Guida alla lettura

Sintetico e dettagliato allo stesso tempo: queste sono le caratteristiche che a modo loro fanno di questo testo di Morrow un grande classico, un piccolo capolavoro. L'autore è partigiano di una tesi: nella Spagna del 1936, lo scontro che l'intera pubblicistica ufficiale, fosse essa liberale o di sinistra, presentò come una guerra tra repubblica e fascismo, tra democrazia e colpo di Stato militare, fu sin dall'inizio uno scontro tra classi. Uno scontro le cui ultime implicazioni erano "socialismo o fascismo".

Il fascismo vinse perché la classe che aveva dietro di sè era perfettamente consapevole della natura sociale del colpo di Stato di Franco. La Repubblica perse perché le organizzazioni di sinistra che la sorreggevano confidarono fino all'ultimo in un alleato che non esisteva. La borghesia internazionale non poteva appoggiare la Repubblica spagnola, perché essa non era uno strumento sufficiente a reprimere la spinta delle masse spagnole. La borghesia spagnola non poteva affidarsi alla Repubblica, perché essa era sinonimo per le masse di miglioramenti economici e sociali. Miglioramenti che non poteva e non voleva fare.

In nome della necessità di trovare armi e risorse contro Franco, i dirigenti del movimento operaio cercarono di convincere la propria base che non si trattava altro che di lottare per una "Repubblica borghese". "Se lottiamo per la repubblica borghese, avremo in aiuto le armi e le risorse della borghesia da usare contro Franco". questo era il ragionamento formale. Ma le armi della borghesia erano già in campo: erano quelle nelle mani di Franco e dell'esercito insorto nel colpo di Stato fascista del luglio 1936.

"Prima la vittoria della guerra contro Franco, poi la rivoluzione": questo era il motto in campo socialista e comunista. Un motto che scavò tanto da convincere alla coalizione con la borghesia gli anarchici stessi. Questa fu la motivazione psicologica con cui furono convinti i contadini a non impossessarsi delle terre, i miliziani a tornare a formare un esercito regolare, gli operai a restituire le fabbriche prese in mano dopo il colpo di Stato di Franco. Ma se prima veniva la vittoria contro Franco, e poi la rivoluzione, questo era un motivo più che sufficiente perché la borghesia desiderasse in ogni modo la vittoria di Franco. Così la Repubblica fu lasciata sola dalla stessa borghesia "repubblicana".

Un esercito sono le sue truppe, le sue armi, i rifornimenti, i suoi ufficiali, le sue motivazioni. Ma le armi vengono prodotte nelle fabbriche, i rifornimenti nelle aziende e nelle campagne, gli ufficiali nelle scuole militari o formati sul campo, le motivazioni devono affondare le radici in ragioni sociali.

Ma se le fabbriche e le terre rimanevano nelle mani della borghesia che desiderava la vittoria di Franco, come si poteva sperare che producessero per l'esercito della Repubblica? Se gli ufficiali militari borghesi erano in grossa parte alla testa dell'esercito franchista, come si poteva sperare di trovarne di nuovi se non all'interno delle milizie operaie e contadine? Se infine la borghesia stessa non trovava motivazioni plausibili nel difendere una Repubblica dalla natura borghese, perché avrebbero dovuto farlo quei ceti che borghesi non erano?

Dal 1936 in poi fu fatto di tutto in campo Repubblicano per tornare alla Repubblica che esisteva prima del colpo di Stato di Franco. Ma quella Repubblica aveva generato Franco. Essa non lo poteva sconfiggere.

Nel panorama spagnolo nessuna forza politica seppe vedere questo fatto con chiarezza. Gli errori furono diversi: moltissimi in mala fede, alcuni in buona fede.

La storia della guerra civile spagnola divenne rapidamente la storia della generosità e dell'eroismo della nostra classe, priva però di una prospettiva, tradita alle spalle dal proprio stesso quartier generale. Noi oggi celebriamo questo eroismo. Gridavamo "no pasaran". E infatti non passarono. Di fronte a noi non passarono mai. Purtroppo passarono cogliendoci alle spalle, trovando una breccia aperta laddove credevamo di essere al sicuro: tra gli errori di quelli che operai e contadini consideravano i propri dirigenti.

Il libro di Morrow serve a chiudere questa breccia perché riecheggi ancora più sicuro di sè il nostro grido: "No pasaran!"