Cos'è la reazione?

Guida alla lettura

Quando Gramsci scrive questo articolo l'occupazione delle fabbriche torinesi è terminata da un mese e mezzo. Si sciolgono i picchetti e le Guardie rosse. Si torna al lavoro per ordine del Psi e della Cgil. In questi due mesi la polizia del governo entra nelle fabbriche, nelle sedi dell'Avanti e nelle Camere del lavoro. Gli arresti si susseguono, così come i pestaggi. Un clima nuovo si respira a causa della sconfitta: la borghesia chiede una “restaurazione dello stato” perché un tale spavento non accada più. Di fatto le questure si mettono a disposizione di bande armate e arrestano gli attivisti che tali bande hanno già pestato.
Giolitti è l'uomo della repressione del Biennio rosso (1919-1920), il momento rivoluzionario in cui la borghesia arrivò più vicino a perdere tutto. Gramsci ne descrive il ruolo per descrivere quale rapporto c'è tra lo stato, espressione della classe dominante, e la lotta di classe, che è spinta a sovvertirla. E' una scelta obbligata da parte della borghesia italiana se non vuole essere rovesciata. Ma è proprio questo il compito, non portato a termine, del Psi.

 

Molto sibillinamente la Stampa annuncia che l'on. Giolitti, rafforzato dalle recenti dimostrazioni di fiducia (??) accordate alla sua politica dalla nazione italiana, si accinge a tradurre in atto la seconda parte del suo programma di governo: restaurazione dello Stato. Molto sibillinamente la Stampa prevede (avviso a chi tocca!) che la seconda parte del programma di governo dell'on. Giolitti: restaurazione dello Stato, determinerà, da parte degli anarchici, dei comunisti e dei fascisti (!?) l'unanime e concorde grido d'allarme contro la reazione.

Cosa sarà dunque questa «reazione» che la Stampa preannuncia? Cosa significa «applicazione della giustizia», ecc., ecc.? Intanto occorre fissare questo punto: che l'on. Giolitti è sempre stato un reazionario, che l'on. Giolitti è stato anzi l'esponente tipico della reazione capitalistica italiana. Il capitalismo è reazionario quando non riesce piú a dominare le forze produttive di un paese. Il capitalismo italiano ha incominciato ad essere reazionario da quando il governo italiano, abbandonato il programma liberoscambista del conte di Cavour e della vecchia Destra, è diventato protezionista e «riformista». Incapace a dominare nei quadri della libera concorrenza le forze produttive italiane, il capitalismo ha ridotto lo Stato all'ufficio di un suo diretto agente commerciale, il capitalismo ha ridotto la milizia nazionale, la burocrazia, la magistratura, tutti gli istituti del potere governativo, all'ufficio di immediati strumenti del suo permanere e del suo svilupparsi. L'on. Giolitti è stato l'uomo politico piú rappresentativo di questa azione svolta dal capitalismo in Italia.

Oggi l'on. Giolitti continua e non può non continuare la sua politica tradizionale: egli è sempre lo stesso reazionario. Oggi l'on. Giolitti intensifica la sua attività reazionaria perché il capitalismo si rivela sempre piú incapace a dominare le forze produttive. La tattica delle «aristocrazie operaie» non è piú efficace; non vale piú a nulla la tattica di favorire i cooperatori di Reggio Emilia nello stesso tempo in cui si massacrano i contadini poveri meridionali; non vale piú a nulla la tattica di corrompere direttamente i deputati socialisti settentrionali nello stesso tempo in cui, attraverso l'azione poliziesca dei prefetti e l'azione intimidatrice dei mazzieri debellisti si riempie il Parlamento di una ventraia di ascari meridionali. Oggi le grandi masse popolari partecipano alla lotta economica e alla lotta politica: oggi la necessità di strappare il pane di bocca ai lavoratori industriali e agricoli è divenuta assillante per il capitalismo. Occorrono i grandi mezzi: lo Stato borghese deve farsi sempre piú reazionario, deve sempre piú direttamente e violentemente intervenire nella lotta delle classi, per reprimere i tentativi che il proletariato fa nella via della sua emancipazione.

Questa «reazione» non è solo italiana: essa è un fenomeno internazionale, perché il capitalismo non solo in Italia ma in tutto il mondo è divenuto incapace a dominare le forze produttive.

Il fenomeno del «fascismo» non è solo italiano, cosí come non è solo italiano il formarsi del partito comunista. Il «fascismo» è la fase preparatoria della restaurazione dello Stato, cioè di un rincrudimento della reazione capitalistica, di un inasprimento della lotta capitalistica contro le esigenze piú vitali della classe proletaria. Il fascismo è l'illegalità della violenza capitalistica: la restaurazione dello Stato è la legalizzazione di questa violenza: è nota legge storica che il costume precede il giure. Il fascismo italiano ha incendiato l'Avanti! di Milano e di Roma, ha incendiato il Proletario di Pola e il Lavoratore di Trieste e nessun fascista è stato punito: lo Stato restaurato non incendierà piú, sopprimerà «legalmente».

Il fascismo ha assaltato Camere del lavoro e municipi socialisti: lo Stato restaurato scioglierà «legalmente» le Camere del lavoro e i municipi che vorranno rimanere socialisti. Il fascismo assassina i militanti della classe operaia: lo Stato restaurato li manderà «legalmente» in galera e, restaurata anche la pena di morte, li farà «legalmente» uccidere da un nuovo funzionario governativo: il carnefice. Questo sviluppo è universale, si è verificato già in parte e continuerà a svilupparsi normalmente anche in Italia.

I comunisti hanno preveduto questo sviluppo fin dallo scoppio della guerra mondiale, crisi decisiva dell'incapacità capitalistica a dominare le forze produttive mondiali senza l'intervento attivo e permanente della violenza diretta.

Perciò i comunisti non grideranno alla reazione giolittiana come a cosa nuova. Continueranno a svolgere la loro azione, freddamente, metodicamente, coraggiosamente, persuasi di rappresentare l'avvenire della civiltà europea e mondiale, persuasi di rappresentare le forze che devono trionfare di tutto e di tutti, a meno che la civiltà umana non debba definitivamente essere sommersa dallo scatenamento di animalità e di barbarie determinato dall'imperialismo e dal militarismo.