Il proletariato spagnolo di fronte alla rivoluzione in marcia

 

Compagni,

 

l'esercito spagnolo, famoso per inettitudine, doveva la sua fama, non alle sue vittorie, ma alle sue sconfitte. Al massimo, l'esercito spagnolo poteva vantate alcuni successi ne1le lotte contro i lavoratori all'interno del paese; ma in qualsiasi altro posto, dovunque intervenisse l'esercito spagnolo in un'azione militare, era sempre largamente e sistematicamente battuto. Sapevamo, quindi, che gli ufficiali dell'esercito spagnolo erano degli inetti e dei vigliacchi; ma l'esperienza doveva dimostrare in modo inequivocabile che erano anche indescrivibilmente stupidi.

 

Pensate alla stupidità dei militari spagnoli che dopo una laboriosa preparazione, scatenano il 19 luglio un movimento sovversivo, una ribellione che persegue lo scopo di annientare il movimento operaio, di bloccare L'avanzata della classe operaia, di distruggere le organizzazioni proletarie, di instaurare, insomma, nel nostro paese un regime di dittatura sanguinosa come quello che i lavoratori tedeschi, austriaci e italiani sono costretti a sopportare.

I militari volevano strangolare il movimento operaio. Noi abbiamo sempre pensato che la rivoluzione spagnola non poteva avere altro sbocco che la rivoluzione proletaria; ma dovevano esserci dei militari così stupidi come i militari spagnoli ad accelerare, scatenando la ribellione del 19 luglio, il processo rivoluzionario e a provocate una rivoluzione proletaria più profonda della stessa rivoluzione russa.

 

II proletariato non lotta per la Repubblica democratica

 

Lavoratori di Barcellona: ci avete udito diverse volte parlare da questa stessa tribuna nel corso della nostra rivoluzione, e posso avere l'orgoglio di dire che gli avvenimenti hanno confermato pienamente le previsioni del nostro partito, previsioni che, quando il Fronte popolare si tirava dietro tutti i lavoratori della Catalogna e della Spagna, ci procurarono impopolarità. Anche alla vigilia delle elezioni affermavamo da questa stessa tribuna che i problemi in Spagna non potevano essere risolti dalla democrazia borghese, perché se i repubblicani di sinistra tornavano a governare lo avrebbero fatto ancora peggio della prima volta; non per mancanza di buona volontà, ma perché in Spagna il problema della rivoluzione poteva essere risolto solo attaccando direttamente i privilegi delle classi sfruttatici; questo non lo poteva fare un governo borghese, per quanto avanzato potesse essere, ma lo dovevano fare i lavoratori, che su questo punto non esitano come la piccola borghesia.

 

Dicevamo, dopo la vittoria del 16 febbraio[i], che la rivoluzione non era conclusa; la lotta non è finita; la lotta continua, perché- dicevamo – la lotta non è tra la democrazia borghese e il fascismo, ma tra il fascismo e il socialismo tra la classe operaia e la borghesia. E i fatti, compagni, ci hanno dato pienamente ragione.

 

I lavoratori, armi alla mano, il 19 luglio hanno sbarrato il passo al fascismo in Catalogna e hanno posto apertamente il problema del potere.

 

La lotta continua in tutta la Spagna. Forse la classe operaia, che ha in mano le armi, deve oggi difendere la repubblica democratica? I lavoratori della Catalogna, i lavoratori della Spagna stanno forse compiendo enormi sacrifici, stanno forse spargendo il loro sangue per tornate alla repubblica del signor Azana[ii]?

 

I lavoratori della Catalogna e i lavoratori della Spagna, non lottano per la repubblica democratica, Fino ad oggi in Spagna la rivoluzione democratica non era stata ancora fatta. In cinque anni di repubblica nessuno dei problemi fondamentali della rivoluzione spagnola era stato risolto. Non era stato risolto il problema della Chiesa, né quello della tetta, né quello dell'esercito, né quello dell'epurazione della magistratura, né quello della Catalogna. Ebbene, compagni, tutti questi obiettivi concreti della rivoluzione democratica, non sono stati realizzati dalla borghesia liberale, che non era riuscita a farlo in cinque anni, ma dai lavoratori, che l'hanno raggiunti in pochi giorni con le armi alla mano. Già sapete come è stato risolto il problema della Chiesa: in tutta la Spagna non resta nemmeno una chiesa; il problema dei beni della Chiesa, della forza economica della Chiesa, anche questo è stato risolto con l'espropriazione pura e semplice. Il problema della terra è stato risolto perché i contadini non hanno aspettato la soluzione di questo problema dalla legge sui Contratti di coltivazione o dall'Istituto della riforma agraria, ma hanno cacciato i proprietari e si sono tenuti la terra.

 

C'era un altro problema, quello dell'esercito. Si parlava costantemente di un'epurazione tra gli ufficiali. I lavoratori hanno già epurato l'esercito distruggendolo e creando le milizie, che si trasformeranno in un vero esercito rosso. E queste milizie operaie, che non si potranno snaturare con nessun pretesto, neppure quello di creare un esercito di volontari che dovrebbe sostituire l'antico esercito permanente; queste milizie operaie, compagni, debbono essere e saranno, non l'esercito della Repubblica democratica, ma l'esercito rosso dei lavoratori.

 

E questo esercito non tradirà, compagni. Questo esercito è carne della nostra carne e sangue del nostro sangue, e in esso non vi sarà posto per gli ufficiali sospetti. Questo esercito è e sarà comandato dai figli della classe operaia, e questi sì che non tradiranno mai. Vi era infine, compagni, il problema della Catalogna, e io vi invito a pensare alla differenza esistente tra i termini in cui si poneva il problema della Catalogna prima del 19 luglio e come si pone oggi. La classe egemone nel movimento nazionalista della Catalogna eta la piccola borghesia. I partiti piccolo-borghesi erano  Il problema della Catalogna oggi è stato risolto, ed è stato risolto, non dalla piccola borghesia, ma dai lavoratori, che in Catalogna si sono organizzati ed agiscono come uno Stato in piena autonomia.

I lavoratori hanno risolto tutti i problemi fondamentali della rivoluzione democratica. Oggi la parola d'ordine “difesa della rivoluzione democratica" non gli dice né gli può dire nulla. Il 19 luglio, compagni, sono crollati il feudalesimo, il clericalismo e militarismo spagnoli, ma non soltanto il feudalesimo, il clericalismo e il militarismo, è crollata per sempre anche l'economia capitalista.

 

La rivoluzione e la guerra sono inscindibili

 

Ci si dice che ora abbiamo un obiettivo immediato: la lotta sui fronti; prima bisogna vincere la guerra, e poi vedremo. Queste due questioni non si possono separare, non si possono scindere. Per vincere le guerre non conta soltanto il punto di vista tecnico. Dal punto di vista tecnico, per la superiorità dell'armamento e per la disciplina, i militari iI 19 luglio avrebbero dovuto aver vinto. Perché non hanno vinto? Perché noi avevamo quello che i militari non avevano: la fede e la speranza in una società nuova contro coloro che lottavano per una società irrimediabilmente condannata a scomparire. È per questo che in questi momenti di lotta, le realizzazioni di carattere sociale e politico hanno altrettanta importanza dei successi sul terreno militare.

Se la facciamo finita con il capitalismo, se instradiamo la rivoluzione in direzione del socialismo, ah!, allora creeremo, stiamo già creando in Spagna, un movimento così impetuoso, una rivoluzione così profonda che contro di essa si infrangeranno tutti i tentativi della canaglia monarchica, fascista e reazionaria.

 

Per questo affermiamo che qualsiasi concessione, che qualsiasi passo indietro è un servizio fatto al nemico. Che vuol dire lotta antifascista? Non esiste una lotta antifascista in astratto. Che cosa è il fascismo? II fascismo è un un ultimo e disperato tentativo della borghesia di rinsaldare, di consolidare il suo dominio. Il capitalismo non può superare le sue interne contraddizioni e non ha altro rimedio che ricorrere al fascismo; per questo abbiamo sempre sostenuto, anche da questa stessa tribuna, che seppure in Spagna si affermasse temporaneamente l'orientamento repubblicano di sinistra, visto che la piccola borghesia non potrebbe risolvere le sue interne contraddizioni la vittoria del fascismo sarebbe inevitabile. Contro il fascismo c'è un solo mezzo efficace di lotta: la rivoluzione proletaria. Se, lasciandoci abbagliare dalle belle frasi demagogiche dei signori repubblicani di sinistra credessimo che oggi sia nel nostro interesse difendere la Repubblica democratica, non faremmo altro che preparare la vittoria del fascismo per un futuro più o meno lontano; per questo ripeto, in nome del nostro partito, che oggi proletariato spagnolo ha solo una strada da seguire: quella della rivoluzione proletaria per instaurare nel nostro paese una repubblica socialista.

 

Non è possibile tornare alla situazione di prima

 

I democratici borghesi naturalmente sognano di tornare alla situazione di prima. Molti di loro ancora non si sono resi conto di quello che è successo nel nostro paese; non si sono resi conto che del vecchio ordine di cose oggi non resta assolutamente nulla e che stiamo vivendo un profondo sovvertimento. Questi signori sognano di tornare alla situazione di prima, a quella, ad esempio, del parlamento del 16 febbraio, parlamento che è ormai morto e sepolto. Era un parlamento che rispondeva alla concreta situazione del momento , m ricordate, compagni, che in quel parlamento erano rappresentati gli elementi fascisti, tutti i settori reazionari del paese che hanno scatenato la guerra civile, e noi diciamo che a una situazione nuova debbono corrispondere nuove istituzioni.

Il parlamento del 16 febbraio lo conservino, se vogliono, in un museo di anticaglie.

Dobbiamo affermare fin d'ora che un sistema parlamentare come il precedente non ci soddisfa. Noi non siamo favorevoli alla libertà per tutti; noi, nella situazione attuale, neghiamo pane e sale a tutti gli elementi reazionari e alla borghesia, a cui non concederemo nessun diritto politico. Debbono sorgere nuove istituzioni frutto della rivoluzione, che rispondano alle ansie che hanno determinato questa rivoluzione, che rispondano alle profonde aspirazioni delle masse lavoratrici che in questi giorni in tutta la Spagna lottano per una società migliore. E in questo senso, compagni, è evidente che il parlamento del 16 febbraio non risponde alle necessità del momento. Bisogna creare un nuovo organo legislativo,contraddizioni e il punto di vista del nostro partito è che bisogna convocare delle Cortes Costituenti che gettino le basi della nuova società spagnola.

In queste Cortes Costituenti, come vi dicevo poc'anzi, la borghesia non potrà avere rappresentanti,le classi sfruttatici non potranno avere rappresentanti. Queste Cortes Costituenti debbono essere formate sulla base dei rappresentanti dei comitati degli operai dei contadini e dei combattenti, di coloro cioè, che hanno fattola rivoluzione, di coloro che oggi stanno lottando contro il nemico e stanno forgiando la nuova Spagna di domani.

 

Per un governo operaio

 

Però, compagni, ci sono problemi immediati da affrontare, è necessario un governo forte; questa è l'opinione generale di tutte le masse popolari del paese. È necessario un governo forte, ma naturalmente, non nel senso che una volta i borghesi davano a questa parola. Abbiamo bisogno di un governo forte, dotato cioè di quella massima autorità che gli conferisce la fiducia delle masse lavoratrici e disposto a condurre la lotta fino alle ultime conseguenze. Quale può essere questo governo forte? Quello appena eletto a Madrid? Sinceramente noi crediamo di no. I lavoratori hanno bisogno di molto di più della dichiarazione ministeriale di governo appena nominato dal presidente della Repubblica. Questa dichiarazione ministeriale è una dichiarazione che avrebbe potuto fare perfettamente un qualsiasi governo di sinistra di una volta presieduto da un povero signor Giral[iii] qualunque. È la dichiarazione di un governo che aspira a realizzare l'unione di tutti gli spagnoli, di un governo impregnato di tutti i pregiudizi della democrazia borghese, di un governo che non è animato da quello slancio che circostanze richiedono. Per questo noi sosteniamo che nella situazione attuale, l'unico governo che può rispondere alle circostanze, è un governo senza ministri borghesi, un governo puramente operaio. Questo governo puramente operaio, compagni, non deve rappresentare soltanto una parte dei lavoratoti, ma deve rappresentare tutti i settori del proletariato spagnolo; perché la rivoluzione che stiamo vivendo, Ia rivoluzione di cui siamo protagonisti non è una rivoluzione fatta da quel partito o da quella organizzazione; la rivoluzione che stiamo vivendo, è la rivoluzione fatta da tutti i lavoratori e da tutte le organizzazioni e i partiti dei lavoratori. Che nessuno dunque reclami per sé questa rivoluzione, perché essa appartiene a noi tutti, a tutti i lavoratori. Indubbiamente il governo attuale rappresenta un passo avanti rispetto al governo precedente; ma è un governo di Fronte popolare, è un governo che corrisponde alla situazione anteriore al 19 luglio, quando cioè non c'era ancora stata un'insurrezione operaia; in questo senso dunque, sebbene rispetto al governo precedente costituisca un passo avanti, rispetto alla situazione presente rappresenta un passo indietro. Non c'è dunque altra via d'uscita che un governo operaio. La parola d'ordine di tutti i lavoratori nei giorni a venire, deve essere: Fuori da1 governo i ministri borghesi e viva il governo dei lavoratori!

 

Oggi più che mai è necessario unire tutti i nostri sforzi. Al fronte dobbiamo sostenere una lotta straordinariamente dura. Mancheremmo alla nostra coscienza rivoluzionaria se vi dicessimo che la lotta sarà facile, che la vittoria sarà facile. No, compagni, la lotta è difficile, la vittoria è sicura, ma ci costerà grandi sforzi. È necessario fare tutto il possibile per risparmiare il sangue dei lavoratori, per accelerare questa inevitabile vittoria del proletariato. E mancanza di un comando unico, la mancanza di un centro militare unificato che diriga tutte Ie operazioni. Nelle attuali circostanze il governo di Madrid non può svolgere questo ruolo. In Catalogna abbiamo creato il Comitato centrale delle Milizie operaie,' che è l'organo che centralizza realmente tutta l'azione militare e politica; il nostro partito propone che si costituisca immediatamente una Giunta nazionale di difesa che, come il Comitato delle milizie di Catalogna, centralizzi tutte Ie operazioni e diriga la guerra fino alla vittoria definitiva.

Debbo dirvi che questo punto di vista del nostro partito è interamente condiviso dai lavoratori del Levante. Non so se molti di voi conoscono la situazione che lì si è creata. Nel Levante, compagni, vi è una situazione molto simile alla nostra. Lí, nei primi giorni del movimento, il governo della Repubblica tentò di creare una specie di delegazione del governo di Madrid, la cui missione consisteva esattamente nel frenare il movimento rivoluzionario. I lavoratori di Valencia accompagnarono semplicemente il signor Martínez Barrioiv e il signor Esplà al treno e li rispedirono a Madrid, e invece di questa rappresentanza del governo madrileno, costituirono un Comitato esecutivo popolare che è, in realtà, il governo del Levante della rivoluzione proletaria.

Ebbene, compagni, il Comitato esecutivo popolare di Valencia condivide i nostri punti di vista. Possiamo quindi affermare che la Catalogna e Valencia costituiscono l'avanguardia della rivoluzione e porteranno ancora più avanti la rivoluzione spagnola.

 

La CNT e la FAI e i problemi della rivoluzione

 

In un momento di così grande responsabilità storica è necessario che il proletariato continui la sua marcia in avanti come hafatto finora. Non posso nascondere che, a nostro avviso, l'avvenire della rivoluzione dipende in gran parte dalla posizione che assumeranno la CNT e la FAI. La CNT e la FAI sono due grandi

Tra noi e queste organizzazioni esistono profonde divergenze ideologiche, ma dobbiamo riconoscere che attualmente la CNT e la FAI, oltre a una chiara tendenza rívoluzionaria, dimostrano una coscienza della realtà proletaria del momento più chiara di quella di altre organizzazioni della classe operaia, e per questo noi affermiamo che il futuro della rivoluzione dipende dal modo in cui le altre organizzazioni operaie arriveranno ad accordarsi con i compagni della CNT e della FAI.

Coscientemente non ci battiamo per un particolaristico interesse di organizzazione; ma siamo orgogliosi della nostra organizzazione, orgogliosi del nostro nome, e generalmente ci lasciamo abbagliare dai nomi. È necessario esaminare alla luce dell'esperienza presente se vi sono possibilità di intendersi. Io affermo, compagni, che sulle questioni fondamentali, su cui una volta vi erano divergenze insanabili con i compagni della CNT, oggi ci può essere un accordo perfetto.

Esaminiamo, ad esempio, la questione dell'esercito, una di quelle su cui le nostre opinioni e quelle degli anarchici divergevano. Essi dicevano che non era necessaria Ia creazione di un esercito,che era sufficiente l'azione spontanea delle masse. Oggi abbiamo tutti contribuito con lo stesso entusiasmo alla creazione di un esercito, siamo tutti perfettamente d'accordo, comunisti, socialisti e anarchici. Gli anarchici parlavano sempre di attuare immediatamente il comunismo libertario. Oggi la CNT e la FAI di fatto comprendono che l'instaurazione immediata del comunismo libertario non è possibile, che la situazione attuale ci obbliga a passare per certe forme transitorie, e in questo senso oggi, di fatto, la CNT e la FAI riconoscono la necessità del potere politico. Credo, compagni anarchici, che è perfettamente possibile arrivare ad intenderci su questo punto. È possibile, per esempio, che non vogliate far parte di un governo operaio, che il nome vi spaventi. Per parte nostra affermiamo che ciò che ci interessa non sono i nomi, ma le cose. Se non volete che questo organismo direttivo, che è assolutamente necessario, si chiami governo, chiamiamolo, se volete, Comitato esecutivo, o Comitato rivoluzionano, o Comitato popolare, ma compiamo tutti il nostro dovere e creiamolo.

 

È evidente che oggi in Spagna vi è una situazione politica checreazione non corrisponde alla situazione di fatto, ed è assolutamente incomprensibile che nelle attuali circostanze in Catalogna vi sia un governo formato dai rappresentanti della Izquierda Republicana, come è assolutamente incomprensibile che in Spagna attualmente vi sia un governo con ministri borghesi. Se i compagni anarchici affrontano la situazione accettando qualche sacrificio, entro poco tempo in Spagna non vi sarà un solo ministro borghese. Vi è un'altra questione su cui la nostra posizione e quella dei compagni anarchici divergevano. La questione della dittatura del proletariato.

 

Che cosa è la dittatura del proletariato? È l'autorità esercitata unicamente ed esclusivamente dai lavoratori, l'abolizione di qualsiasi  Se la dittatura del proletariato è questo, compagni, Non essendoci altre divergenze, ci possiamo intendere perfettamente con i compagni della CNT. Non diciamo dittatura del proletariato; se volete le daremo il nome che più vi piace, ma l'importante è che sia noi che gli anarchici siamo arrivati alla conclusione pratica che attualmente non vi sono né libertà né diritti politici per la borghesia, e che diritti politici e libertà sono soltanto per Ia classe operaia.

 

Qualche giorno fa la CNT ha reso pubblico un manifesto in cui diceva che si sarebbe opposta a qualsiasi dittatura del proletariato esercitata da un determinato partito. Noi qui affermiamo, compagni, che a nostro avviso Ia dittatura del proletariato è la dittatura di tutti i lavoratori, la dittatura di tutte le classi popolari e che nessuna organizzazione, né sindacale né politica, ha diritto di esercitare la sua dittatura sulle altre organizzazioni in nome degli interessi della rivoluzione. E in questo senso noi aggiungiamo che se la CNT pretende di esercitare il monopolio esclusivo della rivoluzione, che se il Partito socialista pretende di esercitare il monopolio esclusivo della rivoluzione o pretende di esercitarlo il Partito comunista, ci troveranno sul loro cammino.La dittatura del proletariato è la democrazia operaia esercitata da tutti gli operai senza alcuna eccezione.

 

Per parte nostra noi ci asterremo da qualsiasi tentativo di dittatura personale. Noi riteniamo che la dittatura proletaria è  La democrazia borghese non è che un paravento della dittatura capitalista, dello sfruttamento capitalista. E Ia dittatura di una minoranza della popolazione, della minoranza sfruttatrice sull'immensa maggioranza. È vero che la dittatura proletaria annulla i diritti politici, ma annulla i diritti politici di una piccola minoranza, di una minoranza di sfruttatori. È il governo dell'immensa maggioranza della popolazione contro questo gruppo di sfruttatori.

Instauriamo dunque questa democrazia operaia. E tanto qui come altrove, il nostro partito è disposto a lottare con i compagni della CNT e con tutta la classe operaia, contro qualsiasi tentativo di convertire la dittatura del proletariato in dittatura di un partito o in dittatura personale.

 

Avanti verso l'instaurazione della Repubblica socialista

 

 

E concludo, compagni. Ci troviamo in una tappa decisiva della nostra rivoluzione. Guai a noi se non sapessimo approfittare di questo momento! La storia non offre molto spesso queste occasioni.

Ci troviamo di fronte a un'occasione unica. I lavoratori spagnoli hanno le armi in mano. In passate esperienze, in Europa e qui, la piccola borghesia demagogica e la borghesia liberale, con diversi pretesti hanno disarmato i lavoratori, per poi poterli mitragliare. Perciò noi diciamo compagni, che in questo momento il proletariato ha un dovere elementare da compiere, e questo dovere elementare è quello di non lasciarsi disarmare. Le armi con cui va al fronte, la classe operaia, quando torna dal fronte, deve conservarle per battere definitivamente il regime della borghesia. La lotta che dobbiamo affrontare, compagni, è dura e difficile, ma abbiamo già ottenuto molte vittorie. I lavoratori della  Pensate che sia poca cosa, in poche settimane, distruggere tutto un esercito, distruggere il suo ingranaggio, distruggere la sua disciplina e costruire un esercito nuovo? Io vi dico, compagni, che lo spettacolo che  Sono lavoratori coraggiosi, disposti a lottare fino a vincere o morire.

Questi lavoratori sono oggi pienamente coscienti che se per vincere il nemico, per annientare il fascismo, per edificare la società socialista di domani, è necessario fare maggiori sacrifici, aumentare la giornata lavorativa, percepire un salario temporaneamente ridotto, essi debbono fare questi sacrifici, che non avrebbero fatto per gli sfruttatori, ma che certo faranno per la società del domani.

È necessario continuare la lotta senza fare nemmeno un passo indietro e senza lasciarsi confondere dalle esortazioni democratiche.

In Spagna non si lotta per la Repubblica democratica. Si leva una nuova aurora nel cielo del nostro paese. Questa nuova aurora è quella della Repubblica socialista. Lavoratori di Barcellona, lottiamo per essa fino alla fine.


 

[i]     Elezioni dove vince il Fronte Popolare (l'alleanza tra borghesia “democratica” e partiti operai)

[ii]    Manuel Azana Dias, esponente della cosiddetta borghesia repubblicana, è capo del governo di Fronte Popolare – che oggi definiremmo di centrosinistra – tra il 1931 e il 1933 e tra il febbraio e il maggio 1936. E' presidente della Repubblica Spagnola dal 1936 al 1939

[iii]   Giral, professore universitario, vicino ad Azana. Il 19 luglio, dopo le dimissioni di Martinez Barrio accettò di presiedere un governo che cercasse di arginare il colpo di stato. Sostituito alla testa del governo da Largo Caballero restò nel suo gabinetto in qualità di ministro senza portafoglio. Alla caduta, nel maggio del 1937, del governo Caballero, entrò a far parte come ministro degli Esteri del governo Negrín, da cui fu allontanato nell'aprile del 1938, a causa del suo disfattismo. Nell'agosto 1945 Íu eletto presidente di un governo repubblicano in esilio.