Per bloccare l'avanzata della controrivoluzione

 

Compagni,

sono otto mesi che nel nostro paese è cominciata Ia guerra civile. Sono otto mesi che la classe operaia spagnola fa la straordinariaesperienza di una rivoluzione. E dopo tutto questo tempo, il POUM e con esso tutta l'avanguardia del proletariato deve constatare che il moto di ascesa rivoluzionaria iniziata il 19 luglio ha invertito tendenza, che il processo rivoluzionario subisce una battuta d'arresto, che le posizioni operaie sono oggi molto più deboli di sei mesi fa.

Ci dobbiamo rendere conto dell'importanza e della portata del momento che stiamo vivendo, dell'importanza e della portata di ciò che abbiamo perduto, ma anche di ciò che abbiamo ancora, di ciò che è ancora nelle nostre mani.

All'indomani del 19 luglio , tutta la macchina dello Stato borghese eta scardinata. L'organizzazione coercitiva dello Stato, corpi armati, esercito, tribunali era distrutta. Il potere era nelle piazze. L'unica ad avere, al di sopra di tutto, una realtà, era la classe operaia. Il proletariato imponeva la sua volontà e le sue decisioni perché il proletariato eta armato. È per questo che oggi lo si vuole disarmare. Ma noi dobbiamo dire alle masse operaie: "Non lasciatevi mai disarmare, perché finché le armi, al fronte e nelle retrovie, saranno nelle vostre mani, voi non potrete essere battuti."

Cosa erano in quelle giornate i pubblici poteri? Non erano niente, assolutamente niente. Il potere, come ho detto, era nelle piazze. L'autorità, l'autorità rivoluzionaria, era esercitata dal Comitato centrale delle Milizie e dai comitati rivoluzionari delle città e dei villaggi. I partiti repubblicani borghesi etano spariti dalla scena politica. Dopo il 19 luglio Companys non osava sporgere la testa dal balcone della Generalità. Oggi Companys, in nome della borghesia, osa dire agli operai di tacere e obbedire. È la borghesia e coloro che la rappresentano che debbono tacere.

Stiamo assistendo a tutto un processo di ricostituzione dell'apparato dello Stato borghese distrutto il 19 luglio. Ciò si manifesta nella campagna per la creazione di un esercito regolare apolitico, speculando in maniera infame sui rovesci militari che abbiamo subito. Non siamo assolutamente contro la costituzione di un esercito regolare. Siamo stati i primi a batterci per questo e per un comando militare unico. Ma vogliamo che questo esercito non sia al servizio della borghesia, ma al servizio del proletariato, al servizio della Rivoluzione e della classe operaia.

Il governo di Valencia, fino ad ora, non ha fatto nulla in Catalogna, anche perché in Catalogna, il governo di Valencia non poteva fare nulla. Ma oggi, grazie al lavoro compiuto dai riformisti, il governo di Valencia adopera, nei suoi rapporti con la Catalogna, un linguaggio arrogante, soffoca economicamente Ia Catalogna, cerca di sottomettere 'alla sua influenza l'esercito operaio della Catalogna. Bisogna dirlo chiaramente: il Consiglio della Difesa della Generalità' oggi non è alto che una dipendenza del governo di Valencia.

Bisogna domandare: che fa l'Esquerra di fronte a questi attacchi contro la libertà politica della Catalogna? Non fa nulla, perché ciò che vogliono non è la libertà della Catalogna ma un'autonomia amministrativa che gli permetta e gli garantisca l'egemonia negli affari pubblici.

Il 19 luglio, il proletariato ha dato un vigoroso impulso alla libertà nazionale della Catalogna, e non permetterà in nessun modo che i diritti nazionali, della Catalogna siano distrutti o soffocati.

Un altro passo indietro, un altro sintomo dell'arretramento della rivoluzione, è la riforma che si pretende di fare dei servizi e degli organismi a cui è affidato l'ordine pubblico. Bisogna insistere sull'importanza e sulla portata di questa questione. "Bisogna creare una forza d'ordine pubblico apolitica, neutra, come l'esercito!"

Ma noi sappiamo , e la storia e la realtà presente lo confermano, che esercito e polizia apolitici non esistono e non posso esistere. L'esercito e Ie forze dell'ordine sono il braccio armato del potere, e saranno sempre al servizio, o della borghesia, o del proletariato. E noi, noi vogliamo dei servizi d'ordine pubblico che non abbiano assolutamente lo spirito della Guardia Civil, ma abbiano lo spirito rivoluzionario, lo spirito proletario delle Pattuglie di Controllo.

 

I decreti sull'Ordine Pubblico non sono stati ancora pubblicati.

Bisogna evitare che lo siano. Grazie alla nostra campagna contro questi decreti, campagna sostenuta da alcuni elementi della CNT, alcuni aspetti di questi decreti saranno modificati. Ma restano due punti, controrivoluzionari, su cui non si può né si deve transigere.

Sono quello che vieta ai funzionari di polizia di appartenere a organizzazioni politiche e sindacali, e quello relativo alla nomina dei comandanti dei corpi. Sono di un'estrema gravità. Il diritto dei funzionari di appartenere alle organizzazioni politiche e sindacali che preferiscono è un diritto inviolabile. La tesi sostenuta in questi decreti non è mai stata affermata neppure nei peggiori periodi di reazione. Questo diritto, noi dobbiamo ottenerlo. Ma dobbiamo fare di più. Bisogna esigere, come condizione indispensabile, che gli agenti, tutti color oche fanno parte di questi corpi d'ordine pubblico, facciano parte anche d'una organizzazione politica e sindacale della rivoluzione, perché tutti possano rispondere di fronte alle organizzazioni che li avranno designati. Abbiamo già detto, a proposito del nostro allontanamento dal governo della Generalità, che era proprio questo allontanamento la prima manifestazione del processo controrivoluzionario. Gli avvenimenti che in seguito hanno avuto luogo ci hanno dato ragione in modo lampante. Dopo il nostro allontanamento dal governo, il processo controrivoluzionario si è accentuato di giorno in giorno.

 

Recentemente questo processo è giunto al culmine con la sospensione de "La Batalla."' Non è per il nostro interesse che parliamo di questa questione. Ne parliamo perché vogliamo che tutto iI proletariato si renda conto del significato e della gravità di questo fatto mostruoso. Il diritto di critica è stato l'obiettivo,la bandiera, di lunghe e cruente lotte del movimento operaio, e, a otto mesi dalla rivoluzione, c'è un governo che osa sospendere l'organo centrale di un partito che in Catalogna e in tutta la Spagna' è l'avanguardia della rivoluzione.

La sospensione de "La Batalla" ci ha permesso di ricevere ancora una volta prove e testimonianze di simpatia, solidarietà ed adesione da parte degli operai. Non sono riusciti a soffocare la nostra voce. La corrente di adesioni alle nostre posizioni ha imposto la riduzione della sospensione a due giorni invece dei quattro stabiliti. Recentemente I'organo del PSUC reclamava la sospensione de "La Batalla." I riformisti possono brindare, beviamo alla loro salute! Nessuno riuscirà a soffocare la voce del nostro partito.

 

Di tutto ciò non dobbiamo lamentarci, ma dobbiamo domandarci perché c'è stato questo arretramento della rivoluzione, perché è stato possibile, quali fatti, quali circostanze lo hanno reso possibile. Le cause sono molteplici. Le pressioni esterne, l'infame ruolo svolto dai riformisti, e soprattutto i caratteri originali del nostro movimento, riflesso delle caratteristiche di una grande organizzazione di massa, la CNT.

Non è necessario insistere molto sul ruolo politico che ha svolto e continua a svolgere il riformismo nella nostra rivoluzione, con l'appoggio di quella organizzazione internazionale che ha ancora il cinismo di definirsi "comunista"; il riformismo si è limitato e si limita, in Catalogna e in Spagna, a interpretare il ruolo che ha sempre interpretato nel mondo intero, quello di cane da guardia della borghesia.

A confronto dei comunisti "ufficiali ," a confronto del PSUC, i menscevichi russi erano dei rivoluzionari.

Bisogna dirlo chiaramente. Non si tratta di una corrente politica borghese e piccolo-borghese. Molti operai ingannati la seguono. Bisogna aprirgli gli occhi. Bisogna dirgli di non seguire la via di coloro che vogliono vendere il movimento operaio alla borghesia, ma di seguire la nostra strada, la strada del POUM, insieme alla CNT e alla FAI, che è la strada della rivoluzione. .

Abbiamo affermato che nel nostro paese c'erano solo due forze rivoluzionarie, il POUM e la CNT con la FAI. Oggi noi lo sosteniamo ancora, malgrado le deviazioni della direzione della CNT.

Ma con la sincerità, con la chiarezza dei marxisti rivoluzionari, dobbiamo domandargli: come spiegano che con tutta la forza che rappresentavano e continuano a rappresentare, con questa forza preponderante, abbiano potuto permettere questo arretramento controrivoluzionario di cui abbiamo parlato? Per quanto riguarda questa forza, non si tratta, dobbiamo dichiararlo, di un arretramento consapevole. Questo arretramento è stato reso possibile dalla mancanza in questa organizzazione di una visione chiara del problema del potere in quanto problema essenziale della rivoluzione. Gli anarchici, basandosi sulle loro concezioni apolitiche, non hanno percepito il problema del potere come pietra angolare della rivoluzione. Nel momento cruciale della rivoluzione, a differenza di noi marxisti rivoluzionati, non sapevano che fare, non sapevano come comportarsi circa la questione del potere. Il loro modo di procedere fu semplicemente quello di schivare questo problema fondamentale.

Le circostanze hanno obbligato gli anarchici a collaborare al governo, senza però creare i nuovi organi di potere dei lavoratori e della rivoluzione. Se il 20 luglio il POUM avesse avuto la forza preponderante che aveva la CNT, oggi le cose non sarebbero al punto in cui sono.

Questa errata posizione di questa organizzazione ha avuto profonde conseguenze sul processo controrivoluzionario. Senza questa posizione, l'arretramento che si sta verificando non sarebbe stato assolutamente possibile. Ma non è ancora tutto perduto. La CNT deve fare il suo esame di coscienza, abbandonare i suoi vecchi pregiudizi, cento volte superati dalle circostanze. Essa deve comprendere che non c'è altra strada per salvare la rivoluzione che la costituzione di un governo operaio e contadino.

I compagni anarchici dicono che tra loro e noi vi sono delle divergenze. Che loro sono libertari e noi siamo statalisti. Tengano conto i compagni della CNT che stanno partecipando ai governi di Valencia e di Barcellona. Ciò che ci divide è unicamente, per così dire, una questione di tattica. Loro vogliono che lo Stato scompaia. Anche noi. Ma noi vediamo che lo Stato non può scomparire per un miracolo, da un giorno all'altro, ma che lo Stato, sistema d'oppressione di una classe su un'altra, scompare quando nell'edificio sociale scompaiono le classi. Perché questa scomparsa delle classi avvenga, è necessario un periodo di transizione in cui la classe operaia avrà in mano tutte le leve del potere, al fine di distruggere l'economia borghese e la classe borghese, e per vincere la resistenza che verrà opposta all'avanzata della rivoluzione operaia. Quando questa resistenza non ci sarà più, quando non ci sarà più la classe borghese, lo Stato non avrà scopo e scomparirà. progressivamente.

Bando ai pregiudizi teorici. Insieme abbiamo esercitato la dittatura rivoluzionaria nei giorni che seguirono il 19 luglio. Bisogna spingere le cose fino alle ultime conseguenze. Si è ancora in tempo.

Si è ancora in tempo per costituire un governo operaio e contadino che sarà il governo della vittoria e della rivoluzione. Ciò vuol dire che noi chiamiamo alla lotta violenta per il potere? No. Oggi la classe operaia, con le posizioni che ancora conserva, può attaccare il potere senza ricorrete alla violenza. Ma se continuiamo ad aspettare, allora non ci sarebbe altro rimedio che l'insurrezione.

Ma noi abbiamo ancora sufficienti possibilità per far crollare, con un soffio, il castello di carte della democrazia borghese. In un recente manifesto, La CNT diceva che era necessario ricominciare il 19 luglio. Per questo, è necessario che la classe operaia abbia degli organismi di lotta e riacquisti fiducia. Abbiamo bisogno del Fronte Unico rivoluzionario della classe operaia. Che non ci si venga a dire che siamo dei semplici settari, che ognuno vuole la sua rivoluzione. Recentemente I'organo del  È assolutamente falso. Noi vogliamo la rivoluzione che la classe operaia in quanto tale deve portare a termine se non vuole essere schiacciata dalla controrivoluzione.

È per questo che non si può separare la guerra dalla rivoluzione. La borghesia difenderà i suoi interessi. La nostra guerra è una guerra rivoluzionaria contro la borghesia. Vi è un episodio recente che lo dimostra in modo evidente. Nei giorni scorsi, la stampa ha annunciato che sul fronte di Guadalajara molti soldati italiani sono passati nelle nostre linee. È un fatto di un'importanza straordinaria. Se il nostro esercito fosse l'esercito della Rivoluzione, se i lavoratori italiani e tedeschi, che sono obbligati a lottare per Franco, sapessero che il nostro esercito è l'esercito rosso, essi accorrerebbero dalla nostra parte. Contro questo sarebbero impotenti carri armati e fucili fascisti, che, in definitiva, sono manovrati da operai e contadini. I soldati tedeschi e italiani verrebbero ad abbracciare i nostri soldati dell'esercito della rivoluzione operaia.

Prendendo a pretesto la perdita di Malaga i nostri riformisti hanno scatenato una campagna demagogica per stringere ancora di più il collo del proletariato. Non pretando farci tacere brandendo lo spauracchio delle sconfitte a venire. Ciò che è necessario è chiarire le cause della sconfitta di Malaga. Si è detto che questa sconfitta aveva responsabilità precise.  Dopo, non se ne è saputo più niente. Il governo non chiamerà nessuno a rispondere di quanto è accaduto. Sono le organizzazioni operaie che dovranno farlo.

 

Bisogna imprimere un nuovo ritmo alla guerra e alla rivoluzione. Gli aerei fascisti sorvolano tranquillamente le nostre città e bombardano i quartieri operai. Di fronte a questi crimini, nessun pregiudizio giuridico. Rappresaglie, rappresaglie! Che gli aerei rossi bombardino implacabilmente i quartieri borghesi delle città dominate dai fascisti!

E non è tutto. La "quinta colonna" agisce e vive in mezzo a noi. E di fronte a questa situazione, vediamo indebolirsi l'opera di repressione nelle retrovie. Di quei tribunali popolari rivoluzionari che avevamo creato, non resta nulla. Il proletariato è indifferente al modo in cui funzionano. È intollerabile. Noi reclamiamo che si accentui la repressione contro il fascismo. Ogni volta che le navi o gli aerei fascisti bombardano le nostre città, bisogna prendere misure energiche. Abbiamo degli ostaggi, dei prigionieri fascisti, e per ogni cittadino indifeso che sarà ucciso dalle bombe fasciste, bisogna fucilare dieci fascisti...

La nostra rivoluzione è la garanzia della vittoria. Avanti, dunque! Anche noi vogliamo lanciare la parola d'ordine dei riformisti,dei controrivoluzionari: "Una sola bandiera!" La bandiera rossa  "Un solo governo!" Il governo operaio e contadino, il governo della classe operaia, il solo governo che siamo disposti a rispettare, perché non ne rispettiamo nessun altro!