo rivoluzionario era restato scoperto, fu varato un decreto aggiuntivo che merita essere citato per intero:

Articolo 1. — Sono sciolti in tutta la Catalogna i comitati locali, qualunque nome o titolo abbiano, e tutte quelle organizzazioni locali che siano sorte per abbattere il movimento sovversivo e che abbiano scopi culturali, economici o di altro tipo.

Articolo 2. — La resistenza a detto scioglimento sarà considerata un atto fascista e gli istigatori consegnati al Tribunale della giustizia popolare .

 

Lo scioglimento dei comitati segnò il primo grande passo verso la controrivoluzione. Questo provvedimento allontanava il pericolo nascente dei soviet e metteva lo Stato borghese in grado di iniziare a riportare in ogni sfera il potere sfuggito dalle sue mani il 19 luglio.

Completamente disorientato, il POUM non fece alcun tentativo di conciliare i suoi precedenti appelli per la fondazione di comitati con le decisioni di scioglimento degli stessi firmati due settimane più tardi. D'altro canto restava nelle mani della borghesia il suo tradizionale strumento, il parlamento, poiché il POUM, in cambio della partecipazione al governo, non ottenne neppure un decreto che sciogliesse il parlamento. Al contrario, i decreti finanziari del nuovo gabinetto comprendevano i soliti articoli che richiedevano il controllo del parlamento catalano.

Il parlamento è morto, assicurava il POUM ai lavoratori, ma il governo di cui faceva parte non diceva la stessa cosa. È vero che al contrario di Caballero, Companys non osò convocare il parlamento per molti mesi, ma questo strumento legale di dominio borghese rimaneva intatto. L'assemblea della deputazione parlamentare del 9 aprile 1937, tenuta durante una crisi ministeriale, fece tornare la CNT terrorizzata al governo. E dopo i giorni di maggio, avendo sconfitto i lavoratori, Companys convocò il parlamento che il POUM aveva dichiarato morto!

Un passo più importante per consolidare il potere dello Stato borghese fu fatto il 27 ottobre 1936: si trattava di un decreto con il quale si disarmavano i lavoratori:

Articolo 1. — Tutte le armi da fuoco (cioè fucili, mitragliatrici ecc.) che si trovano nelle mani dei cittadini devono essere consegnate alle autorità locali o ritirate da queste entro un periodo di otto giorni dalla pubblicazione del presente decreto. Tali armi devono essere depositate nei Quartieri generali dell'artiglieria e del Ministero della difesa di Barcellona per sopperire ai bisogni del fronte.

Articolo 2. — Allo scadere di detto periodo, coloro che sono trovati ancora in possesso di armi saranno considerati fascisti e giudicati con il rigore che merita il loro comportamento .

Il POUM e la CNT pubblicarono questo decreto senza una sola parola di spiegazione ai loro iscritti.

In tal modo la conservazione dello Stato borghese era raggiunta. Il POUM, utilizzato durante i mesi critici, era ora cacciato via dal governo che si riorganizzava il 12 dicembre 1936. La CNT con il suo grande numero di iscritti fu utilizzata più a lungo, anche perché andava adattandosi sempre più al dominio della borghesia, e venne pertanto cacciata via solo nel luglio dell'anno seguente. Ma quel potere che la CNT e il POUM avevano fatto in modo che fosse dato al governo, restò nelle mani del governo stesso.

 

Il programma economico della coalizione

Dopo aver avanzato l'argomento della « maggioranza operaia », il POUM giustificò la sua entrata nel governo con un altro argomento: « orientamento socialista » dei programmi economici. Questo criterio era completamente falso, perché il marxismo rivoluzionario ha sempre detto chiaramente che la condizione necessaria ad una economia socialista è la dittatura del proletariato.

I bolscevichi nel 1917 erano perfino disposti, dopo aver realizzato lo Stato operaio, a permettere, per un certo periodo, l'esistenza dell'industria privata in certi settori, con la sola modifica di un controllo operaio sulla produzione. Ma la coalizione catalana non fece nulla proprio in quei settori della vita economica nei quali i bolscevichi agirono subito: la nazionalizzazione delle banche e della terra.

Il capitale finanziario, nella Spagna arretrata come in altri paesi, domina ogni altra forma di capitale. Eppure, tutto quello che la coalizione stabilì nel punto 8 del suo programma economico fu: « controllo operaio sulle imprese bancarie fino ad arrivare alla nazionalizzazione delle banche ». « Controllo operaio » in pratica, significava semplicemente il controllo affinché non avvenissero versamenti di fondi ai simpatizzanti fascisti e alle persone non autorizzate. Dire « fino ad arrivare » metteva fuori causa la nazionalizzazione delle banche a tempo indeterminato — niente fu mai fatto a questo proposito —; e il non poter disporre di questi strumento significava che, come venne dimostrato nei mesi seguenti, le industrie collettivizzate erano alla mercé di coloro che maneggiavano i crediti. Proprio con questo mezzo, lo Stato borghese, un mese dopo l'altro, doveva spezzare il potere economico della classe operaia.

I bolscevichi avevano nazionalizzato la terra e ne avevano concesso il controllo ai locali soviet: questo significava la fine della proprietà privata della terra. I contadini non avevano bisogno di entrare a far parte dei collettivi; e in ogni caso non si poteva più vendere o comprare la terra, e nessun creditore poteva impadronirsene .

Il programma « radicale » catalano, « la collettivizzazione delle grandi proprietà rurali ed il rispetto per le piccole proprietà agricole » nascondeva un proposito reazionario: le terre potevano essere ancora comprate o vendute. Cosa ancora più importante: secondo lo statuto catalano autonomo, il governo centrale aveva l'ultima parola per ciò che riguardava le questioni economiche che interessavano tutta la Spagna, e aveva autorizzato l'occupazione delle sole terre possedute dai fascisti. La coalizione ignorò la contraddizione tra i due decreti. Il POUM non ebbe abbastanza buon senso da portare tale contraddizione in piena luce e forzare quindi il governo centrale a riconoscere formalmente il decreto catalano, o rendere la Catalogna completamente indipendente per le questioni economiche. Ciò significava che: una volta che la borghesia avesse recuperato le sue forze, avrebbe prevalso il decreto di Madrid sulla terra.

Il 24 ottobre venne promulgato un lungo e complicato decreto, che concretizzava la concezione del governo della « collettivizzazione delle grandi industrie, dei trasporti ». Prima di entrare a far parte del governo, il POUM aveva criticato la « collettivizzazione » industriale, sottolineando che i sindacati, e perfino gli operai nelle singole fabbriche, consideravano le industrie come loro proprietà. Il « capitalismo sindacale » rendeva le fabbriche una semplice forma di « produzione » cooperativistica, nella quale i lavoratori dividevano i profitti. Ma un'industria può essere gestita in modo efficiente solo se rappresenta un'entità nazionale, insieme a tutto il sistema bancario nazionalizzato e al monopolio del commercio con l'estero. Ora il POUM accettava la « collettivizzazione », che non era niente di più di una cooperativa di produttori, sebbene una reale pianificazione fosse impossibile senza il sistema bancario e senza il monopolio del commercio.

Il « controllo del commercio con l'estero » che era stato promosso, non fu mai realmente esercitato. Fu respinta la proposta del POUM di includere nel decreto la creazione di una « Banca dell'industria e del credito della Catalogna per sopperire ai fabbisogni e alle richieste dell'industria collettivizzata ». In tal modo, erano poste tutte le basi per ridurre in briciole le industrie occupate dagli operai.

Un altro colpo mortale alle fabbriche « collettivizzate » fu inflitto con l'accordo sulla liquidazione di un compenso agli ex-proprietari. Contrariamente a quanto ritiene l'opinione popolare, la questione del compenso per le terre confiscate non è esclusa a priori dai marxisti rivoluzionari. Lenin aveva offerto un compenso parziale a patto che la borghesia non avesse fatto resistenza.

Il POUM, giustamente, riteneva che i borghesi in Spagna si fossero già rifugiati presso Franco, e quelli che erano rimasti nel territorio lealista, non avevano altra alternativa che « troyarsi un lavoro o, se inabili al lavoro, ricorrere alle assicurazioni sociali, alle stesse condizioni degli altri lavoratori ».

La questione del compenso ai capitalisti stranieri non era in discussione, dal momento che giustamente tutti erano d’accordo che questo compenso doveva essere riconosciuto; ma con la copertura di questa formula giusta in astratto, il governo doveva ben presto « compensare » gli stranieri rendendo loro le fabbriche! Gli altri componenti della coalizione, compresi gli anarchici, rifiutarono la proposta del POUM. E non stabilirono neppure norme precise per il compenso. E il compenso — come avvenne nel caso del capitale straniero — non era a carico del governo. Invece « tutto il residuo attivo risultante dall'inventario di una ditta » sarebbe stato « devoluto a favore del beneficiario (padrone precedente) a titolo di compenso sociale », e « il compenso per i proprietari spagnoli sarà sospeso fino ad ulteriori decisioni ». In parole povere, questo significava che il compenso sarebbe stato a carico delle imprese collettivizzate, cioè a carico dei lavoratori che vi lavoravano, e la somma totale di questo compenso sarebbe stata stabilita in un secondo tempo; con la restaurazione del potere borghese, la borghesia avrebbe sottoposto le imprese dei lavoratori ad una pressione fiscale a favore degli ex-proprietari, basandosi sul solo criterio della sua capacità di esazione forzata del pagamento di interessi sul debito derivante dal trasferimento del capitale.

Se il governo avesse rafforzato il suo potere, gli ex-padroni avrebbero continuato ad ammassare crediti e a ricevere i loro dividendi, come per il passato. Il POUM giustamente definì questa questione « fondamentale »; ma malgrado ciò rimaneva nel governo di coalizione.

Il decreto sulla collettivizzazione permise l'intervento di un agente governativo in tutte le fabbriche, come membro del consiglio di fabbrica. In ogni fabbrica con più di 500 dipendenti la nomina del direttore doveva essere approvata dal governo. Una volta eletto dagli operai della fabbrica, il consiglio restava in carica due anni, tranne nel caso di riconosciuto inadempimento di doveri; in tal modo era inevitabile il « congelamento » della posizione politica del consiglio e si aveva l'impossibilità assoluta per un partito rivoluzionario di avere il controllo delle fabbriche. I consigli generali, che riguardavano l'intera industria, erano perfino meno flessibili, perché otto membri su dodici erano designati dai dirigenti della UGT e della CNT, ed erano presieduti da rappresentanti del governo. Queste misure, che davano la garanzia che non ci sarebbero state « rivolte dal basso », furono approvate da tutti, POUM compreso.

Non è quindi evidente che il programma economico della Generalidad accettava semplicemente alcune delle conquiste dei lavoratori, ma trovava in seguito una serie di misure politiche ed economiche che alla fine avrebbero soppresso queste conquiste? Eppure per tutto ciò e per un posto nel governo il POUM rinunciava alla sua occasione di guidare la rivoluzione spagnola, mentre con l'accettazione tacita del programma governativo, la CNT rivelò il fallimento degli anarchici come spinta verso la rivoluzione sociale .

 

La politica internazionale della coalizione

Assieme ai loro alleati di Madrid, l'Esquerra e il PSUC si aspettavano aiuti alla Società delle Nazioni e dalle « grandi democrazie ». Né la CNT era in migliori condizioni. Juan Peirò, dopo la caduta del governo Caballero, dichiarò candidamente che la CNT aveva avuto le più ampie assicurazioni che il programma moderato del governo riguardava soltanto la politica estera .

Tutto ciò spiega senza dubbio perché la CNT non inviò delegazioni organizzate all'estero per fare propaganda tra i lavoratori,

Anche il POUM cadde vittima di questa politica opportunistica. Malgrado la sua comprensione, astrattamente giusta, del reazionario ruolo internazionale della burocrazia sovietica, e h sue critiche a Stalin per non aver venduto armi alla Spagna durante i primi tre mesi cruciali, il POUM non riuscì a comprendere il fatto che la nota sovietica del 7 ottobre 1936 « se la violazione non è fermata immediatamente, si considererà libera da ogni obbligo derivante dall'accordo concluso — non significava lasciare il comitato del non-intervento, ed in nessun modo garantiva un invio di armi sufficienti a capovolgere la situazione. « Non c'è alcun dubbio che il passo recente dell'Unione Sovietica di rompere il patto del non-intervento sarà di grandi conseguenze politiche. È probabilmente il più grande avvenimento politico dall'inizio della guerra civile », diceva « La batalla ». Cosa ancor peggiore, il POUM faceva previsioni sull'invio di armi da parte della Francia imperialista: « Come risponderà la Francia a questa nuova situazione? Manterrà il suo atteggiamento neutrale? Questo significherebbe evidentemente discredito ed impopolarità. Blum perderebbe potere tra la condanna generale ... Noi non crediamo che Leon Blum commetterà tale enorme grossolano errore; dal momento che il solo ostacolo per una svolta nella sua politica era Patteggiamento sovietico, il cambiamento avvenuto dovrebbe determinare una svolta radicale » .

Qui, come sempre, il POUM aveva perduto la bussola. Non è a caso che durante i mesi della sua partecipazione al governo, non mandò nessuna delegazione all'estero per fai e campagne di propaganda tra i lavoratori più avanzati.