Pablo Picasso - Guernica

E’ il pomeriggio del 26 aprile 1937. Come ogni lunedì, nella cittadina basca di Guernica si tiene il mercato agricolo al quale accorrono, oltre ai residenti, anche i contadini delle campagne circostanti. Alle 16.30 suona l’allarme, pochi minuti dopo inizia il bombardamento tedesco che dura oltre tre ore. La città viene rasa al suolo e tutte le fattorie presenti nel raggio di 8 km sono in fiamme. Di Guernica rimane solo un cumulo di macerie.

Purtroppo dal 1937 ad oggi si sono verificati innumerevoli episodi similari, ma Guernica detiene un triste primato: è la prima città nella storia ad aver subito un bombardamento.

Lo shock causato da questa nuova forma di combattere è generato anche dal contesto in cui si svolge il massacro. Nel pieno della guerra civile spagnola, Guernica non si contraddistingue per azioni belliche o episodi di resistenza repubblicana. L’attacco viene dunque eseguito a sangue freddo e per questo motivo risulta ancora più inaspettato e devastante. Il bombardamento è la prova di regia delle incursioni belliche che i nazisti condurranno durante la seconda guerra mondiale e la popolazione di Guernica non è altro che la prima cavia di questo esperimento.

La guerra civile spagnola è un teatro in cui si giocano le sorti del futuro politico e sociale dell’Europa. Una rivoluzione vittoriosa in Spagna può rappresentare un esempio per milioni di lavoratori e contadini anche in altri paesi e invertire l’ondata reazionaria che impera in quegli anni. Per questo motivo Mussolini invia un corpo di spedizione in aiuto al colpo di stato franchista e Hitler fornisce un appoggio aereo con la legione Condor. Naturalmente nessuno stato capitalista si schiera con i repubblicani, nonostante abbiamo regolarmente vinto le elezioni.

All’inizio del 1937, il Fronte Popolare affida a Picasso la realizzazione di un pannello murale. La destinazione è il padiglione spagnolo dell’Esposizione Universale di Parigi, che si terrà nel mese di luglio dello stesso anno. Per l’opera, il pittore sceglie di affrontare il tema della “libertà dell’arte”, ma dopo il bombardamento di Guernica cambia idea e in soli due mesi produce il famoso dipinto. L’opera è preceduta da un’intensa fase di studio, sono circa un centinaio gli schizzi e i disegni preparatori. Il quadro è realizzato con la tecnica cubista, attraverso la quale lo spazio viene annullato permettendo allo spettatore la visione simultanea delle scene che il pittore vuole rappresentare. Il colore è assente e l’utilizzo di neri e grigi accentua la carica drammatica delle immagini.

Il Guernica è l’opera che meglio incarna l’impegno politico di Picasso, un impegno al quale gli stessi artisti non possono sottrarsi. Come scrive lui stesso:

“Cosa credete che sia un artista! Un imbecille che ha solo occhi se è pittore, solo orecchie se è musicista e se poeta una lira a tutti i piani del suo cuore? Al contrario è nello stesso tempo un essere politico costantemente vigile davanti ai laceranti, ardenti o dolci accadimenti del mondo, modellandosi completamente alla loro immagine. Come sarebbe possibile disinteressarsi degli altri uomini? E in virtù di quale eburnea indifferenza ci si distaccherebbe da una vita che gli stessi uomini donano così generosamente? No, la pittura non è fatta per decorare gli appartamenti, è uno strumento di guerra offensivo e difensivo contro il nemico.” (“Les Lettres Françaises”, Parigi, 24.3.1945).

E ancora:

“La mia adesione al partito comunista è il seguito logico di tutta la mia vita, di tutta la mia opera. Poiché, e sono fiero di dirlo, non ho mai considerato la pittura come un’arte di semplice piacere, di distrazione; ho voluto con il disegno e con i colori, poiché queste erano le mie armi, penetrare sempre più profondamente nella conoscenza del mondo e degli uomini, affinché questa conoscenza ci liberi tutti ogni giorno di più; ho provato a dire, a modo mio, quello che consideravo come il più vero, il più giusto, il migliore, ed era naturalmente sempre il più bello: i più grandi artisti lo sanno. Si, ho coscienza di avere sempre lottato con la mia pittura, come un vero rivoluzionario. Ma oggi ho capito che questo non basta più; questi anni di oppressione terribile mi hanno dimostrato che dovevo combattere non solamente con la mia arte, ma con tutto me stesso” (“New Masses”, New York, 24. 10. 1944).