«El goberno de la Victoria»

La Pasionaria battezzò il nuovo gabinetto « il governo della vittoria ». « Abbiano deciso », ella disse « di vincere presto la guerra sebbene questa vittoria avverrà a costo di una discussione con i nostri più cari compagni ». I comunisti lanciarono una campagna di dimensioni mondiali per provare che la vittoria era stata impedita da Caballero e che ora non sarebbe tardata a venire.

Quello del governo di Negrin, dimostrò però di non essere un periodo di vittorie militari, e neppure di tentativi di vittorie, ma di crudeli repressioni ai danni di operai e di contadini. Questo corso reazionario fu dettato al governo dagli anglo-francesi, dai quali si aspettava aiuto. Il portavoce del Quai d'Orsay, « Le temps », indicava la reale portata della crisi ministeriale:

 

« Il governo repubblicano di Valencia è arrivato a un punto in cui deve decidere. Non può più restare nello stato di ambiguità nel quale ha vissuto fino ad ora. Deve scegliere tra la democrazia e la dittatura del proletariato, tra l’ordine e l'anarchia » .

Il giorno seguente il gabinetto di Negrin era formato. « Le temps » lo approvò, ma perentoriamente indicò la strada sulla quale il nuovo regime doveva risolutamente incamminarsi:

 

« Sarebbe troppo presto concludere che l’orientamento di Valencia è verso un governo più moderato, deciso a liberarsi del controllo dei sindacalisti! anarchici. Ma questo è un tentativo che, alla fine, deve essere fatto, qualunque sia la resistenza opposta dagli estremisti ».

 

Chiare direttive in verità!

 

« Il governo », scriveva Matthews, ardente sostenitore del corso reazionario intrapreso, corrispondente del " New York times ", "... intende adottare severe misure per mantenere l'ordine interno .. . ". Agendo in tal modo il governo spera di accattivarsi la simpatia delle due potenze democratiche che attualmente hanno più importanza per la Spagna — la Gran Bretagna e la Francia — e di continuare ad avere l'aiuto del paese che gli è stato della più grande utilità: la Russia. Il problema più urgente del governo nel momento attuale è di contenere o schiacciare l'opposizione degli anarchici » .

 

« In poche parole il governo ha dato libero corso ad un meccanismo repressivo senza tenere alcun conto né dello stato di guerra, né della necessità di tenere alto il morale in simili circostanze » come puntualizza una dichiarazione della FAI. « Gli anarchici vengono eliminati come forza attiva. I socialisti di Caballero, se persistono nella loro tattica, possono essere dichiarati fuori-legge nel giro di tre mesi », scriveva lo stalinista Louis Fischer .

Nel gabinetto Caballero, Garda Oliver, l’« anarchico al cento per cento », aveva lavorato febbrilmente, progettando e creando tribunali democratici e decreti giudiziari, mentre la controrivoluzione avanzava alle sue spalle. La Generalidad aveva usato Nin con lo stesso intento durante i primi mesi della rivoluzione. Ora il governo nominava ministro della giustizia il basco capitalista e devoto cattolico Manuel Irujo. Che un uomo simile potesse ricoprire questa carica significava che il tempo delle speranze era ormai finito. Irujo infatti nel 1931 aveva votato contro l'adozione della costituzione repubblicana perché era secondo lui un documento radicale e ateo. Non era quindi il ministro della giustizia adatto?

Il primo passo di Irujo fu quello di smantellare i tribunali popolari. Tali tribunali, creati dopo il 19 luglio 1936, erano formati da un giudice presidente e quindici membri designati dalle diverse organizzazioni antifasciste. Ora era proibito ai membri della FAI di far parte di questi tribunali, poiché una legge prevedeva che solo le organizzazioni legalmente riconosciute entro il 16 febbraio 1936, potevano entrare a far parte di questi tribunali. La FAI, naturalmente, era stata messa fuori legge nel biennio negro! La maggior parte dei giudici che presiedevano tali tribunali erano stati uomini della sinistra. Roca, ex sottosegretario del ministero, ha riferito come nel settembre del 1936 il ministro della giustizia avesse indetto un congresso di tutti i vecchi giudici e magistrati e avesse richiesto volontari che andassero nelle province ad istituire tribunali. Nessuno di loro però volle andare volontario. Essi sapevano che una volta dovevano condannare i fascisti, mentre poi, dato che nei tribunali erano stati eliminati gli uomini della sinistra ed erano stati sostituiti dagli allora riluttanti giudici, essi non dovevano più perseguire i fascisti, ma i lavoratori. Bollettini giornalieri venivano diramati dal ministero con elenchi di fascisti e di reazionari messi in libertà.

Le recriminazioni a questo riguardo vennero ignorate nella maniera più assoluta per mesi. Finalmente — dopo che il suo partito ebbe tradito Bilbao e Santander — « Frente rojo » del 30 agosto denunciò Irujo per « aver dato asilo ai fascisti ». « È assolutamente e intollerabilmente ridicolo che nello stesso momento in cui i fascisti conquistano Santander, debbano essere messe in circolazione a Valencia le vergognose liste dei fascisti e dei reazionari assolti e messi in libertà ». Ma questo era detto a titolo di cronaca. I comunisti continuavano a far parte del gabinetto ed insieme ad un simile individuo!

Il 23 giugno il governo varò i decreti per la costituzione di corti speciali per le sedizioni. Tra gli « atti che dovevano essere ritenuti sediziosi » erano compresi: « dare informazioni militari, diplomatiche, economiche, industriali e commerciali ad uno Stato straniero, a un'organizzazione armata o a un privato », e tutte le offese « tendenti a deprimere il morale pubblico e la disciplina militare ». I giudici dovevano essere designati dal ministero della giustizia e della difesa, e avevano il potere di riunirsi in sessioni segrete senza interventi estranei. Il decreto concludeva:

 

« Reati, cospirazioni e piani, tentati o falliti, o complicità nel dare rifugio alle persone colpite da questo decreto, possono essere puniti nello stesso modo come se la colpa fosse stata commessa nei fatti. Chiunque confessa le proprie colpe alle autorità, sarà ritenuto esente da ogni punizione. La pena di morte può essere inflitta senza che il governo debba averne conoscenza formale ».

 

La clausola della confessione, la punizione per azioni mai commesse, i processi segreti, erano misure tratte direttamente dalle leggi di Stalin. L'ambigua dicitura di sedizione, fece definire tradimento ogni opinione, scritta o orale o risultante da circostanze evidenti, che potesse essere ritenuta critica nei confronti del governo. Era applicabile a tutti i lavoratori che erano in agitazione per ottenere migliori condizioni, agli scioperanti, a ogni critica mossa al governo in un giornale, a quasi tutte le dichiarazioni, azioni o atteggiamenti che non fossero adorazione del regime: questo decreto, non solo non aveva precedenti in una democrazia, ma era più sfrontato della procedura giuridica dello stesso Hitler o Mussolini.

Il 29 luglio, il ministro della giustizia annunciò che in base a questo decreto erano stati istituiti processi per dieci membri del Comitato esecutivo del POUM. Questi uomini erano stati arrestati il 16-17 giugno — prima del nuovo decreto. Questo stava a dimostrare che il decreto, per non dire altro, era una legge ex post facto, che puniva crimini chiaramente commessi prima che la legge fosse varata! In tal modo, il più indiscusso principio giuridico dei tempi moderni era stato sfacciatamente ripudiato.

Irujo fu responsabile di un altro decreto, adottato ed emesso dal governo il 12 agosto, che dichiarava:

 

« Chiunque denuncia come fascista, traditore, antirivoluzionario, una data persona o un gruppo di persone, senza ragioni fondate o senza motivi giustificati, o senza che l'autorità (tribunale) abbia pronunciato una sentenza nei confronti dell'accusato . . .

« Chiunque denuncia un cittadino perché prete o perché amministra i sacramenti. . . provoca un turbamento non necessario e molesto per l'ordine pubblico, quando non commette un crimine irreparabile, degno di punizione penale ».

 

Questo decreto non solo metteva fuori legge ogni critica ideologica al blocco governativo, ma metteva anche fine alla caccia data dai lavoratori ai fascisti. Mise anche fine ad ogni forma di sorveglianza sul clero cattolico — proprio quando il Vaticano aveva apertamente dato tutto il suo appoggio a Franco. Denunce « senza che il tribunale avesse pronunciato sentenze » in pratica si potevano riferire solo alle critiche fatte da sinistra. I comunisti naturalmente continuavano a denunciare i membri del POUM come fascisti, sebbene nessuna sentenza fosse stata pronunciata.

La censura sulla stampa operava con un sistema che non solo distruggeva la libertà di critica, ma richiedeva che le stesse operazioni di censura fossero tenute nascoste al popolo. In tal modo il 7 agosto, « Solidaridad obrera » fu sospesa per cinque giorni per aver disobbedito agli ordini della censura, i quali ordini specifici erano — secondo il delegato generale dell'ordine pubblico a Barcellona, Gomez, che aveva dato l'ordine in questione — « che non si dovevano pubblicare spazi vuoti ». Cioè a dire, le cancellature fatte dal censore che lavorava nella tipografa dovevano essere nascoste alle masse inserendo al loro posto altro materiale! A mo' di silenziosa protesta il giornale della CNT aveva lasciato gli spazi censurati bianchi.

Il 14 agosto il governo emise un decreto che metteva fuori legge ogni critica mossa dalla stampa al governo sovietico:

 

« Con frequenti ripetizioni che permettono di individuare un piano deliberato di offese contro una nazione particolarmente amica, e che creano difficoltà al governo, diversi quotidiani si sono occupati dell'URSS in modo sconveniente . . . Questa licenza assolutamente condannabile non deve essere permessa dal consiglio dei censori... I quotidiani contravventori saranno sospesi a tempo indeterminato, anche se gli articoli sono stati approvati dal censore; in tal caso il censore degli articoli deve essere tradotto al tribunale speciale sotto l'accusa di sabotaggio ».

 

I decreti della censura non si riferivano più alla radio. Infatti il 18 giugno un dipartimento di polizia aveva fatto la sua comparsa in tutte le stazioni radio appartenenti ai sindacati ed ai partiti politici e le aveva chiuse. Da quel momento in poi il governo aveva monopolizzato tutte le stazioni radio.

Una delle applicazioni più straordinarie della censura sulla stampa avvenne quando il primo ottobre il blocco comunista-Prieto scisse la UGT indicendo all'ultimo momento un congresso di alcuni sindacati che dichiararono deposto il Comitato esecutivo di Caballero. Mentre il nuovo « esecutivo » diramava liberamente un fiume di dichiarazioni abusive, le dichiarazioni dell'esecutivo di Caballero venivano tagliate, e così avveniva per i titoli della stampa della CNT che lo definivano l'unico esecutivo legale.

Le proteste formali della stampa della CNT contro il governo, che in tal modo prendeva posizione nella lotta interna ai sindacati, non avevano esito. Malgrado i molti clamorosi esempi forniti dalle guardie d'assalto — in quasi tutte le città prese dai fascisti — che passavano al nemico in grande numero durante l'assedio, il ministro degli interni procedeva ad eliminare dalla polizia, non i vecchi elementi, ma gli operai inseriti dalle loro organizzazioni dopo il 19 luglio. Si stabilì che tutti coloro che erano entrati in servizio durante gli ultimi anni dovevano sostenere un esame.

Furono sciolti i consigli di sicurezza, formati di antifascisti, che operavano in seno alla polizia per eliminare gli elementi fascisti. Inoltre, il direttore generale della polizia, il comunista Gabriel Moron, ordinò a tutti gli appartenenti al corpo di non fare denunce contro i sospetti fascisti nella polizia, pena il licenziamento .

Venne dato impulso alla controrivoluzione economica, che era stata tenuta a freno fino al momento in cui le condizioni politiche necessarie fossero pienamente raggiunte. Nel campo dell'agricoltura, la strada che si doveva seguire era stata tracciata fin dal primo decreto del 7 ottobre 1936 che si limitava alla semplice confisca delle proprietà fasciste, lasciando intatto l'istituto della proprietà privata, compreso il diritto di possedere grandi estensioni e di sfruttare il lavoro salariato. Malgrado il decreto, i collettivi agricoli si erano diffusi ampiamente durante i primi mesi della rivoluzione. La UGT in un primo momento si mostrò poco favorevole e mutò questo suo atteggiamento solo quando il movimento si affermò tra le file dei propri iscritti.

Molti fattori spiegano il rapido sviluppo della collettivizzazione agricola. I contadini spagnoli, a differenza dei mugik russi, erano organizzati sindacalmente da decenni, e un considerevole numero di essi erano militanti CNT-FAI-UGT-POUM e del partito socialista. Questo fenomeno politico nasceva in parte anche da un fattore economico: la distribuzione della terra era molto più iniqua in Spagna di quanto non lo fosse nella stessa Russia, per cui quasi tutti i contadini spagnoli vivevano parzialmente o completamente del lavoro salariato nelle grandi proprietà. Ne consegue che anche i piccoli proprietari terrieri, erano indeboliti dalla loro tradizionale preoccupazione per il proprio pezzo di terra.

I collettivi traevano la loro forza anche dal bisogno pressoché generalizzato di un lavoro unitario per rifornire di acqua le terre aride. A questi fattori si aggiungeva l'aiuto entusiasta dato ai collettivi da molte fabbriche, che provvedevano all'equipaggiamento e ai finanziamenti, l'acquisto dei prodotti dei collettivi a prezzi equi da parte dei comitati per i rifornimenti operai e delle cooperative di mercato, e l'amichevole collaborazione delle ferrovie collettivizzate che trasportavano i prodotti in città.

Un'altra importante considerazione venva dal fatto che il contadino si rendeva conto di non essere più solo. « Se, in qualche località un raccolto è perduto o ricotto di molto a causa di una prolungata siccità, ecc. » scriveva il capo della federazione agraria della CNT di Castiglia, parlando a nome di 230 collettivi, « i nostri contadini non devono aver timori, non devono temere la fame, perché i collettivi di altre località o regioni considerano loro dovere aiutarli in questi frangenti ». Molti fattori così concorrevano ad incoraggiare il rapido sviluppo dei collettivi agricoli.

Ma quando il comunista Uribe divenne ministro dell'agricoltura, prima nel governo Caballero poi in quello Negrin, il governo si scagliò contro i collettivi con tutto il suo peso. « I nostri collettivi non hanno ricevuto nessun genere di aiuto ufficiale. Al contrario, se hanno ricevuto qualcosa, si è trattato di impedimenti e calunnie da parte del ministero dell'agricoltura, e della maggior parte degli organismi che dipendono da questo ministero », riferiva l'organo della federazione agraria di Castiglia della CNT « Tierra y libertad » del 17 luglio. Ricardo Zabalza, segretario nazionale della Federazione dei contadini e dei lavoratori della terra della UGT, dichiarava:

 

« I reazionari di ieri, gli ex agenti dei grandi proprietari terrieri, ricevono ogni tipo di aiuto da parte del governo, mentre noi siamo privati del minimo indispensabile e siamo perfino scacciati dai nostri piccoli possedimenti . . .

« Essi vogliono avvantaggiarsi del fatto che i nostri compagni migliori stanno ora combattendo al fronte. Questi compagni piangeranno di rabbia quando troveranno, tornando dal fronte, che i loro sforzi e i loro sacrifici non sono valsi a nulla, che hanno solo portato alla vittoria i loro nemici di vecchia data, che ora sventolano le tessere di organizzazioni proletarie [Partito comunista] ».

 

Questi agenti dei grandi proprietari terrieri, gli odiati caciques — sorveglianti e padroni dei villaggi — erano stati l'ossatura della macchina politica di Gil Robles e dei proprietari terrieri. Si potevano ora trovare nelle file del Partito comunista. Anche uno dei capi più in vista dell'organizzazione di Gil Robles, il segretario della CADE di Valencia, era sopravvissuto alla rivoluzione e ora . . . militava nel Partito comunista.

Uribe giustificava gli attacchi ai collettivi, con il pretesto che molti contadini erano stati costretti a farne parte controvoglia. Non si ha bisogno di far commenti sull'ironia di un comunista che lamenta collettivizzazioni forzate, dopo le draconiane carneficine e gli esili della « liquidazione » dei kulak! Senza dubbio Uribe avrebbe fornito le prove di quanto affermava, se ne fosse stato in possesso, ma non ce ne erano. Sia le federazioni dei contadini e dei lavoratori della terra, sia le organizzazioni affiliate alla CNT ed alla UGT, si opposero a ogni collettivizzazione forzata, favorirono i collettivi volontari e denunciarono i comunisti perché sostenevano i caciques e i ricchi contadini reazionari.

Nel giugno l'organo socialista « Adelante » inviò un questionario alle diverse sezioni dell'organizzazione dei contadini della UGT: tutti risposero difendendo quasi all'unanimità i collettivi, e tutti all'unisono riferirono che la principale opposizione ai collettivi veniva dal Partito comunista, che a tale scopo reclutava i caciques e strumentalizzava le istituzioni governative. Tutti dichiararono che il decreto del 7 ottobre stava creando una nuova borghesia. In una lettera di protesta a Uribe, Riccardo Zabalza descriveva il semplice ma efficace sistema stalinista di attacco contro i collettivi: vecchi caciques, kulak, proprietari terrieri reclutati e gente istigata dai comunisti richiedevano lo scioglimento dei collettivi locali, reclamando le terre, l'attrezzatura e il grano immagazzinato come riserva. Ognuna di queste controversie portava inevitabilmente alla « mediazione » di rappresentanti di Uribe, i quali immancabilmente decidevano in favore dei reazionari, imponendo « definizioni » per le quali i collettivi venivano gradatamente privati delle attrezzature e delle terre.

Zabalza riferisce che quando gli agenti governativi venivano interrogati per spiegare questo strano comportamento, dichiaravano che agivano dietro ordini precisi del loro superiore: Uribe. Quindi non sorprende affatto che la Federazione dei contadini della provincia di levante della UGT denunciasse Uribe come « nemico pubblico numero uno ». I protetti di Irujo, ex fascisti appena rilasciati, proprio a causa del loro rilascio si ritenevano in diritto di pretendere di tornare in possesso delle loro terre. A uno di costoro che tornò come proprietario sulle terre, i contadini opposero una feroce resistenza; le Guardie d'assalto vennero inviate contro di loro.

Anche nelle città commerciali ed industriali il governo procedette a distruggere ogni elemento di specializzazione. «È innegabilmente vero che, se gli operai non avessero assunto il controllo sulle industrie il giorno dopo l'insurrezione, ci sarebbe stata una paralisi economica completa », scriveva il comunista Joseph Lash, « ma l'applicazione del controllo operaio sull'industria non ha portato a buoni risultati » .

C'era una mezza verità in tutto ciò; mi era una verità che non doveva portare indietro sulla vecchia strada dei proprietari terrieri, tra avanti, sulla strada del potere operaio. La pianificazione su scala nazionale è ovviamente impossibile se fatta solo sulla base delle fabbriche e dei sindacati. È necessario un organo centrale, cioè uno Stato. Se la CNT avesse compreso ciò e avesse sollecitato l'elezione di comitati della milizia, dei contadini e degli operai, unificati in un consiglio nazionale, che avessero costituito il governo — questo sarebbe stato uno Stato operaio, che avrebbe dato ampia possibilità di movimento ai comitati operai realizzando allo stesso tempo il momento della necessaria centralizzazione.

Al contrario, i dirigenti anarchici combatterono una battaglia perduta, discutendo su quanto potere e autorità lo Stato avrebbe dovuto avere. Peirò, ex ministro dell'industria, per esempio diceva: « Ero pronto a nazionalizzare l'industria elettrica nel solo modo compatibile con i miei principi — lasciando cioè la direzione e l'amministrazione nelle mani dei sindacati e non dello Stato. Lo Stato ha il solo diritto di agire da contabile e da ispettore ». Teoria esatta: Lenin stesso diceva che il socialismo era solo contabilità. Ma solo uno Stato operaio accetterebbe la funzione di contabile e di ispettore, mentre l'attuale Stato spagnolo, uno Stato borghese, deve lottare contro la socializzazione. Qui di nuovo gli anarchici, continuando a non fare alcuna distinzione tra uno Stato borghese e uno Stato operaio, cedettero allo Stato borghese, invece di lottare per uno Stato operaio.

Le fabbriche vennero riprese una ad una attraverso il ministero della difesa. Il 28 agosto, un decreto dava al governo il diritto di intervenire o assumere la direzione in tutte le miniere e in tutti gli impianti metallurgici. Molto chiaramente il governo stabilì che il controllo operaio doveva limitarsi alla difesa delle condizioni di lavoro ed allo stimolo della produzione. Le fabbriche che fecero opposizione, si trovarono senza crediti; in certi casi avendo già fatto consegne al governo, fu rifiutato loro il pagamento di dette consegne fino al momento in cui la volontà del governo non venisse accettata.

In altri impianti posseduti da stranieri, i lavoratori erano di già stati privati di ogni forma di autorità. L'ufficio acquisti del ministero della difesa annunciò che ad una data prestabilita avrebbe contrattato acquisti solo con quelle ditte che funzionavano « sulla base dei loro vecchi proprietari » o « sotto il corrispondente intervento controllato del ministero delle finanze e dell'economia » .

La tappa successiva, per la quale i comunisti avevano fatto una campagna propagandistica di mesi, era la militarizzazione di tutte le industrie belliche — i trasporti, le miniere, gli impianti metalliferi, le fabbriche di munizioni ecc. Questo fu un vero e proprio regime da caserma, come ricorda Gil Robles, sotto il quale i lavoratori delle fabbriche di munizioni erano militarizzati, gli scioperi proibiti, vietata l'iscrizione ai sindacati.

Il decreto sulla militarizzazione è stato indorato con il titolo « decreto della militarizzazione e nazionalizzazione ». Ma la militarizzazione delle fabbriche già in possesso degli operai, aggiunta al riconoscimento da parte del governo dell'obbligo imposto agli operai di indennizzare gli antichi proprietari, metteva semplicemente fine al controllo operaio e preparava il ritorno delle fabbriche ai vecchi proprietari.

 

 

 

La sessione delle Cortes, a lungo rinviata e aperta il 1° ottobre, rifletteva in modo simbolico questo tipo di governo. Negrin fece un lungo e pesante discorso, notevole in ogni caso per un punto nel quale dichiarava che « ci si deve preparare alla pace nel corso della guerra » (alla stampa preoccupata della CNT non venne concesso di analizzare il significato di questo discorso di pace). Caballero non si fece vivo, evidentemente per la sua preoccupazione per la crisi della UGT. I suoi seguaci tacevano, mentre Gonzales Pena, rappresentante della delegazione socialista, dichiarava il suo appoggio incondizionato al governo, cosa che, naturalmente fecero anche i comunisti. Angel Pestana, ex leader della CNT, ora appena riammesso nella organizzazione, diede al governo l'appoggio incondizionato del suo Partito sindacalista. Due volte, tuttavia, durante il suo discorso, fu perentoriamente fatto tacere da Barrio che era alla presidenza. La prima volta, quando tentava di lamentare il fatto che i comunisti usavano l'intimidazione nel far proseliti nell'esercito; la seconda volta quando stava criticando la non avvenuta epurazione delle retrovie dai fascisti e dagli elementi ritenuti spie. In tal nodo neppure in minima parte lo spirito delle masse penetrò nelle Cortes.

Soprattutto, il governo aveva i suoi simboli negli amici appena trovati — i deputati reazionari — che apparivano ora in Spagna per la prima volta dal luglio del 1536.

C'era persino Miguel Maura! Capo dell'estrema destra repubblicana, ministro degli interni nel primo governo repubblicano, nemico implacabile dei sindacati, il primo ministro della repubblica che reintrodusse la terribile « legge sulla fuga » che permetteva di sparare contro i prigionieri politici — Maura era fuggito dal paese nel luglio. Suo fratello Onorio, monarchico, era stato ucciso dagli operai; il resto della sua famiglia era passata a Franco. In esilio Maura non aveva preso alcun contatto con le ambasciate spagnole.

E c'era Portela Valladares! Governatore generale della Catalogna sotto Lerroux dopo l'annientamento dell'autonomia catalana nell'ottobre del 1934 era stato l'ultimo primo ministro del bienio negro, proprio prima delle elezioni del febbraio 1936. Era fuggito dalla Spagna nel luglio. Non si sapeva quel che avesse fatto nel frattempo. Ora egli si rivolgeva alle Cortes: « Questo parlamento è la raison d'ètre della repubblica; è la giustificazione della repubblica. Il mio primo dovere di fronte a voi, di fronte alla Spagna, di fronte al mondo è assicurare la legittimità del vostro potere . . . Questo è per me un giorno di grande ed intima soddisfazione, avendo contribuito con voi al passaggio della nostra Spagna ad un periodo di seria e profonda ricostruzione ». Alla fine della seduta Negrin e lui si abbracciarono. Valladares lodò dinanzi alla stampa « l'atmosfera di vittoria che aveva potuto osservare nella Spagna ». Tornò a Parigi mentre la stampa comunista dimostrava con le statistiche che la presenza di Valladares e Maura, che rappresentavano l'apporto centrista al regime, assicurava al governo la maggioranza dell'elettorato . . . .

L'ardore detta stampa comunista fu interrotto all'improvviso dalla riproduzione nell'organo fascista « Diario vasco » dell'8 ottobre 1937 di una lettera di Valladares a Franco datata 8 ottobre 1936 nella quale egli offriva i suoi servizi alla « causa nazionale ».

Il benvenuto dei comunisti a Valladares e a Maura fu « controbilanciato » da un accenno rapido della Pasionaria alla sgradita presenza nelle Cortes di un altro reazionario, una figura minore, un membro del partito governativo di Lerroux del bienio negro. Al deputato Guerra del Rio fu data la possibilità di rispondere che se effettivamente il governo si basava sulle Cortes, egli era lì a buon diritto. La Pasionaria si calmò. Gli attacchi della CNT a Maura e Valladares furono soppressi dalla censura. Era per questo allora che le masse avevano versato il loro sangue? Ma dobbiamo ancora riferire la storia della conquista da parte del governo, della Catalogna e dell'Aragona.