I massacri

 

Mercoledì 24 ottobre, ad un raduno di studenti e lavoratori a Magyarovar, fu deciso di mandare il giorno dopo una delegazione al quartier generale dell'AVO a chiedere che fosse rimossa la stella sovietica dalla facciata dell'edificio. Appena dopo le dieci di mattina del 25 una vasta folla di studenti e lavoratori, comprese molte donne e bambini, si ritrovò nel parco. Allora, circa duemila persone si avviarono in corteo verso gli edifici dell'AVO. Erano disarmati. La manifestazione era stata programmata pubblicamente e gli uomini dell'AVO erano stati impegnati durante la notte a scavare due trincee davanti ai loro fabbricati. Ora ogni trincea era munita di, due mitragliatrici manovrate da ufficiali dell'AVO. La folla si fermò.

 

Quattro lavoratori percorsero il centinaio di metri che restava e si rivolsero a questi ufficiali: "Vi chiediamo di non sparare. Siamo dimostranti pacifici". "Bene", disse uno degli ufficiali, "avvicinatevi”. La folla avanzò. Allora tutte le mitragliatrici aprirono il fuoco. Molte persone caddero al suolo. Da prima la gente nelle file posteriori non credeva che si stesse sparando a loro. Poi, a cominciare dalle file più avanti, dalle quali si potevano vedere i corpi sanguinanti, la gente si gettò a terra. Dai tetti dei fabbricati gli uomini dell'AVO iniziarono a lanciare delle granate in mezzo alla folla. Furono uccise 101 persone e più di 150 furono gravemente ferite, comprese donne e bambini.

Quando questa terrificante notizia giunse a Györ, poco più tardi, un gran numero di 'combattenti per la libertà' parti su dei camion per Magyarovar. Arrivarono nel pomeriggio e si unirono  ai battaglioni di lavoratori e studenti di Magyarovar e della vicina città di Moson, che ora si erano armati. Le caserme dell'AVO furono circondate. La gente voleva gli equipaggi delle mitragliatrici. Li ebbero. Alcuni furono battuti a morte. Altri furono impiccati a testa in giù, picchiati a morte ed i loro corpi smembrati. Questo venne fatto da una folla grave e muta. 

 

A Budapest il 25, una folla disarmata si era avviata lentamente in corteo da via Rakoczi verso la piazza del Parlamento. Portavano delle bandiere nazionali con il simbolo comunista strappato dal  centro. Portavano anche delle bandiere nere in onore dei caduti. Secondo quanto riferisce Charles Coutts, lungo il percorso incontrarono un carro armato russo: "ll carro armato si fermò. Un soldato  mise fuori la testa e la gente più avanti nella folla si mise a spiegare che erano disarmati e che stavano facendo un dimostrazione pacifica. Il soldato disse loro di saltare sul carro armato: un certo numero di essi lo fece ed il carro armato ripartì insieme al corteo. Ne ho una fotografia."

 

Entrando nella piazza del Parlamento incontrarono un altro carro armato che era stato mandato per sparare loro. Anche questo carro armato si voltò per seguire la manifestazione. Nella piazza c'erano altri tre carri armati sovietici e due autoblindo. La folla si avviò direttamente verso di essi ma iniziò a parlare con i soldati. Il comandante sovietico stava dicendo: 'Ho moglie e figli che mi  aspettano in Unione Sovietica. Non vorrei affatto essere in Ungheria', quando improvvisamente da sopra i tetti vi furono tre scariche di mitragliatrice. Alcune persone corsero ai lati della piazza cercando riparo. Altre furono invitate dai russi a ripararsi dietro i loro mezzi. Una trentina di persone, compreso un ufficiale sovietico, rimasero in terra morte o ferite" (riportato da Peter Fryer ne “La tragedia ungherese”). 

 

Chi aveva sparato dai tetti? Coutts ritiene che sia stata l'AVO. Chi altri poteva essere stato? Il loro movente era ovvio - provocare i Russi, che stavano fraternizzando, a reagire, per irrigidire la loro apparente scioltezza. L'amichevolezza degli insorti nei confronti dei soldati russi che avevano rifiutato di sparare loro contro si manifestò in seguito con una risoluzione del Consiglio Rivoluzionario di Budapest, nella quale si chiedeva "che fosse  loro accordato il diritto di asilo in Ungheria".